Qualche settimana fa si è svolto il secondo appuntamento dell’anno del BookeaterClub organizzato da Camilla di Zelda was a writer. Noi non milanesi possiamo, ahimè, solo limitarci a guardare da lontano e sospirare forte, così forte, da far arrivare un refolo d’aria nei navigli.
Dopo, Dai tuoi occhi solamente, Camilla, ha scelto A libro aperto, di Massimo Recalcati. Un saggio sull’esperienza della lettura e il significato che hanno i libri che leggiamo nella vita di ciascuno di noi. Facile? Per niente, ma non dobbiamo avere paura di fare le cose difficili (semicit. dell’amato Gianni Rodari).
Che cosa significa leggere? In che cosa consiste l’esperienza della lettura? Queste sono le domande che affronta Recalcati e mi sembrano quanto mai calzanti in questi giorni di festa.
Hai ricevuto un libro per Natale? Magari l’hai regalato e il fortunato o la fortunata che l’ha ricevuto ora se ne sta acciambellato sul divano sprofondato nei suoi pensieri, in un tempo tutto per sé che tu hai deciso di concedergli.

Lo stesso vale per i bambini. Con grande gioia ho notato che siete sempre di più che decidete di regalare un libro a un bambino, convinti che si tratti di un regalo prezioso e di inestimabile valore.
Ho sempre pensato che ciò che scegliamo di leggere è un modo per indicare al mondo il posto che vogliamo occupare.
Un libro è la possibilità di vivere tutte le vite che vogliamo: ci porta in una lingua e in un mondo che non conosciamo, ci separa da noi stessi, dalle nostre credenze, dalla nostra identità già costituita, a volte ingombrante.
La lettura dei libri rende innanzitutto possibile la rilettura di noi stessi e della nostra esperienza del mondo.

Una vita è fatta dai libri che l’hanno letta; raccontare i libri che abbiamo amato significa raccontare la nostra vita. Perché una vita è i suoi libri.
Questa è la risposta di Recalcati: una vita è i suoi libri.

E che cos’è un libro?
Per Recalcati un libro è un coltello, un corpo, un mare.

Il libro è un coltello

È un coltello perché taglia la nostra vita offrendole la possibilità di acquisire nuova forma, distinguendo la nostra vita com’era prima della lettura da come è diventata dopo. Il libro è il coltello e noi, lettori, siamo il suo burro.

Il libro è un corpo

Il libro non è soltanto una raccolta di parole e pensieri, non è solo la narrazione di una storia. Il libro è un vero e proprio corpo: ha un profumo, una carne, uno sguardo. Il peso del suo corpo, la sua materialità, fa avvertire della sua presenza. La sua capacità di attrazione sviluppa energia.

Il libro è un mare

Un libro è sempre aperto, come il mare. Un libro apre, non chiude il mondo. Un libro chiuso è un ossimoro. Un libro è un mare perché porta con sé l’inesauribilità della lettura, in quanto ogni libro può essere letto in mille modi diversi. Il libro, come il mare, non è mai una proprietà che si può acquisire o della quale si può disporre in modo esclusivo.

Leggere un libro che è coltello (e non burro), che è un corpo (e non un erbario), che è un mare (e non un muro) significa, innanzitutto, essere letti dal libro, esporsi alla lettura del libro.
Il cuore del libro è sempre impossibile da raggiungere solo nel libro.

A questo punto mi è venuto in mente l’albo Il mio primo…, di Eva Montanari (Kite edizioni).

È molto meglio di un bambolotto, Alice – aveva detto la mamma – è vivo, racconta storie e ti accompagnerà per tutta la vita.

Il giorno del compleanno, tanto atteso da Alice, finalmente è arrivato, ma non ha portato con sé l’altrettanto tanto atteso regalo. “È meglio di un bambolotto, è vivo racconta storie e ti accompagnerà per tutta la vita”. Alice non sembra molto rassicurata dalle parole della mamma, ma col passare dei giorni sembra farse una ragione. Lo porta al parco scarrozzandolo nella carrozzina, proprio come fanno le sue amiche con le loro bambole. Piano piano inizia a piacerle.
Il suo bambolotto non ha capelli, ma fogli. Non ha una voce sonora, ma se si sta in silenzio e ci si concentra lo si può sentire raccontare un fiume, un mare, un oceano di storie.
Di notte restavano svegli per ore, non si sarebbe mai stancata di ascoltarlo. Era un tipo discreto, non le chiedeva mai le sue storie, ma gliele faceva tornare in mente e gliene faceva immaginare di nuove. Grazie a lui vedeva il mondo in modo diverso. In quel momento si rendeva conto che la mamma aveva ragione: era vivo e raccontava fantastiche storie.

Ma avrebbe potuto davvero accompagnarla per tutta la vita?
Certo. Una vita è fatta dai libri che l’hanno letta, perché una vita è i suoi libri.