C’è una ragione per cui i bambini di oggi sono più ansiosi e si annoiano più facilmente che in passato.

Ci ho ragionato parecchio in questi giorni perché ho notato che molti bambini che vengono in libreria non si sentono a loro agio quando propongo un gioco che non conoscono, ascoltano annoiati la spiegazione e fanno fatica a rispettare le regole. Difficilmente ti sanno dire se si sono divertiti, raramente scelgono mentre molto spesso sono i genitori a farlo al posto loro.

Non sono una pedagogista, né una psicologa, sono solo una che ama prendersi cura dei bambini, perché mi piace vederli felici.

Facendo qualche ricerca mi sono imbattuta in questo interessante articolo risalente al 2010, ma sicuramente ancora valido.

Nell’articolo si mette in correlazione la maggiore frequenza di stati di ansia e depressione tra i bambini e i ragazzi con la loro sempre maggiore perdita di autonomia e autonomia decisionale. In altre parole, l’accettazione passiva “sarà quel che sarà, qualunque cosa io decida di fare sarebbe comunque inutile”, è direttamente correlata all’aumento dell’ansia e della rassegnazione (depressione in molti casi). 

Gli obiettivi estrinseci e il giudizio degli altri

Secondo lo studio (Jean Twenge, San Diego State University, 2010) l’incremento di ansia e rassegnazione si determina con il passaggio da obiettivi “intrinseci” a obiettivi “estrinseci”. Gli obiettivi intriseci riguardano lo sviluppo della propria personalità, la scelta di valori guida e la loro applicazione. Gli obiettivi estrinseci sono quelli il cui raggiungimento dipende da un riconoscimento esterno e dall’approvazione degli altri. Ad esempio dei buoni voti a scuola, un buon lavoro, l’aspetto fisico. 

Essere orientati verso obiettivi estrinseci e meno focalizzati su sé stessi fa sì che si inneschino più variabili e l’area che possiamo tenere sotto controllo si riduca. Io posso, impegnandomi con ogni mio sforzo, imparare ogi giorno cose nuove, ma non è detto che ottenga necessariamente un buon voto in pagella. Posso scegliere di essere gentile e comportarmi onestamente, non per questo, necessariamente, otterrò l’approvazione degli altri e verrò accettato in un gruppo. 

La mia soddisfazione non dipende più da me, ma da riconoscimenti e approvazione degli altri. 

In parte ciò dipende dal bombardamento mediatico al quale, già da piccolissimi i nostri bambini sono esposti. Vuoi essere felice? Allora devi essere, bello, popolare e avere tanti soldi. 

Ma c’è un altro motivo, ed è la mancanza di tempo libero da dedicare al gioco.

Il gioco libero è la capacità di risolvere problemi e prendere decisioni

La libertà dei bambini di giocare e fare esperienze per conto proprio, indipendentemente dalla guida di un adulto, è progressivamente diminuita negli anni. Significa che i bambini e i ragazzi di oggi stanno progressivamente perdendo la capacità di provare a trovare soluzioni ai loro problemi, controllare le loro vite, sviluppare i loro interessi, diventare capaci di perseguire il loro interessi. 

Privare i bambini della possibilità di giocare liberamente, senza il controllo e la supervisione di un adulto, significa privarli della possibilità di avere il controllo sulle loro vite. Certo, ogni genitore pensa sinceramente di prendere le migliori decisioni possibili nell’interesse primario dei propri bambini, ma in realtà rischiamo di minare la loro fiducia in sé stessi e nelle loro capacità.

Musica, inglese, potenziamento e aiuto compiti, sport (almeno due) conquistano ogni minuto libero e assumono sempre maggior peso (anche economicamente) all’interno di ogni famiglia. A scuola i test e le valutazioni acquistano sempre maggior peso. Fuori dalla scuola i bambini spendono sempre maggior tempo in attività organizzate, valutate e giudicate da adulti. In tutte queste occasioni, sono gli adulti ad avere il pieno controllo, non i bambini. 

Un altro studio (M. Csikszentmihalyi & J. Hunter, 2003) sulla felicità e l’infelicità dei bambini dimostra che il livello più basso di felicità (sorpresa!) i bambini lo provano quando sono a scuola, mentre quello più alto quando sono fuori scuola a parlare o giocare con i loro amici. Il tempo passato con i genitori si colloca a metà (meh). 

Forse è il caso di ripensare il modello educativo e parentale. Ripartiamo dalla fiducia, dalla possibilità di sbagliare e di riprovare, dalla libertà di prendere decisioni. Ripartiamo da quei silenzi che non voglio dire assenso: molto spesso non si trovano le parole per esprimere i propri pensieri, per nominare qualcosa che non si conosce.

Ah, in foto puoi notare tutta la concentrazione di una bambina a lavoro con i travasi nella nostra area del gioco libero. Lei ha scelto il gioco, lei gioca. Cosa fa l’adulto? Si gode lo spettacolo!