Ho scoperto Diario di un padre fortunato mentre Facebook mi suggeriva consigli di pagine di papà che fanno i papà e non gli aiutanti delle mamme. In realtà la storia di Francesco non è solo quella di un papà, è molto di più. È la storia di un papà che si reputa fortunato perché suo figlio Tommi, affetto da una grave disabilità, gli ha dato l’occasione di diventare il padre che avrebbe sempre voluto essere.

Lo ha messo spalle al muro: “A me serve un padre, tu sei in grado di essere un padre?”

E gli ha chiesto anche di spicciarsi a decidersi perché il tempo per affrontare un problema, un limite o un indecisione alla volta, lui, non ce lo avevo.

La storia di Francesco è anche quella di un padre senza padre, che è riuscito a fare qualcosa che non aveva mai visto fare, e lo ha fatta pure con un livello di difficoltà  superiore.

La malattia di Tommi non ha una diagnosi. I suoi sintomi sono atassia cerebellare con conseguente grave ritardo psico-motorio, epilessia, disfagia, cecità . La sua è una condizione degenerativa. Significa che ogni giorno Tommi sa fare qualcosa in meno, ma non dimentica come si sorride. Forse perchè per sorridere basta avere qualcuno accanto che ci fa stare bene.

Non c’è voluto molto per decidermi a comprare il libro e, in un paio di notti, l’ho finito, ma avevo il cuore gonfio e mi sono immaginata di chiacchierare con Francesco, guardarlo negli occhi e fargli domande per saperne di più.

Ecco il risultato.

La prima cosa che mi ha colpito, Francè – posso chiamarti così vero, che noi siamo romani e non ce li abbiamo proprio i pezzi finali delle parole – è la tua ironia. 

L’ironia che tu stesso ammetti di usare spesso per spezzare la tensione. Ridere nonostante tutto.

“Fare in modo che l’amore e la gioia di esserci non vengano schiacciati dalla paura di non esserci più.”

Ma l’ironia è una brutta gatta da pelare, perché per usarla bisogna maneggiare con scioltezza le parole e il loro peso. Eh sì, le parole hanno un peso. E come in gioco di equilibrismo, l’ironia, se dosata male, rischia di far crollare tutto lasciando anche qualche ferito sul campo.

Francè, come si fa a ridere nonostante tutto e non di tutto?

“Tanto si sa che alla fine deve vincere il drago, inutile che ce la raccontiamo. La poesia è bella fino a che non diventa stucchevole. Vincerà lui. Oggi, domani o fra cento anni, ma vincerà  lui, e a noi non resta che rendergli la vota difficile”.

Eh già, Francè, la vita. La vita, per citare John Lennon, è ciò che ti accade quando sei tutto intento a fare altri piani, ma l’incapacità  di essere felici, continuando a misurare la distanza tra aspettative e realtà è una capacità innata di ogni genitore.

Tutti abbiamo più volte immaginato scene di vita futura, a volte anche molto nitidamente, che rasentano la perfezione nostra e degli altri, che ci spingono a ricercare di più, colpevolizzando noi stessi e condannando approssimativamente gli altri per non riuscire a raggiungerla la perfezione. 

La verità è che la perfezione non esiste, ma il senso di inadeguatezza che ci lascia addosso, quello sì, altroché, se si sente. Tutti, anche tu, ci siamo chiesti almeno una volta “ma perché proprio a me”.

“Perdendoci dietro a quello che avremmo voluto avere ci fa soltanto perdere di vista quello che già abbiamo”.

E cosa è che abbiamo? Occhi che ci guardano con amore, mani che ci accarezzano, un bisogno irrefrenabile di stare vicini, stringersi fino quasi a far male. E te pare poco?

“Quel che abbiamo è tutto quel che lui ha e avrà mai. E io non posso commettere il peccato mortale di essere l’ennesima casa che gli manca perché sono impegnato a lamentarmi di quello che manca a me.”

Quante volte te lo ripeti al giorno Francè?

“Ci vuole coraggio, forza e carattere. Non tutti hanno la fortuna di possedere queste tre cose insieme, ma per nessuno è impossibile acquisirle”.

A volte anche a caro prezzo, perché la fatica non lascia solo rughe intorno agli occhi. E tu l’hai visto la fatica impossessarsi della luce negli occhi della donna che ami.

“Da spensieratezza e voglia di vivere quella luce si è trasformata in forza e dedizione, e con ogni suo gesto ne passa un po’ a Tommi. Ed è per questo che lui è luminoso quanto lo era lei. I conti tornano”.

Se c’è una cosa, te lo dico sinceramente, che ho apprezzato è stata l’ammissione che, mannaggia la misera, ci vuole una fatica infinita per far andare avanti una famiglia. La forza di un capitano che tiene il timone della nave nel bel mezzo di una burrasca. La pazienza di Buddha e la resilienza di Gandhi. 

Famiglia sono i ricordi, i particolari che seminiamo come tracce emotive e da adulti custodiremo come pietre preziose.

“Noi siamo tre individui separati che condividono qualcosa di meraviglioso. Come quando prendi dall’armadio dei vestiti che non metti più e con un po’ di fantasia, ago e filo, crei qualcosa di nuovo. Ecco, noi siamo quel qualcosa di nuovo che è nato dalla nostra unione. Il segno della cucitura ce l’abbiamo sul cuore.”

Ogni famiglia è un pattern unico, di pezzi stretti l’uno all’altro, di strappi ricuciti.

Ti dico la verità, tanto che siamo in vena di confessioni, avrei voluto avere un rapporto più semplice, con meno discussioni, urla e parole grosse volate troppo spesso vicino alle orecchie dei miei figli. 

Avrei voluto proteggerli di più. Come facciamo noi genitori a proteggere i nostri figli da noi stessi?

“Non potrai promettere che non gli accada nulla di male, ma potrai impegnarti a esserci, sempre, qualunque cosa accada”.

Amen, Francè, facciamocene tutti una ragione. Alla fine quello che conta è stare lì, che il premio miglior genitore dell’anno lo prenderà qualcun altro e gli faremo i nostri complimenti. 

“E allora chi se ne frega se alla fine vincerà il drago. Se quando arriverà  il momento noi comunque saremo ancora in piedi, sapremo di aver vissuto ugualmente, in qualche modo”.

Senti, ma tu lo sai che mi stai citando Robert, lo Stallone Italiano, Balboa? A me che c’ho chiamato “Lotta” la libreria (un po’ per Astrid e un po’ per Balboa)?

Era lui a dire “In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro. Non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere. Nessuno è mai riuscito a resistere con Creed. Se io riesco a reggere la distanza e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi, se sono ancora in piedi, io saprò, per la prima volta in vita mia, che non sono solo un bullo di periferia”.

“Fino a che sarà NOI saremo. E dopo saremo lo stesso. In un modo diverso, inspiegabile, astratto, ma saremo. Perché NOI saremo per sempre”.

Francè, ma me la fai sentire “I will always love you”? Anche con lo shampoo o la spazzola in mano, che siamo gente semplice qui e, soprattutto, vi si vuole bene!