In questo periodo di isolamento forzato i bambini hanno vissuto in un tempo sospeso e anche adesso, parlando di riaperture e ripartenze, i bambini sono i grandi esclusi dal discorso pubblico sulla cosiddetta fase due. Non esistono infatti al momento notizie certe sulla riapertura delle scuole. Siamo passati da “andrà tutto bene, ce la faremo insieme” a “adesso ve la potete vedere voi” e se 4 milioni di figli restano a casa, sono fatti dei genitori. Non serve essere una mamma o una donna per capire che questa situazione danneggia tutti, soprattutto i bambini, soprattutto, ahimè, le donne.

I primi giorni abbiamo provato un forte senso di frustrazione, un po’ per l’angoscia dovuta alla situazione, un po’ per il fatto di non poter fare nulla. Ci si chiedeva di stare a casa, di avere pazienza e di aspettare perché sarebbe andato tutto bene. Ci dicevano che eravamo in guerra e che tutti avremmo dovuto fare dei sacrifici. Con la fine della fase di isolamento la guerra è finita, anche se a dirla tutta non è mai iniziata.

Una pandemia non è una guerra e dobbiamo smetterla di usare questa parola che giustifica soltanto la facilità con la quale ognuno è pronto ad accusare l’altro.

Contrastare una pandemia e combattere una guerra sono due azioni che non hanno nulla a che vedere. La guerra si combatte con la soppressione del nemico, il contrasto a un virus letale con la cura, la ricerca scientifica, la solidarietà fatta di comportamenti coerenti che fermino il contagio e di una ritrovata capacità di sentirsi comunità.

La nostra comunità, quella che ha in libreria il proprio luogo di lettura, quella fatta di bambini e bambine, mamme e papà, nonni e nonne, insegnanti, rischiava di andare in mille pezzi.

I bambini hanno bisogno di relazioni, di abitudini a loro familiari e di rituali da ripetere insieme. Le letture ad alta voce, i laboratori, i giochi, sono un’espressione di amore, un mezzo per costruire relazioni, un modo per esprimere il senso di appartenenza ad una comunità e di farla vivere. La chiusura delle scuole e degli spazi culturali ha obbligato bambini e ragazzi, insegnanti e genitori a sperimentare nuovi modi di relazionarsi, ma ha anche fatto venire a galla differenze e profonde disuguaglianze.

Dobbiamo trovare una soluzione che permetta ai bambini e agli insegnanti di tornare a scuola, come prima, magari anche meglio di prima (edit: noi abbiamo cominciato a immaginare e costruire una nuova scuola, ecco come)

Servono spazi aperti e maggiori risorse, ma soprattutto l’impegno di tutti coloro che vorranno dare una mano. Difficile da immaginare? No, se cominciamo a pensare che scuole e famiglie non sono monadi, ma fanno parte di un unico tessuto sociale, economico e culturale. Se cominciamo a pensare che l’apprendimento non è (solo) il completamento del programma, ma molto di più. In questo molto di più c’è lo sviluppo dell’autonomia, dell’autostima e della capacità di scegliere chi essere e chi diventare.

L’impegno della cura e della crescita dei bambini e dei ragazzi è una responsabilità che, come piccola libreria di quartiere, ci sentiamo orgogliose di condividere. Per questo abbiamo creato il progetto della foto di classe 2020.

Ti ricordi il giorno dell’inaugurazione della libreria? Noi sì, certo, e chi se lo scorda! Avevamo ordinato 100 ciambelline da offrire a chi fosse voluto venire a donare un saluto, uno sguardo curioso. Avevamo comprato anche i sacchetti per poi surgelare quelle che, secondo noi, sicuramente sarebbero avanzate, per farci la colazione nei giorni successivi.

Ti ricordi come è andata? La libreria era piena, un mare di gente che aspettava il proprio turno per entrare, Alice che sfornava illustrazioni, noi che cercavamo un pertugio tra la folla per prendere i libri dagli scaffali, la lana dei pon pon che volava dappertutto in un arcobaleno di colori. Circa 250 persone in un sabato pomeriggio hanno riempito di colore e vociare festante una strada a senso unico in un quartiere nella periferia di Roma. Un quartiere in cui le infrastrutture culturali sono assolutamente inadeguate rispetto all’alto numero di famiglie (siamo il secondo municipio più popoloso e giovane di Roma) e di plessi scolastici (siamo il primo municipio per numero di plessi scolastici presenti). Chi avrebbe potuto immaginare una cosa del genere?

Lo facciamo di nuovo? Ci proviamo di nuovo a immaginare una nuova realtà?

La libreria è un luogo di lettura e che, insieme alla scuola e alle famiglie, deve interpretare un ruolo attivo di promozione della lettura e della cultura, oggi ancora più di prima. I libri si incontrano a scuola, ma questi incontri spalancano la vita al di là della scuola.

Abbiamo bisogno che i bambini e i ragazzi tornino a fare scuola a scuola, abbiamo bisogno di investimenti, abbiamo bisogno che ognuno di noi dia il proprio contributo. Abbiamo bisogno di mettere in discussione vecchie a abitudini e promuovere un cambiamento. La sfida è enorme, ma l’immaginazione, quando sostenuta da una buona dose di determinazione, non ha confini.

L’arte e la cultura hanno una capacità eccezionale di sensibilizzare, di mettere in discussione abitudini sociali e promuovere cambiamenti di comportamento nelle nostre società. Se radicata sul piano locale, la creatività ha una portata universale. Investire nella cultura non è un lusso: ma un contributo allo sviluppo e alla coesione sociale della periferia urbana.

Vogliamo farci carico di una parte, seppur piccola, di questi problemi, mettendo a disposizione quello che sappiamo fare meglio: creare esperienze di lettura, culturali e creative per bambini e ragazzi. Vogliamo portare l’immaginazione e la fantasia al gran ballo, a sedere dignitosamente al fianco di italiano, matematica, scienze, storia e geografia. Vogliamo trovare una soluzione per una società a misura di persona, anche se non sarà facile e anche se ci vorrà del tempo, ma vogliamo iniziare a muovere i primi passi. Ci stai?

Scopri come contribuire a costruire un nuovo modo modo di fare scuola.