Il femminismo riguarda tutti, non è solo una questione femminile, e serve a rendere il mondo un luogo migliore, per tutti, in cui vivere. A pochi giorni dall’8 marzo, la giornata internazionale della donna (qui abbiamo presentato “Mimosa in fuga” per raccontare le origini di questa celebrazione e la scelta della mimosa come simbolo della lotta per i diritti delle donne), vogliamo parlare di un libro che parla ai bambini, anche molto piccoli, di femminismo: non è mai troppo presto per cominciare a parlare di uguaglianza e rispetto, farlo quando i bambini e le bambine sono piccoli fa sì che cresceranno consapevoli che il femminismo è un valore condiviso.

La famiglia e la casa sono una palestra in cui bambine e bambini si formano: osservano i comportamenti e le dinamiche affettive, l’assegnazione per genere dei ruoli domestici e professionali. Questo segna profondamente il modo di maturare convinzioni, propensioni e aspettative riguardo il loro futuro. Per questo abbiamo scelto di supportare i papà che hanno scelto di esserci e fare la loro parte ogni giorno con i loro figli, al di là degli stereotipi di genere ridefinendo il concetto di mascolinità e il ruolo dei padri nella cura dei figli (ne abbiamo parlato qui a proposito del vero significato della festa del papà). Avere un padre (non un “mammo”, la parola per descrivere un uomo che si occupa dei propri figli c’è, ed è “padre”) che svolge un ruolo di modello maschile di riferimento è particolarmente importante le per le bambine: insegna loro a scegliere quale tipo di uomini merita di entrare a far parte delle loro vite.

Il mio primo libro femminista, di Silvia Vecchini, attraverso filastrocche in rima e semplici illustrazioni, serve proprio a trovare le parole per spiegare ai bambini e alle bambine che cosa significa essere femministi. Non è mai troppo presto per spiegare ai bambini e alle bambine che le ragazze e i ragazzi sono uguali. Uguaglianza e rispetto, questo è il femminismo. Niente di più e niente di meno.

Il femminismo riguarda tutte le donne

Parlare di femminismo alle bambine vuol dire permettere che possano essere le capitane di una squadra, senza per questo essere considerate minacciosamente aggressive. Che le bambine possano prendere la parola senza dover chiedere scusa se hanno ragione. Che le bambine non abbiamo come parametro per confrontarsi con gli altri solo quello estetico ed esteriore. Che non venga loro detto solo “Ma quanto sei carina” o che bel vestito”, ma sia loro chiesto: “Come stai? È un piacere vederti! Cosa ti piace in questo periodo?”

 

Parlare alle bambine, anche piccole, di femminismo significa fare in modo che sappiano sin da subito che nessuno, che il loro corpo, dai capelli in testa, alla punta del piede, appartiene solo a loro e a nessun altro. Significa che quando avranno l’età per scegliere e votare potranno usare il loro potere per decidere e cambiare, aiutando anche le altre a tagliare il traguardo, affinché il mondo sia un mondo migliore per tutti e tutte.

Il femminismo riguarda tutti gli uomini

Parlare di femminismo ai bambini significa liberare la loro mente da stereotipi e luoghi comuni: tutti quegli atteggiamenti e quelle opinioni che altri ci hanno detto vanno bene così. Che forniscono una visione del mondo falsata, limitata e chiusa in un perimetro arbitrariamente disegnato. Significa insegnare ai bambini a ragionare con la propria testa, ad essere individui liberi e consapevoli, non soggetti facilmente manipolabili.

Vuol dire permettere ai bambini di esprimere i propri sentimenti senza averne paura, che essere forti non significa essere prevaricatori o essere temuti, ma essere pronti a fare la scelta giusta anche quando non è la più semplice. Vuol dire essere pronti ad imparare da chi gusti diversi, essere un buon amico, gentile e divertente. Vuol dire imparare gesti quotidiani per fare la propria parte in casa e a scuola, perché se ognuno pensa agli altri si vive meglio insieme.

Il femminismo è un valore condiviso

Essere femministi oggi è un valore di tutti, non appartiene solo all’uomo o solo alla donna, ma esprime un’esigenza umana fondamentale: il bisogno per cui non nessuno venga giudicato in base al sesso, ma per come pensa e agisce, facendo in modo che lo spazio e le opportunità siano le stesse per tutti.

Una società che valuta le persone in base alle capacità, all’intelligenza, alla creatività e alla competenza anziché in base al genere non è un’utopia, è una società che funziona meglio.

Il mio primo libro femminista, lo trovi qui.

 

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