Mimosa in fuga è un albo scritto da Serena Ballista ed illustrato da Paola Formica dedicato alla Giornata internazionale della donna e al simbolo italiano della mimosa, un progetto editoriale Carthusia, realizzato in collaborazione con Unione Donne in Italia (UDI).

Nel 2021 si celebrano i 110 anni dalla prima Giornata internazionale della donna e i 75 anni della mimosa proposta dall’UDI per accompagnare i materiali distribuiti alle donne che votavano per la prima volta, alle elezioni amministrative del marzo 1946.

L’idea della mimosa, un fiore che poteva essere raccolto in abbondanza e senza costi, fu di Marisa Rodano. La mimosa ebbe subito un successo enorme, ma lunga e faticoso è stato il cammino dei diritti delle donne per la parità, e negli anni successivi le donne, proprio mentre stringevano in mano un rametto di mimosa, venivano arrestate perché manifestavano a gran voce.

Attraverso la storia di Mimì le bambine ed i bambini possono conoscere l’origine della celebrazione dell’8 marzo e del suo simbolo tanto famoso, identificarsi nei personaggi e dare forma alle proprie emozioni. Un messaggio appassionato per tutte le bambine per ricordare loro l’importanza di credere in sé stesse, lottare per i propri diritti e sentirsi libere, ovunque e sempre.

Mimosa in fuga

Era la mattina dell’8 marzo. Una famiglia di mimose canta felice in attesa di essere notata dai passanti: entro sera ogni donna e bambina avrebbe ricevuto in dono il proprio fiore. Solo la piccola Mimì si guarda intorno dubbiosa, si è stancata di essere un regalo. Mimì vorrebbe che fosse una donna a scegliere per sé una mimosa, vuole essere un simbolo.

Così deciso, Mimì scappa e nella fuga comincia a perdere tanti fiori, ma non le importa. Non è triste, per la prima volta nella sua vita si sente libera.

Lungo la strada incontra una bambina e le spiega che l’8 marzo non è la festa della donna, ma la Giornata internazionale della donna: che cosa c’è da festeggiare se quasi tutti credono ancora che le bambine non corrano veloci come fulmini, non giochino che con le bambole, non desiderino una casetta sull’albero, non invitino mai streghe o pirata per un tè alla menta marocchina, non si sporchino sotto le unghie scavando tane di lombrichi?

Cosa c’è da festeggiare se in troppi pensano che le bambine non trovino avventurosi gli scacchi, non possano essere le capitane di una squadra di amici, non sappiano costruire una pista per le biglie, non sognino di fare un giro attorno alla luna?

Che cosa c’è da festeggiare se ci si aspetta che le bambine, in cambio di un fiore, rispettino così tanti divieti?

La mimosa è un simbolo: serve a ricordarci, l’una con l’altra, che non dobbiamo accontentarci, per trasformare l’8 marzo in “lotto” marzo.

La bambina, che si chiama Mia, apre il palmo della mano e mostra a Mimì ti fiori che la mimosa aveva perso durante la fuga: l’aveva seguita e li aveva raccolti, adesso Mimì è di nuovo sé stessa e un profumo dolce amaro si sparge tutto intorno.

Io lo posso fare

Al termine della storia di Mimì e della piccola Mia, c’è uno spazio dedicato a ogni bambina per raccontare la propria esperienza: ti è mai capitato che qualcuno ti dicesse di non fare qualcosa perché considerato “non adatto” alle femmine?

A me moltissime volte. Quando mi sono trovata a cambiare una ruota dell’automobile, quando ho caricato e scaricato le scatole per il trasloco, quando ho scelto gli elettrodomestici per casa, quando ho insegnato a sciare fuoripista ai miei figli. Che cosa ho provato?

Mi sono sentita umiliata e ho messo in dubbio le mie capacità. Ho pensato che se gli altri non mi prendevano sul serio era perché, tutto sommato, forse non ero in grado di farle quelle cose o, per lo meno, di farle nel modo corretto. E alla fine?

Alla fine ho fatto sempre tutto quello che volevo o dovevo fare, magari non alla perfezione, ma la perfezione non appartiene a nessuno, maschi o femmine che siano.

Donne alle quali ispirarsi

Nella storia di Mimì sono raffigurate grandi protagoniste che hanno lottato per i diritti delle donne e che sono un esempio per tutte le persone. Julia Ward Howe, che nel 1870, dagli USA, propone al giornale femminista “La donna” di promuovere una giornata internazionale per il pacifismo delle donne nel mondo. Maria Montessori che nel 1902 chiede pubblicamente che le donne di tutto il mondo si riuniscano ogni anno per festeggiare il femminismo. Corinne Stubbs Brown, che nel 1908, a Chicago, presiede la prima giornata della donna nella storia americana parlando di voto alle donne e di diritti alle lavoratrici. Clara Zetkin, che nel 1910, propone che la giornata delle donne diventi internazionale. Alessandra Kollontaj, che nel 1921, individua l’8 marzo come data unica nel mondo per la Giornata internazionale della donna. Marisa Rodano, che nel 1946, a Roma, propone la mimosa come fiore della Giornata della donna per accompagnare per la prima volta le italiane al voto.

Infine ci sono le donne della nostra vita, quelle che fanno parte della famiglia, o che abbiamo conosciuto a scuola, le amiche, quelle donne che abbiamo ascoltato e con le loro parole o i loro gesti hanno saputo lasciare un segno e tracciare un percorso. Donne che ci hanno sostenuto mentre costruivano i nostri sogni, impegnandosi a difenderli come fossero loro, dandoci sostegno e fiducia. Ogni donna, ogni giorno, combatte una sua personale battaglia. Si chiama femminismo e significa uguaglianza e rispetto, niente di più, niente di meno. Questo è il femminismo e riguarda le donne, perché possano liberamente compiere scelte, fare esperienze, coltivare sogni e ambizioni, riguarda gli uomini, che hanno la possibilità di scegliere comportamenti rispettosi, gentili, giusti, riguarda tutte le persone che vogliono rendere questo mondo un posto migliore in cui vivere.

Mimosa in fuga, lo trovi qui.

Per spiegare in parole semplici e immediatamente comprensibili il concetto di femminismo puoi leggere Il mio primo libro femminista, ne abbiamo parlato qui.

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