Libri, letture e inclusione: in che modo la lettura può essere accessibile a tutti

26 Aprile 2021 | Ti racconto una storia

Il nostro percorso di promozione della lettura si arricchisce di un contributo importante. Nella diretta Instagram di venerdì scorso abbiamo chiacchierato con Gianluca Amatori, Professore di Didattica, Pedagogia Speciale e Ricerca educativa presso l’Università Europea di Roma.

Sin dall’inizio del suo percorso di studi Gianluca si è occupato di inclusione: come ricercatore, ha collaborato con l’Università di Macerata, e ha insegnato presso l’Università degli Studi Roma Tre, l’Università del Molise e l’Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT ed è stato insegnante di scuola primaria. In particolare, ha approfondito il tema delle relazioni familiari nel rapporto con la disabilità, della formazione degli insegnanti, soprattutto per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria, di didattica inclusiva e di strategie di insegnamento-apprendimento efficaci.

Abbiamo chiesto a Gianluca in che modo la lettura può essere davvero accessibile a tutti. Perché dire che leggere è un diritto di tutti non basta, per leggere, dobbiamo fare in modo che le letture siano davvero accessibili a tutti.

Qui trovi il video della diretta, di seguito, invece, una sintesi.

Il diritto alla lettura è un diritto di tutti

Il diritto alla lettura è di tutti, ma nella realtà ci sono numerosi ostacoli che, di fatto, limitano l’accesso alla lettura. Un po’ come il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione: il primo comma afferma che tutti i cittadini sono eguali di fronti alla legge, ma la vera portata dell’uguaglianza sta nel secondo comma dove si riconosce il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Leggere è un diritto di tutti perché la lettura è un potentissimo mezzo di inclusione e partecipazione. 

Leggere include perché favorisce una narrazione personale che permette di organizzare ed esprimere ciò che abbiamo dentro, è uno strumento per raccontare la propria esperienza. La letteratura è la fonte della nostra libertà e della nostra immaginazione. Le politiche, la cultura dell’inclusione, le strategie didattiche e l’approccio alla lettura precoce sono i livelli in cui i vari adulti co-protagonisti del processo di lettura hanno il compito di individuare i possibili ostacoli e rimuoverli.

Non siamo nati per leggere, ma possiamo imparare ad amare la lettura

“Non riesco a leggerlo”, “È difficile”, “È noioso”, “non mi piace la copertina”, sono le parole che ci sentiamo ripetere più spesso quando proponiamo di leggere un libro a ragazzi. Troppo spesso ci dimentichiamo che leggere è un’azione complessa che richiede grande impegno e concentrazione. A volte può comportare un’enorme fatica e apparire come una sfida insuperabile.

Anche le neuroscienze ci vengono in aiuto: le ricerche e gli studi sul funzionamento del nostro cervello nei processi di lettura ci dicono che non siamo biologicamente programmati per essere lettori e che la lettura è uno dei processi più complessi che il nostro cervello possa compiere.

Non siamo nati per leggere, ma possiamo imparare ad amare la lettura leggendo libri scelti “per”, ma soprattutto, “con” i bambini. Disponibilità e accessibilità sono due fattori cruciali per favorire l’esperienza con il libro. Un’esperienza sensoriale, fisica, materica. Guardare un insieme di libri è un successo. La scelta di un libro è un successo. La decisione di prestargli maggiore attenzione o di trascurarlo a favore di un altro è un successo.

Come scegliere cosa leggere?

Scegliere cosa leggere, in una moltitudine di possibilità non è un’operazione semplice, ma è qui, più di ogni altro luogo che si ha l’occasione di rendere la lettura possibile, nel senso di accessibile, per tutti. Trovarsi di fronte ad un testo inaccessibile mette il ragazzo in una condizione sconfortante: non sa come leggerlo.

Nel 2006 la casa editrice Sinnos ha realizzato una font “alta leggibilità”: ha uno spessore uniforme (evita assottigliamenti che possono provocare confusione), non presenta legature, ha una spaziatura più larga rispetto alle comuni norme di composizione tipografica, utilizza accorgimenti che riducono al minimo gli effetti di confusione che derivano dalla lettura di alcune lettere (soprattutto quelle speculari e quelle che hanno forme simili); le storie ad alta leggibilità sono impaginate secondo specifiche impostazioni grafiche 
e redazionali che rendono visibile il naturale ritmo delle frasi, propongono letteratura di qualità e storie coinvolgenti, 
in un formato maneggevole e un numero di pagine adeguato. Dai un’occhiata ai libri Sinnos sui nostri scaffali.

Teniamo sempre presente che la scelta di un libro da parte dei ragazzi è fortemente condizionata dal passaparola, cioè dal giudizio dei propri amici e dei propri coetanei. Una scoperta la cui prevedibilità è pari a quella che se metti la mano sul fuoco ti scotti, ma il cui valore, invece, rapportata all’esperienza dei gruppi di lettura condivisa è esaltante: il tempo che dedichiamo ad incoraggiare i ragazzi a parlare dei libri che hanno letto li stimola a leggere ancora di più. Per questo, abbiamo creato Sconfinamenti, il gruppo di lettura, anzi, di lettori dagli 11 ai 14 anni, in cui parlare di libri e storie condividendo un’esperienza di lettura.

Il tempo della lettura

Disponibilità e accessibilità dei libri sono due fattori chiave. Tuttavia, circondare i bambini e i ragazzi di buoni libri non li trasforma automaticamente in amanti della lettura. Ci vuole il tempo da dedicare alla lettura.

Leggere richiede tempo e anche molta attenzione e concentrazione. Ad ogni lettore deve essere data la possibilità di leggere nel rispetto dei propri tempi e delle proprie competenze di lettura. I traguardi vanno celebrati e non confrontati.

In molte scuole europee è molto diffusa l’ora di lettura in cui l’insegnante legge ad alta voce e/o ognuno ha del tempo per leggere per autonomamente. In Italia le biblioteche di classe sono spesso inesistenti o si limitano a qualche libro di seconda mano, vecchie edizioni decisamente non troppo attraenti di classici, di scarsa qualità (come gli omaggi delle case editrici o i libri regalati nelle raccolte punti del supermercato); le biblioteche scolastiche sono luoghi misteriosi che gli studenti non hanno possibilità di frequentare con assiduità e dove spesso i libri sono chiusi in armadi con ante a vetro; l’attività di promozione della lettura spesso si risolve in una raccomandazione dell’insegnante che ricorda “miraccomando leggete, dovete leggere di più”.

Gianluca ci ha raccontato della sua esperienza di maestro di scuola primaria e dell’eccitazione con la quale i suoi alunni aspettavano il momento del “salottino letterario”. Una volta a settimana, Gianluca creava un momento di lettura ad alta voce per i suoi alunni: ciascun poteva decidere di assumere la posizione che preferiva, alcuni erano talmente rilassati che si addormentavano (no, non c’è niente di male a lasciarsi andare in un clima in cui ci sente protetti e pienamente a proprio agio), molti non potevano sopportare l’idea che la lettura si interrompesse e dovessero aspettare un’intera settimana per poter continuare.

La lettura ad alta voce

I vantaggi della lettura precoce sono ormai ben noti a tutti: leggere ad alta ad alta voce, anche a bambini molto piccoli, sviluppa in loro una maggiore capacità di comprendere le storie e un intenso sviluppo della funzione dell’immaginazione.

Vuol dire che sanno leggere? No di certo. La lettura è un apprendimento esplicito: per riconoscere le lettere e decodificare il linguaggio scritto il bambino deve essere esposto direttamente a questo stimolo. Leggere ad alta voce permette di sperimentare tutte le emozioni che i lettori vivono durante la lettura. Inoltre, nella nostra comunità siamo più uguali come ascoltatori di quanto potremo mai esserlo come lettori.

D’altra parte, è abitudine di molti, insegnati e genitori, interrompere la lettura ad alta voce nel momento in cui si è sviluppato l’apprendimento della lettura. In realtà, la lettura autonoma non esclude in alcun modo la lettura ad alta voce, anzi, quest’ultima è fondamentale per aiutare i bambini a diventare lettori. Ed è un errore pensare che sia necessario farlo solo nelle fasi iniziali, cioè solo nell’apprendimento della lettura. Di solito i bambini riescono più facilmente a leggere da soli ciò che hanno già sentito leggere ad alta voce. Impariamo cioè a leggere assorbendo gradualmente dai lettori esperti tutte le competenze necessarie per arrivare alla lettura autonoma. Questo passaggio di competenze dal lettore adulto all’apprendista lettore è la cosiddetta “zona di sviluppo prossimale”: il lettore adulto fa in modo che l’apprendista lettore riesca a fare insieme quello che da solo non riesce ancora a fare. Piano piano il giovane lettore si appropria di operazioni che prima svolgeva l’insegnante diventando capace di ripetere consapevolmente l’operazione controllandosi da solo.

Leggere ad alta voce è necessario per tutto il percorso scolastico.

Parlare delle proprie letture

Ascoltare letture ad alta voce, avere una grande varietà di testi a disposizione, conversare sui nostri libri, non sono attività secondarie del nostro processo di crescita. Condividere l’esperienza di lettura è semplice e ha inizio con: “ho appena finito questo libro bellissimo, lo conosci?”

I bambini possiedono un senso critico innato: fanno domande, raccontano, mettono a confronto, giudicano. Formulano opinioni ed esprimono i loro sentimenti in modo semplice e sono interessati ai pensieri dei loro amici. Quando parlano delle loro passioni, che siano libri, film, programmi tv, sport o altre attività, amano condividerle con entusiasmo con i loro amici. Perché allora non potrebbero essere degli intenditori di critica letteraria?

Insegnare ai lettori a parlare dei propri libri è un’arte complessa. Non è una forma mascherata di interrogazione, ma un momento in cui l’opinione di ciascuno è interessante. Il lettore deve sapere che ogni cosa che egli dica verrà considerata “degna di attenzione”, senza rischio di smentita, di rifiuto o di scarso apprezzamento. Se un lettore dice “Questo è il peggior libro che abbia mai letto” deve avere la certezza che la sua osservazione otterrà la giusta attenzione e il giusto rispetto.

Come dice Aidan Chambers, “la letteratura mette al congiuntivo”: apre ai dilemmi, alle ipotesi, alla vasta gamma di mondi possibili a cui un testo può fare riferimento. La letteratura mette al congiuntivo, rende strano, fa sì che l’ovvio sia meno ovvio, l’inconoscibile meno inconoscibile e i problemi di valore più accessibili alla ragione e all’intuizione.

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