Il libro di Jenny Jägerfeld, novità della casa editrice Iperborea ha fatto innamorare i nostri giovani lettori sconfinati e ha tenuto testa fino all’ultimo voto (se sei curioso di sapere che cos’è Sconfinamenti e qual è il libro che hanno scelto per la loro prima lettura di gruppo leggi qui).

Avevamo già parlato delle nuove uscite Iperborea, inaugurate quest’anno con l’albo Animali che nessuno ha visto tranne noi al quale abbiamo dedicato una delle nostre amate letture sonore. Anche in questo caso la traduzione è di Laura Cangemi, punto di riferimento per la traduzione dei libri per bambini e ragazzi dalle lingue scandinave, ma anche costantemente impegnata nell’attività di scouting. Ed è proprio lei che ha proposto Jenny Jägerfeld, scrittrice e psicologa, alla casa editrice come autrice. Se vuoi saperne di più, qui trovi la nostra intervista a Laura Cangemi, si parla di come si scova un buon libro, quali sono le maggiori difficoltà nel lavoro di traduzione e, naturalmente, di Lotta!

In questo breve video è la stessa Jenny Jägerfeld che, circondata dalla nave e da meravigliose casette in legno rosso, ci presente il suo libro: una storia di identità, amicizia, del cercare di restare il più possibile fedeli a sé stessi mentre si cresce, ci si fa strada in un ambiente nuovo e si prova il bisogno di essere accettati e apprezzati.

La storia di Sigge e dell’accettazione di sé

Sigge e sua mamma, con le sorelle Majken e Bobo, insieme al cane Einstein (che non si chiama così perché particolarmente intelligente, ma per un’altra dote), i due porcellini d’india Tarzan e Frasse, la tartaruga Carolina, si sono trasferiti a casa della nonna che abita e gestisce un hotel, l’unico hotel della città. Sigge è un moderno antieroe nel quale ognuno di noi, alle prese con la rincorsa alle aspettative sociali e la continua ricerca dell’accettazione e del consenso (a qualsiasi età), può immedesimarsi.

Charlotte, la nonna che non vuole essere chiamata né nonna, né mamma, come se in quelle parole fosse racchiusa l’aspettativa che si prendesse cura di figli e nipoti. Non che non volesse prendersene cura, solo che non voleva fosse dato per scontato, con le sue paillettes e la sigarette in mano, un po’ Zia Yetta e un po’ MacGyver, così forte e incurante del giudizio altrui. 

Hannah che come madre non ha paura di condividere con i suoi figli le proprie fragilità, di ammettere i propri errori, che non giudica e non spinge i figli a essere qualcun altro. 

Sono passati appena quindici giorni dall’arrivo a Skarblaka e Majken ha già un nuovo amico. Sigge non riesce proprio a capire come faccia Majken a fare amicizia così velocemente, per lui non è mai stato così.

Per questo, per lui, il trasferimento è l’occasione di un nuovo inizio: può diventare popolare. Sigge pensa che mostrandosi per quello che è, con i suoi interessi e le sue passioni, non potrebbe mai essere popolare, che nella sua accezione del termine significa, essere accettato dagli altri ed avere amici. Ecco cosa invece ritiene si debba fare per essere popolari: vestirsi bene, possibilmente con capi di marca, avere un taglio figo, non portare gli occhiali, avere un aspetto muscoloso, assicurarsi di avere l’alito fresco, essere socievole. In altre parole, contenere le emozioni, fare di tutto per appiattirle, soffocarle fino da annullare la propria unicità per essere uguale a tutti. 

Essere popolari vuol dire avere amici?

Quello che succede a Sigge, mentre era impegnato a essere semplicemente sé stesso però sembra non andare nella giusta direzione. 

Sta testando la sua invenzione (c’entra un fucile subacqueo), ha i roller ai piedi, sfreccia veloce evitando rametti e ostacoli a terra quando di colpo si ferma tutto e lui si ritrova per aria. Qualcuno ha fotografato tutto: Sigge sui roller, a bocca aperta, poi in volo oltre la siepe, infine a terra, con uno stormo di uccellini sbeffeggianti a volargli sulla testa. Le foto vengono pubblicate nel profilo Instagram di Blacka News. 

Arrabbiato, umiliato, sconcertato da una simile cattiveria, Sigge prende il nanetto da giardino con il suo cappello a punta e la lunga barba grigia e si allontana. È in questo momento che ha inizio la saga di Bilbo, protagonista del profilo Instagram Runawaygnome. 

Per Sigge è l’inizio della vendetta che lo porterà a dover scegliere: meglio essere popolari o avere degli amici?

È bullismo, non sono ragazzate

La fiducia in sé stesso di Sigge è scarsa non solo perché non si piace (a causa di un occhio un po’ strabico porta degli occhiali vistosi che cerca di indossare l meno possibile e si copre l’occhio con un lungo ciuffo di capelli), ma è minata anche a causa delle battute, delle prese in giro e delle umiliazioni che nella vecchia scuola Sigge era costretto spesso a subire.

Era come se dovessi sempre tenermi sotto controllo. Se lanciavo una palla nel modo sbagliato, se parlavo con la voce troppo acuta, se per sbaglio ammettevo che mi piaceva qualcosa che non avrebbe dovuto piacermi (pattinaggio artistico): subito scattavano gli sguardi, per lo più di altri maschi. Perché non era così che si doveva fare, parlare, ragionare. Anche se non avevo mai capito perché.

Tutto questo lo convince che per essere accettato, amato, ben voluto dagli altri come amico debba conformarsi alle aspettative.

“Però questa storia di piacere agli altri…Non sarà un po’ sopravvalutata? Se invece sei tu a volerti bene, quello sì che è l’inizio di un amore che dura tutta la vita!” La rivelazione a Sigge arriva proprio dalla nonna. Ma cosa c’è in fondo di tanto importante nell’essere popolari? Non è di amici che si ha bisogno?

In fondo c’è chi pur conservando la propria stravaganza se la cava alla grande, come Charlotte, appunto, o Majken, la sorellina che invece di parlare urla ma riesce sempre a farsi degli amici.

Sei tu che ti devi piacere, che ti devi amare, non sono gli altri a poter determinare quanto vali. La popolarità non comporta necessariamente avere degli amici. Amici di cui fidarsi e con cui parlare. Amici che valgono molto di più della popolarità.

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