Che cosa vuol dire essere gentili? In questo periodo ci siamo occupate molto di che cosa sia davvero la gentilezza e del  perché risulta essere così difficile, anche per i più volenterosi, essere più gentili.

Insieme a Sabrina Ferrero di Burabacio e Lavinia Costantino, attrice, arteterapeuta, insegnante di mindfulness e autrice del libro “Diventare grandi con la mindfulness” abbiamo organizzato una festa dedicata dalla gentilezza, anzi, la scintillezza. Per festeggiare l’inizio del nuovo anno, che come tutti sappiamo non è più gennaio bensì settembre, per l’avvio del nuovo anno scolastico, il rientro dopo l’estate e inaugurare la lunga lista di progetti e idee che sono fiorite nel corso delle vacanze, abbiamo deciso di ritrovarci per dedicare queste energie non tanto a farne qualcosa, ma a lasciare che siano qualcosa.

Ecco, la mindfulness è proprio questa consapevolezza, questa promessa di serenità e felicità. Vogliamo che questo nuovo inizio sia un’occasione per prendersi cura di sé, degli altri e dell’ambiente che ci circonda. Lavinia ci presenterà il suo libro e ci offrirà lo spettacolo di narrazione animata “Coltiviamo gentilezza”, Sabrina ci guiderà nel laboratorio “Scintille di Magia” per realizzare delle scintille da accendere con entusiasmo e creatività con carta, colori e glitter. La nostra libreria sarà la casa della gentilezza.

Possiamo praticare la gentilezza come una pratica quotidiana fatta di piccoli gesti, parole, sguardi, attenzioni. Non serve per forza un evento con mille scintille, ma immergersi in un laboratorio d’arte serve, meditare serve, creare un rituale e una tradizione serve, riconoscere che ci sono persone davvero in gamba che ci provano a rendere il posto in cui vivono una comunità migliore serve.

Naturalmente anche gli albi illustrati possono contribuire ad accrescere il tasso ambientale di gentilezza. I libri per bambini sono pieni di gentilezza!

La chiocciolina e la balena, di J. Donaldson e Axel Scheffler, Emme

Questa è la storia di una chiocciolina e di una grande balena marina. Sospirava la chiocciolina, strisciando tra rocce e telline, guardando le navi sulle banchine, ammirando il cielo e il mare profondo. Quanto le sarebbe piaciuto navigare nel grande mondo, nel vasto mare. Lascia allora un messaggio di bava lucente “Cerco un passaggio per mettermi in viaggio”. Arriva una notte una balena che con la sua dolce voce di mare le racconta di viaggi che fanno sognare, poi le porge la coda e le dice “dai, sali, si parte”. Iniziano a girare il mondo, la chiocciolina e la balena, sotto cieli tranquilli e sereni, in mezzo a fulmini e vento furioso. Non c’è riparo, bisogna solo farsi coraggio l’una con l’altra. Un giorno la balena si arena sulla spiaggia, non sa come fare, ma la chiocciolina sa che deve far qualcosa per salvarla. Arriva fino ad una scuola dove in classe la maestra sta per scrivere alla lavagna e là lascia il suo messaggio: “salvate la balena”. Così tutti arrivano a scavare, spruzzare, annaffiare, poi la marea torna a salire, così possono ripartire. Tornata a casa la chiocciolina racconta le sue avventure e anche le altre chioccioline ora son desiderose di viaggiare. La balena porge la coda e dice “salite, in fondo alla schiena”.

Il raffreddore di Amos Perbacco, di E. E. Stead e P. C. Stead, Babalibri

Amos Perbacco è un tipo mattiniero. Tutti i giorni caricava l’orologio e metteva il bollitore sul fornello. Poi si rivolgeva alla zuccheriera dicendo: “un cucchiaino per i miei fiocchi d’avena, per favore, e due per il mio tè”. Alle sei in punto saliva sull’autobus numero 5 per recarsi allo zoo. Aveva molto da fare, eppure trovava sempre il tempo per una visita ai suoi amici. Giocava a scacchi con l’elefante (che pensava e ripensava prima di ogni mossa), faceva una gara di corsa con la tartaruga (che non aveva mai perso), sedeva calmo e tranquillo accanto al pinguino (che era molto timido), prestava il fazzoletto al rinoceronte (che aveva sempre la goccia al naso) e al tramonto leggeva una storia al gufo (che aveva paura del buio). Un giorno, Amos Perbacco, si svegliò, starnutì e rabbrividì, non sarebbe potuto andare a lavoro allo zoo. Nel frattempo gli animali lo aspettavano e, non vedendolo arrivare, si recarono alla fermata dell’autobus numero 5. Amos fu felice di vederli a casa sua! L’elefante preparò la scacchiera (e Amos ci pensò e ripensò prima di ogni mossa), con la tartaruga giocò a nascondino (si sentiva troppo stanco per correre), schiacciò un pisolino (e il pinguino restò calmo e tranquillo tenendo al caldo i suoi piedi), il rinoceronte gli porse i fazzoletti ad ogni starnuto e il gufo preparò una tazza di tè per tutti.

Pluk e gli animali da salvare, di A. M. G. Schmidt e F. Westendorp, Lupoguido

Mordispiace è il nuovo vicino di casa di Pluk, come suggerisce il nome ogni tanto morde, ma poi subito dopo ne rimane dispiaciuto! Cresciuto da due orsi nel bosco, arriva con la sua mamma “affidataria” a vivere al Grangrattacielo. Mordispiace ben presto fa amicizia con Agatina e Pluk, gli unici che sembrano comprenderlo e accettarlo nonostante il suo vizio impulsivo di mordere chiunque lo contraddica e dalla loro amicizia si innescherà un’avventura a base di orsi, famiglia e animali da salvare, appunto. La vivacità e l’irruenza di Mordispiace crea un disastro dietro l’altro, ma è proprio la gentilezza di Pluk a risolvere la situazione, dimostrando uno spiccato senso pratico e capacità di comprensione dell’altro. “Ascolta” dice Pluk a Mordispiace “Adesso vieni a giocare al parco con noi. E non ti facciamo mettere la museruola. Se proprio ti vene voglia di morderci… beh, allora fallo”.

Un’ultima lettera, di A. Papatheodoulou e I. Samartzi, Kalandraka

Quello era l’ultimo giorno di lavoro del signor Costas, l’ultimo giorno come unico postino di tutta l’isola. Il mestiere non era facile. Alcune lettere dovevano giungere ai luoghi più lontani dell’isola. Le buone notizie erano molto leggere e il signor Costas riusciva a portarne fino a cento tutte insieme. Le cattive notizie, anche solo una, pesavano così tanto, che erano difficili da trasportare. Il signor Costa leggeva alle persone più anziane che non erano potute andare a scuola, trasformando, così, le parole scritte nei ricordi dei propri cari. Quel giorno portava anche la sua di notizia: era la sua ultima giornata prima di andare in pensione e doveva dirlo a tutti. Ma, che strano! Non c’era nessuno ad aspettarlo nelle case. La sua ultima giornata di lavoro non era proprio come l’aveva immaginata. Seguendo il volo di una foglia trovò un’ultima lettera in fondo alla sua borsa. Era una busta senza destinatario, c’era solo un indirizzo: una spiaggia dall’altra parte dell’isola dove non viveva più nessuno. Così si mise in cammino per arrivare a destinazione prima del tramonto. Da lontano vide delle persone, sentì delle voci e della musica. Ciò che aveva tra le mani non era una lettera, ma un invito. Ed era per lui!

Si può avere la luna? di T. Riddle, Babalibri

Clive la volpe abita in un monolocale nel cuore di un quartiere molto movimentato e si è perfettamente adattata alla vita in città. Di giorno lavora in fabbrica e la sera si intrufola nei vicoli e nelle stradine fiutando occasioni e andando alla ricerca di fatti curiosi fra le bancarelle. Humphrey è un asino, non ha sempre un posto dove stare e non si è adattato alla vita di città con grande successo. Accetta tutti i lavori, ma non riesce mai a tenersene uno. Spesso, nel suo tempo libero esce con Clive. A Clive piace Humphrey. Un giorno Clive notò che Humphrey non era in gran forma. Aveva l’aria di chi non fa un buon pasto o una bella dormita da un pezzo. Ad un tratto Clive nota una busta azzurra elegante e raffinata. Dentro ci sono due biglietti per uno spettacolo di teatro. “E noi ci andremo” disse Clive. Quella sera Humphrey e Clive si presentarono alla prima di Si può avere la luna?, gustarono deliziose tartine e un vino meraviglioso. Risero, sospirano e piansero rapiti dalla bellezza dello spettacolo. Solo alla fine scoprirono che, inclusi nel biglietto, c’erano anche una bevanda calda e una fetta di torta nell’elegante caffetteria del teatro. Humphrey pianse ancora. Più tardi, mentre rincasavano, i due amici esclamarono “Questa è la nostra città”. E una volta raggiunto l’angolo dove ognuno sarebbe andato per la propria strada si abbracciarono forte, augurandosi la buonanotte.

Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo, di C. Mackesy, Salani

“Che cosa vuoi fare da grande?” chiede la volpe al bambino. “Essere gentile” risponde il bambino. Un giorno un bambino incontra una talpa e possiamo assistere al loro dialogo sul ramo di un albero. “Cosa credi che sia il successo?” chiede il bambino. “Amare” risponde la talpa. E ancora: “Secondo te qual è il più grande spreco di tempo?” chiede il bambino, e la talpa risponde “Paragonarsi agli altri”. La talpa va avanti: “Quasi tutte le talpe anziane che conosco vorrebbero aver dato meno ascolto alle loro paure e più ai loro sogni”. L’occasione si presenta quando arriva una volpe che rimane imprigionata in una trappola. La talpa la libera e poi dice “Spesso ci aspettiamo la gentilezza altrui, ma potremmo essere gentili con noi stessi” e prosegue “Essere gentile con te stesso è uno dei più grandi atti di gentilezza che ci siano”. Spesso, infatti, la persona più difficile da perdonare siamo noi stessi. Il bambino confessa che a volte si sente perso, ma la talpa lo rincuora “Succede anche a me, ma noi ti amiamo, e l’amore ti riporta a casa”. Poi si aggiunge un cavallo e le pagine si susseguono in quello che, apparentemente, sembra un far niente. “Stare con gli amici senza far nulla non significa davvero non fare nulla… giusto?” chiede il bambino. “Giusto” risponde la talpa. Allora tocca al cavallo. Il bambino gli chiede “Qual è la cosa più coraggiosa che hai mai detto?” e lui risponde “aiuto” e prosegue “chiedere aiuto non significa arrendersi, significa rifiutare di arrendersi”. Le riflessioni illustrate a mano dei protagonisti della storia proseguono pagina dopo pagina in un albo che ci dice con chiarezza che nulla è più potente della gentilezza.

Spino, di I. Guarducci, Camelozampa

In un bosco nero nero abitava un essere tutto spinoso. Il suo nome era Spino. Aveva spine sulla schiena, spine sulla pancia, spina sulla testa e sul sedere, perfino qualche piccola spina sulle braccia e sulle ginocchia. Era molto orgoglioso dei suoi spunzoni, gli servivano a tenere tutti alla larga. Era nero, cattivo e non aveva bisogno di nessuno. Aveva frequentato la migliore scuola di cattiveria di tutto il paese e lì aveva imparato le più moderne tecniche di spavento, il ringhio reale, un’ampia varietà di espressioni terrificanti e soprattutto si era convinto di essere molto, molto cattivo. Da quando viveva nel bosco nero, da solo, era diventato ancora più spietato. Ma un giorno successe qualcosa di inaspettato. Spino cominciò a perdere le spine. In breve, da nero e spinoso che era, si ritrovò tutto rosa e morbido come una caramella gommosa. Non faceva più paura a nessuno. Se non poteva più spaventare nessuno che senso avevano le sue giornate? Cos’altro poteva fare? Passava il tempo seduto sul sasso più duro del bosco, triste e pensieroso. Un giorno gli si avvicinò il coniglio Bernardo e insieme fecero una lunga passeggiata. Nei giorni seguenti Bernardo lo invitò nella sua tana a conoscere tutta la sua famiglia. Spino pensò che si potevano fare un mucchio di cose anche senza spine come stare vicino agli altri, così vicino come non era stato mai. Ed era una bella sensazione. Ormai si stava abituando alla sua pelle rosa, ma una mattina si svegliò con uno strato prurito e si accorse che le sue spine stavano ricrescendo. Per un attimo pensò “Ah-ah! Spino il cattivo è tornato!” Tornò a meditare sul suo solito sasso quando arrivò Bernardo. Per lui era cambiato, con o senza spunzoni era sempre Spino, il suo amico. Così trascorsero un altro pomeriggio insieme, poi un altro, e un altro ancora.

Gentile. Un libro sulla gentilezza, di A. Green con prefazione di A. Scheffler, Emme

Questo libro è una raccolta di illustrazioni che ci ricordano che la gentilezza è che si può fare ogni giorno. Non si è mai troppo indaffarati per fermarsi a dare una mano a chi è in difficoltà. Ognuno può fare la propria parte e ogni gentilezza, anche la più piccola, può fare la differenza. Un campionario sulla gentilezza e un vero e proprio quaderno illustrato operativo per iniziare ad essere più gentili, sin da subito. Qual è la tua specialità? Ognuno di noi ne ha una, diamo a tutti la possibilità di mostrarcela. Per cominciare a essere gentili si può regalare un sorriso a qualcuno, ascoltare chi altri quando sono tristi o dare un abbraccio a chi si sente solo. Una buona pratica potrebbe essere quella di tenere un Vaso della Gentilezza per metterci dentro una biglia o un bottone ogni qual volta si fa qualcosa di gentile. Se non accogliamo gli altri, non sapremo mai cosa ci siamo persi. Fuori dalla porta potrebbe esserci un meraviglioso nuovo amico. Ognuno di noi è prezioso, ognuno ha qualcosa da dare. Tutti possono essere gentili, anche i più piccoli e i più timidi. È bello essere gentili, ed è un’ottima idea, perché se lo siamo tutti faremo del mondo un posto migliore. Questo libro sostiene Three Peas, un’associazione che offre aiuto alle persone in fuga dal proprio paese.

Tamo l’ippopotamo, di A. I. Murgia, Edizioni Corsare

Tamo è nato così, liscio e gentile, tutto pronto con il suo maglioncino a scacchi. Anche le sue orecchie e il suo cuore erano tutti già fatti quando è nato. Ogni mattina quando Tamo si sveglia elenca tutte le cose che non sa fare e tutte quelle che sa fare. Non sa scodinzolare, non so nuotare all’indietro, non sa scalare gli alberi alti, non sa dormire senza la luce tutta accesa, non sa mangiare con le bacchette, non sa capire tutto. Ma… sa mettersi le scarpe da solo! Sa innaffiare quando piove, sa fare le bolle sott’acqua, sa ballare quando tutto è silenzio, sa nascondersi dietro una foglia. Una cosa, però, gli riesce meglio di ogni altra: sa covare le uova. Ogni lunedì Tamo cerca un uovo caduto sotto una foglia, o lungo un fiume, o un caduto dal nido, lo mette al calduccio e pazienta. Dopo una settimana ogni volta nasce qualcosa. A forza di covare uova, Tamo adesso si ritrova una famiglia numerosa.

Angelo, di D. Macauly, Donzelli

Angelo è un restauratore e mentre osserva ogni fessura della facciata della vecchia chiesa alla ricerca di qualche crepa si accorge di una piccola rondine. Era piccola e respirava appena. “Non puoi stare lì. Ci devo lavorare io” dice Angelo che continua a lavorare girandole intorno. Finita la giornata Angelo lascia scivolare la piccola creatura nel suo cappello e si avvia verso casa cercando inutilmente un posto lungo la strada dove lasciarla. Così le prepara un giaciglio e la lascia dormire con sé. Pur avendo tanto lavoro da sbrigare e un’avversione professionale per i piccioni, Angelo si ritrova ben presto a dedicare tutto il suo tempo libero alla guarigione della bestiola. La inizia a portare con sé al lavoro, nei fine settimana di sole va in campagna, fra antiche rovine e pini maestosi, per farle recuperare le forze. Un giorno, mentre vanno al lavoro, la rondine si alza in volo e scompare oltre i tetti. Stava iniziando una carriera da artista di strada e si esibiva in una delle piazze più frequentate della città. Di tanto in tanto volava da angelo e si fermava a guardarlo lavorare. Gli ci voleva sempre più tempo per mescolare lo stucco e sempre più spesso si doveva fermare per riposare. Così inizia ad andarlo a trovare ogni giorno per aiutarlo. Quando il sole scaldava troppo, gli faceva vento con le ali e quando lo vedeva particolarmente affaticato gli prendeva il fazzoletto e andava a bagnarlo nell’acqua fresca di una fontana vicina. Alla fine, il lavoro di restauro fu terminato, ma Angelo sembrava più preoccupato del solito: “I restauratori non vivono in eterno e ormai questa è la tua casa. Dove andrai quando non ci sarò più? Come farò a saperti al sicuro?” La mattina che smontarono le impalcature trovarono Angelo disteso sul suo letto, circondato da un groviglio di rametti e piume. Molti anni dopo, quando la chiesa ebbe di nuovo bisogno di qualche ritocco, un paio di giovani restauratori trovarono un nido. Per assicurarsi che non venisse spazzato via, Angelo aveva fatto con lo stucco ogni piuma e ogni rametto.

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