Le foglie scrocchiano, la terra profuma, l’aria è frizzante e non vediamo l’ora di ritrovarci ad ascoltare una storia e far lavorare mani e fantasia. L’autunno è il tempo in cui la terra si riposa e l’aria profuma di muschio, legna e funghi.

Purtroppo non sempre è possibile fare due passi nel bosco, così, anche per noi gente di città, abbiamo pensato ad un laboratorio che potesse portare l’atmosfera del bosco dentro casa.

Sabato 6 novembre alle ore 10:30, insieme ai nostri bimbi, abbiamo manipolato orzo, cacao, farina e qualche goccia d’olio per creare la terra. Hanno creato loro la miscela riempiendo dei piccoli bicchierini da caffè. Attenti e concentrati hanno poi affondato le mani nella terra e subito il profumo dell’orzo e del cacao ci hanno riempito le narici! La consistenza deve essere morbida, né troppo secca, né troppo pastosa.

Una volta pronta la terra siamo passati poi a riempire di vita il nostro bosco. Per prima cosa abbiamo preparato l’albero. Dopo aver raccolto un mucchietto di foglie secche, possibilmente di diversi colori, le abbiamo spezzettate, anzi, triturate con le mani. Il risultato è stato un collage dai colori meravigliosi e super realistici! Abbiamo allora cosparso la chioma dell’albero con la colla vinilica e l’aiuto di un pennello. Infine, abbiamo sparso le foglie triturate sulle fronde dell’albero.

Poi è stata la volta dell’orso. Ancora una volta abbiamo cosparso la sagoma di colla vinilica, poi abbiamo usato un filo di lana grossa marrone per creare curve, cerchi, ghirigori e peli del folto manto di pelliccia. Infine il riccio. Per realizzare i ricci abbiamo ritagliato delle strisce sottili e lunghe di carta da pacchi. Le abbiamo poi arrotolate su una matita e poi incollate sulla sagoma di cartone. Se i ricci sono troppo lunghi si possono tagliare con la forbice, svolgendo un’ulteriore attività di manualità fine.

 

E il nostro bosco è pronto ad accogliere tutte le storie che vorremo raccontare per lui e con lui.

Qui te ne suggeriamo tre.

Su le zampe

Mamma orsa passeggia nel bosco con i suoi cuccioli, ma un incontro imprevisto la mette nei guai…Non servono parole per raccontare questa tenera storia, che riassume le tante vicende che in questi anni hanno avuto al centro gli orsi e il loro rapporto con gli umani nei territori in cui sono stati reintrodotti. Se l’amicizia infatti nasce subito tra l’orsetto e la bimba, non si può dire altrettanto per l’esploratore e l’orsa. Entrambi si mettono sulla difensiva e rimangono feriti dalle reciproche offese, ma a raccontare la storia, l’unica versione della storia sarà l’esploratore ed è proprio a lui che tutti crederanno. Per fortuna ci saranno tante persone pronte a difendere l’orsa e anche la bambina, nonostante la sua giovane età, non esisterà a raccontare ciò che ha visto. Un racconto dolce e delicato, un’occasione per parlare del nostro rapporto con la natura, o anche solo per raccontare una bella fiaba della buonanotte.

L’albero vanitoso

È la storia di un giovane albero, molto orgoglioso della sua folta e rigogliosa chioma. In primavera, non permette a nessuno, uccello o gatto che sia, di passeggiare sui propri rami per paura che le sue foglie si sciupino. Quando arriva l’autunno e vede prima ingiallire e poi cadere le proprie foglie si dispera e niente sembra consolarlo. Solo la vecchia Gazza si ferma a fargli compagnia sui rami ormai spogli, rassicurandolo che in primavera la sua chioma tornerà come prima. A quel punto l’albero capisce che nessuna foglia, nemmeno la più verde e rigogliosa del mondo vale quanto la compagnia di un buon amico.

La cura del ghiro

Tutti pensavano che il ghiro stesse facendo provviste per l’inverno. Il che, in parte, era vero. Nessuno però immaginava il vero motivo di quella strana raccolta. Un filo d’erba. Un sasso riscaldato dal sole. E una piuma, che i più attenti attribuirono a un’allodola. la scorsa primavera il ghiro e l’allodola erano stati inseparabili, anche se lei aveva le ali e lui no, si potevano incontrare sul ramo più alto. Anche se lei era la prima a svegliarsi e lui no, avevano molto da dirsi. Poi lei è partita, e il ghiro si prepara al letargo sapendo che probabilmente non si vedranno più. Ma al suo risveglio un altro canto gli accende la speranza nel cuore. La cura del ghiro, la cura dell’amicizia.

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