Brutti, sporchi e gentili è il libro scelto come prima lettura dell’anno dal nostro gruppo di lettura 11-13 anni.

Avevano una faccia feroce, ma non sembravano veramente cattivi. Cioè voglio dire: non tanto da trucidare un bambino. Ma lì per lì non ci avrei messo la mano sul fuoco. Soprattutto perché mi hanno puntato una pistola alla testa per farmi salire su una macchina. Non che servisse, in verità. Le loro facce facevano abbastanza paura da sole.

Queste prime righe ci fanno subito balzare il cuore in gola e provare paura, preoccupazione, angoscia per il destino del giovane protagonista.

Il giovane Alighiero De La tour, nobile rampollo famiglia più ricca della città, di anni 12, è scomparso. Anzi, è stato rapito.

Ma basta poco, appena una pagina, per cambiare completamente la prospettiva.

L’uomo al volante ha girato la chiave. Niente. Che tipi! Hanno una macchina che non riesce nemmeno a partire.

«La batteria è morta, merda! Saverio, scendi a spingere», ha urlato il vecchio alla guida.

«Ok, pa’!», ha risposto l’orso con la pistola.

In un attimo è sceso lasciando l’arma sul sedile. Un principiante di prima categoria; da non crederci. Ho guardato a lungo l’arma, mentre il vecchio se ne stava rabbioso, aggrappato al volante.

Non ho osato prendere la pistola. Né mi sarebbe servito a niente. Era di plastica. Una pistola giocattolo. Questi due energumeni erano proprio due comici a spasso.

A questo punto potremmo pensa che si tratti di un giallo in piena regola, di un thriller pieno di suspensce, che Alighiero non veda l’ora di tornare a casa e se la stia facendo sotto dalla paura.

E invece no.

Guillaume Guéraud scrive una storia noir che descrive con sguardo compassionevole e pungente ironia una famiglia di reietti, esclusi dalla società che si arrangiano come possono. L’unico vero male in questa storia è l’indifferenza. L’indifferenza che rende complici tutti coloro che fingono di non vedere una parte di società che esiste. Che esiste fuori da essa, nonostante essa, contro di essa.

L’unica occasione di salvezza per loro non è il pagamento del riscatto, ma è Giulia, l’unica in famiglia capace di scrivere.

Era una ragazzina della mia età. Sporca di fango e vestita di stracci peggio di tutti gli altri. Ma il suo lerciume e i suoi stracci non riuscivano a nascondere la sua intelligenza. Non era però l’intelligenza di quelli bravi a scuola. Era qualcosa che si vedeva, che si notava più di una macchia di sugo sulla camicia bianca di mio padre.

Era una grande boccata d’aria pura.

E poi era bella.

Bella da cadere stecchiti per terra.

Alighiero non ha nessuna voglia di tornare a casa. Per la prima volta è libero davvero di essere sé stesso. Ed è pure innamorato.

Io potevo bere quello che volevo. Potevo fare rumore mentre mangiavo. Potevo stare a tavola come mi pareva. Potevo parlare quando volevo e dire qualunque cosa. Non mi era mai capitato di partecipare a un pasto così pazzesco, strano, allegro come questo. Giulia rideva e mi faceva venir voglia di mangiare le sue risate.

Seguiremo le peripezie per realizzare il video per la richiesta di riscatto, naturalmente pieno di imprevisti tragicomici.

E sarà proprio il tentativo di rubare la videocassetta per registrare il video che insospettirà la polizia.

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