Per la prossima riunione del gruppo di lettura Coralli, che si terrà sabato 19 febbraio alle ore 10:30 dedicato ai lettori e alle lettrici dagli 11 ai 13 anni, abbiamo scelto di presentare il nuovo libro della casa editrice Il Barbagianni, Caro Mr. Henshaw, scritto da Beverly Cleary, con la traduzione di Susanna Mattiangeli.

Questo libro adotta il carattere ad alta leggibilità Easy Reading font, risultando piacevole e adatto anche per i lettori e lettrici più pigri o con dislessia.

Gli altri libri presentati sono: Insalata mista e Tu non sai di me, proprio quest’ultimo è stato scelto dai partecipanti come libro da leggere insieme. Prossimo appuntamento per parlare della lettura e scegliere insieme il prossimo libro sabato 19 marzo ore 10:30.

Per partecipare non devi fare altro che raggiungerci in libreria, la partecipazione è gratuita. Se invece abiti lontano puoi sempre ascoltare la presentazione nel nostro podcast e acquistare il libro nel nostro shop, noi ti invieremo il link per collegarti via zoom ed essere comunque dei nostri!

Puoi ascoltare la puntata del podcast Letture fatte a mano dedicata alla presentazione di Caro Mr. Henshaw.

Una storia scritta attraverso le lettere

Caro Mr. Henshaw è, come si dice in gergo “un romanzo epistolare” cioè una storia raccontata attraverso uno scambio di lettere. Pertanto, se dopo aver preso il libro in mano e iniziato a leggere le prime lettere hai cominciato a sfogliare le pagine cercando il punto in cui queste finissero per cominciare a leggere la storia vera e propria, beh, siamo già nel bel mezzo della storia vera e propria!

Non ti spaventare e continua a leggere: la cosa più bella di un romanzo epistolare è la scorrevolezza, le parole scivolano via a gran velocità e la curiosità aumenta lettera dopo la lettera perché gli indizi che portano avanti la storia sono seminati qua e là e appena ne trovi uno vuoi subito trovarne un altro per riuscire a mettere insieme i pezzi del puzzle.

Attraverso le lettere ci troviamo a scandagliare la mente del protagonista, un po’ medici alla ricerca di sintomi, un po’ detective indagatori, un po’ impiccioni.

La lettera infatti è un luogo sacro nel quale i propri sentimenti e i propri pensieri, lungamente custoditi, vengono messi a nudo e dati in pasto al lettore che ha la sacrosanta responsabilità di doverli maneggiare con cura e rispetto.

Spetta a noi aguzzare la vista e tutti i sensi per cogliere dei particolari della vita di Leigh in base a quello che lui decide di raccontare al suo autore preferito, Mr. Body Henshaw.

Un ragazzo normale

Dunque facciamo il punto, ecco cosa sappiamo sin dalle prime lettere. Leigh è in prima media, vive con sua madre e non vede quasi mai suo padre. È un ragazzo di quelli “normali”, non è né “dotato”, né “di talento”, non gli piace il calcio, non è nemmeno stupido. Fisicamente è abbastanza medio. In prima e seconda lo chiamavano Leigh la Pulce, ma ora è cresciuto e quando tutta la classe si mette in fila in ordine di altezza, lui è in mezzo. Si potrebbe dire che è il più medio della classe.

Sembra che nessuno sembra accorgersi di lui, ma le cose cambiano quando si parla di libri.

L’unica volta in cui qualcuno si è accorto di me è stato quando ho letto la relazione su Come far felice un cane. Dopo la mia presentazione, c’è chi è andato in biblioteca a prendere il libro.

Questo episodio ci deve far pensare sull’importanza per i ragazzi e le ragazze della lettura condivisa, dell’esperienza di far parte di un gruppo di lettura. La scelta di un libro da parte dei ragazzi è fortemente condizionata dal passaparola, cioè dal giudizio dei propri amici e dei propri coetanei. Una scoperta la cui prevedibilità è pari a quella che se metti la mano sul fuoco ti scotti, ma il cui valore, invece, rapportata all’esperienza dei gruppi di lettura condivisa è esaltante.

Il tempo che dedichiamo ad incoraggiare i ragazzi a parlare dei libri che hanno letto li stimola a leggere ancora di più.

Dopo il divorzio dei genitori Leigh si è traferito con la mamma in una nuova scuola di una città diversa. Nella lettera del 27 novembre, alla domanda «Ti piace andare a scuola?» Leigh scrive: «La scuola è OK, diciamo. È il posto dove stanno i ragazzini. La cosa migliore della prima media nella mia nuova scuola è che, se tengo duro, ne uscirò».

Si sente solo, è triste e arrabbiato anche perché un misterioso ladro gli ruba ogni giorno parte del pranzo.

Dei suoi genitori sappiamo che la madre fa la cuoca part time in un’azienda di ristorazione che fornisce catering di lusso. Per questo a scuola spesso glielo rubano, perché ha sempre cose buonissime. Il resto del tempo la mamma di Leigh frequenta un corso all’università per diventare infermiere ausiliare.

Il papà di Leigh fa il camionista e non è molto presente. Ce lo dice lui stesso quando parla delle cose che gli danno fastidio e dal suo elenco sembrerebbe proprio essere un tipo accomodante, ma il tono cambia quando si parla del padre: «Mi dà fastidio quando mio papà mi telefona e alla fine mi dice «Bè, riga dritto, ragazzo». Perché non mi può dire che gli manco e perché non riesce a chiamarmi Leigh? Mi dà fastidio quando non mi chiama per niente, cioè la maggior parte delle volte. Ho un atlante stradale e cerco di seguire i suoi viaggi quando ho sue notizie”.

Tenere un diario e coltivare gentilezza

Ad un tratto le lettere lasciano il posto ad un diario, così al posto di “Caro Mr. Henshaw” troviamo “Caro Mr. Henshaw-Per-Finta”. Leigh inizia a scrivere per sé stesso. Il tono a volte rabbioso con cui scriveva a Mr. Henshaw si scioglie mano a mano in una tristezza languida e dalle spire avvolgenti che sembra tenerlo intrappolato in una sorta di una autocommiserazione. Incapace di scuotersi, buono solo a prendersela con gli altri che a diverso titolo sono responsabili della sua infelicità.

Nel libro ci sono diverse figure che aiutano Leigh a sentirsi meglio: il custode, Mr. Fridley, che quando Leigh arriva la mattina troppo presto a scuola perché esce insieme a sua madre che deve andare all’università, si fa aiutare a tirar su la bandiera; c’è la bibliotecaria che quando arriva il nuovo libro di Mr. Henshaw e ben sapendo che si tratta del suo autore preferito glielo mette da parte in modo che sia il primo a leggerlo.

Non so se nella vita reale ci sono davvero persone così gentili, ma mi piace pensare che sia possibile. 

La loro presenza è discreta e mai di commiserazione.

«Così, hai dei problemi. Bè, tutti ne hanno, se ti prendessi il disturbo di notarlo» gli dice Mr. Friedly. E ancora: «Fare la faccia da duro e prendere a calci i pranzi degli altri non sarà d’aiuto» ha detto Mr. Fridley.

Figure gentili che insegnano a Leigh a coltivare gentilezza anche verso sé stesso. Come quando dopo tanti tentativi riesce a progettare un sistema di allarme per impedire al misterioso ladro di rubargli il pranzo. Il suo piano riesce e lui è contento, anche se non è riuscito a scoprire l’identità del ladro.

Forse era solo qualcuno con una madre che prepara cattivi pranzi: sandwich alla marmellata su pane che sa di kleenex. O forse qualcuno che doveva farsi il pranzo da solo e a casa non aveva mai niente di buono. Ho visto compagni guardare nella sacca, tirare fuori i biscotti e buttare via il resto. Mr. Friedly ha sempre l’aria preoccupata quando vede queste cose. Non dico che rubare i pranzi sia giusto. Dico solo che sono contento di non sapere chi fosse il ladro perché devo andare nella sua stessa scuola.

Avere iniziato a tenere un diario è servito a Leigh a cambiare punto di osservazione: nelle lettere il punto di vista era sempre e solo il suo. Ora invece ha imparato a osservare mettendosi nei panni degli altri.

La nostra opinione

Caro Mr. Henshaw è un racconto credibile, che parla del passaggio dall’infanzia all’adolescenza con una lingua autentica, che non ha bisogno del lieto fine a tutti i costi perché la realtà è che non possiamo pretendere dagli altri più di quanto possano darci. Dobbiamo sforzarci di cogliere l’impegno, la buona volontà. Non misurare il bene che proviamo in base alla soddisfazione delle nostre aspettative. Perché appunto, le aspettative sono solo le nostre.

Sei un bravo ragazzo, Leigh. Sono orgoglioso di te e proverò a non deluderti.

Dopo mesi è andato a trovarlo, certo, doveva caricare un carico di broccoli da quelle parti, ma ha fatto tutto il resto della strada perché lo voleva davvero rivedere. Suo figlio gli mancava davvero. Di fronte alla verità Leigh si sente ancora triste e, allo stesso tempo, molto meglio.

Senza volare troppo alto, senza promettere ciò che probabilmente lo farebbe sembrare un buon padre, ma potrebbe non riuscire a mantenere. Suo padre gli dice che ci proverà davvero, farà del suo meglio. E questo lo rende autentico e credibile agli occhi del figlio.

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