Tu non sai di me

1 Marzo 2022 | Gruppi di lettura

Il terzo libro presentato nel corso della riunione di Coralli, il gruppo di lettura dedicato ai giovani lettori e lettrici dagli 11 ai 13 anni, è Tu non sai di me, di Luisa Mattia, pubblicato dalla casa editrice Lapis.

Questo libro è stato scelto dai ragazzi e dalle ragazze come libro da leggere insieme. Ogni riunione del gruppo di lettura, infatti, sono i ragazzi e le ragazze a scegliere quale sarà il prossimo libro che leggeranno. Gli altri libri presentati sono: Insalata mista e Caro Mr. Henshaw.

Prossimo appuntamento sabato 19 febbraio alle ore 10:30 per parlare insieme del libro e per scegliere insieme la prossima lettura. Per partecipare non devi fare altro che raggiungerci in libreria, la partecipazione è gratuita. Se invece abiti lontano puoi sempre ascoltare la presentazione nel nostro podcast e acquistare il libro nel nostro shop, noi ti invieremo il link per collegarti via zoom ed essere comunque dei nostri!

Sara (o del coltello)

Gettò il coltello nel lavandino e, aperto il rubinetto, fissò per qualche secondo l’acqua che, goccia dopo goccia, ne ripuliva la lama. Solo allora si rese conto che la punta si era spezzata e le sembrò di essere spezzata anche lei.

Come era cominciata? Come, come, come?

– Mi ascolti?

E non che non lo ascoltava. Conosceva la tiritera di lamentazioni che le stava rovesciando addosso. Era sempre la stessa, ormai da parecchi mesi.

– Non parli, eh!

E no che non parlava. Che avrebbe dovuto dire? Quelle di suo padre non erano domande ma il solito elenco delle sue mancanze.

Per tutta la notte, Sara – coltello in pugno – aveva inciso i contorni della sua città ideale e, a ogni incrocio, a ogni bivio, all’inizio di ogni ponte, aveva disegnato sé stessa. E se le toglievano matite e penne e colori, avrebbe graffiato i muri.

Per attraversare ogni ponte, tentare ogni via.

Benedetto (o degli abiti)

– Bisogna avere cura delle piante, va predicando da che ho memoria. E aggiunge poi “La natura lasciata a sé stessa va in confusione!”. E ride perché le sembra una battuta divertente.

Io non rido quando guardo le piante del giardino. Stanno in fila come un plotoncino di reclute, tutte uguali. Non c’è una foglia in più di un’altra, non un fiore che abbia qualche petalo un po’ appassito. Lei gli mette anche le retine intorno. E gli elastici. E i sostegni. “Devono venir su come voglio io”.

Li ho strappati. I suoi fiori, dico.

Li ho ammucchiati oltre l’aiuola, accanto a un fosso. Cresceranno? Forse sì. E lo faranno come gli pare.

E in quel momento ho capito che toccava a me. Che mi dovevo liberare con le mie mani.

Avanzo lentamente sul prato. Prima di uscire mi sono tolto abiti e scarpe. Sono nudo e sto bene.

Mirta (o del quadro)

Sembrano sorelle! Siete così somiglianti che non si distingue la madre dalla figlia!

Avevano fatto i complimenti a madre e figlia tante volte che aveva perso il conto, con quella frase fatta che a Mirta sembrava un’offesa.

Mirta sbuffava a ogni ricordo entusiasta delle gesta di sua madre ragazzina e temeva il momento – che arriva sempre – in cui qualcuno – parenti, in genere – si mettevano a fare paragoni.

– E la Mirta che combina? È brava come la mamma?

Mirta era intelligente e questo bastava. Raramente dicevano che era bella.

– Mirta è una bella ragazzina. Crescendo diventerà bella come la sua mamma!

Davanti a uno specchio Mirta restava a controllarsi i brufoli cercando – senza trovarla – la promessa di una somiglianza con la madre.

Che gliel’avrebbe fatta pagare lo aveva giurato. Se la ricordava ogni giorno, quella promessa. Sarebbe arrivato il momento giusto, l’occasione giusta. Arrivò sotto forma di un quadro.

Gabriele (o dei fiori)

La sorellina.

E niente. A me piaceva da matti essere figlio unico.

Oggi, penso a lei, alla sorellina-carognetta-piccina-tesoro. Penso che non la volevo. Penso che ho già quattordici anni e devo farle da custode, da intrattenitore, da nonsochecosa.

La vedo imboccare un sentiero che qualcuno, prima di noi, ha battuto facendosi largo tra l’erba alta per cogliere dei fiori. Più in là scorre un torrente. Lei avanza. Dovrei chiamarla ma non lo faccio. Mi fermo. La guardo perdersi tra l’erba.

La mia voce di dentro mi dice “Devi andarle dietro. Falla tornare. È pericoloso”. Però, c’è anche un’altra voce, in me.

E dice “Lasciala perdere. Che vada come vada. Mica è compito tuo stare di guardia alla carognetta. Perché è carognetta, no? Sempre al centro dell’attenzione, sempre appiccicata a te, sempre a chiedere. I tuoi l’adorano. Come tutti, del resto. Da quando è arrivata lei, che vita fai? Gli hai dovuto cedere la tua stanza. Quando studi ti interrompe continuamente. Quando chatti vuole parlare anche lei… Hai smesso di essere bambino, da quando è arrivata. Purtroppo è nata. Lascia che sia”.

Maria (o delle scarpe)

Lei era quella che ballava a piedi nudi. Lei era quella che ballava a piedi nudi e muoveva le braccia e sollevava le sottane e batteva i talloni e poi le dita sul pavimento. Era lei quella che faceva una giravolta e si teneva dritta su una gamba sola, prima di lasciarsi scivolare a terra e incrociare le gambe e far finta di essere stanca. Ma era solo una finta perché, subito, si rialzava e spingeva sui piedi per saltellare al ritmo di una musica che nessuno sentiva ma lei sì che la sentiva.

Maria ricordava bene quella libertà. Era stata felice da piccola, poi era cresciuta.

Le scarpe la costringevano a stare con i piedi per terra. Un dolore strano, prima lieve e poi sempre più forte, le aveva tolto il respiro un po’ alla volta. Era un dolore del piede ma nasceva all’altezza dello stomaco e premeva sul petto.

Poi le regalarono anche le scarpe da ballo.

– È la tua passione.

No che non era la sua passione. Con le scarpe, no. Senza scarpe, sì. Era libera.

Il giorno del saggio di fine corso avrebbe avuto gli occhi del pubblico inchiodati su di lei.

– Dai il meglio di te – l’aveva incitata la madre.

– Sii te stessa. e andrà tutto bene – aveva specificato suo padre.

Sii te stessa. Se lo ripeté e decise di obbedire a quell’incitamento.

Sergio (o del martello)

– Se non mi lasciano stare insieme a te, mi ammazzo – ha detto Clara.

– Scherzi? – ho chiesto io.

Lei ha fatto cenno di no e s’è messa a piangere a dirotto. Quando fa così io non la sopporto. Cioè, voglio dire che la amo di più e non sopporto che stia male. Per colpa di quei due.

– Sono disperata – ha aggiunto e io mi sono sentito che dovevo fare qualche cosa, che dovevo dirle una di quelle frasi che ti ricorderai per tutta la vita e tu sarai orgoglioso di aver detto le cose giuste al momento giusto.

– Tu non ti ammazzi, perché io li ammazzo prima!

– Lo facciamo insieme!

Così ha detto Carla e io mi sono sentito pieno di forza, con un’euforia che non mi credevo di avere. Stavolta l’ho baciata io e mi sentivo una specie di eroe, un uomo vero che difendeva il suo amore e mandava al diavolo tutto e tutti, meno che lei, ovviamente.

Poi ho sentito una voce. Il padre. Era il padre.

– Sergio, vero?

Ha detto il mio nome e non so perché mi sono emozionato perché l’ha detto e basta e nella sua voce non c’era rabbia o chissà che disprezzo.

– Un attimo – ho detto. – Poso il martello.

Simona (o delle forbici)

Più che una ragazza è un fagotto – aveva commentato Simona, il primo giorno di scuola.

Le amiche di classe avevano riso forte, un po’ sguaiate quando aveva aggiunto: – Sembra un sacco della spazzatura. È una… Monnezza!

Così l’avevano subito battezzata: Monnezza, cioè immondizia, lordura, sudiciume e via così. Si chiamava Tiziana, quella pelosa e infagottata, ma se n’erano subito dimenticate. Monnezza e basta, era diventata.

Provava un gran gusto a umiliarla. Poi un giorno si stufò anche lei di ripetere sempre le stesse cose e si presentò a scuola con un paio di forbici.

– Monnezza, oggi ti accorciamo la gonna!

E fu il giorno il giorno dopo.

Fu quello il giorno in cui Simona le altre accolsero Tiziana come sempre, chiamandola Monnezza, tirandole i capelli e facendole apprezzamenti sulla gonna – un’altra – e imbrattandole il quaderno.

Fu quello il giorno in cui Tiziana seguì le lezioni in silenzio, come sempre.

Fu quello il giorno in cui Simona chiese di andare in bagno.

Fu quello il giorno n cui Tiziana chiese di andare in bagno.

Fu quello il giorno.

Lorenzo (o della coperta)

Mia madre se n’è andata.

Mia madre ci ha lasciati.

Mia madre mi ha lasciato.

Dice che è perché sta male.

Dice mio padre che è perché sta in ospedale.

Dice mio padre che non è mica morta.

Dice mio padre che poi torna.

Dice lui.

Dice mio padre guarda che torna.

Dice mio padre quando torna sarà meglio di prima.

Io voglio mia madre. Voglio che torni il prima.

Da quando lei sta male mi sento una rabbia che non so dire. Ce l’ho con lei che non si regge in piedi e dico io perché s’è ammalata, perché? Ce l’ho con me che faccio ‘sti pensieri balordi. Ce l’ho con mio padre che non mi dice mai niente ma lo vedo che non gli piace quello che faccio, quello che dico e pure quello che non dico. Ma se non dico niente mica vuol dire che non sento niente!

E allora mi parlo dentro. Dentro di me e mi dico un sacco di cose brutte, perché vorrei essere quello che non sono. Affondo la faccia nel cuscino, mi avvolgo nella coperta che fosse un nido.

Rosa (o dello specchio)

Mi hanno chiamato Rosa.

– Eri così bella! – dice mia nonna.

Ogni volta che dice così mi vengono i nervi.

È per via del tempo del verbo: imperfetto.

Così mi sento: incompiuta, scadente, carente di qualcosa.

Lei dice “eri bella” e già mi sembra di aver perso ogni grazie e ogni possiblità.

Lo ero, bella.

Adesso non so. Mi danno i voti e sembra che non arrivino neppure alla sufficienza. Guardati allo specchio. Bada a te. A dovere.

Mi sono specchiata e vedo quella che sono io adesso. Non quella che ero. Non quella che sarò.

Non c’è rosa senza spine e io, che mi chiamo Rosa, fedele al mio nome, ho molte spine.

Tu non sai di me: la nostra opinione

Rabbia e ostilità, pesantezza e livore. Vergogna, umiliazione. Un gorgo di gelosia e impotenza che rendono disperati e facili prede della cattiveria.

Sara, Benedetto, Mirta, Gabriele, Maria, Sergio, Simona (e Tiziana), Lorenzo, Rosa sono i nomi assegnati per essere riconosciuti nel mondo ad anime, cuori, cervelli che quei nomi non sanno più cosa significhino. 

Nomi scritti su un certificato di nascita da una mano pesante che insieme a quel nome ha scritto anche un progetto di vita che schiaccia la vita.

Caro genitore, sei in grado di rinunciare alla proprietà di tuo figlio o di tua figlia affinché possa farsi strada nel mondo?

Sei pronta mamma, sei pronto papà a perdere tuo figlio e tua figlia perché siano uomini e donne libere?

Tu non sai di me, è un romanzo corale, un diario scritto a più mani da ragazzi e ragazze creati da Luisa Mattia che custodiscono un segreto e non vedono l’ora di rivelarlo al mondo. 

L’occasione sarà un coltello, degli abiti, un quadro, dei fiori, delle scarpe, un martello, delle forbici, una coperta, uno specchio. 

Gesti incomprensibili e inspiegabili solo per chi vede senza riuscire a guardare, sente senza ascoltare, ama l’idea di te, ma forse non ancora te.

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Minuti contati: leggi il libro, visita il museo e fai un pic nic con l’autrice

Minuti contati: leggi il libro, visita il museo e fai un pic nic con l’autrice

Siete mai stati a Villa Borghese?

Un parco incantevole in cui i vialetti si snodano tra alberi altissimi e si aprono su radure improvvise o laghetti fiabeschi e fontane zampillanti. Al centro del parco c’è un edificio maestoso, la Galleria Borghese, che raccoglie esposizioni d’arte uniche al mondo per valore e bellezza. Qui è ambientata la storia di Minuti contati, un’avventura mozzafiato tra arte e storia, amicizia e solidarietà.

Qui festeggeremo un anno di letture insieme con i gruppi di lettura 8-10 e 11-13 anni e tutti e tutte coloro che vorranno unirsi a noi prima delle vacanze.

Qui potremo fare una visita guidata al museo, per svelare ogni retroscena dei corpi delle statue del Bernini e dei volti dei quadri del Caravaggio che hanno animato la storia.

Qui potremo incontrare l’autrice del libro, Maria Beatrice Masella, in un pic nic sull’erba.

Trova gli indizi e risolvi il mistero

Minuti contati è la storia di Stella e di Ricky, due ragazzi che frequentano il liceo artistico e hanno accettato di fare uno stage nella Galleria Borghese. È la storia di una mattina come tante alla Galleria, folle di turisti sciamano nei corridoi girando intorno alle opere d’arte che le guide descrivono ciascuna in una lingua diversa, svelando i segreti che l’arte riserva sempre a chi li voglia ascoltare. E poi è arrivato lui, ci ha messo pochi secondi: ha aperto lo zaino appoggiandolo fra i suoi piedi prima di consegnarlo al guardaroba, ha estratto un pacco, una specie di busta gialla rigonfia che ha fatto scivolare veloce dentro la giacca.

Così ha inizio una inquietante caccia al tesoro, una sfida di enigmi in cui ogni mossa può risultare fatale e il prezzo da pagare altissimo: qualcuno minaccia di far saltare in aria la Galleria Borghese e ha seminato indizi intorno alle opere d’arte. È come se le statue prendessero vota e raccontassero la loro storia, così lontana e così vicina. I loro dolori e le loro speranze sono quelli che animano ancora popoli afflitti dall’oppressione, dalla tirannia e dalla minaccia di un futuro senza sogni.

Cosa succederebbe se Stella e Ricky arrivassero troppo tardi?

Lotta va al museo

Per l’ultimo appuntamento della stagione dei gruppi dei lettura 8-10 e 11-13 anni, abbiamo scelto di festeggiare con un evento speciale: chi acquista il libro potrà partecipare alla visita guidata alla Galleria Borghese, sabato 15 giugno, alle ore 16:00, e fare un pic nic nel parco insieme all’autrice Maria Beatrice Masella.

Abbiamo bisogno della cultura e dell’arte come dell’aria, per esistere come individui e come persone che appartengono a una società. Sono i punti di riferimento che ci servono per capire chi siamo, da dove veniamo e chi vogliamo essere. Sono le radici che fondano la comunità alla quale apparteniamo, i fili verso i quali protendiamo le braccia per cogliere nuove occasioni e opportunità. Sono eccezionali strumenti per sensibilizzare, di mettere in discussione abitudini sociali e promuovere cambiamenti di comportamento nella nostra società.

Sono il modo migliore che conosciamo per festeggiare un anno di letture insieme.

 

Chi può partecipare?

Tutti e tutte! Chi ha partecipato ogni mese ai gruppi di lettura, chi è venuto una volta e mai più, chi non è venuto, ma ha sempre desiderato, chi non ha mai potuto perché abita lontano o non ha mai avuto l’occasione giusta.

 

Quanto costa?

Il prezzo del libro. Incluso con l’acquisto del libro c’è la visita guidata alla Galleria Borghese (abbiamo già prenotato noi l’entrata di gruppo) e il pic nic nel parco con l’autrice.

 

Quanto dura?

Appuntamento ore 16:00 davanti alla Galleria Borghese, ognuno può raggiungerci con i mezzi propri. La visita durerà circa un’ora e poi ci ritroveremo all’esterno del museo per un pic nic durante il quale incontreremo l’autrice del libro, Maria Beatrice Masella. Potremo fare domande e confrontarci sulla lettura del libro, chiacchierare e scambiarci opinioni. In tutto circa due ore e mezza.

 

Come faccio a partecipare?

Acquista il libro in libreria o nello shop qui

Nuove ribelli: ad aprile scopriamo le graphic novel con l’illustratrice Vittoria Macioci

Nuove ribelli: ad aprile scopriamo le graphic novel con l’illustratrice Vittoria Macioci

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 e per questa occasione scopriamo le graphic novel con Vittoria Macioci, autrice e illustratrice del libro Nuove Ribelli.

Dopo Lotto ogni giorno continuiamo a parlare di storie di coraggio, di impegno, di determinazione. Ma questa volta parliamo di ragazze di oggi. Nuove ribelli dà voce ai diritti di quelle bambine e di quelle ragazze diversissime tra loro, pronte a pagare il prezzo di andare contro corrente, a segnare un prima e un dopo con il loro comportamento, a ispirare senza giudicare. 

La storia di Malala Yousafzai e quella di Greta Thunberg sono già note, ma ci sono altre ragazze che credono che le cose possano cambiare. Ora. A partire da ognuno di noi. 

Sono Emma González e i ragazzi di Parkland sopravvissuti a una sparatoria in un liceo americano e diventati la lotta per il controllo delle armi negli Stati Uniti.

Sono Melati e Isabel Wijsen in Indonesia, capaci di mobilitare migliaia di persone pur di pulire le proprie spiagge. Un passo alla volta, un sacchetto alla volta. 

È Yousra Mardini, campionessa di nuoto siriana impegnata nella lotta per la sopravvivenza e per proteggere i propri cari e gli esseri umani intorno a sé. 

Quello che fanno è passare dalle parole ai fatti, dimostrando che nessuna sfida è troppo grande, nessun sogno è troppo piccolo, quando si costruisce una comunità in cui vengono prima le persone e le loro vite. 

Non resta che leggere e fare la nostra parte. 

 

Incontro con l’autrice in libreria

Sabato 13 aprile è stata ospite in libreria l’autrice e illustratrice Vittoria Macioci che ha realizzato le tavole della storia dedicata a Malala Yousafzai nell’antologia Nuove Ribelli.

Insieme a lei abbiamo conosciuto le storie delle protagoniste del libro, ascoltato il processo creativo dietro la realizzazione delle storie e riflettuto insieme su quanto siamo importanti le loro testimonianze.

Abbiamo posto domande, interrogandoci su come sia possibile prendere una pallottola in testa quando si va a scuola o dentro scuola. Perché mai ci si dovrebbe sentire al pericolo dentro casa propria, tanto da rischiare la vita a bordo di imbarcazioni fatiscenti pur di andare via. Di quanto ognuno di noi possa fare la propria parte, con le proprie parole, con i propri gesti.

Noi abbiamo fatto la nostra parte aprendo la mente, il cuore e le orecchie. Ci ritroveremo in libreria sabato 11 maggio alle ore 10:30 per l’ultimo appuntamento del gruppo di lettura per questa stagione, parleremo delle nostre storie preferite e registreremo un nuovo episodio del podcast.

Ora tocca a te.

 

Nuove Ribelli

di Brett Parson, Fabien Morin, Gijé, Jocelyn Joret, Julien Derain, Laurent Hopman, Rebecca Traunig, Vittoria Macioci, con la prefazione di Randa Ghazy e la traduzione di Stefano Andrea Cresti, Tunuè

 

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COME FACCIO A PARTECIPARE?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Qui il calendario con tutti gli incontri.

ABITI LONTANO? LEGGIAMO INSIEME, ANCHE A DISTANZA!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o l’intera terzina (con lo sconto del 5%) e le spese di spedizione sono gratuite.

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 e torna l’appuntamento con lo scambio posta Pelledoca!

Grazie alla casa editrice Pelledoca, specializzata in storie da brivido, capaci di tenere il lettore con il fiato sospeso e gli occhi incollati alla pagina, torna l’avventura Scambio Posta Pelledoca. A novembre avevamo avuto modo di partecipare al primo scambio e avevamo letto l’incipit in esclusiva di quello che poi è diventato il libro del mese!

Ogni partecipante al gruppo di lettura ha ricevuto una busta personalizzata. Ogni busta contiene:

  • un aneddoto da dietro le quinte, ovvero qualcosa di particolare e curioso legato alla realizzazione di un libro Pelledoca: questo mese dedicato a L’impero invisibile, di Gabriele Nanni;
  • un’anticipazione esclusiva: questo mese l’incipit di Frammenti di oscurità, il romanzo di Stefania Cornago, in uscita a fine marzo;
  • un breve racconto d’autore inedito, scritto appositamente per SPP: questo mese Il mio nome è Violet Hellman di Chiara Cacco;
  • il cruciverba Pelledoca.

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a febbraio? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di febbraio e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 16 marzo alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese:

Spiriti dello Tsunami

di Daniele Incastro, Pelledoca

Un libro da brividi perché è attraversato costantemente da un filo di angoscia, ma è una storia di grandi sentimenti ed emozioni profonde che scava nella reazione dei sopravvissuti alla morte improvvisa di loro cari, mostrando un lato diverso del dolore, un dolore fatto di compostezza, ma che riusciamo lo stesso a provare sulla nostra pelle. Ascolta i commenti dei nostri lettori e delle nostre lettrici nell’ultimo episodio del podacast.

Il pavimento iniziò a tremare. I vetri ronzarono. Il lampadario oscillava nell’aria. I cassetti si aprirono in un tintinnio di posate.

È il 2011 e il Giappone è attraverso dall’onda di un violento tsunami che provoca circa 20.000 vittime e 5.000 dispersi. Marco, il fratello di Andrea è fra questi. Da quel giorno la vita di Andrea non è più la stessa.

Andrea voleva diventare come Marco, leggero, sicuro di sé, incurante di qualsiasi fallimento, capace di insegnare ai giapponesi lingua e cultura italiana con la schiena dritta e realizzare i suoi sogni. Finché il terremoto più potente della storia del Giappone, il quarto a livello mondiale, lo aveva spazzato via dal pianeta, ma non dalla sua vita. Marco c’è ancora, ma lo vede solo Andrea: era lui, suo fratello, ma un blu innaturale colorava le sue unghie e i suoi vestiti gocciolavano. Insomma, uno spirito. Certe cose pensi che accadano in tv, al massimo on line, mai per davvero. Mai a te. E invece.

Si chiamano Yurei, sono le anime delle persone che, dopo morte, non riescono a lasciare il mondo dei vivi e raggiungere in pace lo Yomi, l’aldilà, almeno finché non saranno placati. Secondo le antiche tradizioni giapponesi quando gli spiriti sono animati da emozioni molto forti o se hanno subito una morte violenta o i riti funebri non vengono eseguiti restano in una sorta di limbo che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Marco avrebbe potuto e voluto fare ancora tante, tantissime cose, come insegnare all’università, vedere un’altra nevicata, sposare la sua fidanzata Tanako, ma è arrivato lo tsunami a spazzare via sogni e desideri. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e non ha potuto ricevere una degna sepoltura. Il fatto che sia ancora lì significa che c’è qualcosa di irrisolto. E Andrea sa di cosa si tratta, anche se ha fatto di tutto per nasconderlo ai genitori. C’è la testimonianza di un uomo del posto che dice di aver salvato lui i ragazzi, non suo fratello. Solo che è un bugiardo. E ora quell’accusa infame tiene Marco nel limbo.

Così Andrea decide di andare a Kamaya, sul luogo della tragedia. Lì incontra i sopravvissuti, occhi bassi e silenzio, unghie che scavano la pelle sulle nocche in risposta alle domande. E poi Yoko, una ragazza che sembra ascoltare le storie di chi non c’è più. A quanto pare, Andrea, non è il solo a parlare con i morti e vedere i fantasmi. Non è il solo a dover fare i conti con la vita che chiede prepotentemente di andare avanti.

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Ecco gli altri libri della terzina:

Emma e i fantini detective 

di Laura Orsolini, Pelledoca

Il cadavere di un cavallo viene ritrovato all’alba sulla spiaggia di Forte dei Marmi. Come un tronco enorme straccato dal mare. Lo ritrova Bianca, amante della corsa, della musica classica, dei cavalli. Bianca infatti è proprietaria di un maneggio, il maneggio Biancavallo.

Sarà annegato, pensa il dottor Carlo Del Carlo, medico incaricato di eseguire l’autopsia e veterinario del maneggio di Bianca. Lo stesso maneggio dove i genitori di Emma hanno deciso di farle trascorrere una vacanza nel tentativo di superare il mutismo selettivo in cui si è chiusa dopo la scomparsa del cane. “Vedrai che tornerà” le avevo detto, “vedrai che lo ritroveremo”, “vedrai che sta bene”. Emma aveva collezionato un numero consistente di “vedrai”. All’inizio ci aveva creduto, poi aveva sperato e poi erano cominciate a scendere le lacrime. E piano, piano Emma non ebbe più voglia di ridere, né di stare con le amiche, né di studiare, né di leggere. Poi smise di parlare. Non parlava più. Con nessuno. Aveva promesso di non affezionarsi più a nessun animale, ma non aveva fatto i conti con Bandito, un cavallo particolarmente difficile, che non si lascia montare nemmeno dai fantini più esperti. Ed esperti sono Onesto, Gilberto e Pierugo che cavalcano da anni e ogni estate si ritrovano al campo estivo del maneggio di Bianca.

E proprio lì era diretto quella sera il maresciallo Bonacoscia, deciso a scambiare quattro chiacchiere con Bianca per capire che idea si era fatta lei. La causa della morte è l’annegamento, avvenuto circa due giorni prima del ritrovamento, ma nei polmoni è stata ritrovata acqua dolce. Il microchip, invece, non è stato ritrovato. E il cavallo era malato. Secondo il dottor Del Carlo il cavallo era proprietà di un circo. Si era ammalato e stava morendo. Il padrone se ne deve essere accorto e, per evitare i costi dello smaltimento e i controlli l’ha portato al fiume e fatto annegare.

Non è dello stesso avviso Bianca. Secondo lei si tratta di rapimento e di scommesse clandestine. Pierugo, Gilberto e Onesto si erano acquattati sotto la finestra della sala da pranzo dove Bianca e il maresciallo avevano chiacchierato. Emma era dietro di loro. Così nascono i Fantini Detective, per risolvere il mistero di chi ha ucciso quel cavallo e scoprire che insieme si possono affrontare anche quei problemi che da soli ci sembrano così difficili e insormontabili.

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La fuga di Pat

Di Roberto Piumini, Pelledoca

Questa storia inizia in una locanda nella campagna inglese, lungo una strada secondaria, non certo una mèta frequentata da turisti. Un ragazzo di dodici-tredici anni è seduto a un tavolo da solo. Indossa occhiali scuri, nonostante il cielo grigio, una lastra compatta di nuvole, non li renda in alcun modo necessari. Sembra spaventato: lancia occhiate al piazzale davanti alla locanda dove è parcheggiata una sola e unica auto, quella di Sam, fotografo e unico altro avventore della locanda. Sam guarda il ragazzo come guarda l’obiettivo della sua macchina fotografica, attentamente e con pazienza, cercando di cogliere ogni dettaglio. Con la netta sensazione di averlo già visto da qualche parte. Intuisce che quel ragazzo sta scappando, non sa da chi o da cosa, ma non c’è tempo di scoprirlo perché nel frattempo un’altra auto è arrivata nel piazzale.

È così che inizia la fuga di Pat, giovane promessa del calcio inglese dal Centro di Fulton.

Perché sta fuggendo? Chi lo sta cercando? Come hanno fatto ad arrivare alla locanda e a rintracciarlo così velocemente? Nessun genitore organizza un inseguimento come quello. E infatti nessuno ha denunciato la scomparsa di Pat, lo sappiamo dalla telefonata di Sam al suo amico ispettore Philip Constable. Né la madre, né nessun altro, ma a inseguirlo ci sono due responsabili del centro di. Lì Pat non stava bene. Giocare a calcio era la sua più grande passione, ma la vita che faceva lì non gli piaceva. Lo aveva scritto alla madre nelle lettere che non aveva mai spedito. Per non farla preoccupare, per evitare che rescindessero il contratto e l’assegno che veniva spedito ogni mese a lei e ai suoi fratelli. Eppure Pat non stava bene. I risvegli di notte si erano fatti sempre più frequenti, il batticuore al risveglio, quel nervosismo che non lo abbandonava mai.

Scappare era diventato un bisogno, un minuto prima di farlo aveva sentito una paura improvvisa come una minaccia. Sam decide di chiamare Paul, un giornalista sportivo e suo vecchio amico, è lui che gli consiglia di rivolgersi alla dottoressa Malstone. In passato aveva indagato sul funzionamento dei centri sportivi e in particolare su quello di Fulton, ma non era uscito fuori niente. Bisognerebbe analizzare il cibo, quello che viene dato ogni giorno, per un certo periodo, senza che nessuno se ne accorga. C’è motivo di credere che ci mettano delle sostanze non consentite, per aumentare muscoli e rendimento, ma a che prezzo?

Per scoprirlo c’è un solo modo, ma per questo bisognerebbe che far tornare Pat lì dentro.

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Per chi invece acquista il bundle, con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

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