Durante l’ultimo incontro di Coralli, il gruppo di lettura dedicato ai lettori e alle lettrici dagli 11 ai 13 anni, abbiamo scelto di leggere insieme Due hotel e un delitto, di Erika Torre, pubblicato dalla casa editrice Pelledoca.

In ogni incontro i ragazzi e le ragazze scelgono un nuovo libro da leggere tra tre proposte. Prossimo appuntamento sabato 23 aprile ore 10:30 in libreria. Parleremo di Due hotel e un delitto e sceglieremo il prossimo libro da leggere. Per partecipare raggiungici in libreria oppure partecipa a distanza via zoom (scrivici!). Puoi scegliere il tuo prossimo libro leggendo la presentazione oppure ascoltando il podcast. Buona lettura!

A Rebecca sembrava che ultimamente tutti si preoccupassero un po’ troppo dell’hotel rivale, Il Rocca Blu con le persiane e le tende blu elettrico, e troppo poco degli ospiti del Belfiore, Gioiello del lago, un sogno racchiuso tra i boschi, una fila di rododendri a circondare il prato come un abbraccio. A dividere le due proprietà c’era solo la strada che risaliva la collina fino alla rupe: un bel tratto di lungolago era in realtà un campo di battaglia segreto. Il nemico poteva essere chiunque; un cameriere che fingeva di legger il giornale e invece spiava le mosse del cameriere dell’altro hotel, o la donna delle pulizie che un attimo prima parlava al telefono e quello dopo inseguiva un lavapiatti che le aveva rigato l’auto. Ma nessun ricordava quando e perché fosse iniziata la guerra tra gli hotel.

Oggi Rebecca compie 10 anni, a svegliarla era stata la voce di un tuono, un rombo vicinissimo, tanto da far tremare la finestra. Le strade di Sottorupe dovevano essere allagate dal maltempo, ma Rebecca non ha bisogno dell’ombrello, oltre la porta di casa non c’era un vialetto, ma un tappeto rosso.

Il suo appartamento si trovava dietro la reception dell’hotel Belfiore e poi non aveva bisogno di uscire, doveva soltanto raggiungere la biblioteca, dall’altra parte dell’hotel. Lì c’era tutto quello di cui aveva bisogno: una cornice contenente un articolo di giornale dal titolo Salvi per miracolo!, il quadro con la cascata, una credenza per piatti, una sedia a dondolo, una cassapanca, un comodino. Da quando aveva cinque anni, Rebecca aveva ricevuto in regalo da sua madre un mobile con dentro un indizio per una piccola indagine. La madre di Rebecca era un’investigatrice della squadra mobile, ma per Rebecca era la squadra del Mobile e su questo piccolo equivoco avevano costruito una tradizione che si rinnovava di anno in anno.

Oggi però Rebecca sa che non ne riceverà altri, perché la mamma non c’è più. Prima era lei che riusciva a mettere pace nella lite tra i due hotel rivali. Ma ora?

La rissa

Proprio lì quella sera si scatenò la rissa. Rebecca si precipitò fuori dall’hotel cercando di mettersi in mezzo per placare gli animi, ma nessuno l’ascoltava: camerieri, lavapiatti, aiuto cuochi, stavano accorrendo da entrambi gli hotel. Suo padre aveva un’espressione furente e la intimò di rientrare.

Così fece. L’ultimo cosa che vide prima di correre all’hotel fu suo padre che fronteggiava il portiere Longo ordinandogli di allontanarsi. Ma quello non arretrava affatto; si fece avanti e alzò un pugno.

La mattina dopo Edo Longo era ancora lì, riverso a terra sulla schiena, il viso rivolto verso il cielo; i suoi occhi vacui e la bocca socchiusa gli davano un’aria sorpresa come se non potesse credere a quello che gli era successo. Edo Longo era morto. Alzando lo sguardo carico di preoccupazione, Rebecca notò Jacopo, il figlio della proprietaria del Rocca Blu. Strafottente, viziato, prepotente.

Jacopo era stato lì la sera prima ed era lì ora. Jacopo non poteva non sapere. Avrebbe raccontato a chiunque quello che aveva visto. Che suo padre si era scontrato con Longo poche ore prima della sua morte e che il suo portafogli era stato ritrovato accanto al corpo. Tutti avrebbero pensato che era stato lui ad ucciderlo. Rebecca indietreggiò lentamente, e a passi barcollanti si allontanò dalla scena. Stava arrivando una tempesta diversa dalle altre a Sottorupe, e non se ne sarebbe andata via facilmente.

Le indagini

Ora, cosa fare quando ti dicono di non intrometterti in cose più grandi di te, di lasciar fare agli adulti e, per favore, non farti coinvolgere in una situazione già complicata?

Bisogna farsi da parte e aspettare che qualcuno con più esperienza prenda in mano la situazione e risolva con calma il problema. Oppure, si può fare come Rebecca, che non aveva intenzione di restare a guardare, mentre suo padre diventata il sospettato numero uno di un omicidio.

La sua indagine cominciava ora. Alibi, testimoni, arma del delitto, movente, ma tutto sembra così maledettamente complicato. Finché si ricordò di un particolare, di quella donna con la treccia nera che aveva per sbaglio scattato una foto al cadavere di Longo. Una foto del viso e del collo. Era possibile che avesse fotografato i segni dell’arma del delitto? Poteva averla già cancellata?

Doveva seguirla e senza farsene accorgere prendere il cellulare. Anche se questo significava entrare nell’hotel rivale, perché quella signora dalla treccia nera era la donna delle pulizie del Rocca Blu. L’intuizione di Rebecca era giusta. Effettivamente sul collo si intravedevano i segni di una corda. Corde per le arrampicate, per le barche, per il bucato, corde delle tende di un hotel…. ma erano grosse, tutte troppo grosse.

Cosa sapeva di Longo? Che voleva sposarsi a Ferragosto su una delle isole in mezzo al lago per dimostrare che non aveva più paura dell’acqua dopo l’incidente di molti anni prima, e ciò anche grazie alla sua nuova ragazza, alla quale regalava spesso dei mazzi di fiori blu. Insieme volevano prendere un cane perché lei aveva lavorato molti anni in un negozio per animali insieme al suo ex fidanzato. Ma c’è qualcosa che non torna e Rebecca, sì, vuole scoprire la verità, ma non trovare a tutti i costi un colpevole.

In effetti la larghezza della corda di un guinzaglio coincideva con quella dei segni e poteva anche aver scoperto un possibile movente passionale. Ma come si spiega quell’abbaiare? Quei latrati che Rebecca aveva sentito la sera della rissa e continuava a sentire tutt’ora passeggiando sul lungolago nel tentativo di mettere in ordine i pensieri?

Come ci era arrivato sull’Isola Bosco in mezzo al lago il cane del bar che normalmente profumava di caffè ma ora puzzava di fango ed erba schiacciata? Per uno scherzo del destino Rebecca trova un alleato proprio in Jacopo. In fondo la distanza che separa un nemico da un amico poco più di una sillaba.

Un post-it tira l’altro: movente (vendetta), arma del delitto (guinzaglio), alibi (falso). Forse la risoluzione del caso porterà alla pace tra i due hotel e magari all’inizio di una nuova ed inaspettata amicizia.

Un buon racconto giallo

Suspense, mistero e narrazione incalzante, Due hotel e un delitto è un racconto giallo (che poi giallo si dice solo in Italia, grazie alla fortuna della collana Il Giallo Mondadori che dal 1929 proponeva romanzi polizieschi in una veste grafica con la copertina gialla, mentre per il resto del mondo è thriller, noir, romanzo poliziesco) in piena regola:

  • il colpevole è stato lì davanti ai nostri occhi sin dall’inizio, ma i suoi pensieri sono entrati a far parte della storia soltanto nelle ultime pagine;
  • la trama è curata nei minimi dettagli prestando attenzione e osservando anche i minimi dettagli possiamo procedere nelle indagini insieme a Rebecca, provando a risolvere il caso con lei; ogni volta lo svelarsi degli indizi ci porta a condividere come certe le teorie di Rebecca convincendoci al 100% della bontà delle sue intuizioni, anche quando si rivelano una falsa pista;
  • non è affatto un libro consolatorio, quel genere di del libro che lo apri perché sai già cosa ci troverai dentro: l’assassino potrebbe essere chiunque, tutti riescono a immedesimarsi nel. crimine mosso da vendetta, passione, gelosia;
  • ma alla fine c’è una sola soluzione possibile e il colpevole non può che essere…

Il giallo è il romanzo più onesto della letteratura e anche quello che permette più di altri di aprire la mente e considerare sempre nuove opzioni, nuove strade, anche quelle più improbabili, perché è proprio vero, niente è davvero come sembra.

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