L’Italia è stata eliminata e non parteciperà ai prossimi Mondiali in Qatar.

Lo so, fa male a te leggerlo e fa male a me anche solo scriverlo. Non è certo per le partite di calcio, ma per l’atmosfera di quelle notti magiche passate a casa di amici, oppure in piazza, sotto cieli stellati a mangiare la pizza e a tifare tutti insieme animati da uno spirito di condivisione e appartenenza che ci unisce come pochi altri momenti. 

Ma forse non è ancora tutto perduto perché Silvio, Vanessa, Simona e Aldo della libreria Axolotl di Chivasso hanno organizzato un mondiale di letteratura per l’infanzia.

Cos’è e come funziona il mondiale di letteratura

32 libreria abbinate a uno dei 32 paesi che parteciperanno al mondiale. Il paese abbinato sarà di ispirazione per la scelta di un libro. Potrà essere il luogo in cui è ambientata la storia, il paese di nascita dell’autore o qualsiasi altro legame leghi la storia a quel paese.

Le partite si giocheranno a cavallo tra novembre e dicembre e vedranno sfidarsi le librerie nella presentazione del libro. La presentazione più bella, convincente, emozionante vincerà la partita portandosi in testa al girone e avanzando progressivamente nelle fasi finali del torneo fino alla finale.

Ci divertiremo tifando e sostenendo Lotta, ma conosceremo anche altre librerie del territorio italiano e scopriremo tanti nuovi libri e a vincere sarà, in ogni caso, la letteratura per bambini e ragazzi.
La libreria vincitrice riceverà in premio tutti i 32 libri in gara e li donerà ad una biblioteca del territorio. Non solo le biblioteche istituzionali, anche biblioteche scolastiche, piccoli centri culturali, case famiglia.

Lotta scende in campo con la maglia della Spagna

Nel sorteggio che si è svolto lo scorso 8 aprile Lotta è stata abbinata alla Spagna. Per rivivere quegli istanti dai un’occhiata qui. Dopo l’assegnazione di Brasile e Senegal in un immediato uno due abbiamo cominciato ad avere un filo di preoccupazione.

Abbiamo schivato Arabia Saudita e Iran, ma poi abbiamo visto sfumare Inghilterra e Giappone, mentre il temutissimo Qatar rimaneva ancora lì come una patata bollente.

Poi è stato il turno della Spagna è quasi quasi era nell’aria, la terra del Cid Campeador, di Miguel de Unamuno (Niebla era bela mia tesina della maturità) e del poeta maledetto e gran figaccione Bécquer (googlatelo vi prego).
Ma è anche la terra di case editrici che hanno portato una ventata di freschezza nel panorama editoriale della letteratura per la infanzia e i ragazzi. Quindi sì, giocheremo con la maglia della Spagna, esperamos hacerle onor!

Prossimo step: la scelta del libro.
Adesso ciancio alle bande, ci aiuti a scegliere il libro con cui rappresentare la Spagna al mondiale di letteratura?

Di seguito abbiamo preparato la presentazione di 5 libri che potrai votare in questo sondaggio.

La storia del Toro Ferdinando

Il libro

Scritto da Munro Leaf e illustrato da Robert Lawson. Munro Leaf è stato autore e illustratore americano nato nel Maryland nei primi anni del Novecento. La storia del toro Ferdinando viene pubblicato per la prima volta nel 1936 ed è il suo libro più conosciuto e amato.

La storia

È la storia del Toro Ferdinando che amava starsene seduto ad annusare i fiori e un bel giorno si ritrova a nell’arena di una corrida.

La storia inizia nel più classico e fiabesco dei modi “C’era una volta in Spagna” e racconta di un giovane toro di nome Ferdinando che, mentre tutti gli altri torelli correvano e saltavano prendendosi a testate, amava stare seduto tranquillo ad annusare il profumo dei fiori.

A volte la sua mamma si preoccupava perché aveva paura che stando sempre per conto suo si sentisse solo. Ma lui non si sentiva affatto solo e, capendo che era contento così, lo lasciò stare.

Col passare degli anni Ferdinando diventò un toro molto grande e forte. Un giorno arrivarono conque uomini per scegliere il toro più grosso, più veloce e più cattivo per portarlo a Madrid a combattere nella corrida. Tutti i tori si misero a sbuffare, a dare cornate, a balzare e saltare perché volevano essere i prescelti, ma a Ferdinando non importava, così si avviò verso il pascolo per sedersi sotto la sua quercia preferita. Non fece attenzione e si sedette su un bombo che, naturalmente, lo punse. Ferdinando balzò sulle zampe sbuffando, corse avanti e indietro, sembrava impazzito. I cinque uomini lo videro e strillarono di gioia. Era il toro giusto per la corrida a Madrid!

Nell’arena tutti avevano paura di lui, erano convinti che avrebbe lottato ferocemente e avrebbe scalciato e sbuffato e piantato le corna dappertutto. Ma Ferdinando quando arrivò al centro dell’arena vide i fiori nei capelli delle belle signore sulle gradinate, e si sedette tranquillo ad annusare il profumo. I banderillos erano arrabbiati, i picadores ancora di più e il matador, che non poteva fare il suo spettacolo con la cappa e la spada era così arrabbiato che pianse. Ma Ferdinando non voleva proprio combattere ed essere feroce, non voleva e basta. Così furono costretti a riportare Ferdinando a casa. E per quanto ne sappiamo è ancora là seduto sotto la sua quercia preferita che annusa tranquillo il profumo dei fiori.

Ed è molto felice.

L’abbiamo scelto perché

Il testo aggancia continuamente il lettore con domande dirette e lasciando alla sua immaginazione cosa accadrà poi, creando un breve istante di suspence e spingendo a solidarizzare con Ferdinando nel suo desiderio di vivere una vita di pace e tranquillità.

Ferdinando infatti è un toro pacifista che si contrappone alla violenza degli uomini e della guerra. Un messaggio così potente e rivoluzionario che Gandhi lo citava tra i suoi libri preferiti (i suoi autori sono stati più volte considerati tra i possibili candidati al Nobel per la Pace), spinse il regime franchista e quello nazista a proibirne la diffusione e ad essere il primo libro per bambini ad essere etichettato come sovversivo. Al termine della guerra il libro venne poi stampato e distribuito a tutti i bambini tedeschi come gesto simbolico dalle forze alleate.

In cosa ricorda la Spagna

La storia è ambientata in Spagna e sia il testo che le illustrazioni dipingono minuziosamente ambientazioni, atmosfere, costumi e abitudini culturali della tradizione spagnola. Il paese in festa addobbato con bandierine per le strade dove riecheggiano musica e danze, i fiori nei capelli delle belle signore, la sfilata dei banderillos, dei picadores e del matador nei loro costumi.

Dal 1880

Il libro

Albo illustrato senza parole realizzato dall’autore e illustratore italiano Pietro Gottuso per la casa editrice Kalandraka.

Laureato in Filosofía e Lingue Orientali Antiche, Pietro Gottuso (Verona, 1987) ha frequentato una scuola di illustrazione “affascinato dal potere comunicativo delle immagini” per poi occuparsi prevalentemente di creazione artistica. È stato finalista del Premio Renner 2018, della XXIV edizione del Premio Internazionale Humor a Gallarate, del Premio di IIlustrazione Sansperarte Paese Museo e la sua opera è stata scelta come manifesto della 30ª Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’ Arte.

La storia

Siamo nel 1880, un elegante signore contempla soddisfatto le vetrine illuminate della sua libreria appena inaugurata. È buio in strada e non c’è nessun passante, ma la sua figura spicca sul marciapiedi e nel controluce della sua libreria in una posa fiera e speranzosa.

Pagina dopo pagina assistiamo a un viaggio nel tempo sotto lo sguardo di pietra di chi il tempo lo comanda: Chronos sottoforma di decorazione della facciata del palazzo.

Osserviamo istantanee della vita che scorre davanti alla libreria: la moda, i costumi e le abitudini, tutto cambia. Le carrozze che lasciano il posto alle autovetture; la comparsa dei soldati in strada in tempo di guerra con le vetrine sfondate, il buio e la paura, in cui l’unica luce è ancora quella della vetrina, seppur vuota, della libreria.

Il passare del tempo e delle abitudini è segnato anche dalla trasformazione di una galleria d’arte in un negozio di elettrodomestici che poi viene sostituito da un internet point. Davanti alla libreria vediamo scorrere le generazioni di famiglie che ci lavorano e ci vivono, vediamo i personaggi crescere, invecchiare, sposarsi, nascere, morire.

Un finale che non vorremmo mai leggere, che vede la libreria chiudere e lo spirito del suo fondatore allontanarsi mesto, con lo sguardo a terra, ma che può essere modificato, perché i quartieri li fanno le persone e una libreria non è un negozio qualsiasi, è un luogo di aggregazione e promozione culturale. Il luogo in cui incontrarsi per costruire la propria identità culturale, le proprie radici, il proprio futuro.

L’abbiamo scelto perché

Il cambiamento della società e dei costumi è un tema internazionale. In più, senza parole, ciascuno può leggerlo nella lingua che più gli appartiene e ad ogni età.

Le immagini seguono un percorso storico, culturale, artistico con un messaggio ben chiaro. Abbiamo bisogno della cultura come dell’aria: per esistere come individui e come persone che appartengono a una società. La cultura ha infatti un valore identitario: capiamo chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare grazie alla cultura e questo valore identitario determina il nostro radicamento in una comunità.

Una libreria di quartiere è davvero un nuovo modo di creare cultura in grado di contribuire allo sviluppo e alla coesione sociale perché alimenta il processo culturale.

La missione di una libreria di quartiere, infatti, non è (solo) vendere buoni libri, ma costruire una comunità intorno alla lettura che ponga le basi un per rapporto permanente con la cultura. Perché la lettura è indispensabile e non dovrebbe mai essere un privilegio.

L’arte e la cultura hanno una capacità eccezionale di sensibilizzare, di mettere in discussione abitudini sociali e promuovere cambiamenti di comportamento nelle nostre società, arrivando a scrivere finali che sembrano inesorabili. La speranza è alla portata di tutti. Per trovarla basta sapere che il futuro è incerto e che per cambiare le cose bisogna scrollarsi di dosso l’immobilismo della rassegnazione ed essere consapevoli che le cose possono cambiare quando si tiene viva una piccola speranza tenace.

Questo fa una libreria di quartiere: trasformare i singoli individui in una comunità creando e alimentando la speranza di costruire, insieme, una società che incita bambini e bambine a compiere scelte, fare esperienze, coltivare sogni e ambizioni, una comunità che riconosce il diritto dei bambini e delle bambine di crescere nel rispetto della diversità, di avere l’occasione e l’opportunità di essere sé stessi. Una comunità che crede fermamente nel diritto ad avere buoni libri e si ritrova in una piccola libreria di quartiere perché ha bisogno di “un luogo di lettura”. 

In cosa ricorda la Spagna

L’autore italiano Pietro Gottuso ha vinto la XIII edizione del Premio Internazionale Compostela per Albo Illustrato, organizzato dal Dipartimento di Educazione del Comune di Santiago di Compostela e Kalandraka Editora.
I membri della giuria hanno considerato l’opera premiata “una narrazione grafica che mostra il trascorrere del tempo negli ultimi 140 anni” in un palazzo cittadino nel quale c’è una libreria. “Sotto lo sguardo di Cronos”, il libraio è testimone privilegiato dei cambiamenti sociali epocali, delle guerre e delle trasformazioni del tessuto cittadino. La giuria ha ammirato la tecnica pittorica “curatissima, realizzata in acrilico su legno” nonché la precisione del disegno.

Mi chiamo Lentiggini

Il libro

Albo illustrato realizzato da Raquel Díaz Reguera per la casa editrice NubeOcho.

L’autrice è nata a Sevilla ma vive a Madrid. Disegna fin da bambina ma inizia la sua carriera come autrice di testi per grandi artisti nazionali e internazionali.

La storia

Il suo naso aveva appena fatto capolino nel mondo, quando suo padre esclamò: “Ma quante lentiggini hai su questo nasino!” Da allora Lentiggini sia chiama così e se abbia mai avuto un altro nome nessuno sembra ricordarlo.

Ha gli occhi marroni, come quelli del papà e di sua sorella Lola. I capelli neri, come sua mamma e suo fratello Luca. I suoi capelli sono così indomabili che ogni serà il papà glieli pettina con dedizione, ma Lentiggini ha sempre paura che con la spazzola glieli tiri. “Basta, domani vai a tagliarti i capelli”, protesta suo padre. Ma Lentiggini non se li vuole tagliare perché il parrucchiere ripete sempre la stessa frase “Vuoi un taglio da maschio o un taglio da femmina?” E Lentiggini gli chiede sempre “Ma ci sono i tagli da maschio e i tagli da femmina?”Senza aspettarsi nessuna risposta, perché di risposte non ce ne sono.

Lentiggini ogni tanto indossa vestiti nuovi, ma solitamente eredita tutto quello a suo fratello e a sua sorella è diventato piccolo e a volte i suoi compagni esclamano: “Quelle scarpe sono da maschio, quella felpa è da femmina” e Lentiggini chiede loro “Ma ci sono scarpe da maschio e felpe da femmina?” ma di risposte non ce ne sono.

Lentiggini ha una grande passione per il disegno. Disegna fate incantate, animali selvaggi e pirati dalla barba lunga. “Le fate sono femmine, i pirati sono da maschi”. Domani è il compleanno del suo amico Marco, Lentiggini e il suo papà vanno a comprargli un regalo “È un regalo per un bambino o per una bambina?”

Lentiggini torna a casa molto triste e decide di scrivere una lettera: “Mi chiamo Lentiggini e scrivo per fare una domanda. A scuola ci spiegano il perché delle cose. Ieri abbiamo imparato che gli oggetti cadono grazie alla legge di gravità, che l’acqua bolle ed evapora a una tenperatura di cento gradi. A casa mi insegnano che non si battono i piedi per terra perché danno fastidio ai vicini, che bisogna rifare il letto tutte le mattine perché non si rifà da solo. Però tutti quanti sembrano sapere che ci sono cose da femminee cose da maschi, ma nessuno sa spiegare perché”.

Se ne parlerà molto, ma nessuno saprà cosa rispondere alla domanda di Lentiggini perché nessuno sa quale sia la risposta.

L’abbiamo scelto perché

Esistono cose da maschi e cose da femmine? Perché? Lentiggini continua a chiederselo e a chiederlo a tutti quelli che continuamente glielo fanno notare come se fosse ovvio.

Questo albo riflette con naturalezza sugli stereotipi di genere mostrandoci quante volte li incontriamo ogni giorno anche quando non ci facciamo più caso, riflettendo sulla ricchezza che nasce dallo scoprirsi tutti diversi, sottolineando il diritto di essere accolti nella propria unicità. Come un grande cantiere dell’immaginario i libri possono essere il luogo in cui bambini e bambine hanno la possibilità di figurarsi nel futuro, di immaginarsi altro da sé, di negoziare la ripartizione dei ruoli con gli altri e le altre, allargando il proprio immaginario a una gamma di potenzialità, sia per sé che per chi è al proprio fianco.

In cosa ricorda la Spagna

L’autrice è spagnola e la casa editrice è spagnola. La collana Egalité della casa editrice NubeOcho raccoglie una serie di titoli volti a valorizzare la diversità individuale, l’uguaglianza di genere e aiuta i genitori ad affrontare coi bambini temi difficili come il bullismo, l’autostima e l’esclusione.

L’albero della scuola

Il libro

Albo illustrato dell’autore Antonio Sandoval e dell’illustratore Emilio Urberuaga realizzato per la casa editrice Kalandraka.

Antonio Sandoval, oltre ad essere scrittore, è comunicatore ambientale e ornitologo nato a Coruña, nella Spagna nord-occidentale, nel 1967. Ha partecipato a progetti di comunicazione ed educazione ambientale, interpretazione del patrimonio e turismo naturalistico. È collegato ad organizzazioni per lo studio e la conservazione dell’ambiente naturale ed è membro collaboratore dell’Instituto Xosé Cornide de Estudios Coruñeses.

La storia

Nel cortile della scuola c’era un albero. Uno solo. A Pedro piaceva correre vicino a quell’albero durante la ricreazione. Quando gli passava accanto stava ben attento a non sbatterci contro. Era scheletrico, con i rami sottili, come se fossero fil di ferro, e aveva qualche foglia secca qua e là. Pedro gli si avvicinò e gli accarezzò il tronco. All’improvviso, sull’albero spuntò una nuova foglia. Da quel giorno Pedro non smise di pensare all’albero, lo iniziò ad annaffiare e ad abbracciare. Dopo tre giorni spuntò un nuovo ramo.

La maestra sgridò Pedro. Gli spiegò che quell’albero viveva lì tranquillo da molto tempo, senza che nessuno lo infastidisse. E che era meglio che continuasse ad essere così.

Pedrò però spiegò ai compagni che quell’albero aveva bisogno di molto affetto per crescere. Marta piantò un fiore vicino all’albero, perché non si sentisse più solo. Luigi appese una casetta per gli uccelli a uno dei suoi rami, in modo che i pettirossi lo rallegrassero con i loro cinguettii. Sofia gli lesse una poesia che aveva scritto appostamente per lui.

Un giorno Pedro scoprì che su un ramo dell’albero era nata una specie di pallina. Era un seme. Se lo avessero piantato sarebbe nato un nuovo albero. Tutti decisero che la cosa migliore era inviarlo a un’altra scuola che non avesse alberi nel proprio cortile. Quando il pacchetto arrivò all’altra scuola, il direttore piantò il seme e ci mise vicino un cartello in modo che nessuno lo calpestasse.

Il seme germogliò e un nuovo alberello iniziò a cresce, ma era così piccolo che nessuno per molto tempo ci fece caso. Finché un giorno una bambina non si accorse di lui. E decise di accarezzarlo.

L’abbiamo scelto perché

L’albero della scuola è una metafora di vita, l’albero è il motore e il frutto più bello della scuola stessa.

Un libro sulla speranza e sui frutti che la cura riesce a far fiorire. Se, infatti, le cose sono sempre andate così, non significa che non possano andare altrimenti, che non possano cambiare.

L’ineluttabilità del destino, opposto alla possibilità di cambiamento è uno dei più grandi torti che gli adulti possano fare alle nuove generazioni. Nega di sognare, rende vano l’impegno, sminuisce e spegne la passione. L’esempio di Pedro è il segno che ognuno di noi, anche i più piccoli, possono provare a cambiare le cose.

È un libro che invita a parlare di gentilezza nella sua forma più pura, quella consapevolezza di essere gentili senza aspettarsi niente in cambio, del coraggio di andare contro le scelte che non ci rappresentano (anche se sono quelle che fanno tutti), della pazienza che ci vuole senza perdere la fiducia e la speranza.

Un monito anche per gli adulti a non sminuire i pensieri dei bambini, a supportarli in un percorso di crescita e di consapevolezza per renderli gli adulti indipendenti e capaci di pensare con la propria testa di domani.

In cosa ricorda la Spagna

L’autore spagnolo ha partecipato a diverse opere collettive su uccelli e natura, nonché alla progettazione e realizzazione di innumerevoli progetti di educazione e interpretazione ambientale e turismo ornitologico e naturalistico. Grazie al suo impegno nella ricerca e nella divulgazione scientifica in materia ambientale è direttore della Collana Vitamina N – Lecturas al natural della casa editrice Kalandraka e membro dell’Osservatorio Galiziano di educazione ambientale.

C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa?

Il libro

Albo illustrato realizzato da Raquel Díaz Reguera per la casa editrice Settenove.

L’autrice è nata a Sevilla ma vive a Madrid. Disegna fin da bambina ma inizia la sua carriera come autrice di testi per grandi artisti nazionali e internazionali.

La storia

Carlotta era una principessa rosa, con il suo vestito rosa, il suo armadio pieno di completini rosa e una stanza con letto, lenzuola e cuscino rosa. Ma Carlotta non ne poteva più del rosa! E di essere una principessa.

Le principesse sono così schizzinose che un minuscolo pisello sotto cento materassi può far perdere loro il sonno, ma Carlotta poteva dormire come un ghiro anche sopra un elefante. Una volta aveva conosciuto una principessa che passava tutto il giorno a baciare i rospi del laghetto nella speranza che almeno uno si trasformasse in principe azzurro. Ma Carlotta non voleva un principe azzurro.

Perché non c’erano principesse che solcassero i mari alla ricerca di avventure? O che liberassero i principi azzurri dalle fauci di un lupo feroce? O principesse astronome che mettessero un nome a tutte le stelle dell’universo? O principesse chef che facessero torte di cioccolato e biscotti con la marmellata?

Un giorno il re convocò i suoi consiglieri e disse loro: “Consiglieri reali, io non voglio essere una principessa rosa. Io voglio viaggiare, giocare, correre e saltare. Voglio vestirmi di rosso, di verde o di violetto”.

Nessuno seppe cosa rispondere, fino a quando la più anziana e saggia tra le fate madrine disse che le principesse potranno essere quello che vogliono. Tutti applaudirono, tranne i principi azzurri che domandarono “E che faremo noi ora?” La saggia fata rifletté a lungo e poi rispose “Voi potrete vestirvi di rosa!”

L’abbiamo scelto perché

Un buon albo illustrato è uno strumento prezioso per abbattere stereotipi e pregiudizi perché unisce la forza del racconto alla potenza delle immagini parlando in modo semplice e diretto ai bambini e alle bambine.

Dagli esempi che riceviamo in casa, a scuola, dalla cerchia delle persone care e dai ruoli rappresentati nei libri, si struttura un aspetto importante della personalità: quello che riguarda la visione dei ruoli professionali, le prospettive, i desideri a riguardo, il formarsi di propensioni e gusti.
Molto spesso nell’immaginario collettivo sono attribuite a bambine o donne un ventaglio di professioni diverso rispetto a quelle attribuite a bambini o uomini. Il confronto costante con esempi in cui l’astronauta, il manovale, il pompiere, il pilota, l’architetto, l’impiegato, il sindaco sono nella maggior parte dei casi maschi, in cui nei libri di logica e matematica i protagonisti sono uomini o bambini, in cui persino con le costruzioni e i puzzle nelle illustrazioni giocano maschi, sono tutti elementi che alimentano la disaffezione verso alcuni ambiti e attività, non pongono la mente e l’immaginazione in una disposizione accogliente verso la possibilità che donne svolgano certe attività, che lo facciano con piacere, che lo facciano in maniera eccellente. Lo stesso problema può riscontrarsi per i maschi, raramente rappresentati occupati nella cura, maestri, casalinghi, ballerini.

Le storie e le illustrazioni possono essere invece veicolo per promuovere modelli paritari, cooperativi, di relazioni affettuose.

In cosa ricorda la Spagna

L’autrice spagnola si caratterizza per il suo impegno nella rappresentazione di nuovi linguaggi, senza stereotipi per promuovere la cultura e il rispetto dei diritti, la libertà delle scelte e l’autonomia della mente.

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