Era il Memorial Day, alla fine di maggio. La sera le due donne uscirono sui gradini della veranda, la luce della cucina, visibile dalla porta aperta, le illuminava da dietro. A parte la differenza di statura, avrebbero potuto essere madre e figlia. I capelli scuri erano umidi intorno ai loro volti, volti tranquilli, arrossati per il caldo della cucina dove avevano preparato la cena. 

Dalla veranda le donne guardavo il cortile, dove i due ragazzini erano seduti sul dondolo con la bambina, e più in là, verso la stalla e il recinto, i tre uomini che chiacchieravano rilassati accanto alla staccionata, ciascuno con lo stivale appoggiato sulla sbarra inferiore e un gomito sospeso su quella superiore.

Fra gli alberi iniziò a soffiare il vento, in alto le cime si muovevano.

Rimasero in veranda ancora un po’ nell’aria di quella sera di fine maggio, diciassette miglia a sud di Holt.

(Continua ad ascoltare nel primo episodio del podcast dedicato a Canto della pianura).

Benvenuti a Holt. A tutti i nuovi arrivati e a quelli che ci erano già stati. È probabile che leggendo o ascoltando queste parole abbiate avuto la sensazione di tornare a casa: una casa non sempre accogliente, a volte prigione, rifugio, scelta libera, oppure obbligata oppure ancora avventata, ma pur sempre casa.

Recupera qui le storie dei protagonisti di Canto della pianura: Guthrie, Victoria Roubideax, Ike e Bobby, i McPheron. Per ciascuno di essi puoi leggere la storia nel post oppure ascoltarla nel podcast.

Qui inizia il nostro viaggio, nella polverosa e ruvida Holt, cittadina dell’immaginario provinciale abitata da una piccola comunità contadina, ai piedi delle montagne del Colorado.

Portiere di furgoni cigolanti, parafanghi ammaccati e motori che faticano ad avviarsi con il freddo. Selciati battuti da stivali inzaccherati. Jeans, cappelli, giacche da lavoro. Verande che scricchiolano a tempo con lo scricchiolio del dondolo. File di piccole lucine incandescenti e illuminare il silenzio della notte. 

Un viaggio che ci farà compagnia nelle sere d’estate seguendo l’itinerario delle pagine di Canto della Pianura, Crepuscolo e Benedizione. (Ri)Leggeremo insieme le storie di Tom Guthrie, Victoria Rubideaux, Ike e Bobby, i fratelli McPheron, di Dena e DJ, di Joy, Rae e Richie, di Dad Lewis e della sua famiglia. 

Holt non esiste sulla carta geografica, ma nella geografia del cuore di ognuno di noi ed è popolata da personaggi pieni di debolezze e di punti di forza, proprio come nella vita reale. Vicende drammaticamente spietate in cui ci sono bambini costretti a crescere troppo in fretta, adulti infelici o piegati dalla vita. Eppure c’è sempre la speranza. Nessun errore è troppo grande per essere irreparabile, nessun torto troppo grave per non essere perdonato. Quando hanno la possibilità di riscattarsi gli abitanti di Holt lo fanno: resistono alle avversità e trovano la bellezza nei piccoli gesti quotidiani, ordinari, straordinariamente normali.

Puoi leggere con noi unendoti al gruppo telegram: qui potrai leggere o ascoltare gli episodi dedicati alla storia di ciascun personaggio, commentare, condividere stati d’animo e pensare nati durante la lettura.

Se hai già i libri a portata di mano benissimo, altrimenti puoi ordinare la trilogia della pianura mandandoci un mail (info@lottalibreria.com). Te la spediremo sotto l’ombrellone, in un rifugio sotto le stelle o nella caldazza della città senza di spese di spedizione.

Iniziamo con Canto della pianura. Il titolo originale di questo romanzo è Plainsong, che letteralmente significa “canto piano” e fa riferimento ad una forma di canto privo di accompagnamento musicale ed eseguito all’unisono diffuso nel Medioevo in ambito ecclesiastico (il Canto Gregoriano, per esempio, è un tipo di canto piano), ma può riferirsi anche a qualsiasi melodia o motivo musicale semplice e sobrio.

Nel contesto di questo romanzo evoca più che altro un’immagine: il canto della pianura.

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