È arrivata l’estate e scommetto che ti è venuta voglia di portarti un libro da leggere sotto l’ombrellone, durante i lunghi e noiosi spostamenti, durante le sere da trascorrere sotto pergole o verande che lasciano intravedere le stelle. E se leggessimo insieme?

Da lunedì 4 luglio da Lotta è iniziato un viaggio senza passaporto nella polverosa e ruvida Holt, cittadina dell’immaginario provinciale abitata da una piccola comunità contadina, ai piedi delle montagne del Colorado. Un viaggio che ci farà compagnia nelle sere d’estate seguendo l’itinerario delle pagine di Canto della Pianura, Crepuscolo e Benedizione, romanzi straordinari dell’autore americano Kent Haruf.

In questo primo episodio conosciamo Tom Guthrie: professore di storia americana del liceo di Holt, padre di due ragazzi dal cuore puro, marito di una donna schiacciata dalla depressione che ha imprigionato la sua vita in una stanza buia e silenziosa. Un uomo impacciato e confuso, a prima vista, ma che ha nei propri figli come stella polare, che è stato preso a pugni dalla vita, ma che accetta un ultimo round combattendo con forza e disperazione.

Puoi continuare a leggere la storia di Guthrie scorrendo il post oppure ascoltare l’episodio del podcast.

Come granelli d’oro nel sole

A Holt c’era quest’uomo, Tom Guthrie, se ne stava in piedi alla finestra della cucina, sul retro di casa sua, fumava una sigaretta e guardava fuori, verso il cortile posteriore su cui proprio in quel momento stava spuntando il giorno. Quando il sole ebbe raggiunto la sommità del mulino a vento, l’uomo rimase a guardare la luce che si faceva sempre più rossa sulle alette di acciaio e sulla coda, alte sulla piattaforma in legno. Dopo un po’ spese la sigaretta e salì al piano di sopra, dove dormivano i ragazzi. Era una vecchia veranda adibita a camera da letto, con finestre senza tende su tre lati, un aspetto aperto e arioso e il pavimento in legno di pino.Stavano dormendo ancora.

Era un mese che dormivano nello stesso letto e in quel momento il maggiore aveva una mano posata sulla testa del fratello come se sperasse di scacciare qualcosa che minacciava entrambi.

All’improvviso fuori casa si alzò un vento da ovest che fece ruotare la coda del mulino a vento, le pale iniziarono a girare con un ronzio rosso, poi il vento si calmò e le pale rallentarono fino a fermarsi.

Quando fu di nuovo in corridoio li sentì parlare in camera loro, voci sottili e chiare, stavano già discutendo, prima parlava uno, poi l’altro, a intermittenza, voci concrete di ragazzini nel primo mattino, quando gli adulti non li sentono.

Non fai colazione con noi? Disse Ike.

Stamattina non posso. Attraversò di nuovo la stanza, mise la padella nell’acquaio e la sciacquò.

Come mai devi andare a scuola così presto?

Devo vedere Lloyd Crowder per parlare di una persona.

Ma papà, disse.

Che c’è?

Mamma non scende neanche oggi?

Non so, rispose Guthrie. Non so dire cosa farà. Ma non dovete preoccuparvi. Provateci, andrà tutto bene. Voi non c’entrate niente.

Li guardò da vicino. Avevano smesso di mangiare e stavano guardando fuori dalla finestra il granaio e il recinto con i due cavalli.

È meglio se vi muovete, disse. Ora che avrete finito con i giornali sarete in ritardo per la scuola.

Tornò di sopra. Quando entrò nella stanza quasi buia, ebbe l’impressione che qualcuno gli stesse ordinando di fare silenzio, come nel presbiterio di una chiesa vuota dopo il funerale di una donna morta troppo presto, un’improvvisa sensazione di aria stagnante e calma innaturale.

Appena fu uscito, lei si girò nel letto e guardò la porta.

Aveva uno sguardo intenso, gli occhi sbarrati, enormi. Si coprì la faccia con un braccio e rimase immobile come se stesse dormendo.

Uscì, attraversò la veranda e il vialetto e si diresse verso il furgone.

Un Dodge rosso sbiadito con una profonda ammaccatura sul parafango posteriore sinistro. Poi salì sul furgone, mise in moto e, uscito dal vialetto, imboccò Railroad Street e percorse i cinque o sei isolati che lo separavano dalla Main. Alle sue spalle, il furgone sollevava una nube di polvere e le particelle sospese brillavano come granelli d’oro nel sole.

Prova di forza

Il preside si appoggiò pesantemente in avanti sui suoi grossi avambracci.

Guardami in faccia. Pensa a cosa vuol dire. Non lo vogliamo ancora qui l’anno prossimo. Non sarebbe bello per nessuno. Tu lo vuoi ancora qui l’anno prossimo?

Io non lo vorrei nemmeno quest’anno.

Nessuno lo vorrebbe quest’anno. Nessuno degli insegnanti lo vuole. Ma è qui. Mi stai seguendo? Oh al diavolo, se vuoi dagli uno scossone. Mettigli paura, a quel giovanotto. Ma non dargli l’insufficienza.

Guthrie guardò le foto incorniciate sulla scrivania. È stato Wright a coinvolgerti in questa storia?

Non ho bisogno che qualcuno mi dica come comportarmi.

E allora farai bene a dirgli di fare ciò che gli viene richiesto., concluse Guthrie.

Quando entrò in sala professori, Maggie Jones stava usando il ciclostile.

Come mai sei qui così presto? gli chiese.

Crowder voleva parlarmi.

Di cosa?

Di Russel Beckman.

Quella merdina. Cosa ha combinato stavolta?

Diede un giro di manovella e guardò la pagina. Tutte qui le tue preoccupazioni?

Lo fissò in faccia, lui le restituì uno sguardo inespressivo, e rimase seduto a fumare.

Alla fine della giornata scolastica, lui era seduto in cattedra, ascoltava le loro relazioni e ogni tanto guardava fuori dalla finestra verso il punto in cui il sole splendeva inclinato sui pochi alberi spogli che fiancheggiavano la strada.

Tornò a rivolgersi verso la classe e chiamò Victoria Roubideaux a fare la sua relazione.

Aveva un aspetto migliore, più curato. La ragazza si fermò di fronte alla classe, si girò lentamente e iniziò subito a parlare molto piano. Lui faceva fatica a sentirla.

La ragazza era andata a stare da Maggie Jones. Gliel’aveva detto Maggie stessa. Era la cosa migliore. Lo si capiva già dal suo aspetto. Probabilmente era stata Maggie a tagliarle i capelli in quel modo.

In quel momento la classe iniziò ad agitarsi. Victoria smise bruscamente di leggere perché qualcuno aveva detto qualcosa dal fondo dell’aula e tutte le ragazze si erano girate sulle loro sedie per guardare Russel Beckman.

Victoria non aveva intenzione di riprendere a leggere. Fissava le facce dei compagni, tenendo i fogli davanti a sé. Sembrava come in preda al panico. Poi, senza dire una sola parola, si mise a camminare attraverso l’aula. Quando raggiunse la porta stava correndo. Se la sbatté alle spalle, facendola rimbalzare, e tutti udirono i suoi passi che si allontanavano rapidi lungo il corridoio piastrellato.

Che cosa le hai detto?

Non le ho detto niente.

Vieni fuori in corridoio.

Si ritrovarono uno di fronte all’altro.

Hai detto qualcosa a Victoria che l’ha ferita. Voglio sapere cosa sta succedendo.

Guthrie afferrò il braccio del ragazzo. Si azzuffarono e il ragazzo indietreggiò fino agli armadietti metallici.

Guthrie lo afferrò di nuovo, ma il ragazzo si divincolò, si voltò, lo colpì sul lato del viso e poi fece un giro su sé stesso e corse via lungo il corridoio, fuori dall’edificio, dirigendosi verso il parcheggio. Guthrie lo osservò dalle finestre del corridoio, ormai la luce del sole sugli alberi era rosa.

Non sono fatto per queste cose

Te ne vai già? Domandò Maggie Jones. È ancora presto.

Non sono fatto per queste cose, disse Guthrie. Meglio che vada.

Dove vai?

A bere qualcosa al Chute. Perché non vieni con me.

Guthrie si infilò il giubbotto e chiuse la cerniera.

Aspettami, disse la donna. Ti raggiungo appena posso.

Aprì la porta e uscì. Sentì immediatamente l’aria fredda sulla faccia, sulle orecchie e dentro il naso.

Il motore stentò a mettersi in moto e Guthrie, con le mani infilate in tasca, lo lasciò scaldare prima di partire.

Percorse tre isolati in direzione sud lungo la Statale semideserta, si fermò al Gas and Go lasciando il motore del furgone in folle, comprò un pacchetto di sigarette, poi uscì e guidò per qualche altro isolato verso est, fino al Chute Bar and Grill. Dentro era pieno di fumo e qualcuno aveva acceso il jukebox. C’era la solita folla di ogni sabato sera.

C’era anche Judy, la segretaria della scuola.

Era passato molto tempo. Quasi un anno dall’ultima volta in cui era andato a letto con Ella. Sentì il calore del corpo di Judy accanto al suo.

Quella sera era passato in auto dalla casa di Maggie Jones e tutte le luci erano spente. Quindi aveva girato un po’ per Holt, si era fermato, aveva comprato le sigarette e una confezione da sei birre ed era uscito dalla cittadina, e sulla Statale, più o meno cinque miglia a sud di Holt, si era deciso, aveva fatto inversione, era tornato indietro e si era fermato a casa di Judy, la segretaria della scuola. Lei aveva aperto la porta, l’aveva fatto entrare, e sorridendogli aveva detto Bè, ciao. Accomodati.

Per il resto della notte e il giorno seguente, lui credette che la cosa riguardasse solo loro due. Ma anche altre persone a Holt lo sapevano. Maggie Jones stessa lo venne a sapere anche se lui non riuscì a scoprire in che modo. Lunedì pomeriggio, a scuola, lei entrò nella sua aula alla fine delle lezioni.

Per il resto del giorno e poi per tutta la sera Guthrie si sentì confuso e impacciato in tutti i suoi movimenti e pensieri.

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