Victoria Roubideaux

11 Luglio 2022 | Gruppi di lettura

Siamo alla seconda settimana del nostro viaggio a Holt. Passeggiando tra Railroad Street e la Main, abbiamo incontrato Tom Guthrie, rofessore di storia americana del liceo di Holt, padre di due ragazzi dal cuore puro, marito di una donna schiacciata dalla depressione che ha imprigionato la sua vita in una stanza buia e silenziosa. Un uomo impacciato e confuso, a prima vista, ma che ha nei propri figli come stella polare, che è stato preso a pugni dalla vita, ma che accetta un ultimo round combattendo con forza e disperazione. Qui puoi leggere o ascoltare la sua storia. 

Il prossimo personaggio è Victoria Roubideaux ha sedici anni e ha appena scoperto di essere incinta. Quando la madre la caccia di casa, la ragazza chiede aiuto a un’insegnante della scuola, Maggie Jones, e la sua storia si lega a quella dei vecchi fratelli McPheron, che da sempre vivono in solitudine dedicandosi all’allevamento di mucche e giumente. A volte, proprio quando pensiamo di non avere un posto nel mondo ci accorgiamo che non è così: non è che non c’è, solo, non è dove pensavamo che fosse. 

Puoi continuare a leggere la storia di Victoria Roubideaux scorrendo il post oppure ascoltare l’episodio del podcast.

Non dirmi bugie

Ancora non era sveglia e se lo sentì arrivare nel petto e in gola. Quindi si alzò in fretta dal letto, con le mutande bianche e l’enorme maglietta bianca che indossava di notte, corse in bagno, si accovacciò sulle piastrelle del pavimento, togliendosi i lunghi capelli dalla faccia e dalla bocca con una mano e aggrappandosi con l’altra al bordo della tazza, scossa dai conati di vomito.

Victoria cosa ti succede?

Niente, mamma.

Non dirmi bugie. Hai bevuto, vero?

No.

Non dirmi bugie.

È la verità.

E allora cos’è?

La donna era magra, non arrivava ai cinquanta, aveva il volto tirato, slavato, ancora stanco benché si fosse appena svegliata, indossava una vestaglia in satin blu piena di macchie, che teneva stretta ai seni cadenti. Aveva i capelli tinti, ma non di recente; erano mogano, un colore niente affatto naturale, con le radici bianche che affioravano sulle tempie e sulla fronte.

La ragazza si avvicinò al lavandino, bagnò una salvietta e se la portò al viso. L’acqua gocciolò sul davanti della maglietta. La donna la guardò, prese le sigarette dalla tasca della vestaglia e poi un accendino, ne accese una e rimase sulla porta a fumare. Si grattò una caviglia nuda con le dita dell’altro piede.

Sai cosa penso signorina? Chiese la donna.

Penso che tu ti sia fatta mettere incinta. Penso che tu abbia un bambino in pancia e sia questo che ti fa vomitare.

Mamma.

È così, non è vero?

Mamma, basta.

Ma brava, stupida puttanella.

Non sono una puttana, non chiamarmi così.

Come vuoi che ti chiami? Quelle che fanno come te si chiamano così. Te l’avevo detto. E adesso guardati. Te l’avevo detto non è vero?

Aiutami, mamma. Ho bisogno del tuo aiuto.

Ormai è troppo tardi, disse la donna. Anche tuo padre voleva che gli reggessi la fronte. Tutte le mattine quando tornava a casa e stava male e si piangeva addosso. Non la reggerò anche a te.

Mamma, per favore.

E puoi andartene da questa casa.

Staremo a vedere

Quel giorno dopo le lezioni, lasciò l’edificio insieme agli altri studenti, scendendo i gradini esterni nel consueto rumore pomeridiano e nell’euforia della libertà ritrovata. Era di nuovo sola e prese in senso inverso la strada che aveva fatto al mattino per andare a scuola. Svoltò su Main Street, passò acanto alle case a forma di scatola e sotto le lunghe zampe del vecchio serbatoio dell’acqua, e superò qualche capannone sparso e i tre isolati del centro in cui erano concentrati i negozi dietro le loro facce posticce, a partire dalla banca con i vetri scuri e l’ufficio postale sormontato dalla bandiera.

Arrivò all’Holt Café, sull’angolo tra la Second e la Main, ed entrò nel lungo locale a pianta rettangolare. A uno dei tavoli sedevano degli anziani con il cappellino da baseball, parlavano e bevevano caffè nero in spesse tazze cilindriche, e c’era un giovane con un vestito stampato che beveva un tè in uno dei separé lungo la parete. La ragazza andò in cucina, nel retro, si tolse la giacca, la appese a un gancio dell’armadio insieme alla borsa, poi indossò un lungo grembiule sulla maglietta e la minigonna. Il cuoco, in piedi accanto al grill, la guardò, era un uomo basso e massiccio, con gli occhi semichiusi e il volto paonazzo.

Mi serve piuttosto in fretta qualcuna di quelle pentole, le disse. Lavale più svelta che puoi.

Lei iniziò subito a vuotare i due lavelli industriali grigi, tirando fuori la pila di pentole e padelle sporche posandole sui banconi. Andava ogni giorno dopo scuola e lavava le pentole usate dal cuoco del mattino e anche i piatti e le tazze e le posate e i vassoi di mezzogiorno.

Nei lavelli e sui banconi c’erano sempre alte pile di roba da lavare che la aspettavano. Lavorava tutto il pomeriggio fino alle sette, l’ora di cena, a quel punto tutto era pulito e concluso e lei si portava un piatto di cibo in sala, sedeva a un capo del bancone chiacchierando con Janine o con una delle cameriere e poi andava a casa.

Quando la ragazza lasciò il caffè, la sera non era ancora fredda. Ma si stava facendo pungente e carica di un senso di solitudine autunnale. C’era qualcosa di indefinibile sospeso nell’aria.

Si allontanò dal centro, attraversò la ferrovia e proseguì verso casa mentre diventava buio. Agli angoli delle strade, i grandi globi si erano già accesi lampeggiando, proiettando pozze di luce azzurrina sui marciapiedi e sulla strada, e sopra le porte chiuse. Victoria svoltò in una misera stradina, oltrepassò delle case basse e arrivò alla sua. Aveva un aspetto innaturalmente buio e silenzioso.

Provò ad aprire la porta, ma era chiusa a chiave. Mamma? Disse. Bussò una volta. Mamma? Si alzò in punta di piedi e sbirciò all’interno attraverso la finestrella della porta. C’era una luce debole verso il retro della casa. Una sola, nuda lampadina accesa nel piccolo corridoio tra le due camere da letto. Mamma. Fammi entrare, dai. Mi senti?

Afferrò il pomello della porta, tirandolo e girandolo, e bussò alla finestrella, facendo un rumore secco sulla lastra di vetro piccola e dura, ma la porta rimase chiusa. E all’interno la fioca luce del corridoio si spese.

Mamma. Non farlo. Per favore.

Si mise a scuotere la porta. Ci appoggiò la testa. Il legno era freddo e duro, si sentiva stanca ormai, di colpo sfinita.

Una sorta di panico la stava assalendo.

Si guardò attorno. Case e alberi spogli. Si mise a fissare gli alberi silenziosi e la strada buia e le case dall’altro lato, dove le persone si muovevano nelle stanze illuminate come era normale che fosse, e sollevava lo sguardo verso gli alberi ogni volta che venivano scossi da un colpo di vento.

Rimase lì seduta, con lo sguardo fisso, senza muoversi.

Più tardi reagì.

Risalì la Main verso la Statale, la attraversò, oltrepassò Gas and Go – le pompe di benzina deserte sormontate da luci forti, all’interno l’addetto che leggeva una rivista al bancone – all’angolo svoltò e giunse alla casa in legno a tre isolati dalla scuola in cui viveva Maggie Jones.

Victoria? Sei tu?

Signora Jones, potrei parlarle? Domandò la ragazza.

Sì, certo, tesoro. C’è qualcosa che non va?

La ragazza entrò in casa. Attraversarono l’ingresso e Maggie prese un plaid dal divano e lo posò sulle spalle della ragazza. Poi, per un’ora, rimasero sedute al tavolo della cucina nel silenzio della notte, parlando e bevendo tè caldo, mentre tutto intorno a loro i vicini dormivano, respiravano e sognavano nei loro letti.

Lo sai che qui c’è anche mio padre? Non so se riuscirà a capire questa storia. È un uomo anziano. Ma qui sei la benvenuta. Staremo a vedere.

Poi, nella notte, si svegliò quando sentì qualcuno che tossiva nella stanza accanto. Si era quasi riaddormentata, quando lo sentì alzarsi dal letto e andare in bagno. Lo sentì urinare. Azionare lo scarico dell’acqua. Poi lui uscì e si fermò sulla soglia a guardarla. Un vecchio con i capelli bianchi e indosso un pigiama a righe troppo largo. Si schiarì la gola. Si grattò il fianco scarno, muovendo il pigiama. Rimase a fissarla. Poi si trascinò lungo il corridoio e tornò a letto. La ragazza ci mise un bel po’ a riprendere sonno.

Ma questi sono tempi folli.

La seconda volta che andò laggiù, accanto a lei c’era la ragazza, seduta sul sedile anteriore della macchina. La ragazza sembrava spaventata e preoccupata, come se stesse andando a confessarsi o in prigione o in qualche altro posto così spiacevole che ci sarebbe andata soltanto se costretta dalle circostanze e per nessun’altra ragione. Era domenica. Una giornata fredda e luminosa, con la neve ancora scintillante come vetro sotto il sole e il vento che soffiava come al solito, in raffiche improvvise ma regolari, tanto che quando varcarono i confini della cittadina, fuori era come il giorno prima, a parte il vento, che nella notte aveva cambiato direzione.

Non posso garantirti nulla. Non chiedermelo. Ma devi considerarla un’opportunità. Hanno telefonato ieri sera e hanno detto che ti prendono, che ci provano. Penso che andrà tutto bene. Non devi assolutamente avere paura. Sono davvero delle brave persone. Possono essere bruschi e rozzi, ma non significa niente, è solo perché sono stati troppo tempo da soli. Immagina di vivere da sola per mezzo secolo o più, come loro. Non saresti più la stessa. E allora non preoccuparti, non farti scoraggiare dai loro modi sgarbati. Sì, sono piuttosto spigolosi, certo che lo sono. Nessuno li ha ammorbiditi. Eppure là starai al sicuro. Puoi continuare a venire a scuola, fare avanti e indietro con l’autobus e finire il corso normalmente. Però devi cercare di tenere a mente com’è stata la loro vita. Entrambi i genitori sono morti in uno scontro con un camion sulla Statale quando quei due vecchi erano più giovani di te adesso. Dopo hanno smesso di andare a scuola, anche se non penso ci fossero andati un granché, prima, sono rimasti a casa e si son messi a lavorare come contadini e allevatori, ed è quasi tutto quello che conoscono e hanno potuto conoscere del mondo. Finora è stato sufficiente.

Mi sembra una follia andare a vivere laggiù con due vecchi.

È vero, disse Maggie. Ma questi sono tempi folli. Certe volte penso che non ci siano mai stati tempi più folli di questi.

La ragazza si girò per guardare il pascolo dal finestrino, oltre il canaletto di scolo e la recinzione. I fiori a spiga della saponaria si ergevano come paletti scheggiati, con i baccelli secchi e scuri stagliati contro l’erba invernale.

II fratelli McPheron la stavano aspettando. Uscirono subito di casa e accolsero le donne nella piccola veranda. Non parlarono, non mossero un dito. I vecchi però si erano vestiti per l’occasione. Indossavano nuove con i bottoni automatici rivestiti di madreperla e i pantaloni puliti della domenica. Le facce rosse erano ben rasate e i capelli grigio ferro pettinati con cura con una quantità eccessiva di lozione che li rendeva così pesanti e rigidi che neppure le raffiche di vento riuscivano a scompigliarli.

Bene, disse Harold. Mi sa che è meglio se entrate in casa. Qui fuori si gela.

In casa saltava subito agli occhi che i fratelli McPheron si erano dati da fare. Nel lavello non c’era nemmeno un piatto, la tavola era stata pulita a fondo, sulle sedie della cucina non c’erano stracci da officina e pezzi di motore come il giorno prima e il pavimento sembrava fosse stato sfregato da una donna di servizio straniera.

La ragazza uscì dalla stanza. Posso andare a prendere la mia valigia?

Raymond guardò fuori dalla finestra in direzione della macchina, dove la ragazza stava prendendo la sua roba dal bagagliaio. Non deve aver paura, disse lui. Non le faremmo del male per niente al mondo. Io lo so, disse Maggie Jones. Ma lei ancora no. Dovrete darle tempo.

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Minuti contati: leggi il libro, visita il museo e fai un pic nic con l’autrice

Minuti contati: leggi il libro, visita il museo e fai un pic nic con l’autrice

Siete mai stati a Villa Borghese?

Un parco incantevole in cui i vialetti si snodano tra alberi altissimi e si aprono su radure improvvise o laghetti fiabeschi e fontane zampillanti. Al centro del parco c’è un edificio maestoso, la Galleria Borghese, che raccoglie esposizioni d’arte uniche al mondo per valore e bellezza. Qui è ambientata la storia di Minuti contati, un’avventura mozzafiato tra arte e storia, amicizia e solidarietà.

Qui festeggeremo un anno di letture insieme con i gruppi di lettura 8-10 e 11-13 anni e tutti e tutte coloro che vorranno unirsi a noi prima delle vacanze.

Qui potremo fare una visita guidata al museo, per svelare ogni retroscena dei corpi delle statue del Bernini e dei volti dei quadri del Caravaggio che hanno animato la storia.

Qui potremo incontrare l’autrice del libro, Maria Beatrice Masella, in un pic nic sull’erba.

Trova gli indizi e risolvi il mistero

Minuti contati è la storia di Stella e di Ricky, due ragazzi che frequentano il liceo artistico e hanno accettato di fare uno stage nella Galleria Borghese. È la storia di una mattina come tante alla Galleria, folle di turisti sciamano nei corridoi girando intorno alle opere d’arte che le guide descrivono ciascuna in una lingua diversa, svelando i segreti che l’arte riserva sempre a chi li voglia ascoltare. E poi è arrivato lui, ci ha messo pochi secondi: ha aperto lo zaino appoggiandolo fra i suoi piedi prima di consegnarlo al guardaroba, ha estratto un pacco, una specie di busta gialla rigonfia che ha fatto scivolare veloce dentro la giacca.

Così ha inizio una inquietante caccia al tesoro, una sfida di enigmi in cui ogni mossa può risultare fatale e il prezzo da pagare altissimo: qualcuno minaccia di far saltare in aria la Galleria Borghese e ha seminato indizi intorno alle opere d’arte. È come se le statue prendessero vota e raccontassero la loro storia, così lontana e così vicina. I loro dolori e le loro speranze sono quelli che animano ancora popoli afflitti dall’oppressione, dalla tirannia e dalla minaccia di un futuro senza sogni.

Cosa succederebbe se Stella e Ricky arrivassero troppo tardi?

Lotta va al museo

Per l’ultimo appuntamento della stagione dei gruppi dei lettura 8-10 e 11-13 anni, abbiamo scelto di festeggiare con un evento speciale: chi acquista il libro potrà partecipare alla visita guidata alla Galleria Borghese, sabato 15 giugno, alle ore 16:00, e fare un pic nic nel parco insieme all’autrice Maria Beatrice Masella.

Abbiamo bisogno della cultura e dell’arte come dell’aria, per esistere come individui e come persone che appartengono a una società. Sono i punti di riferimento che ci servono per capire chi siamo, da dove veniamo e chi vogliamo essere. Sono le radici che fondano la comunità alla quale apparteniamo, i fili verso i quali protendiamo le braccia per cogliere nuove occasioni e opportunità. Sono eccezionali strumenti per sensibilizzare, di mettere in discussione abitudini sociali e promuovere cambiamenti di comportamento nella nostra società.

Sono il modo migliore che conosciamo per festeggiare un anno di letture insieme.

 

Chi può partecipare?

Tutti e tutte! Chi ha partecipato ogni mese ai gruppi di lettura, chi è venuto una volta e mai più, chi non è venuto, ma ha sempre desiderato, chi non ha mai potuto perché abita lontano o non ha mai avuto l’occasione giusta.

 

Quanto costa?

Il prezzo del libro. Incluso con l’acquisto del libro c’è la visita guidata alla Galleria Borghese (abbiamo già prenotato noi l’entrata di gruppo) e il pic nic nel parco con l’autrice.

 

Quanto dura?

Appuntamento ore 16:00 davanti alla Galleria Borghese, ognuno può raggiungerci con i mezzi propri. La visita durerà circa un’ora e poi ci ritroveremo all’esterno del museo per un pic nic durante il quale incontreremo l’autrice del libro, Maria Beatrice Masella. Potremo fare domande e confrontarci sulla lettura del libro, chiacchierare e scambiarci opinioni. In tutto circa due ore e mezza.

 

Come faccio a partecipare?

Acquista il libro in libreria o nello shop qui

Nuove ribelli: ad aprile scopriamo le graphic novel con l’illustratrice Vittoria Macioci

Nuove ribelli: ad aprile scopriamo le graphic novel con l’illustratrice Vittoria Macioci

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 e per questa occasione scopriamo le graphic novel con Vittoria Macioci, autrice e illustratrice del libro Nuove Ribelli.

Dopo Lotto ogni giorno continuiamo a parlare di storie di coraggio, di impegno, di determinazione. Ma questa volta parliamo di ragazze di oggi. Nuove ribelli dà voce ai diritti di quelle bambine e di quelle ragazze diversissime tra loro, pronte a pagare il prezzo di andare contro corrente, a segnare un prima e un dopo con il loro comportamento, a ispirare senza giudicare. 

La storia di Malala Yousafzai e quella di Greta Thunberg sono già note, ma ci sono altre ragazze che credono che le cose possano cambiare. Ora. A partire da ognuno di noi. 

Sono Emma González e i ragazzi di Parkland sopravvissuti a una sparatoria in un liceo americano e diventati la lotta per il controllo delle armi negli Stati Uniti.

Sono Melati e Isabel Wijsen in Indonesia, capaci di mobilitare migliaia di persone pur di pulire le proprie spiagge. Un passo alla volta, un sacchetto alla volta. 

È Yousra Mardini, campionessa di nuoto siriana impegnata nella lotta per la sopravvivenza e per proteggere i propri cari e gli esseri umani intorno a sé. 

Quello che fanno è passare dalle parole ai fatti, dimostrando che nessuna sfida è troppo grande, nessun sogno è troppo piccolo, quando si costruisce una comunità in cui vengono prima le persone e le loro vite. 

Non resta che leggere e fare la nostra parte. 

 

Incontro con l’autrice in libreria

Sabato 13 aprile è stata ospite in libreria l’autrice e illustratrice Vittoria Macioci che ha realizzato le tavole della storia dedicata a Malala Yousafzai nell’antologia Nuove Ribelli.

Insieme a lei abbiamo conosciuto le storie delle protagoniste del libro, ascoltato il processo creativo dietro la realizzazione delle storie e riflettuto insieme su quanto siamo importanti le loro testimonianze.

Abbiamo posto domande, interrogandoci su come sia possibile prendere una pallottola in testa quando si va a scuola o dentro scuola. Perché mai ci si dovrebbe sentire al pericolo dentro casa propria, tanto da rischiare la vita a bordo di imbarcazioni fatiscenti pur di andare via. Di quanto ognuno di noi possa fare la propria parte, con le proprie parole, con i propri gesti.

Noi abbiamo fatto la nostra parte aprendo la mente, il cuore e le orecchie. Ci ritroveremo in libreria sabato 11 maggio alle ore 10:30 per l’ultimo appuntamento del gruppo di lettura per questa stagione, parleremo delle nostre storie preferite e registreremo un nuovo episodio del podcast.

Ora tocca a te.

 

Nuove Ribelli

di Brett Parson, Fabien Morin, Gijé, Jocelyn Joret, Julien Derain, Laurent Hopman, Rebecca Traunig, Vittoria Macioci, con la prefazione di Randa Ghazy e la traduzione di Stefano Andrea Cresti, Tunuè

 

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COME FACCIO A PARTECIPARE?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Qui il calendario con tutti gli incontri.

ABITI LONTANO? LEGGIAMO INSIEME, ANCHE A DISTANZA!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o l’intera terzina (con lo sconto del 5%) e le spese di spedizione sono gratuite.

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 e torna l’appuntamento con lo scambio posta Pelledoca!

Grazie alla casa editrice Pelledoca, specializzata in storie da brivido, capaci di tenere il lettore con il fiato sospeso e gli occhi incollati alla pagina, torna l’avventura Scambio Posta Pelledoca. A novembre avevamo avuto modo di partecipare al primo scambio e avevamo letto l’incipit in esclusiva di quello che poi è diventato il libro del mese!

Ogni partecipante al gruppo di lettura ha ricevuto una busta personalizzata. Ogni busta contiene:

  • un aneddoto da dietro le quinte, ovvero qualcosa di particolare e curioso legato alla realizzazione di un libro Pelledoca: questo mese dedicato a L’impero invisibile, di Gabriele Nanni;
  • un’anticipazione esclusiva: questo mese l’incipit di Frammenti di oscurità, il romanzo di Stefania Cornago, in uscita a fine marzo;
  • un breve racconto d’autore inedito, scritto appositamente per SPP: questo mese Il mio nome è Violet Hellman di Chiara Cacco;
  • il cruciverba Pelledoca.

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a febbraio? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di febbraio e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 16 marzo alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese:

Spiriti dello Tsunami

di Daniele Incastro, Pelledoca

Un libro da brividi perché è attraversato costantemente da un filo di angoscia, ma è una storia di grandi sentimenti ed emozioni profonde che scava nella reazione dei sopravvissuti alla morte improvvisa di loro cari, mostrando un lato diverso del dolore, un dolore fatto di compostezza, ma che riusciamo lo stesso a provare sulla nostra pelle. Ascolta i commenti dei nostri lettori e delle nostre lettrici nell’ultimo episodio del podacast.

Il pavimento iniziò a tremare. I vetri ronzarono. Il lampadario oscillava nell’aria. I cassetti si aprirono in un tintinnio di posate.

È il 2011 e il Giappone è attraverso dall’onda di un violento tsunami che provoca circa 20.000 vittime e 5.000 dispersi. Marco, il fratello di Andrea è fra questi. Da quel giorno la vita di Andrea non è più la stessa.

Andrea voleva diventare come Marco, leggero, sicuro di sé, incurante di qualsiasi fallimento, capace di insegnare ai giapponesi lingua e cultura italiana con la schiena dritta e realizzare i suoi sogni. Finché il terremoto più potente della storia del Giappone, il quarto a livello mondiale, lo aveva spazzato via dal pianeta, ma non dalla sua vita. Marco c’è ancora, ma lo vede solo Andrea: era lui, suo fratello, ma un blu innaturale colorava le sue unghie e i suoi vestiti gocciolavano. Insomma, uno spirito. Certe cose pensi che accadano in tv, al massimo on line, mai per davvero. Mai a te. E invece.

Si chiamano Yurei, sono le anime delle persone che, dopo morte, non riescono a lasciare il mondo dei vivi e raggiungere in pace lo Yomi, l’aldilà, almeno finché non saranno placati. Secondo le antiche tradizioni giapponesi quando gli spiriti sono animati da emozioni molto forti o se hanno subito una morte violenta o i riti funebri non vengono eseguiti restano in una sorta di limbo che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Marco avrebbe potuto e voluto fare ancora tante, tantissime cose, come insegnare all’università, vedere un’altra nevicata, sposare la sua fidanzata Tanako, ma è arrivato lo tsunami a spazzare via sogni e desideri. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e non ha potuto ricevere una degna sepoltura. Il fatto che sia ancora lì significa che c’è qualcosa di irrisolto. E Andrea sa di cosa si tratta, anche se ha fatto di tutto per nasconderlo ai genitori. C’è la testimonianza di un uomo del posto che dice di aver salvato lui i ragazzi, non suo fratello. Solo che è un bugiardo. E ora quell’accusa infame tiene Marco nel limbo.

Così Andrea decide di andare a Kamaya, sul luogo della tragedia. Lì incontra i sopravvissuti, occhi bassi e silenzio, unghie che scavano la pelle sulle nocche in risposta alle domande. E poi Yoko, una ragazza che sembra ascoltare le storie di chi non c’è più. A quanto pare, Andrea, non è il solo a parlare con i morti e vedere i fantasmi. Non è il solo a dover fare i conti con la vita che chiede prepotentemente di andare avanti.

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Ecco gli altri libri della terzina:

Emma e i fantini detective 

di Laura Orsolini, Pelledoca

Il cadavere di un cavallo viene ritrovato all’alba sulla spiaggia di Forte dei Marmi. Come un tronco enorme straccato dal mare. Lo ritrova Bianca, amante della corsa, della musica classica, dei cavalli. Bianca infatti è proprietaria di un maneggio, il maneggio Biancavallo.

Sarà annegato, pensa il dottor Carlo Del Carlo, medico incaricato di eseguire l’autopsia e veterinario del maneggio di Bianca. Lo stesso maneggio dove i genitori di Emma hanno deciso di farle trascorrere una vacanza nel tentativo di superare il mutismo selettivo in cui si è chiusa dopo la scomparsa del cane. “Vedrai che tornerà” le avevo detto, “vedrai che lo ritroveremo”, “vedrai che sta bene”. Emma aveva collezionato un numero consistente di “vedrai”. All’inizio ci aveva creduto, poi aveva sperato e poi erano cominciate a scendere le lacrime. E piano, piano Emma non ebbe più voglia di ridere, né di stare con le amiche, né di studiare, né di leggere. Poi smise di parlare. Non parlava più. Con nessuno. Aveva promesso di non affezionarsi più a nessun animale, ma non aveva fatto i conti con Bandito, un cavallo particolarmente difficile, che non si lascia montare nemmeno dai fantini più esperti. Ed esperti sono Onesto, Gilberto e Pierugo che cavalcano da anni e ogni estate si ritrovano al campo estivo del maneggio di Bianca.

E proprio lì era diretto quella sera il maresciallo Bonacoscia, deciso a scambiare quattro chiacchiere con Bianca per capire che idea si era fatta lei. La causa della morte è l’annegamento, avvenuto circa due giorni prima del ritrovamento, ma nei polmoni è stata ritrovata acqua dolce. Il microchip, invece, non è stato ritrovato. E il cavallo era malato. Secondo il dottor Del Carlo il cavallo era proprietà di un circo. Si era ammalato e stava morendo. Il padrone se ne deve essere accorto e, per evitare i costi dello smaltimento e i controlli l’ha portato al fiume e fatto annegare.

Non è dello stesso avviso Bianca. Secondo lei si tratta di rapimento e di scommesse clandestine. Pierugo, Gilberto e Onesto si erano acquattati sotto la finestra della sala da pranzo dove Bianca e il maresciallo avevano chiacchierato. Emma era dietro di loro. Così nascono i Fantini Detective, per risolvere il mistero di chi ha ucciso quel cavallo e scoprire che insieme si possono affrontare anche quei problemi che da soli ci sembrano così difficili e insormontabili.

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La fuga di Pat

Di Roberto Piumini, Pelledoca

Questa storia inizia in una locanda nella campagna inglese, lungo una strada secondaria, non certo una mèta frequentata da turisti. Un ragazzo di dodici-tredici anni è seduto a un tavolo da solo. Indossa occhiali scuri, nonostante il cielo grigio, una lastra compatta di nuvole, non li renda in alcun modo necessari. Sembra spaventato: lancia occhiate al piazzale davanti alla locanda dove è parcheggiata una sola e unica auto, quella di Sam, fotografo e unico altro avventore della locanda. Sam guarda il ragazzo come guarda l’obiettivo della sua macchina fotografica, attentamente e con pazienza, cercando di cogliere ogni dettaglio. Con la netta sensazione di averlo già visto da qualche parte. Intuisce che quel ragazzo sta scappando, non sa da chi o da cosa, ma non c’è tempo di scoprirlo perché nel frattempo un’altra auto è arrivata nel piazzale.

È così che inizia la fuga di Pat, giovane promessa del calcio inglese dal Centro di Fulton.

Perché sta fuggendo? Chi lo sta cercando? Come hanno fatto ad arrivare alla locanda e a rintracciarlo così velocemente? Nessun genitore organizza un inseguimento come quello. E infatti nessuno ha denunciato la scomparsa di Pat, lo sappiamo dalla telefonata di Sam al suo amico ispettore Philip Constable. Né la madre, né nessun altro, ma a inseguirlo ci sono due responsabili del centro di. Lì Pat non stava bene. Giocare a calcio era la sua più grande passione, ma la vita che faceva lì non gli piaceva. Lo aveva scritto alla madre nelle lettere che non aveva mai spedito. Per non farla preoccupare, per evitare che rescindessero il contratto e l’assegno che veniva spedito ogni mese a lei e ai suoi fratelli. Eppure Pat non stava bene. I risvegli di notte si erano fatti sempre più frequenti, il batticuore al risveglio, quel nervosismo che non lo abbandonava mai.

Scappare era diventato un bisogno, un minuto prima di farlo aveva sentito una paura improvvisa come una minaccia. Sam decide di chiamare Paul, un giornalista sportivo e suo vecchio amico, è lui che gli consiglia di rivolgersi alla dottoressa Malstone. In passato aveva indagato sul funzionamento dei centri sportivi e in particolare su quello di Fulton, ma non era uscito fuori niente. Bisognerebbe analizzare il cibo, quello che viene dato ogni giorno, per un certo periodo, senza che nessuno se ne accorga. C’è motivo di credere che ci mettano delle sostanze non consentite, per aumentare muscoli e rendimento, ma a che prezzo?

Per scoprirlo c’è un solo modo, ma per questo bisognerebbe che far tornare Pat lì dentro.

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