Ike e Bobby

18 Luglio 2022 | Gruppi di lettura

Nel terzo episodio dedicato alla lettura condivisa della Trilogia della Pianura di Kent Haruf conosciamo Ike e Bobby, due fratelli, quasi gemelli per la poca differenza di età che li separa e che li lega l’uno all’altro in rapporto fatto di sostegno reciproco indistruttibile.

I pezzi del puzzle cominciano ad incastrarsi perché, nel primo episodio, abbiamo già conosciuto una parte della loro famiglia: Tom Guthrie, il papà, professore di storia al liceo di Holt, un uomo impacciato e confuso, a prima vista, ma che ha nei propri figli, Ike e Bobby, la propria stella polare, che è stato preso a pugni dalla vita, ma che accetta un ultimo round combattendo con forza e disperazione; ed Ella, la mamma, schiacciata dalla depressione che ha imprigionato la sua vita in una stanza buia e silenziosa. Due ragazzini che silenziosamente vedono e soffrono impotenti, ma che indossano il coraggio e come un’armatura lucente, a testa alta, come eroi consapevoli della sorte avversa mentre si avviano sul campo dell’ultima battaglia. Fragili, potrebbero impazzire tra le lacrime, commettere avventatezze, urlare al mondo il proprio dolore rivendicando le attenzioni e l’amore dovuti, ma non lo fanno. La loro compostezza e il loro autocontrollo è un urlo silenzioso, ma lacerante e straziante. 

Puoi continuare a leggere la storia di Ike e Bobby scorrendo il post oppure ascoltare l’episodio del podcast.

Mamma, stai bene?

Montarono in bicicletta, dal vialetto uscirono sulla ghiaia di Railroad Street e si diressero a est, verso la cittadina. L’aria era ancora fresca, odorava di letame di cavallo e alberi ed erbacce secche e polvere nell’aria e qualcos’altro che non avrebbero saputo definire. Sopra di loro, un paio di gazze si dondolavano schiamazzando sul ramo di un pioppo nero, poi uno degli uccelli volò via, negli alberi oltre la casa della signora Frank, e l’altro gracchiò quattro volte, rapido e stridente, prima di spiccare il volo a sua volta.

Pedalarono sullo sterrato, passando vicino alla vecchia centrale elettrica in disuso, con le alte finestre sbarrate da assi di legno, poi svoltarono sull’asfalto di Mani Street e sobbalzarono attraversando i binari della ferrovia e raggiunsero la banchina acciottolata della stazione. All’interno c’erano una sala d’aspetto buia, che odorava di polvere e di chiuso, con tre o quattro panche in legno dagli schienali alti, disposte in fila come banchi di chiesa e rivolte verso i binari, e con una biglietteria con un solo sportello dietro una grata nera. Sul lastricato accanto al muro c’era un vecchio vagone verde del latte con le ruote in ferro. Non veniva più utilizzato.

A Holt i treni fermavano solo per cinque minuti, arrivavano e ripartivano, giusto il tempo di consentire a due o tre passeggeri di salire o scendere e all’addetto al bagagliaio di scaricare il Denver News sulla banchina accanto ai binari. I giornali erano lì, legati con lo spago in un’unica pila. I due ragazzi appoggiarono le biciclette contro il vagone del latte e Ike tagliò lo spago con un coltello a serramanico. Poi si misero in ginocchio a dividere la pila in due e iniziarono ad arrotolare i giornali fermandoli con gli elastici. Ci volle circa un’ora per consegnare il Denver News.

Si divisero e ciascuno partì per il proprio giro. Tra uno e l’altro coprivano tutta la cittadina.

Poi i ragazzi si incontrarono all’angolo tra Main e Railroad e tornarono a casa pedalando lungo sterrati sconnessi.

Nel bagno al piano di sopra si inumidirono i capelli per pettinarli, si fecero un’onda e la sistemarono con le mani a coppa perché rimanesse sulla fronte. L’acqua sgocciolava sulle guance e colava dietro le orecchie. Si asciugarono, uscirono in corridoio e si fermarono esitanti davanti alla porta, finché Ike girò la maniglia e insieme entrarono nella stanza silenziosa e semibuia. Lei era sul letto degli ospiti, supina, con il braccio ancora ripiegato davanti al viso come una persona molto sofferente.

Mamma?

Sì.

Stai bene?

Potete venire qui, rispose.

La donna aveva gli occhi lucidi, come se avesse la febbre.

Siete pronti per la scuola? Disse.

Sì.

Che ore sono?

Guardarono l’orologio sulla specchiera. Le otto e un quarto, rispose Ike.

È meglio se andiate. Non fate tardi. Fece un piccolo sorriso e allungò una mano verso di loro. Prima mi date un bacio ciascuno?

Si chinarono in avanti e le diedero un bacio sulla guancia, uno dopo l’altro, un bacio frettoloso, imbarazzato, da ragazzini. La guancia era fresca e odorava di lei. I due riuscivano a stento a guardarla negli occhi. Finalmente lei lasciò le mani dei figli, che si alzarono. È meglio se andiate, disse.

Ciao, mamma, disse Ike.

Spero tu stia meglio, disse Bobby.

Uscirono dalla stanza e chiusero la porta.

Vi va?

Il sabato passavano a riscuotere. Si alzavano presto, consegnavano i giornali, tornavano a casa, andavano nella stalla a dare da mangiare ai cavalli e poi ai gatti che miagolavano furiosi e al cane, poi rientravano in casa, si lavavano nel lavello della cucina, facevano colazione con il padre e dopo uscivano di nuovo.

Cominciarono da Main Street, riscuotendo nei negozi prima che si riempissero per gli acquisti del sabato, prima che la gente della cittadina andasse in centro e i contadini e gli allevatori arrivassero dalla campagna per fare la spesa per la settimana e due chiacchiere.

Quando entrarono nel negozio, Harvey Schimdt stava tagliando i capelli a un uomo seduto sulla poltrona con un telo a righe fissato al collo.

Che cosa volete voi due? Domandò Harvey Schimdt. Ripeteva più o meno la stessa frase ogni sabato.

I soldi dei giornali, rispose Ike.

I soldi dei giornali, ripeté il barbiere. Non penso proprio che vi pagherò. Ci sono solo cattive notizie. Non vi pare?

Pagali, Harvey, disse l’uomo sulla poltrona. Puoi permetterti di fermarti un minuto.

Sto valutando se è il caso di farlo, disse Harvey.

Chi vi taglia i capelli adesso?

Come?

Ho chiesto, chi vi taglia i capelli?

La mamma.

Pensavo che vostra madre se ne fosse andata. Ho sentito che si è trasferita in quella casetta in Chicago street.

Rimasero in silenzio a fissare il pavimento e le ciocche di capelli sotto l’alta poltrona di cuoio.

Lasciali in pace, Harvey.

Non li sto mica disturbando. Ho fatto solo una domanda.

Lasciali in pace.

No, disse di nuovo Harvey ai ragazzi. Pensateci. Io compro i vostri giornali e voi vi fate tagliare i capelli da me. È così che funziona. Puntò le forbici nella loro direzione.

Sono due dollari e cinquanta centesimi, disse Ike.

Paga quei ragazzi, Harvey, disse. Stanno aspettando.

Credo che dovrò farlo. Se non li pago, rimarranno lì tutto il giorno.

Inforcarono le loro biciclette, pedalarono mezzo isolato più a sud fino a Duckwall. Parcheggiarono le biciclette, aprirono una porta arretrata rispetto alla facciata dell’edificio ed entrarono in un piccolo androne buio. Si fermarono all’ultima porta, sullo zerbino c’era ancora il Denver News del mattino.

Chi è? Dalla voce si sarebbe detto che non parlava da giorni. Stava tossendo.

La donna aprì la porta e li scrutò.

Entrate, ragazzi.

Sono due e cinquanta, signora Stearns.

Venite dentro.

Si accomodarono insieme sul sofà e la guardarono zoppicare per la stanza appoggiandosi a due bastoni in metallo. Era anziana e indossava un abito leggero da casa, a fiori, coperto da un lungo grembiule. Aveva la schiena curva e portava un apparecchio acustico, e i capelli gialli raccolti in una crocchia, le braccia nude erano piene di macchie e lentiggini e al di sopra dei gomiti c’erano pieghe di pelle cadente. Sul dorso di una mano aveva un livido viola dai contorni irregolari, simile a una voglia. Quando si fu seduta, prese una sigaretta che era già accesa, diede un tiro e sbuffò un fiotto di fumo grigio verso il soffitto. Stava fissando i due ragazzi da dietro gli occhiali. Aveva la bocca rosso vivo.

Ecco, disse. Sto aspettando.

La guardarono.

Cominciate a parlare, disse lei.

I ragazzi guardarono prima lei, poi la stanza. Ma non ha una famiglia, signora Stearns? Domandò Ike. Qualcuno che viva con lei?

No, rispose la donna. Non più.

Cosa è successo?

Se ne sono andati tutti, disse la vecchia. Oppure sono morti tutti.

I due fratelli la fissarono, aspettando che dicesse qualcos’altro. Non sapevano proprio cosa avrebbe potuto fare, come avrebbe potuto raddrizzare il corso della sua vita. Ma la donna non ne parlò più. Sembrava invece che stesse guardando alle loro spalle, oltre la finestra con le tendine che dava sul vicolo. La guardarono e rimasero in attesa. Ma lei non parlò.

Alla fine Bobby disse, Nostra madre è andata via di casa.

Lentamente lo sguardo dell’anziana smise di essere assente. Che hai detto?

È andata via poche settimane fa, disse Bobby. Parlava sottovoce. Non abita più con noi.

Ah, no?

No.

Dove vive?

Sta’ zitto, Bobby, disse Ike. Sono affari nostri.

D’accordo, disse la signora Stearns. Non lo dirò a nessuno. Del resto a chi potrei dirlo?

Studiò a lungo Bobby, poi suo fratello. Erano seduti sul divano, aspettavano che lei riprendesse a parlare.

Alla fine lei disse, mi dispiace molto. E io che me ne stavo qui a parlare di me. Dovete sentirvi molto soli.

Loro non sapevano proprio cosa dire.

Be’, insomma, disse lei. Venite a trovarmi, se volete. Vi va?

I ragazzi la guardarono dubbiosi, seduti sul divano in quella stanza silenziosa, in quell’aria che sapeva di polvere e fumo di sigarette.

Vi va? Chiese ancora.

I due ragazzi finirono per annuire.

Lui ha detto che non possiamo raccontarlo a nessuno

Erano al cinema, seduti in prima fila con gli altri ragazzi, guardavano sullo schermo due facce girate di tre quarti, con le bocche smisurate che dialogavano mentre l’auto della polizia stava portando via una terza persona, i lampeggianti rossi guizzarono sui due volti al passaggio della macchina, e sullo sfondo scorreva la campagna, una sorta di campagna onirica che un vento inesplicabile stava spazzando via. Poi la musica si fece più forte, si riaccesero le luci in sala, e i ragazzi ripercorsero insieme agli altri spettatori il corridoio tra le poltrone, attraversarono l’atrio e uscirono sul marciapiedi nella notte. Sopra i lampioni, il cielo era pieno di stelle brillanti e solide come pietre bianche disseminate in un fiume. Percorsero la strada deserta sotto gli alberi che stavano cominciando a riempirsi di foglie, sebbene di notte facesse ancora un freddo pungente, e non erano ancora arrivati all’altezza della casa della signora Lynch quando un’auto di fermò all’improvviso davanti a loro.

Le ragazzine vogliono un passaggio? Domandò il rosso che stava al volante.

Cercarono di attraversare la strada, ma l’auto riprese a muoversi con loro.

Digli che sono nella merda. Glielo daremo comunque. Diglielo.

Russ, disse la ragazza. Lasciali andare. Russ, dai, andiamocene.

Non ancora.

Si voltarono per mettersi a correre, ma il rosso li afferrò per il giaccone.

Fareste meglio a lasciarci andare. Fareste meglio a piantarla. Non vi abbiamo fatto niente.

Forse voi no, merdine. Ma qualcun altro sì.

Era passata la mezzanotte quando rimisero piede su Railroad Street e svoltarono nel familiare vialetto di ghiaia di casa loro. Non parlarono molto. Camminarono e camminarono. Un paio di volte sentirono un coyote che abbaiava e ululava, si lamentava da qualche parte in mezzo alla campagna, e sentirono anche delle vacche verso ovest, si aggiravano nell’oscurità fra le stoppie di granturco. Di fronte a loro, le luci di Holt sembravano sempre lontane e quando finalmente raggiunsero la città e ad un incrocio passarono sotto il primo dei lampioni, avevano i piedi distrutti ed erano stanchi morti.

Al loro rientro il padre non c’era. Lo chiamarono a voce alta ma non ebbero risposta. Si spaventarono di nuovo. Chiusero a chiave la porta, si liberarono dei giacconi sul pavimento dell’ingresso e cominciarono a ripulirsi nel lavandino del bagno. Si videro nello specchio dell’armadietto, avevano le facce rigate di si sporcizia e di lacrime e uno sguardo ombroso e strano. Erano chini sul lavandino quando il padre arrivò a casa.

Tom notò i loro giacconi, si precipitò al piano di sopra e li trovò in bagno, con la faccia ancora umida dopo essersela sciacquata.

Entrò nella stanza. Perché non mi avete risposto? Domandò. Dove siete stai? Quando ho visto che non tornavate a casa dopo il film, sono uscito a cercarvi.

Rimasero a guardarlo.

Non volevano dire nulla. Ma gli occhi di Bobby si erano riempiti di lacrime che gli scorrevano inarrestabili lungo le guance, cominciò a singhiozzare disperatamente, come se non riuscisse a respirare, piangeva ma non diceva una prola.

Cosa c’è che non va? Domandò Guthrie. Forza. Che c’è?

Prese una salvietta e asciugò il viso di Bobby, poi quello del fratello. È così grave? Domandò. Li condusse lungo il corridoio fino alla camera nella vecchia veranda sul retro della casa, si mise a sedere sul letto con loro e li strinse tra le braccia. Ditemi cosa c’è che non va. Cos’è successo?

Non possiamo dire niente. Lui ha detto che non possiamo raccontarlo a nessuno.

Chi ha detto che non potete raccontarlo a nessuno? Chiese Guthrie. Cos’è questa storia?

Quello grande con i capelli rossi, disse Ike. Ha detto… Non possiamo parlarne. Non capisci?

Guthrie lo guardò, gli occhi del figlio erano rossi e lucidi, ma aveva smesso di parlare. Non avrebbe detto altro. Non in quel momento.

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Minuti contati: leggi il libro, visita il museo e fai un pic nic con l’autrice

Minuti contati: leggi il libro, visita il museo e fai un pic nic con l’autrice

Siete mai stati a Villa Borghese?

Un parco incantevole in cui i vialetti si snodano tra alberi altissimi e si aprono su radure improvvise o laghetti fiabeschi e fontane zampillanti. Al centro del parco c’è un edificio maestoso, la Galleria Borghese, che raccoglie esposizioni d’arte uniche al mondo per valore e bellezza. Qui è ambientata la storia di Minuti contati, un’avventura mozzafiato tra arte e storia, amicizia e solidarietà.

Qui festeggeremo un anno di letture insieme con i gruppi di lettura 8-10 e 11-13 anni e tutti e tutte coloro che vorranno unirsi a noi prima delle vacanze.

Qui potremo fare una visita guidata al museo, per svelare ogni retroscena dei corpi delle statue del Bernini e dei volti dei quadri del Caravaggio che hanno animato la storia.

Qui potremo incontrare l’autrice del libro, Maria Beatrice Masella, in un pic nic sull’erba.

Trova gli indizi e risolvi il mistero

Minuti contati è la storia di Stella e di Ricky, due ragazzi che frequentano il liceo artistico e hanno accettato di fare uno stage nella Galleria Borghese. È la storia di una mattina come tante alla Galleria, folle di turisti sciamano nei corridoi girando intorno alle opere d’arte che le guide descrivono ciascuna in una lingua diversa, svelando i segreti che l’arte riserva sempre a chi li voglia ascoltare. E poi è arrivato lui, ci ha messo pochi secondi: ha aperto lo zaino appoggiandolo fra i suoi piedi prima di consegnarlo al guardaroba, ha estratto un pacco, una specie di busta gialla rigonfia che ha fatto scivolare veloce dentro la giacca.

Così ha inizio una inquietante caccia al tesoro, una sfida di enigmi in cui ogni mossa può risultare fatale e il prezzo da pagare altissimo: qualcuno minaccia di far saltare in aria la Galleria Borghese e ha seminato indizi intorno alle opere d’arte. È come se le statue prendessero vota e raccontassero la loro storia, così lontana e così vicina. I loro dolori e le loro speranze sono quelli che animano ancora popoli afflitti dall’oppressione, dalla tirannia e dalla minaccia di un futuro senza sogni.

Cosa succederebbe se Stella e Ricky arrivassero troppo tardi?

Lotta va al museo

Per l’ultimo appuntamento della stagione dei gruppi dei lettura 8-10 e 11-13 anni, abbiamo scelto di festeggiare con un evento speciale: chi acquista il libro potrà partecipare alla visita guidata alla Galleria Borghese, sabato 15 giugno, alle ore 16:00, e fare un pic nic nel parco insieme all’autrice Maria Beatrice Masella.

Abbiamo bisogno della cultura e dell’arte come dell’aria, per esistere come individui e come persone che appartengono a una società. Sono i punti di riferimento che ci servono per capire chi siamo, da dove veniamo e chi vogliamo essere. Sono le radici che fondano la comunità alla quale apparteniamo, i fili verso i quali protendiamo le braccia per cogliere nuove occasioni e opportunità. Sono eccezionali strumenti per sensibilizzare, di mettere in discussione abitudini sociali e promuovere cambiamenti di comportamento nella nostra società.

Sono il modo migliore che conosciamo per festeggiare un anno di letture insieme.

 

Chi può partecipare?

Tutti e tutte! Chi ha partecipato ogni mese ai gruppi di lettura, chi è venuto una volta e mai più, chi non è venuto, ma ha sempre desiderato, chi non ha mai potuto perché abita lontano o non ha mai avuto l’occasione giusta.

 

Quanto costa?

Il prezzo del libro. Incluso con l’acquisto del libro c’è la visita guidata alla Galleria Borghese (abbiamo già prenotato noi l’entrata di gruppo) e il pic nic nel parco con l’autrice.

 

Quanto dura?

Appuntamento ore 16:00 davanti alla Galleria Borghese, ognuno può raggiungerci con i mezzi propri. La visita durerà circa un’ora e poi ci ritroveremo all’esterno del museo per un pic nic durante il quale incontreremo l’autrice del libro, Maria Beatrice Masella. Potremo fare domande e confrontarci sulla lettura del libro, chiacchierare e scambiarci opinioni. In tutto circa due ore e mezza.

 

Come faccio a partecipare?

Acquista il libro in libreria o nello shop qui

Nuove ribelli: ad aprile scopriamo le graphic novel con l’illustratrice Vittoria Macioci

Nuove ribelli: ad aprile scopriamo le graphic novel con l’illustratrice Vittoria Macioci

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 e per questa occasione scopriamo le graphic novel con Vittoria Macioci, autrice e illustratrice del libro Nuove Ribelli.

Dopo Lotto ogni giorno continuiamo a parlare di storie di coraggio, di impegno, di determinazione. Ma questa volta parliamo di ragazze di oggi. Nuove ribelli dà voce ai diritti di quelle bambine e di quelle ragazze diversissime tra loro, pronte a pagare il prezzo di andare contro corrente, a segnare un prima e un dopo con il loro comportamento, a ispirare senza giudicare. 

La storia di Malala Yousafzai e quella di Greta Thunberg sono già note, ma ci sono altre ragazze che credono che le cose possano cambiare. Ora. A partire da ognuno di noi. 

Sono Emma González e i ragazzi di Parkland sopravvissuti a una sparatoria in un liceo americano e diventati la lotta per il controllo delle armi negli Stati Uniti.

Sono Melati e Isabel Wijsen in Indonesia, capaci di mobilitare migliaia di persone pur di pulire le proprie spiagge. Un passo alla volta, un sacchetto alla volta. 

È Yousra Mardini, campionessa di nuoto siriana impegnata nella lotta per la sopravvivenza e per proteggere i propri cari e gli esseri umani intorno a sé. 

Quello che fanno è passare dalle parole ai fatti, dimostrando che nessuna sfida è troppo grande, nessun sogno è troppo piccolo, quando si costruisce una comunità in cui vengono prima le persone e le loro vite. 

Non resta che leggere e fare la nostra parte. 

 

Incontro con l’autrice in libreria

Sabato 13 aprile è stata ospite in libreria l’autrice e illustratrice Vittoria Macioci che ha realizzato le tavole della storia dedicata a Malala Yousafzai nell’antologia Nuove Ribelli.

Insieme a lei abbiamo conosciuto le storie delle protagoniste del libro, ascoltato il processo creativo dietro la realizzazione delle storie e riflettuto insieme su quanto siamo importanti le loro testimonianze.

Abbiamo posto domande, interrogandoci su come sia possibile prendere una pallottola in testa quando si va a scuola o dentro scuola. Perché mai ci si dovrebbe sentire al pericolo dentro casa propria, tanto da rischiare la vita a bordo di imbarcazioni fatiscenti pur di andare via. Di quanto ognuno di noi possa fare la propria parte, con le proprie parole, con i propri gesti.

Noi abbiamo fatto la nostra parte aprendo la mente, il cuore e le orecchie. Ci ritroveremo in libreria sabato 11 maggio alle ore 10:30 per l’ultimo appuntamento del gruppo di lettura per questa stagione, parleremo delle nostre storie preferite e registreremo un nuovo episodio del podcast.

Ora tocca a te.

 

Nuove Ribelli

di Brett Parson, Fabien Morin, Gijé, Jocelyn Joret, Julien Derain, Laurent Hopman, Rebecca Traunig, Vittoria Macioci, con la prefazione di Randa Ghazy e la traduzione di Stefano Andrea Cresti, Tunuè

 

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COME FACCIO A PARTECIPARE?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Qui il calendario con tutti gli incontri.

ABITI LONTANO? LEGGIAMO INSIEME, ANCHE A DISTANZA!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o l’intera terzina (con lo sconto del 5%) e le spese di spedizione sono gratuite.

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 e torna l’appuntamento con lo scambio posta Pelledoca!

Grazie alla casa editrice Pelledoca, specializzata in storie da brivido, capaci di tenere il lettore con il fiato sospeso e gli occhi incollati alla pagina, torna l’avventura Scambio Posta Pelledoca. A novembre avevamo avuto modo di partecipare al primo scambio e avevamo letto l’incipit in esclusiva di quello che poi è diventato il libro del mese!

Ogni partecipante al gruppo di lettura ha ricevuto una busta personalizzata. Ogni busta contiene:

  • un aneddoto da dietro le quinte, ovvero qualcosa di particolare e curioso legato alla realizzazione di un libro Pelledoca: questo mese dedicato a L’impero invisibile, di Gabriele Nanni;
  • un’anticipazione esclusiva: questo mese l’incipit di Frammenti di oscurità, il romanzo di Stefania Cornago, in uscita a fine marzo;
  • un breve racconto d’autore inedito, scritto appositamente per SPP: questo mese Il mio nome è Violet Hellman di Chiara Cacco;
  • il cruciverba Pelledoca.

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a febbraio? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di febbraio e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 16 marzo alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese:

Spiriti dello Tsunami

di Daniele Incastro, Pelledoca

Un libro da brividi perché è attraversato costantemente da un filo di angoscia, ma è una storia di grandi sentimenti ed emozioni profonde che scava nella reazione dei sopravvissuti alla morte improvvisa di loro cari, mostrando un lato diverso del dolore, un dolore fatto di compostezza, ma che riusciamo lo stesso a provare sulla nostra pelle. Ascolta i commenti dei nostri lettori e delle nostre lettrici nell’ultimo episodio del podacast.

Il pavimento iniziò a tremare. I vetri ronzarono. Il lampadario oscillava nell’aria. I cassetti si aprirono in un tintinnio di posate.

È il 2011 e il Giappone è attraverso dall’onda di un violento tsunami che provoca circa 20.000 vittime e 5.000 dispersi. Marco, il fratello di Andrea è fra questi. Da quel giorno la vita di Andrea non è più la stessa.

Andrea voleva diventare come Marco, leggero, sicuro di sé, incurante di qualsiasi fallimento, capace di insegnare ai giapponesi lingua e cultura italiana con la schiena dritta e realizzare i suoi sogni. Finché il terremoto più potente della storia del Giappone, il quarto a livello mondiale, lo aveva spazzato via dal pianeta, ma non dalla sua vita. Marco c’è ancora, ma lo vede solo Andrea: era lui, suo fratello, ma un blu innaturale colorava le sue unghie e i suoi vestiti gocciolavano. Insomma, uno spirito. Certe cose pensi che accadano in tv, al massimo on line, mai per davvero. Mai a te. E invece.

Si chiamano Yurei, sono le anime delle persone che, dopo morte, non riescono a lasciare il mondo dei vivi e raggiungere in pace lo Yomi, l’aldilà, almeno finché non saranno placati. Secondo le antiche tradizioni giapponesi quando gli spiriti sono animati da emozioni molto forti o se hanno subito una morte violenta o i riti funebri non vengono eseguiti restano in una sorta di limbo che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Marco avrebbe potuto e voluto fare ancora tante, tantissime cose, come insegnare all’università, vedere un’altra nevicata, sposare la sua fidanzata Tanako, ma è arrivato lo tsunami a spazzare via sogni e desideri. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e non ha potuto ricevere una degna sepoltura. Il fatto che sia ancora lì significa che c’è qualcosa di irrisolto. E Andrea sa di cosa si tratta, anche se ha fatto di tutto per nasconderlo ai genitori. C’è la testimonianza di un uomo del posto che dice di aver salvato lui i ragazzi, non suo fratello. Solo che è un bugiardo. E ora quell’accusa infame tiene Marco nel limbo.

Così Andrea decide di andare a Kamaya, sul luogo della tragedia. Lì incontra i sopravvissuti, occhi bassi e silenzio, unghie che scavano la pelle sulle nocche in risposta alle domande. E poi Yoko, una ragazza che sembra ascoltare le storie di chi non c’è più. A quanto pare, Andrea, non è il solo a parlare con i morti e vedere i fantasmi. Non è il solo a dover fare i conti con la vita che chiede prepotentemente di andare avanti.

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Ecco gli altri libri della terzina:

Emma e i fantini detective 

di Laura Orsolini, Pelledoca

Il cadavere di un cavallo viene ritrovato all’alba sulla spiaggia di Forte dei Marmi. Come un tronco enorme straccato dal mare. Lo ritrova Bianca, amante della corsa, della musica classica, dei cavalli. Bianca infatti è proprietaria di un maneggio, il maneggio Biancavallo.

Sarà annegato, pensa il dottor Carlo Del Carlo, medico incaricato di eseguire l’autopsia e veterinario del maneggio di Bianca. Lo stesso maneggio dove i genitori di Emma hanno deciso di farle trascorrere una vacanza nel tentativo di superare il mutismo selettivo in cui si è chiusa dopo la scomparsa del cane. “Vedrai che tornerà” le avevo detto, “vedrai che lo ritroveremo”, “vedrai che sta bene”. Emma aveva collezionato un numero consistente di “vedrai”. All’inizio ci aveva creduto, poi aveva sperato e poi erano cominciate a scendere le lacrime. E piano, piano Emma non ebbe più voglia di ridere, né di stare con le amiche, né di studiare, né di leggere. Poi smise di parlare. Non parlava più. Con nessuno. Aveva promesso di non affezionarsi più a nessun animale, ma non aveva fatto i conti con Bandito, un cavallo particolarmente difficile, che non si lascia montare nemmeno dai fantini più esperti. Ed esperti sono Onesto, Gilberto e Pierugo che cavalcano da anni e ogni estate si ritrovano al campo estivo del maneggio di Bianca.

E proprio lì era diretto quella sera il maresciallo Bonacoscia, deciso a scambiare quattro chiacchiere con Bianca per capire che idea si era fatta lei. La causa della morte è l’annegamento, avvenuto circa due giorni prima del ritrovamento, ma nei polmoni è stata ritrovata acqua dolce. Il microchip, invece, non è stato ritrovato. E il cavallo era malato. Secondo il dottor Del Carlo il cavallo era proprietà di un circo. Si era ammalato e stava morendo. Il padrone se ne deve essere accorto e, per evitare i costi dello smaltimento e i controlli l’ha portato al fiume e fatto annegare.

Non è dello stesso avviso Bianca. Secondo lei si tratta di rapimento e di scommesse clandestine. Pierugo, Gilberto e Onesto si erano acquattati sotto la finestra della sala da pranzo dove Bianca e il maresciallo avevano chiacchierato. Emma era dietro di loro. Così nascono i Fantini Detective, per risolvere il mistero di chi ha ucciso quel cavallo e scoprire che insieme si possono affrontare anche quei problemi che da soli ci sembrano così difficili e insormontabili.

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La fuga di Pat

Di Roberto Piumini, Pelledoca

Questa storia inizia in una locanda nella campagna inglese, lungo una strada secondaria, non certo una mèta frequentata da turisti. Un ragazzo di dodici-tredici anni è seduto a un tavolo da solo. Indossa occhiali scuri, nonostante il cielo grigio, una lastra compatta di nuvole, non li renda in alcun modo necessari. Sembra spaventato: lancia occhiate al piazzale davanti alla locanda dove è parcheggiata una sola e unica auto, quella di Sam, fotografo e unico altro avventore della locanda. Sam guarda il ragazzo come guarda l’obiettivo della sua macchina fotografica, attentamente e con pazienza, cercando di cogliere ogni dettaglio. Con la netta sensazione di averlo già visto da qualche parte. Intuisce che quel ragazzo sta scappando, non sa da chi o da cosa, ma non c’è tempo di scoprirlo perché nel frattempo un’altra auto è arrivata nel piazzale.

È così che inizia la fuga di Pat, giovane promessa del calcio inglese dal Centro di Fulton.

Perché sta fuggendo? Chi lo sta cercando? Come hanno fatto ad arrivare alla locanda e a rintracciarlo così velocemente? Nessun genitore organizza un inseguimento come quello. E infatti nessuno ha denunciato la scomparsa di Pat, lo sappiamo dalla telefonata di Sam al suo amico ispettore Philip Constable. Né la madre, né nessun altro, ma a inseguirlo ci sono due responsabili del centro di. Lì Pat non stava bene. Giocare a calcio era la sua più grande passione, ma la vita che faceva lì non gli piaceva. Lo aveva scritto alla madre nelle lettere che non aveva mai spedito. Per non farla preoccupare, per evitare che rescindessero il contratto e l’assegno che veniva spedito ogni mese a lei e ai suoi fratelli. Eppure Pat non stava bene. I risvegli di notte si erano fatti sempre più frequenti, il batticuore al risveglio, quel nervosismo che non lo abbandonava mai.

Scappare era diventato un bisogno, un minuto prima di farlo aveva sentito una paura improvvisa come una minaccia. Sam decide di chiamare Paul, un giornalista sportivo e suo vecchio amico, è lui che gli consiglia di rivolgersi alla dottoressa Malstone. In passato aveva indagato sul funzionamento dei centri sportivi e in particolare su quello di Fulton, ma non era uscito fuori niente. Bisognerebbe analizzare il cibo, quello che viene dato ogni giorno, per un certo periodo, senza che nessuno se ne accorga. C’è motivo di credere che ci mettano delle sostanze non consentite, per aumentare muscoli e rendimento, ma a che prezzo?

Per scoprirlo c’è un solo modo, ma per questo bisognerebbe che far tornare Pat lì dentro.

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Per chi invece acquista il bundle, con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

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