5 libri di avventura per 11-13 anni da leggere questa estate

9 Luglio 2023 | Guide ai regali

Per 50 anni, generazioni di ragazzi e ragazze sono cresciuti con le avventure di Sandokan e dei suoi corsari neri e rossi, hanno sognato di diventare viaggiatori seguendo le orme di Phileas Fogg intorno al mondo o del Capitano Nemo verso il centro della Terra.

Sono libri che i nostri genitori hanno letto e amato e che per loro rappresentano una ricchezza incalcolabile: sono i libri che li hanno fatti innamorare della lettura. 

Ma i giovani lettori e lettrici di oggi (molto spesso) non li amano. Sono abituati a un ritmo narrativo completamente diverso, molto spesso non hanno la struttura culturale per comprendere il contesto, le metafore, le intenzioni degli autori.

Insistere comporta il rischio che i ragazzi finiscano per non affezionarsi alla lettura e per non leggere i classici (capisaldi della letteratura) nemmeno quando saranno grandi: e questo è davvero un peccato.

L’offerta letteraria per ragazzi al giorno d’oggi è ampia e di grande qualità, senza niente da invidiare a quella che l’ha preceduta. 

Per aiutarti ad orientarti nel panorama della letteratura per ragazzi contemporanea abbiamo creato una Guida alle letture estive con 5 titoli per ogni genere: avventura, brividi e mistero, crescita e amicizia, fantasy. Per 8-10 anni e per 11-13 anni.

La scelta è più ampia rispetto al singolo consiglio di lettura, ma non così sconfinata rispetto a interi scaffali.

Qui ti presentiamo 5 libri di avventura per 11-13 anni da leggere questa estate. Se invece cerchi titoli di avventura per 8-10 anni li trovi qui.
Per questa Guida alla lettura dei libri di avventura abbiamo preparato un segnalibro per lettori e lettrici avventurosi che ti regaliamo insieme all’acquisto del libro, sia in libreria, che nello shop. Puoi anche scaricarlo qui e stamparlo a casa.

In più, per ogni titolo trovi:

  • Traccia audio da ascoltare;
  • Breve descrizione della trama, dell’ambientazione e dei personaggi principali;
  • Foto dell’interno.

Cominciamo!

Un’estate in rifugio

Di Sofia Gallo, pubblicato per Salani editore sotto l’egida del Club Alpino Italiano.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

 

Successe tutto molto in fretta. Quando io e Luca eravamo agli sgoccioli dell’anno scolastico. Una sera papà ci invitò in pizzeria, solo noi tre.

Capitava di rado di uscire a cena, per di più senza la mamma. E così a un tavolo della pizzeria Da Mario, all’angolo della via dove abitiamo, davanti a me e a Luca pieni di sonno, disse solennemente che si era licenziato dalla banca, un lavoro che gli stava stretto, che lo mortificava, lo faceva uscire pazzo. Tutte espressioni sue per motivare ai nostri occhi quella scelta: ragionata, sensata, necessaria. Lasciava la banca per fare che cosa? La risposta arrivò pronta. E corrispondeva a ciò che pensavo.

Papà aveva deciso di trasformare la sua passione per la montagna in una concezione di vita e di lavoro e per cominciare aveva affittato un rifugio del CAI per gestirlo tutta l’estate, dal 15 giugno al 15 settembre. Sulla catena del Bianco. Invece che lanciare grida di entusiasmo, restammo zitti. Io continuavo a rimuginare. C’era da aspettarselo, mi dicevo. Fin da piccoli papà ci aveva portato su e giù per sentieri, creste e pietraie, prima seduti nello zaino con la testa che ciondolava, poi con le nostre gambe e infine legati a chiodi e moschettoni… Dunque perché stupirsi?

Strinsi i denti e presi a dondolarmi sulla sedia. Guardavo altrove, rabbioso. Con le lacrime in agguato. Papà allungò un braccio sul tavolo fino a prendermi una mano. «Saliremo al rifugio insieme» mi disse con aria complice «come finisci la scuola, e passeremo, io e te un’estate meravigliosa. Che ne dici?». Come potevo sentirmi in quel momento? In partenza per il mio esilio estivo con un sogno infranto.

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Sii forte e paziente come un vero montanaro.

Leggere un libro è quasi come salire una montagna. Pagina dopo pagina, passo dopo passo, si compie un percorso che ti promette avventure, emozioni e conoscenze, e più ti addentri nella storia più ne vieni coinvolto e non vedi l’ora di scoprire cosa c’è in fondo. La parola “fine” è come la vetta al termine del percorso: quando chiudi la copertina del libro che hai letto, in quel momento, senti una sensazione di appagamento e capisci che ti sei arricchito di emozioni e di sapere.

Pietre e sassi, neve e ghiaccio, erba e acqua, aria e luce. Il rifugio è un essere fatto della materia che gli sta intorno, silenziosa e viva e altrettanto magica. Qui la vita è dura e ti devi beccare quello che ti tocca. Insieme a Giorgio, nel rifugio ci sono Pierre e Tino, gemelli, figli della cuoca Adele. Giorgio e Tino stabiliscono un’intesa eccezionale che li porta ad avere giornate occupatissime: sbrigano le mansioni affidate in rifugio, servire le colazioni, pulire i corridoi delle camerate, ripiegare le coperte, lavarsi la biancheria e stenderla al sole, scopare i terrazzini fuori, portare le cassette di bottiglie vuote nel retro, impilarle pronte a essere caricate dall’elicottero… Poi, subito dopo pranzo, calzano scarponcini e zaini e partono a caccia di pietre e di posti segreti dove accumularle, in attesa di impiegarle per il nobile scopo che Tino continua a tenere segreto. Passo dopo passo, pagina dopo pagina, i misteri iniziano a svelarsi.

Le luci, gli odori, le mani ruvide, la cuccetta con le coperte buttate all’aria, le pietre, le gite.I ricordi e i pensieri dei passi sul ghiacciaio, dei tuffi nel lago, dei capelli mossi dalla brezza di montagna, il desiderio di diventare grande.

 

La più grande

Di Davide Morosinotto per Mondadori, un’avventura mozzafiato ispirata alla storia vera della piratessa cinese Ching Shih.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

Le prime cinque pagine di questo libro contengono i personaggi della storia: 71, da Abbondanza, il miglior cuoco che sia mai diventato pirata, a Zhang, funzionario di Canton.

Ma la vera protagonista è Shi Yu, la serva di una locanda destinata a diventare la più grande piratessa di tutti i tempi. Altre sei sono dedicate al glossario e alle unità di misura e di tempo.

La storia inizia così “Colei che un giorno sarebbe diventata La Più Grande inciampò in uno sgabello lasciato in mezzo”.

Shi Yu ha sei anni, i suoi genitori l’hanno abbandonata e fa la serva nella locanda di Bai Bai, una bettola frequentata da brutti ceffi, quel tipo di persone, per capirci, che nascondono sempre un coltello sotto la tunica e considerano una rissa un “gradevole passatempo”. Dal mattino fino a notte fonda Yu è sempre al lavoro per servire i tavoli, aiutare in cucina e, nelle ore tranquille, fare le pulizie. È lì che è una sera conosce Li Wei, con un movimento estremamente rapido riesce ad evitare che una ciotola caduta dal vassoio si infranga in terra. Suo nonno, Peng, era un vecchio maestro di arti marziali e gli aveva insegnato un po’ della sua tecnica, ora è Yu a voler imparare. Stanca di essere debole, vuole diventare veloce, forte, furba, come una vera guerriera.

Ha nove anni quando incontra i pirati. Yu è cresciuta, giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento diventando una brava cameriera e anche una buona cuoca, ma non ha ancora un posto dove andare, quindi vive e lavora ancora alla locanda di Bai Bai, anche se le cose hanno iniziato a cambiare. La velocità dei suoi movimenti, la sua forza e la sua tecnica di combattimento le hanno dato il coraggio di ribellarsi e Bai Bai non la picchia più. L’incontro con i pirati arriva all’improvviso, proprio mentre le guardie stanno decidendo come giustiziarli, il comandante pirata Cavaliere del Fiume e Bufalo Tatuato, il suo braccio destro, un guerriero dalla forza formidabile, in un fragore infernale di scoppi e grida, riescono a scappare. Fieri. Forti. E liberi.

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Quei pirati non avevano niente a che vedere con quei tipi loschi, quei furfanti dall’aria così selvaggia che si presentarono a tarda sera alla locanda. Erano delle belve, ricchi sfondati ed armati fino ai denti. Quando fecero irruzione le guardie dell’imperatore sfoderarono pugnali, spade, forconi, bastoni ferrati e con feroci grida di guerra si batterono contro il nemico. Yu era sbigottita: quel modo di combattere non aveva niente in comune con gli esercizi che aveva imparato. Era crudele, violento e terribile.

Ma è così che vanno le cose, a volte. Il futuro non si può prevedere. E il destino non ama essere controllato.

Fu così che Tigre Scarlatta caricò Yu di traverso sulla sua spalla, come fosse un vecchio tappeto, per poi, con quattro salti raggiungere il buco del muro e fuggire insieme ai suoi compari nella notte, di nuovo scura e silenziosa, della città di Canton.

Rapita. Nel giro di una notte e di un giorno, Shi Yu la serva di Bai Bai aveva smesso di esistere. Al suo posto, a bordo della Morte Rossa, c’era un’apprendista pirata.

Ha sedici anni quando salva la vita del comandante Drago d’Oro e secondo la legge pirata le spetta una ricompensa. Lei ha chiesto di ricevere una nave e un equipaggio. Vuole diventare una comandante pirata.

Ragazzina romantica e generale, Yu è entrambe le cose. Sposa Tigre blu e il loro amore brucia nella notte in un incendio di luce. Al mattino dopo affronta l’imboscata della flotta di Osso Spezzato, senza il tempo per discutere una strategia, combatte una guerra e la vince. Raduna la flotta, la rafforza e la compatta, pronta a conquistare il Mar della Cina. Uno a uno i pirati si inginocchiano e si prostrano di fronte a lei. Lei, Yu, ferma al suo posto, lascia che lo sguardo si posi su quell’oceano di schiene piegate. Solo allora capisce l’immensità di quel che ha fatto. E capisce anche che da quel momento in poi tutto sarebbe cambiato.

 

Vento del Nord

Di Gary Paulsen, pubblicato per Il Battello a Vapore con la traduzione di Maurizio Bartocci

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E fu così che nacque da una donna del mare.

La madre, di cui nessuno ricordava il nome, morì mettendolo al mondo. Il padre, di cui nessuno ricordava il nome, aveva conquistato il Valhalla battendosi con una balena.

In assenza di parenti prossimi il bambino nacque orfano. Solo.

Un ragazzino del porto, un ragazzino del molo, allattato con stracci intrisi di latte acido di capra e olio di pesce. Nutrito con gli avanzi masticati ammorbiditi da altri, vestito di stracci e di grezze scarpe di legno. Sempre mezzo nudo. Era lui quel bambino. Lo chiamavano topo di porto, ma poi gli misero nome Leif, perché nessuno in quel porto aveva quel nome. E quando ebbe l’età per camminare lo fecero imbarcare. Sballottato per tutta l’infanzia da una nave all’altra, a un’altra e un’altra ancora. Non era più Leif topo di porto, ma Leif topo di nave.

Attraverso un oceano, e un altro ancora, e poi a Nord, in cerca non di balene ma di foche, per la carne grassa e la pelliccia. Sempre a caccia di pellicce. Sempre a Nord, dove la pelliccia di foca era più folta e teneva più caldo. Il bambino visse inverni con il mare gelido che ribolliva gonfio di rabbia. Finché a nord ci arrivarono, in quella nave, però per fare rotta a est per stretti giganteschi e un paesaggio dalla natura lussureggiante, e fu allestito un campo di pesca isolato, dove un fiumiciattolo sfociava nel mare. Nel punto in cui fecero sbarcare Leif. Con altri quattro vecchi stremati e uno schiavetto venduto da una baleniera in cambio di un rotolo di tela da vele. Carl il piccolo era il suo nome.

In quel campo dovevano pescare salmoni alla foce del fiume e affumicarne la carne mentre la nave ripartiva verso Nord in cerca di foche lontano dalla grande isola. Attesero per giorni e giorni, ma la nave non tornava a riprenderli. Non sarebbe più tornata. Poiché quella era una brutta costa con terribili e violente maree e venti imprevedibili e promontori di scogli con la morte sempre in agguato, e loro lo sapevano, e perciò sapevano anche che nessuna nave sarebbe tornata a prenderli, e che la nave e la ciurma erano andati nel Valhalla. E loro erano rimasti soli. E avrebbero dovuto andarsene di lì per mare.

E ce l’avrebbero fatta.

Potevano farcela.

Ma la morte li trovò prima.

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“Si dice che una buona storia è l’opposto di una buona vita”, così inizia la prefazione di Vento del Nord, scritta da Davide Morosinotto: tutto ciò che non vorremmo mai vivere sulla nostra pelle ci affascina irresistibilmente se succede a qualcun altro tra le pagine di un libro. E dunque, ecco che questo romanzo comincia con una disgrazia di quelle che non vorresti mai capitasse a te. In un piccolo villaggio di pescatori, in un’epoca lontana che potrebbe essere l’altro ieri, in un posto lontano che potrebbe essere in fondo abbastanza vicino, si scatena una malattia senza nome e i pescatori iniziano a morire. Gli uomini senza ombra hanno contaminato l’aria. L’unica speranza di salvezza è dirigersi a Nord, dove l’aria è pulita e i canali così stretti da impedire alle navi della morte di transitare. Andare a Nord, senza fermarsi e senza mai fare ritorno: Leif deve mangiare, deve dormire, deve ripararsi dal freddo, proteggersi dagli orsi, tutto da solo. Inutile cercare di lottare con le forze della natura, contro gli spiriti: Leif capisci che deve unirsi alla natura e farne parte. Vedere, imparare, conoscere. I battiti del cuore che diventano i battiti del mare.

Una storia epica e mistica, che affonda le sue radici nella mitologia norrenica, nell’insieme di quelle storie tramandate oralmente che raccolgono la tradizione dei popoli germanici della Scandinavia. Un racconto intimo del rapporto con la natura in mezzo a paesaggi fatti di alberi fitti fitti, dalle fronde brulicanti di ghiandaie, corvi e cornacchie. Il canto dello spirito-lotta. Il canto del Sapersi rialzare. La danza delle orche, quella selvaggia delle aquile in picchiata sul banco di salmoni, vicinissime al pelo dell’acqua, più simile a una baraonda. Quella delle fiamme che schioccano tra la legna, del fumo che si sprigiona dalle foglie secche. Tra i ghiacci, il mare scuro, le isole e le insenature della costa, immerso nei pensieri, gli occhi pieni di incanto e di meraviglia.

Forse una vita felice e contenta non è tutto, perché non ci insegnerebbe niente, non ci permetterebbe di migliorare. Invece, vale sempre la pena di mettersi in viaggio, combattere, sperimentare, imparare. Soffrire, anche. Incidere nella memoria quei momenti perfetti che vorremmo far durare più a lungo possibile.

E arrivare a scoprire, forse, un giorno, che cosa si nasconde davvero a Nord.

 

Il Club della Via Lattea

Di Bart Moeyaert, pubblicato per Sinnos con la traduzione di Laura Pignatti

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Mio fratello usava ogni due per tre la parola uffi. Non riusciva proprio a farne a meno e intanto con il piede colpiva quello di Emma. Lei faceva finta di niente. Per prima cosa, perché aveva avuto l’idea geniale di portarsi dietro un libro, un libro grosso. E seconda cosa, perché non era così facile farla arrabbiare, nemmeno dandole calci sempre più forti, come stava facendo Max. Fui io a reagire al suo posto: «Dai Max, piantala». Lui la piantò, tirò un grosso sospiro e ripeté ancora la parola: «Uffi, uffi, uffi».

«Facciamo che questo è il nostro club?» propose a un tratto Max. Finalmente Emma staccò lo sguardo dal libro.

«Il nostro club?», ripeté, e poi alzò gli occhi al cielo. Max ripeté la sua grande idea: che noi tre insieme formavamo un club, ma che la nostra clubhouse ce la dovevamo immaginare con la fantasia. Emma e io ci guardammo intorno. Cercammo di immaginarci una casa intera. Non era facile. Non c’erano muri ai quali appendere poster, non c’era un bersaglio per le freccette, non c’era un tavolo e non c’erano sedie. Niente frigo con le bibite, niente gatto, niente stemma, niente nome, niente radio. Niente di niente, insomma, non avevamo nemmeno una nostra canzone, o l’inno del club, da poter cantare.

«Bene», dissi io.

«Forte», disse Emma, di nuovo con il naso nel libro.

«Ehi!», disse Max incredulo, mettendosi una mano sul petto. «E poi sarebbe colpa mia, se ci annoiamo?».

«Be’, tu sei il più vecchio», gli feci notare. «Sei tu, che decidi cosa fare».

«Pretendete che vi intrattenga, magari?», ci chiese.

«Noi non pretendiamo niente», gli dissi. «Ma se, diciamo, decidi di costruire una clubhouse, allora devi badare anche che lì dentro succeda qualcosa».

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L’estate in città è fatta di lunghe giornate e spazi vuoti, di silenzi, di ronzii e attese. Nella Via Lattea non succede mai nulla, eccetto il passaggio, ogni giorno, alla stessa ora, della vecchia Nancy Sinatra e del suo cane, il Dottor Jekill. Nancy si fermava sempre nella piazzetta davanti alla chiesa, a guardare Jekill che faceva il giro intorno all’aiuola e qualche passo stentato nell’erba, dopodiché tornavano indietro insieme. Ogni giorno sembra che i due facciano sempre più fatica a muovere un passo dopo l’altro. È a quel punto che Max ha l’idea della scommessa: chi è che muore prima? Nancy o il cane? Chi vince può decidere per un giorno cosa fare, sarà il capo per un giorno intero.

L’indomani però Jekill e Nancy non si vedono. Poteva essere solo un caso. Potevano essere partiti per una vacanza. Nancy era malata e non poteva portare fuori Jekill. Jekill era malato e non c’era bisogno di portarlo fuori. Avevano cambiato orario. Avevano cambiato strada. Non sapevano più come fare per arrivare nella Via Lattea. Avevano cambiato casa. Jekill aveva trovato un’altra aiuola intorno alla quale girare. O forse sono morti tutti e due. Cominciarono a domandare ad un passante, poi a un altro, e un altro ancora. Ma nessuno conosceva una vecchia signora con un cane. Un vero mistero.

Il giorno dopo la scoperta: al cimitero erano state scavate due tombe. La ricerca delle prove porta Max, Emma e Oscar a vivere esperienze che li fanno diventare grandi: l’offesa e il perdono per delle brutte parole, il dolore per la perdita di una persona cara, la sofferenza per chi ogni giorno deve fare i conti con la mancata accettazione della propria diversità, la rabbia di fronte alle ingiustizie, il primo amore, un litigio finito a pugni.

La vita che scorre e che aspetta solo di essere presa per mano, la morte che passa di fianco come compagna di viaggio, le piccole cose che diventano ossessioni (la loro scommessa può davvero aver ucciso Nancy Sinatra?) l’estate che scorre e la paura di lasciarsi sopraffare dalla “stanchitudine”. Sì, la stanchitudine, non so come la chiami tu, ma so che la conosci: è quel un mix di sonnolenza, torpore, noia e svogliatezza, che ci impedisce tutto quello che si muove e che rischiamo di perdere.

 

La notte delle Malombre

di Manlio Castagna pubblicato per Mondadori, ispirato alla storia del treno merci 8017 il più grande disastro ferroviario italiano della storia e tra i primi al mondo per numero di persone che vi hanno perso la vita.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

«Quando hai fretta, fermati», gli ha detto una volta un suo compagno d’armi. E lui si ferma, adesso, ma non si allontana dai binari. Ha percorso l’Italia senza mai deragliare, seguendo la ferrovia e sette semplici regole che si è dato.

Uno: niente strade o paesi.

Due: farsi vedere da meno gente possibile.

Tre: andare di stazione in stazione.

Quattro: non parlare con nessuno, se non è strettamente necessario.

Cinque: liberarsi di tutto (tranne torcia e borraccia).

Sei: cambiare nome ogni volta che qualcuno gli chiede come si chiama.

Sette: sgombrare la testa dai pensieri per farci stare solo un unico grande desiderio, quello di tornare a casa, a Potenza, la città da cui ha voluto sempre fuggire e ora è l’unico posto in cui vorrebbe essere.

Nino Cortese è stremato quando arriva alla stazione di Balvano. L’ultimo chilometro l’ha percorso tenendosi al centro dei binari. Più volte è incespicato sulle traverse in legno a cui sono fissate le rotaie. Un orologio incastonato nella facciata di calce segna qualche minuto dopo l’una. Il disertore si guarda intorno per vedere se c’è qualcuno. I suoni sono soffocati da spesse bave di silenzio. È tutto immobile, come in una stazione fantasma. L’ultimo convoglio deve essere passato molto tempo prima.

Beve dalla fontanella. Riempie la borraccia. Prima di partire era un diciottenne pieno di vita e di parole. Ora ha vent’anni, anche se le sue ossa ne dichiarano il triplo. Si sente intasato di sassi, dentro al silenzio dei cimiteri. Il suo cuore è rimpicciolito come una carta appallottolata. Cammina per un’altra ora. L’inverno gli si insinua nelle ossa e scava fino a farsi posto, irradiandosi poi a tutta la carne. Ma è nulla in confronto al gelo che gli pietrifica le vene quando esce dall’ennesimo tunnel e si imbatte in un’immagine imprevista.

C’è un treno fermo sul ponte che conduce alla galleria successiva, la numero 20 partendo da Battipaglia. Quello fermo è un convoglio merci. È strano, è tremendamente strano che sia fermo lì, con solo due o tre vagoni fuori e il resto conficcato nel foro della montagna. Un presentimento cupo gli avvinghia il petto. Gli sembra di intravedere qualcosa contro l’imbocco.

Forse un masso. Troppo grosso.

L’aria gli porta solo il cupo scrosciare del fiume di sotto e la litania metallica del treno fermo nel traforo. Il soldato avanza di qualche passo, reso più pesante dall’angoscia che gli è piombata sulle spalle. Inciampa sulla massicciata dei binari. Cade a terra, e si sbuccia le mani, portate in avanti per proteggere il volto. Ha incespicato in qualcosa.

Pensa un animale.

Non è un animale.

Pensa un grosso sacco gettato via.

Non è un sacco.

Si avvicina e si allontana dalla cosa immobile tra le pietre.

A terra c’è il corpo di un uomo. La tensione si trasforma in terrore.

Che ci fa un cadavere qua in mezzo ai binari?

Un soldato quello disteso a terra. Porta un’uniforme, proprio come quella che indossava lui prima di barattarla con un po’ di cibo. Nino sposta il raggio della torcia più avanti. E pesca dall’oscurità un secondo corpo. Poco distante. Riverso a faccia in giù. Un altro soldato. Fissa la coda del treno per raccogliere altri indizi, tutti i sensi in allerta. Poi sente rumore di fronte a lui. Da dietro l’ultimo vagone esce una sagoma scura. È una figura umana. Viva. Mentre Nino le punta addosso la torcia, dice «Sono tutti morti là dentro».

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Metti una scopa davanti alla porta della tua stanza. Le Malombre amano intrecciarne diligentemente i fili fino all’alba e a quel punto la luce le costringe a ritirarsi. Tieni anche un paio di forbici sul comodino. Vedrai che così non ti impensieriranno più.

La notte del 3 marzo del 1944 In provincia di Potenza, a Balvano, partiva un treno: l’8017. Il convoglio rimase bloccato in una galleria e più di 500 anime morirono asfissiate, intossicate, avvelenate dal monossido di carbonio provocato dalle ciminiere del treno. Una sfilata di corpi senza vita di chi per sopravvivere ha preso un treno che l’ha condotto a una destinazione senza ritorno ed è è stata sepolta senza nome, perduta per sempre.

Colpa del freddo, della neve, della pendenza e delle dimensioni della galleria “delle armi”. O, forse, delle malombre, presenze oscure che secondo le credenze popolari annunciano la morte.

Il treno 8017 era un convoglio merci. Tutti i suoi passeggeri, escludendo gli addetti ai lavori, erano saliti da clandestini. La fame li aveva costretti a tentare il tutto per tutto in un viaggio verso la speranza di poter trovare cibo in Basilicata.

Rocco conosce il viaggio e sa che è pericoloso.

Brando ha qualcosa di molto prezioso da proteggere e quel viaggio rappresenta la sua speranza.

Nora, nonostante i brutti presentimenti, parte con i suoi genitori alla ricerca di suo fratello.

Una storia figlia della nostra storia, del nostro meridione, carico di fascino e di vita, in un tempo flagellato dalla guerra e dalla povertà, che si mescola al romanzo e a un pizzico di sovrannaturale.

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Lotto ogni giorno (non solo l’8 marzo)

Lotto ogni giorno (non solo l’8 marzo)

Anche quest’anno torna Lotto ogni giorno, quattro settimane di contenuti con storie, proposte di attività, riflessioni e approfondimenti da mettere in pratica a casa o in classe. Dopo il progetto delle Box di sopravvivenza femminista dello scorso anno, realizzate in collaborazione con la casa editrice Settenove, anche quest’anno le librerie del circuito Cleio hanno la possibilità di realizzare un importante progetto di divulgazione, in esclusiva, in collaborazione con la casa editrice Editoriale Scienza.

Perché pensare che la scienza sia soprattutto cosa da maschi è uno stereotipo, una costruzione culturale antica e pericolosa, che sottovaluta e ostacola il lavoro delle scienziate di ieri e di oggi.

Per abbattere stereotipi e contribuire a superare il gender gap nelle discipline STEM un buon modo è dare visibilità alle vite e ai contributi di scienziate e ricercatrici, riscoprendo innovatrici del passato troppo spesso dimenticate dai libri di testo e avvicinandosi a professioniste contemporanee a volte trascurate dai media.

Perché l’8 marzo è la giornata internazionale della donna, ma è anche l’impegno a costruire ogni giorno una società più giusta e libera per tutti e tutte. Ogni giorno.

Perché riguarda le donne, perché possano liberamente compiere scelte, fare esperienze, coltivare sogni e ambizioni.

Perché riguarda gli uomini, che hanno la possibilità di scegliere comportamenti rispettosi, gentili, giusti.

Perché riguarda tutte le persone che vogliono rendere questo mondo un posto migliore in cui vivere.

 

Come funziona?

20 storie, tratte dalla collana Donne nella scienza della casa editrice Editoriale Scienza.

Per ciascuna di queste storie abbiamo realizzato un breve racconto di circa 5 minuti che potrai ascoltare o leggere, a casa o in classe, e un ritratto da stampare. Passioni, sogni e conquiste di scienziate ed esploratrici che potranno ispirare e promuovere modelli di comportamento, aiutare a mettersi alla prova con fiducia, mettere in campo spirito critico e far riflettere sul linguaggio e sull’importanza delle parole.

Ogni lunedì, a partire dal quattro marzo e per quattro settimane, se ti iscrivi al Bollottino, riceverai una mail contenente 5 storie in modo da avere una storia al giorno, da lunedì a venerdì. Le storie potranno far nascere domande, suggerire approfondimenti e riflessioni, promuovere un lavoro di consapevolezza ed espressione di sé.

Vuoi un consiglio? Prima di ascoltare le storie, stampa e distribuisci il ritratto del giorno. Ascoltare le parole del racconto guardano negli occhi la sua protagonista sarà ancora più emozionante e poi permetterà ai ragazzi e alle ragazze di scrivere quelle parole o quelle frasi che rimarranno impresse nella mente. I più piccoli potranno limitarsi a colorare a piacere i ritratti.

Alla fine avremo una galleria di storie parlanti attraverso i ritratti: ciascuno diverse con le proprie parole, frasi ed emozioni suscitate dal racconto.

 

 

Come faccio a partecipare?

Lotto ogni giorno è aperto a tutte e tutti.

Partecipare è semplice e gratuito: ti iscrivi al Bollottino e ogni lunedì di marzo, a partire dal 4 marzo, ricevi una mail con 5 storie da leggere o ascoltare e 5 ritratti da stampare per stimolare la curiosità, il confronto, il dialogo.

Tu controlla la casella di posta, al resto ci pensiamo noi.

Se sei già iscritto o iscritta, aspetta pazientemente lunedì 4 marzo. Non devi fare niente.

 

Quanto costa?

Lotto ogni giorno è un progetto di storytelling gratuito ispirato alla collana Donne nella scienza, per leggere tutte le storie in versione integrale puoi dare uno sguardo e acquistare i libri qui sotto.

Con l’acquisto di ogni libro, in omaggio, un quadernino dedicato.

 

Ragazze con i numeri 

Di Vichi De Marchi e Roberta Fulci, con le illustrazioni di Giulia Sagramola

Vai al post con le storie da ascoltare.

Questo libro racconta le storie, le passioni e i sogni di 15 scienziate. Sono le storie di tante passioni diverse: per la natura, per la medicina, per le invenzioni, per i popoli lontani.

Sono storie di ragazze, poi diventate famose, che hanno inseguito un progetto e alla fine hanno scritto pagine fondamentali della scienza. Quindici vite fatte di coraggio, di fatica, di entusiasmo.

Per Lotto ogni giorno (qui il post) abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Tu Youyou, la prima cinese a ricevere un Premio Nobel per la medicina e la fisiologia. È riuscita a trovare una cura per la malaria, salvando milioni di persone, coniugando la medicina occidentale con quella della più antica tradizione cinese.
  • Vera Rubin, astronoma, ancora giovanissima, scoprì che la distribuzione delle galassie non è omogenea e che nell’universo ci sono ammassi e spazi vuoti. Grazie alle sue ricerche sappiamo che l’Universo è fatto in gran parte di “materia oscura” e per merito della sua esperienza, molte donne ora possono occupare posizioni importanti nella comunità scientifica.
  • Laura Conti, medico, si è impegnata da sempre nella difesa della salute nei luoghi di lavoro, pioniera delle teorie scientifiche a sostegno dell’ambientalismo sosteneva che i crimini contro l’ambiente andavano condannati come i crimini contro l’umanità.
  • Marya Sibylla Merian, l’artista che con i suoi disegni, basati sull’osservazione diretta, ispirò decine di scienziati. Il suo viaggio nel Suriname fu la prima spedizione con scopi puramente scientifici, non finanziata da un’organizzazione militare o politica.
  • Hedy Lamarr, la diva del cinema dal talento ingegneristico: ha dimostrato che la bellezza non esclude l’ingegno. Insieme a George Antheil scoprì come proteggere i missili sottomarini degli Stati Uniti, usando la musica. E poi semafori, aerei, bibite gassate, sfornava idee per migliorare praticamente ogni cosa.

Atre storie che trovi nel libro: Sophie Germain, Margaret Mead, Rita Levi Montalcini, Katherine Johnson, Laura Conti, Rosalind Franklin, Vera Rubin, Jane Goodall, Katia Krafft, Valentina Tereshkova.

Acquista qui il libro

 

Ragazze in capo al mondo 

Di Laura Ogna, con le illustrazioni di Giulia Sagramola

Viaggiare un tempo era costoso, pericoloso, senz’altro faticoso, ma soprattutto era ritenuto poco adatto a una donna, ancora meno a una donna sola.

Questo libro racconta le storie di 10 ragazze e giovani donne che hanno scelto di andare controcorrente, rompendo schemi, ribellandosi alle convenzioni. Giovani donne che hanno seguito i propri desideri senza farsi condizionare da stereotipi e pregiudizi, affermando coraggiosamente il loro diritto a scegliere chi essere.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Gertrude Bell, nel 1905 gira in lungo e in largo nel mondo arabo, come esploratrice, archeologa e anche spia del governo inglese, studiando i resti archeologici, incontrando capitribù ed emiri.
  • Nellie Bly, giornalista d’inchiesta, è stata la prima donna corrispondente di guerra. Quando scoppia la Prima guerra mondiale si trova sul fronte austriaco per raccontare le atrocità dei combattimenti vivendo lei stessa nelle trincee.
  • Carla Serena, la prima donna europea a viaggiare nel Caucaso. Sa quello che vuole, e quello che vuole è viaggiare e scrivere. Nel 1881 riesce a fotografare, prima in assoluto, l’Abkasia e lo spettacolare monastero di Bedia.
  • Monica Kristensen, matematica, fisica e glaciologa, è una delle più note esploratrici polari nordeuropee. Ha guidato numerose spedizioni in Artide e Antartide ed è stata la prima donna a ricevere la medaglia d’oro della Royal Geographical Society.
  • Annie Smith Peck, attivista e alpinista statunitense, quando non scala (e l’ha fatto fino all’età di 82 anni) viaggia, come nel 1911 quando compie un lungo viaggio da Panama alla Terra del Fuoco tra le cime del Perù e della Bolivia.

Atre storie che trovi nel libro: Freya Stark, Ida Pfeiffer, Isabella Bird, Vivienne de Watteville, Alexandra David-Néel.

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Ragazze per l’ambiente 

Di Vichi De Marchi e Roberta Fulci, con le illustrazioni di Giulia Sagramola

L’umanità è in pericolo.

Ma perché siamo arrivati a questo punto? Che cos’è che riscalda il mondo?

Forse non sai che la prima persona a capirlo è stata una donna. Ci sono tante scienziate che hanno studiato e studiano l’ambiente: dagli elefanti ai pesticidi, dall’energia solare al buco nell’ozono, questo libro ci accompagnerà alla scoperta delle storie di dieci scienziate che hanno svelato e svelano ogni giorno i meccanismi della natura.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Barbara Mazzolai, biologa e unapioniera nel campo dei “plant-inspired robots” e dei “growing robots”. A lei si deve la creazione del “plantoide”, uno speciale robot ispirato alle piante, in grado di crescere e di muoversi, progettato per indagare i meccanismi ecologici del suolo.
  • Eva Crane, fisica, biologa, scrittrice e intellettuale inglese. Studia e insegna matematica quantistica, ma quando per regalo di nozze le regalano un alveare, pensando fosse utile per ottenere la razione di zuccheri durante il periodo di guerra, scoprì che il suo vero interesse era lo studio delle api.
  • Gitanjali Rao, inventrice, anzi, problem-solver, si è guadagnata il titolo di America’s Top Young Scientist, Kid of the Year 2020. Mossa dal principio che “tutti hanno diritto di bere acqua pulita” ha messo a punto uno strumento portatile in grado di rilevare in 10 secondi la presenza di inquinamento nell’acqua potabile grazie a nanotubi di carbonio, gestibile via Bluetooth da un semplice smartphone.
  • Maria Klenova, voleva mappare i fondali oceanici, le fosse, le pianure, i dossi del Mare di Barents.Nel 1929 è la prima donna al mondo a guidare una spedizione scientifica a bordo di una nave. In questo periodo mette a punto una metodologia operativa per la realizzazione di carte batimetriche grazie a cui riesce, nel 1933, a realizzare la prima mappa completa del fondale del mare di Barents.
  • Caitlin O’Connell, biologa, ha dedicato la sua vita a studiare gli elefanti e a proteggerli dal bracconaggio. Nascosta in un bunker registrava i loro movimenti e scoprì che gli elefanti, come gli insetti, comunicano con piccolissime vibrazioni che trasmettono attraverso il terreno, onde sismiche per noi impercettibili.

Atre storie che trovi nel libro: Rachel Carson, Eunice Newton Foote, Maria Telkes, Anne Innis Dagg, Susan Solomon.

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Io sarò la prima  

Di Mick Manning e Brita Granström con la traduzione di Lucia Feoli

Le protagoniste di questo libro sono esempi di coraggio, determinazione ed energia. Donne che hanno aperto la strada a nuove esplorazioni, superando ostacoli e pericoli, ma anche la (infondata) convinzione che non fossero imprese adatte a loro. Dai fondali marini allo spazio, ai campi della scienza, della storia, dell’archeologia, dell’ecologia e della giustizia sociale. Per lasciarsi ispirare, e rimanere sé stessi.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Jeanne Baret, la prima donna a fare il giro del mondo. Al tempo era proibito per le donne salire a bordo delle navi, ma lei, nel 1766, si travestì da domestico per seguire il suo amante, il botanico e medico Philibert Commerson, e gran parte delle sue sopite si devono anche a lei e alla sua eccezionale capacità di lavoro e alla sua resistenza fisica con ogni condizione meteorologica.
  • Caroline Hershel, con i suoi studi ha tracciato un ponte fra astronomia antica e astronomia moderna. Nell’arco di alcuni anni, redige un catalogo di 2500 Nebulae: un colossale lavoro di registrazione delle coordinate celesti di tutti quegli oggetti “nebulosi” osservabili in cielo e scopre otto comete nonostante una malattia le avesse lasciato gravi disturbi all’occhio sinistro.
  • Ester Nordström, giornalista che, in un’epoca in cui le donne non avevano ancora ricevuto il diritto di voto, ha viaggiato per il mondo raccontando conducendo inchieste e reportage. Si finse garzone per denunciare le condizioni di lavoro nelle fattorie svedesi, fu maestra dei bambini Sami in Lapponia per descrivere la dura vita degli allevatori di rane e si imbarcò su un piroscafo per un reportage sui poveri emigranti in cerca di nuova vita negli Stati Uniti.
  • Mary Leaky, archeologa e paleontologa, nel 1969 trovò il primo cranio di un ominide, un Australopithecus boisei, il più antico resto di ominide conosciuto all’epoca, datato con gli strumenti dell’epoca a un milione e 800 mila anni fa circa, conosciuto anche con il nome di “schiaccianoci”, per la presunta eccezionale potenza delle sue mascelle.
  • Sylvia Earle, oceanografa statunitense, è stata la prima donna a capo della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti. Detiene diversi record di immersione in profondità stabiliti durante la sua carriera e ha vissuto per 2 settimane, assieme a 4 compagne, in una struttura subacquea posta a circa 15 m sotto il livello del mare nei pressi dell’isola di St. John nelle Isole Vergini Americane svolgendo esperimenti e ricerche sulla flora marina.

Atre storie che trovi nel libro: Auditrici “mente profonda”, Ester Stanhope, Sacagawea, Mary Anning, Harriet Tubman, Nellie Bly, Annie Londonderry, Bessie Coleman, Amelia Earhart, Lee Miller, Barbara Hillary, Jane Goodall, Valentina Tereshkova, Junko Tabei, Mae Jemison, Arunima Sinha.

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Insieme, sempre.

Superare gli stereotipi e pensare una società più inclusiva è una sfida che riguarda tutte e tutti. 

Attraverso i libri e le storie possiamo dare un grandissimo contributo. 

Facciamolo ora e facciamolo insieme. 

È così che le cose cambiano.

È arrivato l’elfo (con il calendario delle attività da scaricare!)

È arrivato l’elfo (con il calendario delle attività da scaricare!)

Hai mai sentito parlare dell’Elf on the shelf?

La tradizione natalizia dell’Elfo

Si tratta di una tradizione natalizia di origine anglosassone che ormai ha conquistato il cuore di molti bambini e bambine anche qui in Italia.
E siamo davvero felici di poterti dire che anche quest’anno Lotta è un centro di adozione degli Elfi approvato da Babbo Natale.

Scarica gratuitamente l’Elf planner: un’idea al giorno dal 1° al 24 dicembre

In questo articolo ti spiego brevemente tutto quello che c’è da sapere e, se deciderai di adottare il tuo Elfo o la tua Elfa, potrai scaricare gratuitamente l’Elf Planner, il calendario dell’avvento elfico, che ti aiuta nell’organizzazione delle attività. Il grosso del lavoro l’abbiamo già fatto noi selezionando 24 idee tra le più divertenti e meno sbatti da realizzare, con tanto di foto e lista dei materiali necessari (molto spesso oggetti e giocattoli già presenti in casa).

Acquista l’Elf on the shelf (femmina)

Elf on the Shelf nasce nel 2005, quando Carol Aebersold e sua figlia Chanda Bell pubblicano “The Elf on the Shelf: A Christmas Tradition”. All’interno del cofanetto trovi proprio il libro che si basa sulla tradizione che, a partire dagli anni ’70, era diventata un elemento costante del Natale in casa Bell. Nella versione originale l’elfo compare il giorno del Ringraziamento e rimane fino alla Vigilia di Natale per poi ritornare al Polo Nord insieme a Babbo Natale. In Italia molti fanno arrivare l’elfo il 1° dicembre oppure l’8 dicembre e lo fanno rimanere fino al giorno della Befana.

Acquista l’Elf on the shelf (maschio)

24 idee zero sbatti da fare a casa con quello che hai

Ogni giorno, l’elfo combina qualche scherzo in casa inscenando situazioni divertenti, porta regalini, lascia messaggini, propone attività da fare nel tempo libero.

Temi di non avere abbastanza idee e di combinare un disastro?

Acquista l’elfo e noi ti regaliamo l’Elf Planner, così non avrai niente da temere!

Che aspetti? Abbiamo solo 12 elfi e 12 elfe, Natale sta arrivando, è il momento di iniziare a sognare!

5 Storie da leggere la notte di San Lorenzo

5 Storie da leggere la notte di San Lorenzo

Cosa c’è di più bello di sognare guardando il cielo, ascoltando storie affascinati e immaginare riescano ad ascoltare i nostri desideri battere forte?

La notte di San Lorenzo è una notte magica e avventurosa: sdraiati su un prato, seduti e cullati dal dondolo, il naso fuori dalla finestra, tutti sotto lo stello cielo.

È l’occasione per fantasticare ad occhi aperti, scambiarsi sogni, desideri e segreti. Raccontare una storia.

 

Costruttori di stelle

di Soojin Kwak con la traduzione di Fabia Tolomei per la casa editrice Carthusia

Ti sei mai chiesto come sono fatte le stelle a cui affidiamo i nostri più profondi desideri e che ci appaiono come tanti puntini luminosi nel blu profondo del cielo notturno?

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Dietro le quinte opera una squadra di piccoli e ingegnosi costruttori che, con gran lavoro e passione, ogni giorno progetta e costruisce quelle magiche invenzioni che incantano le notti di tutti noi. Un silente book che regala l’emozione di entrare in una fabbrica di sogni e ci dà la possibilità di costruire la nostra stella, quella più luminosa e speciale di tutte.

Guarda, le stelle 

di Katie Cotton e Miren Asiain Lora con la traduzione di Leonardo Taiuti per la casa editrice Splen Edizioni

Ti darò una stella da portare nel cuore, abbracciamoci forte, sarà per sempre il ricordo del nostro grande amore.

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Mamma orsa e il suo piccolo escono di notte per seguire le stelle fino all’orizzonte, sperando di riuscire a toccarle, magari a prenderne una. Inseguono le stelle passando nel bosco, oscuro e pauroso, ma la luce delle stelle scaccia via le paure. Abbracciati, affrontano le onde più alte. Risalgono la vetta, camminando stanchi nella neve, ma le stelle sono troppo lontane. Sotto di loro un tappeto di stelle in lontana ce n’è una, la più luminosa. Quella di casa, dove il cuore li aspetta.

 

Piccolina tutta mia 

di Ulf Stark e Linda Bondestam con la traduzione di Laura Cangemi per la casa editrice Iperborea

Come si fa scegliere quale desiderio esprimere?

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Nella montagna, nel buio, nella grotta grigia vive la Creatura. I suoi occhi non sopportano il sole. Di giorno cerco di dormire ogni tanto, mentre dorme, sogna la luna e di avere qualcuno con cui parlare, un Piccolino da accudire, da cullare e per cui cantare. Una sera l’ha raggiunta a nuoto, la luna, tentando di prenderla tra le braccia, ma il suo riflesso sull’acqua si è frantumato in mille pezzi. Una mattina vola dentro la grotta una scintilla di sole caduta dal cielo. È qualcosa di prendersi cura, pensa la Creatura. Il cuore le batte forte. Vuoi essere la mia piccolina?

L’amore è una scintilla di luce che cura, che scalda, che dà vita, che lascia liberi.

Gugu

di Carlotta De Melas e Roberta Michetti per la casa editrice Sabir

Le onde del mare cantano una canzone, una canzone che ormai è leggenda. Per Gugu, quella canzone vive in un sogno. È la sua ninna nanna.

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Dove vanno a finire le stelle cadenti? Tanti anni fa il cielo e il mare si unirono in un abbraccio che cancellò ogni differenza. Le stelle esplosero in cascate scintillanti e molte caddero nel mare. Gugu si fa tante domande, non somiglia a nessuno, è diverso da tutti. Non gli piacciono le risposte che riceve. Lui vuole scoprire chi è. Così, in una notte di tempesta Gugu salta su, più su che può. Fino alla luna, dalle ciglia di biscotto e la pelle di perla.

L’onda di stelle

di Dolores Brown e Sonja Wimmer con la traduzione di Giulia Di Filippo per la casa editrice Nubeocho

Forse ti sarà capitato di vedere una stella cadente, che è già molto bello, ma un arcobaleno lunare?

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Il vecchio polpo aveva avvertito Mimbi la foca e Kipo la tartaruga che, secondo la leggenda, se avessero visto l’arcobaleno lunare si sarebbero trasformati umani. Bisognerà attendere un’onda di stelle per tornare nell’oceano, ma, per fortuna, nel frattempo, ci sarà il pescatore Guglielmo a occuparsi di loro. Favola, leggenda, magia pura.

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