5 Storie da leggere la notte di San Lorenzo

2 Agosto 2023 | Guide ai regali

Cosa c’è di più bello di sognare guardando il cielo, ascoltando storie affascinati e immaginare riescano ad ascoltare i nostri desideri battere forte?

La notte di San Lorenzo è una notte magica e avventurosa: sdraiati su un prato, seduti e cullati dal dondolo, il naso fuori dalla finestra, tutti sotto lo stello cielo.

È l’occasione per fantasticare ad occhi aperti, scambiarsi sogni, desideri e segreti. Raccontare una storia.

 

Costruttori di stelle

di Soojin Kwak con la traduzione di Fabia Tolomei per la casa editrice Carthusia

Ti sei mai chiesto come sono fatte le stelle a cui affidiamo i nostri più profondi desideri e che ci appaiono come tanti puntini luminosi nel blu profondo del cielo notturno?

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Dietro le quinte opera una squadra di piccoli e ingegnosi costruttori che, con gran lavoro e passione, ogni giorno progetta e costruisce quelle magiche invenzioni che incantano le notti di tutti noi. Un silente book che regala l’emozione di entrare in una fabbrica di sogni e ci dà la possibilità di costruire la nostra stella, quella più luminosa e speciale di tutte.

Guarda, le stelle 

di Katie Cotton e Miren Asiain Lora con la traduzione di Leonardo Taiuti per la casa editrice Splen Edizioni

Ti darò una stella da portare nel cuore, abbracciamoci forte, sarà per sempre il ricordo del nostro grande amore.

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Mamma orsa e il suo piccolo escono di notte per seguire le stelle fino all’orizzonte, sperando di riuscire a toccarle, magari a prenderne una. Inseguono le stelle passando nel bosco, oscuro e pauroso, ma la luce delle stelle scaccia via le paure. Abbracciati, affrontano le onde più alte. Risalgono la vetta, camminando stanchi nella neve, ma le stelle sono troppo lontane. Sotto di loro un tappeto di stelle in lontana ce n’è una, la più luminosa. Quella di casa, dove il cuore li aspetta.

 

Piccolina tutta mia 

di Ulf Stark e Linda Bondestam con la traduzione di Laura Cangemi per la casa editrice Iperborea

Come si fa scegliere quale desiderio esprimere?

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Nella montagna, nel buio, nella grotta grigia vive la Creatura. I suoi occhi non sopportano il sole. Di giorno cerco di dormire ogni tanto, mentre dorme, sogna la luna e di avere qualcuno con cui parlare, un Piccolino da accudire, da cullare e per cui cantare. Una sera l’ha raggiunta a nuoto, la luna, tentando di prenderla tra le braccia, ma il suo riflesso sull’acqua si è frantumato in mille pezzi. Una mattina vola dentro la grotta una scintilla di sole caduta dal cielo. È qualcosa di prendersi cura, pensa la Creatura. Il cuore le batte forte. Vuoi essere la mia piccolina?

L’amore è una scintilla di luce che cura, che scalda, che dà vita, che lascia liberi.

Gugu

di Carlotta De Melas e Roberta Michetti per la casa editrice Sabir

Le onde del mare cantano una canzone, una canzone che ormai è leggenda. Per Gugu, quella canzone vive in un sogno. È la sua ninna nanna.

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Dove vanno a finire le stelle cadenti? Tanti anni fa il cielo e il mare si unirono in un abbraccio che cancellò ogni differenza. Le stelle esplosero in cascate scintillanti e molte caddero nel mare. Gugu si fa tante domande, non somiglia a nessuno, è diverso da tutti. Non gli piacciono le risposte che riceve. Lui vuole scoprire chi è. Così, in una notte di tempesta Gugu salta su, più su che può. Fino alla luna, dalle ciglia di biscotto e la pelle di perla.

L’onda di stelle

di Dolores Brown e Sonja Wimmer con la traduzione di Giulia Di Filippo per la casa editrice Nubeocho

Forse ti sarà capitato di vedere una stella cadente, che è già molto bello, ma un arcobaleno lunare?

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Il vecchio polpo aveva avvertito Mimbi la foca e Kipo la tartaruga che, secondo la leggenda, se avessero visto l’arcobaleno lunare si sarebbero trasformati umani. Bisognerà attendere un’onda di stelle per tornare nell’oceano, ma, per fortuna, nel frattempo, ci sarà il pescatore Guglielmo a occuparsi di loro. Favola, leggenda, magia pura.

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Lotto ogni giorno (non solo l’8 marzo)

Lotto ogni giorno (non solo l’8 marzo)

Anche quest’anno torna Lotto ogni giorno, quattro settimane di contenuti con storie, proposte di attività, riflessioni e approfondimenti da mettere in pratica a casa o in classe. Dopo il progetto delle Box di sopravvivenza femminista dello scorso anno, realizzate in collaborazione con la casa editrice Settenove, anche quest’anno le librerie del circuito Cleio hanno la possibilità di realizzare un importante progetto di divulgazione, in esclusiva, in collaborazione con la casa editrice Editoriale Scienza.

Perché pensare che la scienza sia soprattutto cosa da maschi è uno stereotipo, una costruzione culturale antica e pericolosa, che sottovaluta e ostacola il lavoro delle scienziate di ieri e di oggi.

Per abbattere stereotipi e contribuire a superare il gender gap nelle discipline STEM un buon modo è dare visibilità alle vite e ai contributi di scienziate e ricercatrici, riscoprendo innovatrici del passato troppo spesso dimenticate dai libri di testo e avvicinandosi a professioniste contemporanee a volte trascurate dai media.

Perché l’8 marzo è la giornata internazionale della donna, ma è anche l’impegno a costruire ogni giorno una società più giusta e libera per tutti e tutte. Ogni giorno.

Perché riguarda le donne, perché possano liberamente compiere scelte, fare esperienze, coltivare sogni e ambizioni.

Perché riguarda gli uomini, che hanno la possibilità di scegliere comportamenti rispettosi, gentili, giusti.

Perché riguarda tutte le persone che vogliono rendere questo mondo un posto migliore in cui vivere.

 

Come funziona?

20 storie, tratte dalla collana Donne nella scienza della casa editrice Editoriale Scienza.

Per ciascuna di queste storie abbiamo realizzato un breve racconto di circa 5 minuti che potrai ascoltare o leggere, a casa o in classe, e un ritratto da stampare. Passioni, sogni e conquiste di scienziate ed esploratrici che potranno ispirare e promuovere modelli di comportamento, aiutare a mettersi alla prova con fiducia, mettere in campo spirito critico e far riflettere sul linguaggio e sull’importanza delle parole.

Ogni lunedì, a partire dal quattro marzo e per quattro settimane, se ti iscrivi al Bollottino, riceverai una mail contenente 5 storie in modo da avere una storia al giorno, da lunedì a venerdì. Le storie potranno far nascere domande, suggerire approfondimenti e riflessioni, promuovere un lavoro di consapevolezza ed espressione di sé.

Vuoi un consiglio? Prima di ascoltare le storie, stampa e distribuisci il ritratto del giorno. Ascoltare le parole del racconto guardano negli occhi la sua protagonista sarà ancora più emozionante e poi permetterà ai ragazzi e alle ragazze di scrivere quelle parole o quelle frasi che rimarranno impresse nella mente. I più piccoli potranno limitarsi a colorare a piacere i ritratti.

Alla fine avremo una galleria di storie parlanti attraverso i ritratti: ciascuno diverse con le proprie parole, frasi ed emozioni suscitate dal racconto.

 

 

Come faccio a partecipare?

Lotto ogni giorno è aperto a tutte e tutti.

Partecipare è semplice e gratuito: ti iscrivi al Bollottino e ogni lunedì di marzo, a partire dal 4 marzo, ricevi una mail con 5 storie da leggere o ascoltare e 5 ritratti da stampare per stimolare la curiosità, il confronto, il dialogo.

Tu controlla la casella di posta, al resto ci pensiamo noi.

Se sei già iscritto o iscritta, aspetta pazientemente lunedì 4 marzo. Non devi fare niente.

 

Quanto costa?

Lotto ogni giorno è un progetto di storytelling gratuito ispirato alla collana Donne nella scienza, per leggere tutte le storie in versione integrale puoi dare uno sguardo e acquistare i libri qui sotto.

Con l’acquisto di ogni libro, in omaggio, un quadernino dedicato.

 

Ragazze con i numeri 

Di Vichi De Marchi e Roberta Fulci, con le illustrazioni di Giulia Sagramola

Vai al post con le storie da ascoltare.

Questo libro racconta le storie, le passioni e i sogni di 15 scienziate. Sono le storie di tante passioni diverse: per la natura, per la medicina, per le invenzioni, per i popoli lontani.

Sono storie di ragazze, poi diventate famose, che hanno inseguito un progetto e alla fine hanno scritto pagine fondamentali della scienza. Quindici vite fatte di coraggio, di fatica, di entusiasmo.

Per Lotto ogni giorno (qui il post) abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Tu Youyou, la prima cinese a ricevere un Premio Nobel per la medicina e la fisiologia. È riuscita a trovare una cura per la malaria, salvando milioni di persone, coniugando la medicina occidentale con quella della più antica tradizione cinese.
  • Vera Rubin, astronoma, ancora giovanissima, scoprì che la distribuzione delle galassie non è omogenea e che nell’universo ci sono ammassi e spazi vuoti. Grazie alle sue ricerche sappiamo che l’Universo è fatto in gran parte di “materia oscura” e per merito della sua esperienza, molte donne ora possono occupare posizioni importanti nella comunità scientifica.
  • Laura Conti, medico, si è impegnata da sempre nella difesa della salute nei luoghi di lavoro, pioniera delle teorie scientifiche a sostegno dell’ambientalismo sosteneva che i crimini contro l’ambiente andavano condannati come i crimini contro l’umanità.
  • Marya Sibylla Merian, l’artista che con i suoi disegni, basati sull’osservazione diretta, ispirò decine di scienziati. Il suo viaggio nel Suriname fu la prima spedizione con scopi puramente scientifici, non finanziata da un’organizzazione militare o politica.
  • Hedy Lamarr, la diva del cinema dal talento ingegneristico: ha dimostrato che la bellezza non esclude l’ingegno. Insieme a George Antheil scoprì come proteggere i missili sottomarini degli Stati Uniti, usando la musica. E poi semafori, aerei, bibite gassate, sfornava idee per migliorare praticamente ogni cosa.

Atre storie che trovi nel libro: Sophie Germain, Margaret Mead, Rita Levi Montalcini, Katherine Johnson, Laura Conti, Rosalind Franklin, Vera Rubin, Jane Goodall, Katia Krafft, Valentina Tereshkova.

Acquista qui il libro

 

Ragazze in capo al mondo 

Di Laura Ogna, con le illustrazioni di Giulia Sagramola

Viaggiare un tempo era costoso, pericoloso, senz’altro faticoso, ma soprattutto era ritenuto poco adatto a una donna, ancora meno a una donna sola.

Questo libro racconta le storie di 10 ragazze e giovani donne che hanno scelto di andare controcorrente, rompendo schemi, ribellandosi alle convenzioni. Giovani donne che hanno seguito i propri desideri senza farsi condizionare da stereotipi e pregiudizi, affermando coraggiosamente il loro diritto a scegliere chi essere.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Gertrude Bell, nel 1905 gira in lungo e in largo nel mondo arabo, come esploratrice, archeologa e anche spia del governo inglese, studiando i resti archeologici, incontrando capitribù ed emiri.
  • Nellie Bly, giornalista d’inchiesta, è stata la prima donna corrispondente di guerra. Quando scoppia la Prima guerra mondiale si trova sul fronte austriaco per raccontare le atrocità dei combattimenti vivendo lei stessa nelle trincee.
  • Carla Serena, la prima donna europea a viaggiare nel Caucaso. Sa quello che vuole, e quello che vuole è viaggiare e scrivere. Nel 1881 riesce a fotografare, prima in assoluto, l’Abkasia e lo spettacolare monastero di Bedia.
  • Monica Kristensen, matematica, fisica e glaciologa, è una delle più note esploratrici polari nordeuropee. Ha guidato numerose spedizioni in Artide e Antartide ed è stata la prima donna a ricevere la medaglia d’oro della Royal Geographical Society.
  • Annie Smith Peck, attivista e alpinista statunitense, quando non scala (e l’ha fatto fino all’età di 82 anni) viaggia, come nel 1911 quando compie un lungo viaggio da Panama alla Terra del Fuoco tra le cime del Perù e della Bolivia.

Atre storie che trovi nel libro: Freya Stark, Ida Pfeiffer, Isabella Bird, Vivienne de Watteville, Alexandra David-Néel.

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Ragazze per l’ambiente 

Di Vichi De Marchi e Roberta Fulci, con le illustrazioni di Giulia Sagramola

L’umanità è in pericolo.

Ma perché siamo arrivati a questo punto? Che cos’è che riscalda il mondo?

Forse non sai che la prima persona a capirlo è stata una donna. Ci sono tante scienziate che hanno studiato e studiano l’ambiente: dagli elefanti ai pesticidi, dall’energia solare al buco nell’ozono, questo libro ci accompagnerà alla scoperta delle storie di dieci scienziate che hanno svelato e svelano ogni giorno i meccanismi della natura.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Barbara Mazzolai, biologa e unapioniera nel campo dei “plant-inspired robots” e dei “growing robots”. A lei si deve la creazione del “plantoide”, uno speciale robot ispirato alle piante, in grado di crescere e di muoversi, progettato per indagare i meccanismi ecologici del suolo.
  • Eva Crane, fisica, biologa, scrittrice e intellettuale inglese. Studia e insegna matematica quantistica, ma quando per regalo di nozze le regalano un alveare, pensando fosse utile per ottenere la razione di zuccheri durante il periodo di guerra, scoprì che il suo vero interesse era lo studio delle api.
  • Gitanjali Rao, inventrice, anzi, problem-solver, si è guadagnata il titolo di America’s Top Young Scientist, Kid of the Year 2020. Mossa dal principio che “tutti hanno diritto di bere acqua pulita” ha messo a punto uno strumento portatile in grado di rilevare in 10 secondi la presenza di inquinamento nell’acqua potabile grazie a nanotubi di carbonio, gestibile via Bluetooth da un semplice smartphone.
  • Maria Klenova, voleva mappare i fondali oceanici, le fosse, le pianure, i dossi del Mare di Barents.Nel 1929 è la prima donna al mondo a guidare una spedizione scientifica a bordo di una nave. In questo periodo mette a punto una metodologia operativa per la realizzazione di carte batimetriche grazie a cui riesce, nel 1933, a realizzare la prima mappa completa del fondale del mare di Barents.
  • Caitlin O’Connell, biologa, ha dedicato la sua vita a studiare gli elefanti e a proteggerli dal bracconaggio. Nascosta in un bunker registrava i loro movimenti e scoprì che gli elefanti, come gli insetti, comunicano con piccolissime vibrazioni che trasmettono attraverso il terreno, onde sismiche per noi impercettibili.

Atre storie che trovi nel libro: Rachel Carson, Eunice Newton Foote, Maria Telkes, Anne Innis Dagg, Susan Solomon.

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Io sarò la prima  

Di Mick Manning e Brita Granström con la traduzione di Lucia Feoli

Le protagoniste di questo libro sono esempi di coraggio, determinazione ed energia. Donne che hanno aperto la strada a nuove esplorazioni, superando ostacoli e pericoli, ma anche la (infondata) convinzione che non fossero imprese adatte a loro. Dai fondali marini allo spazio, ai campi della scienza, della storia, dell’archeologia, dell’ecologia e della giustizia sociale. Per lasciarsi ispirare, e rimanere sé stessi.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Jeanne Baret, la prima donna a fare il giro del mondo. Al tempo era proibito per le donne salire a bordo delle navi, ma lei, nel 1766, si travestì da domestico per seguire il suo amante, il botanico e medico Philibert Commerson, e gran parte delle sue sopite si devono anche a lei e alla sua eccezionale capacità di lavoro e alla sua resistenza fisica con ogni condizione meteorologica.
  • Caroline Hershel, con i suoi studi ha tracciato un ponte fra astronomia antica e astronomia moderna. Nell’arco di alcuni anni, redige un catalogo di 2500 Nebulae: un colossale lavoro di registrazione delle coordinate celesti di tutti quegli oggetti “nebulosi” osservabili in cielo e scopre otto comete nonostante una malattia le avesse lasciato gravi disturbi all’occhio sinistro.
  • Ester Nordström, giornalista che, in un’epoca in cui le donne non avevano ancora ricevuto il diritto di voto, ha viaggiato per il mondo raccontando conducendo inchieste e reportage. Si finse garzone per denunciare le condizioni di lavoro nelle fattorie svedesi, fu maestra dei bambini Sami in Lapponia per descrivere la dura vita degli allevatori di rane e si imbarcò su un piroscafo per un reportage sui poveri emigranti in cerca di nuova vita negli Stati Uniti.
  • Mary Leaky, archeologa e paleontologa, nel 1969 trovò il primo cranio di un ominide, un Australopithecus boisei, il più antico resto di ominide conosciuto all’epoca, datato con gli strumenti dell’epoca a un milione e 800 mila anni fa circa, conosciuto anche con il nome di “schiaccianoci”, per la presunta eccezionale potenza delle sue mascelle.
  • Sylvia Earle, oceanografa statunitense, è stata la prima donna a capo della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti. Detiene diversi record di immersione in profondità stabiliti durante la sua carriera e ha vissuto per 2 settimane, assieme a 4 compagne, in una struttura subacquea posta a circa 15 m sotto il livello del mare nei pressi dell’isola di St. John nelle Isole Vergini Americane svolgendo esperimenti e ricerche sulla flora marina.

Atre storie che trovi nel libro: Auditrici “mente profonda”, Ester Stanhope, Sacagawea, Mary Anning, Harriet Tubman, Nellie Bly, Annie Londonderry, Bessie Coleman, Amelia Earhart, Lee Miller, Barbara Hillary, Jane Goodall, Valentina Tereshkova, Junko Tabei, Mae Jemison, Arunima Sinha.

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Insieme, sempre.

Superare gli stereotipi e pensare una società più inclusiva è una sfida che riguarda tutte e tutti. 

Attraverso i libri e le storie possiamo dare un grandissimo contributo. 

Facciamolo ora e facciamolo insieme. 

È così che le cose cambiano.

È arrivato l’elfo (con il calendario delle attività da scaricare!)

È arrivato l’elfo (con il calendario delle attività da scaricare!)

Hai mai sentito parlare dell’Elf on the shelf?

La tradizione natalizia dell’Elfo

Si tratta di una tradizione natalizia di origine anglosassone che ormai ha conquistato il cuore di molti bambini e bambine anche qui in Italia.
E siamo davvero felici di poterti dire che anche quest’anno Lotta è un centro di adozione degli Elfi approvato da Babbo Natale.

Scarica gratuitamente l’Elf planner: un’idea al giorno dal 1° al 24 dicembre

In questo articolo ti spiego brevemente tutto quello che c’è da sapere e, se deciderai di adottare il tuo Elfo o la tua Elfa, potrai scaricare gratuitamente l’Elf Planner, il calendario dell’avvento elfico, che ti aiuta nell’organizzazione delle attività. Il grosso del lavoro l’abbiamo già fatto noi selezionando 24 idee tra le più divertenti e meno sbatti da realizzare, con tanto di foto e lista dei materiali necessari (molto spesso oggetti e giocattoli già presenti in casa).

Acquista l’Elf on the shelf (femmina)

Elf on the Shelf nasce nel 2005, quando Carol Aebersold e sua figlia Chanda Bell pubblicano “The Elf on the Shelf: A Christmas Tradition”. All’interno del cofanetto trovi proprio il libro che si basa sulla tradizione che, a partire dagli anni ’70, era diventata un elemento costante del Natale in casa Bell. Nella versione originale l’elfo compare il giorno del Ringraziamento e rimane fino alla Vigilia di Natale per poi ritornare al Polo Nord insieme a Babbo Natale. In Italia molti fanno arrivare l’elfo il 1° dicembre oppure l’8 dicembre e lo fanno rimanere fino al giorno della Befana.

Acquista l’Elf on the shelf (maschio)

24 idee zero sbatti da fare a casa con quello che hai

Ogni giorno, l’elfo combina qualche scherzo in casa inscenando situazioni divertenti, porta regalini, lascia messaggini, propone attività da fare nel tempo libero.

Temi di non avere abbastanza idee e di combinare un disastro?

Acquista l’elfo e noi ti regaliamo l’Elf Planner, così non avrai niente da temere!

Che aspetti? Abbiamo solo 12 elfi e 12 elfe, Natale sta arrivando, è il momento di iniziare a sognare!

5 libri di brividi e misteri per 11-13 anni da leggere questa estate

5 libri di brividi e misteri per 11-13 anni da leggere questa estate

Continuiamo a parlare di brividi e misteri e scopriamo 5 libri per ragazzi e ragazze 11-13 anni da leggere questa estate: morti improvvise e inspiegabili, maledizioni e leggende popolari di streghe spietate, patti con il diavolo che non danno la possibilità di tornare indietro, sparizioni e un passato pieno di ombre che emerge prepotente. E niente sarà più come prima.

Il genere horror, il giallo e il thriller sono molto amati dai ragazzi e dalle ragazze e anche i lettori e le lettrici meno forti accettano di esplorare queste storie, molto spesso animati da una curiosità travolgente che non lascia il tempo di pensare all’impegno della lettura. Sono storie dal ritmo serrato, in cui lo svelamento è centellinato sapientemente in mezzo alla suspence, accompagnato ogni volta dalla tensione e dall’eccitazione mano a mano che ci si addentra nella storia. In un periodo, come l’adolescenza, in cui si è in cerca di emozioni forti e gli ormoni sono sulle montagne russe, facile immaginare il motivo di tanto fervore per queste storie!

Per questa Guida alla lettura dei libri di brividi e misteri abbiamo preparato un segnalibro per lettori e lettrici coraggiosi che ti regaliamo insieme all’acquisto del libro, sia in libreria, che nello shop. Puoi anche scaricarlo qui e stamparlo a casa.

In più, per ogni titolo trovi:

  • Traccia audio da ascoltare;
  • Breve descrizione della trama, dell’ambientazione e dei personaggi principali;
  • Foto dell’interno.

Se sei alla ricerca di altri spunti di lettura, ecco l’elenco delle Guide già pubblicate:

 

Cominciamo!

Brucia la strega

Di Teo Benedetti per la casa editrice Pelledoca.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

Mordi la sua carne e bevi la sua vita.

Maria sentì le gambe tremare e si trovò a fare un passo indietro, ma la voce la ributtò in avanti, spingendola verso il bambino.

È quello che vuoi, lo sai. Bevi il suo sangue.

Le labbra della ragazza si dischiusero leggermente e la lingua sfiorò i denti: per un secondo, sentì il bisogno di soddisfare quel richiamo. Poi si tappò la bocca con una mano trattenendo un conato di vomito e si piegò in avanti respirando a fatica. Il bambino spalancò gli occhi, di un grigio chiaro, e iniziò a piangere disperatamente.

«Maria?» Gabriella le posò una mano sulla schiena. «Che cos’hai?»

«Portami via, ti prego» implorò digrignando i denti. «Portami via, ora!»

La nonna la strinse con un braccio e recuperò i sacchetti con la mano libera. Si congedò bruscamente da Angela e trascinò via la nipote. Occhi incuriositi, da ogni angolo della piazza, osservarono la scena: un’anziana che tirava a sé una ragazza a tal punto da sollevarla da terra, ma nessuno si fece avanti per chiedere che cosa fosse successo o se servisse aiuto.

Appena svoltarono l’angolo, entrando nell’ombra del vicolo, Gabriella lasciò la presa e cercò lo sguardo della nipote.

«Come stai?»

«Non lo so» fu la risposta.

«Maria, guardami. Ho bisogno di sapere che cos’è successo.»

L’ordine espresso con tono leggero fece breccia nella tensione della ragazza che alzò gli occhi lentamente e fissò la donna.

«Niente” minimizzò mordendosi la lingua. «Forse solo un giramento di testa. Fa caldo.»

Gabriella annuì, ma il suo sguardo era serio, intento a studiare ogni piega espressiva.

«Nient’altro?»

«No.»

«Sicura?»

«Sì.»

Maria si voltò infilandosi le mani in tasca, tenendo il sacchetto della spesa penzolante sul fianco sinistro e congedandosi con un mormorio. I suoi piedi iniziarono a spingerla lontano dalla nonna che rimase a fissarla.

«Non va bene. Non va per niente bene» sussurrò Gabriella.

Quando fu lontana dalla vista, Maria si appoggiò con un braccio contro il muro, nascose il volto e avvertì in bocca il sapore del ferro.

Iniziò a singhiozzare.

Perché piangi? Disse la voce nella sua testa. Non è favoloso scoprire chi sei veramente?

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Facciamo un passo indietro. Era il 30 aprile 2021 e per la prima volta si riuniva il nostro gruppo di lettura: 16 adolescenti in carne ed ossa e 4 virtuali che si riunivano nel parco del nostro quartiere, distanziati e in mascherina, impazienti di ritrovarsi dal vivo. In un salotto letterario en plein air hanno ascoltato le storie scelte per loro, si sono rilassati sull’erba, hanno commentato, fatto domande, sgranocchiato qualcosa da mangiare e alla fine hanno scelto il primo libro da leggere insieme. E hanno scelto una storia che parla di maledizioni, di streghe e di un piccolo paese dell’entroterra sardo che si chiama Lunamadre: è la storia di una ragazza, di tre ragazzi e di un’estate che non potranno mai più dimenticare. Un racconto che ci ha tenuto con il fiato sospeso il tempo di un’estate, che ci ha chiesto di affrontare e guardare in faccia la paura, ma che ci ha spinto a continuare, pagina dopo pagina, incoraggiandoci e facendoci sentire parte integrante del gruppo di amici protagonisti.

E ora? Bentornati e bentornate a Lunamadre (qui puoi recuperare la presentazione di Lunamadre).

Lunamadre, paese di streghe, di leggende e tradizioni. Da quelle parte ce ne sono tantissime. Ad esempio, si dice che il settimo figlio di sette fratelli sia un divinatore, cioè una persona capace di vedere il futuro. Come Giuseppe, il fratello gemello di Giacomo, nuovi compagni di classe di Maria. Mentre, invece, che la settima di sette sorelle sia una strega. Proprio come Maria.

Giacomo ha capito che Maria è diversa, da molto tempo raccoglie tutte le informazioni possibili sulle streghe. Racconti che aveva sentito dal nonno paterno durante le notti d’estate, nel fresco del dopocena, poco prima di andare a letto. Da quel momento si era appassionato e aveva cercato tutti i modi per togliere di mezzo una strega, ma mai aveva trovato una risposta.

Donne maledette, povere anime, creature potenti le streghe. Maria ha ricevuto un dono che non voleva. Deve imparare a gestirlo, a non lasciarsi avvolgere dall’oscurità in preda alla rabbia, a cercare la luce. Non c’è un destino scritto. Nessuno sa esattamente cosa accadrà, ma ognuno di noi può vivere e scegliere la propria strada.

 

I lucci della Via Lago

Di Giuseppe Festa per la casa editrice Salani.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

 

Trentatré giorni.

Non uno di più, non uno di meno.

Vi racconterò solo questo, della mia vita.

Trentatré giorni di giochi che si sono trasformati in incubi. Freddi e spietati come i binari che ora mi portano lontano.

Via da casa.

Via dal lago.

Via da lei.

Tutto è iniziato il quattordici giugno. Sembra passato un secolo, invece vedo ogni cosa davanti a me come se fosse ora. Passo da casa, giusto il tempo di dire a mia madre che l’esame è andato bene, sì, insomma, che è andato. Mi grida che è quasi pronto, ma io corro fuori con pinne, maschera e archetto. Non ho tempo di mangiare, io e Brando abbiamo appuntamento al pontile. Dobbiamo festeggiare la fine delle medie con un’impresa epica.

È da tre giorni che vedo Pinna Mozza al palo davanti alla darsena. Un’ombra a filo d’acqua. Il persico trota più grande della Storia.

Ci tuffiamo dal pontile e nuotiamo fino alla darsena, costeggiando il muretto. L’acqua è fredda e limpida. Ci fermiamo sul masso piatto, sotto l’acqua di pietra. Studiamo gli ultimi dettagli. Dobbiamo sbrigarci, fra un po’ c’è Italia-Polonia, l’esordio della nazionale al mondiale di Spagna. Un cenno e ci tuffiamo. Sotto di noi il fondo di pietra scompare in un verde cupo. Nuotiamo una accanto all’altro, io e Brando.

Un colpo di coda e Pinna Mozza scompare nel buio sotto di noi. Io e Brando ci guardiamo increduli. Abbiamo mancato quel colosso da un metro di distanza, da non credere.

«Ci provo io» dice Brando, e va giù a candela.

Dieci secondi.

Venti.

Brando non viene su. Nessun problema, lui è più resistente dei lucci. C’ha le branchie da qualche parte, l’ho sempre pensato.

Quaranta secondi.

Cinquanta.

Troppo, anche per lui.

Prendo il respiro e torno giù.

Giro intorno alla base del palo e all’albero sommerso. Sotto di me, la strada sul fondo scende verso il largo e scompare nel buio.

Dov’è Brando?

Un banco di alborelle mi schizza davanti alla faccia.

Vengo su. Forse ha sentito il battello passargli vicino ed è riemerso a riva.

Mi tolgo la maschera e lo cerco tutt’intorno.

Non c’è.

Urlo il suo nome.

Il Cigno spinge i motori al massimo e riparte.

La corrente dell’elica mi porta lontano e io urlo ancora il suo nome.

Brando è rimasto sotto.

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Mauri è convinto che Brando non sia morto, ma che sia scomparso, anzi, che si sia nascosto per fare uno scherzo. Gli sembra impossibile che sia annegato davvero, anche se tutti gli ripetono di accettarlo e basta. C’è qualcosa che proprio non gli torna e continua a sfuggirgli. Nei giorni seguenti, lentamente la vita ricomincia a scorrere con il suo ritmo indolente da mezza estate tra giochi inventati al momento, gare di nuoto, battute di pesca, primi baci e partite di pallone improvvisate nella piazza. Poi cominciano a comparire dei bigliettini con messaggi che solo Brando poteva conoscere. E la firma sembra proprio la sua, stessa calligrafia.

L’ombra del dubbio si insinua nei pensieri e gonfia il petto di speranza tra gli amici, spingendoli oltre quello che è consentito, oltre quello che avrebbero pensato mai di riuscire a fare.

Avventura, mistero e amore si intrecciano nelle notti d’estate del 1982, mentre l’Italia si sta facendo grande una partita dopo l’altra, fino alla storica finale.

 

Il ponte dei cani suicidi

di Daniele Nicastro per la casa editrice Pelledoca

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

Martino abito nel borgo antico del paese. La famiglia Bosonin si è trasferita poco prima che lui iniziasse le scuole medie e i suoi genitori ripetono sempre che lo hanno fatto per evitare il caos della città e respirare l’aria di montagna. Ovviamente lui non se l’è mai bevuta. Sono andati lì per colpa sua e sempre per colpa sua, la madre a lasciare il lavoro dei suoi sogni: fare l’editor ovvero quell’inseparabile spalla di autori e autrici che, con il suo aiuto, realizzavano storie memorabili.

Il borgo è attraversato da quattro viuzze: la prima scende verso il quartiere popolare, la seconda si allarga abbastanza da far passare le auto, la terza è fatta di scalini, infine la quarta è tutta di ciottoli disconnessi che diventano un ponte di pietra vecchio di duemila anni.

Il ponte fa da sfondo a ogni immagine. A Martino, però, non piace nulla di quel ponte: la forma, l’odore, quell’aria minacciosa che lo mette a disagio. Forse per la macabra leggenda che lo ha reso famoso o perché persino di giorno riesce ad assumere un’aria spettrale, come se la luce non osasse sfiorarlo.

Martino ha tredici anni ed è sordo da quando ne aveva otto. Da quel momento, aveva iniziato ad avere la sensazione di essere seguito da una strana presenza. E, ormai, la percepisce ovunque. In casa, nei vicoli angusti del borgo vecchio o nella scorciatoia dell’orto botanico. Una volta, mesi fa, si è sentito spiato in camera sua mentre leggeva sdraiato a pancia in giù: occhi appuntiti sulla nuca, vibrazioni e vuoti d’aria improvvisi, come se qualcuno gli stesse passando velocemente dietro la schiena. Ovviamente, quando l’aveva detto a sua madre, era finito da uno specialista. Alma: più che una madre è un concentrato di tante cose: cuoca, lavatrice, andiamo alla visita, ubbidisci, copriti bene che fa freddo, non correre che sudi e ricordati di mettere in carica le protesi acustiche altrimenti sai come finisce. Iperprotettiva ai massimi livelli.

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Ma c’è una leggenda, la leggenda dello Sfregiato, il capo dei cani vaganti. Si dice che i cani vaganti siano figli o nipoti di cani abbandonati che hanno perso il contatto con l’uomo. Pertanto, si procurano da mangiare senza l’aiuto di nessuno, come predatori selvatici. È sempre stata solo una leggenda alla quale nessuno dava troppo credito. Ma in paese i cani hanno iniziato a gettarsi dal ponte, il Ponte del Diavolo. Non c’è modo di evitarlo, sembrano non esserci connessioni, né spiegazioni. I randagi sono stati i primi, poi è arrivato il turno dei cani domestici. Giulia, Edo e Giorgio hanno visto i loro cani buttarsi giù dopo una folle corsa.

È lì che vede la creatura Martino. Un vortice di tenebra si allarga i piedi del ponte. Le ombre convergono in prossimità della luna roccia, si agitano, si con torcono su sé stesse. D’improvviso emerge il contorno di una creatura con denti e artigli affilati. Il muso e la gola sono solcati da cicatrici profonde. I peli del collo puntano al cielo come gli aculei di un istrice.

Sta ferma.

Respira.

Osserva. Dal profondo di due orbite vuote. Pozzi di oscurità.

Martino vorrebbe chiedere alla creatura se è lei che lo segue, ma le parole sono macigni in gola. Troppo pesanti. E poi quella creatura non può esistere, deve essere frutto della sua immaginazione: se ne andrà appena finirà di agitarsi. In quel momento il mastino muove gli artigli sulla pietra e la testa del ragazzo viene invasa da un orribile stridio di unghie. Come è possibile? Le protesi sono ancora nella custodia. E la custodia è ancora chiusa nella sua mano. Martino sente qualcosa che gli si agita, dentro. Deve andarsene, fuggire più lontano che può. Allora perché non riesce a muoversi? Perché ha i piedi ancorati al terreno? Il suo corpo non risponde a nessun comando. Intanto il crepitio di unghie continua per quello che gli pare una dolorosa eternità. Poi, ad un tratto, qualcuno pronuncia una parola. Martino. Il suo nome chiaro e distinto.

«Che vuoi?» chiede, il cuore che martella.

Sono venuto a prenderti.

Gli argini del torrente tremano, sassi e detriti ruzzolano in acqua e una transenna al fondo della piazza si ribalta per terra. Quel mostro sembra vivo reale almeno quanto lui. E lo sta aspettando, anzi è venuto a prenderlo.ma allora perché non è ancora fuggito?

Ti sei bloccato? chiede la creatura.

Una raffica di vento sfreccia da sotto il ponte lo investe, scompigliandogli i capelli. Il terreno palpita sotto le scarpe.

Ti sei bloccato, Martino?

La voce di risuona potente nella scatola cranica.

«Ehi, ti sei bloccato? Martino!»

Dal nulla emergono gli occhi celesti di Serena.

Serena sembra essere l’unica a non aver paura di andare a fondo della vicenda, ma nessun adulto le crede, a parte sua nonna Elvira, una Walser che conosce le più antiche leggende e tradizioni, anche quelle più oscure.

Martino è spaventato, arrabbiato e deluso per il senso di impotenza che lo blocca. Riesce a sentire il ruggito cavernoso della creatura che echeggia nella valle e lo chiama a sé. La voce ha il timbro di ossa rotte, non somiglia a nessun’altra cosa che abbia mai sentito. O immaginato. E dice “Non. Ci. Provare”.

Una storia che dialoga intimamente con il lettore, mettendo subito le cose in chiaro: il punto non è non avere paura, ma andare avanti nonostante la paura.

Le paure non provengono solo dall’esterno, sottoforma di nemici, ma anche dall’interno: la paura di affrontare il mondo e l’ansia di non sapere quali effetti i cambiamenti avranno su di noi e sulle persone a cui vogliamo bene può schiacciarci e costringerci a vivere la vita in un angolo, nella speranza che nulla ci colpisca, ci ferisca, faccia del male ai nostri cari.

I primi mesi senza poter sentire, Martino guardava i ragazzi correre verso la scuola chiedendosi cosa ne sarebbe stato di lui con un corpo fallato. Sarebbe cambiato qualcosa con i suoi amici? Sarebbe stato preso in giro? O peggio, compatito? Poi c’erano i suoi genitori. Li sentiva che litigavano fino a tardi dopo averlo mandato a letto. E se uno dei due se ne fosse andato? La colpa sarebbe stata sua. Da quando Martino però riesce a vedere le sue paure nella voce della creatura c’è qualcosa di diverso. Un tremore.

Eh sì, non c’è un altro modo: per affrontare le proprie paure, bisogna avere il coraggio di guardarle in faccia. Ed è in quel momento che Martino capisce che può farcela.

 

La casa del contrabbandiere

di Hannet Huizing, con la traduzione di Anna Patrucco Becchi per la casa editrice La nuova frontiera Junior

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

 

Se avessi saputo già allora che avevo un nonno, sul serio! Tuttavia lo venni a sapere solo il giorno in cui morì. O meglio il giorno dopo, il due gennaio.

Io e mio padre dovevamo smontare l’albero di Natale. Stavamo sbrogliando il filo con le lucine, quando il cellulare di mio padre si mise ad abbaiare. Mi avevano sempre detto che mio padre e mia madre erano orfani, che avevano perso i loro genitori quando erano giovani. Mi avevano mentito. Avrei voluto dire qualcosa, ma mia madre mi aveva zittito. L’avevano fatto per proteggermi, aveva detto mia madre. Ma in che modo?

«Molto semplice. È stato un uomo terribile. Per noi non esisteva più. In sostanza questa è un po’ tutta la storia». Tutta la storia? Sì. Mio padre non intendeva rivangare il passato.

Almeno l’avrei conosciuto il giorno del funerale.

«Non ci sarà nessun funerale. Ha donato il proprio corpo alla ricerca scientifica. Adesso starà da qualche parte all’università, in una cella frigorifera».

Feci di tutto per non immaginarmelo. Quindi se avessi studiato medicina, avrei finito per incappare in mio nonno. Che schifo! Be’ tanto non volevo fare il medico.

«A proposito» aggiunse mio padre «abbiamo un’eredità. Abbiamo ereditato la casa in Brabante».

Non ne parlammo più. Di mio nonno. Della casa. Due mesi dopo, però, qualcosa cambiò.

Tutto cominciò con un messaggio di mio padre. Se potevo tornare a casa SUBITO, perché volevano parlarmi di una cosa.

«Traslochiamo? Cosa significa? Io non voglio assolutamente traslocare. Non voglio andarmene da qui».

Mio padre guardò mia madre e poi di nuovo me. «Provvisoriamente andremo a Orpel».

«A Orpel? In Brabante? Nella casa del nonno? Ma è lontanissimo!»

Mio padre iniziò ad elencare i vantaggi. Davvero, in momenti così ci vorrebbe un fratello o una sorella per guardarsi e alzare gli occhi al cielo.

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Alcune persone hanno un’infanzia felice e altre no. Sono cose che succedono.

Il nonno di Ole era un fabbro e tutto il giorno lavorava in officina. In casa aveva trovato delle casse di legno con dentro degli aggeggi, strane cose di ferro a quattro punte.

Piedi di corvo. I contrabbandieri li spargevano a centinaia per strada, in modo da tenere alla larga i doganieri. Se si butta un piede di corvo per terra, case sempre con una punta in alto.

Ecco perché quella casa la chiamavano Casa del piede di corvo.

Ecco che cos’era il nonno. Un contrabbandiere.

Contrabbandiere di burro. L’oro grasso, lo chiamavano un tempo. Nel secondo dopoguerra in Olanda c’era una montagna di burro. In Belgio invece era l’opposto. Se tutto quel burro olandese a basso prezzo arrivava sul mercato belga, i contadini non avrebbero guadagnato più niente. Il governo olandese e quello belga si accordarono: se volevi esportare burro olandese in Belgio, dovevi pagarci un bel dazio sopra. I contrabbandieri avevano fiutato il modo di fare soldi: compravano il burro a basso prezzo e lo rivendevano al doppio. Ogni anno milioni di chili di burro finivano in Belgio. Ci guadagnarono un sacco di soldi. Ma chi erano i contrabbandieri? Chiunque vivesse vicino al confine. E se non contrabbandavi eri un vigliacco. Oppure un doganiere. I doganieri erano impiegati della dogana che davano la caccia ai contrabbandieri. Ci fu una vera e propria guerra e ci furono anche dei morti.

Lasciarsi il passato alle spalle, metterci una pietra sopra. Ma certi segreti non si lasciano addomesticare e scalpitano nei cassetti dopo che sono rimasti rinchiusi troppo a lungo. “Le colpe dei padri non ricadano sui figli” si dice, perché niente è già scritto e non è tanto chi siamo, ma le scelte che facciamo la misura che può definirci. E per la famiglia di Ole è arrivato il momento di fare i conti con il proprio passato, riprendere in mano la penna e scrivere la propria storia. La storia della propria famiglia.

 

La prova 

Di Luisa Mattia, pubblicato dalla casa editrice Pelledoca

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

Quel giorno c’erano suoni che rimbalzavano da un palazzo all’altro e sembravano voler inondare la piazza assolata. Voci ripetute, aspre, un susseguirsi di scalpiccii. C’era da immaginare che proprio lì, nel cortile della “Residenza Rose blu”, si fosse scatenata una acchiapparella. C’era chi scappava e chi gli andava dietro. Quello che scappava aveva paura.

Le voci si intrecciavano al dialogo della televisione del terzo piano: un poliziotto americano incalzava un uomo sudato, che correva su una strada ripida.

La ragazzina del terzo piano guardò il cortile. Vuoto.

Anzi no. C’era un andirivieni di gatti. Andavano tutti verso un angoletto polveroso, con una finestrella chiusa da una rete. Una mano di vecchia, lunga ed elegante, coperta da un guanto di merletto, legato al polso con un bottoncino di madreperla, sbucò dalla finestrella e allungo un piattino di carta. Era la mano de “la giudìa”, “la tedesca”. O “la matta”. O “la strega”.

La porta si aprì, poi si richiuse di botto. E c’era lui, un ragazzone impacciato, con un accenno di barba che lo rendeva buffo, lanciato per le scale. Saltò gli scalini a due a due come un canguro, impugnando un vecchio bastone da montagna che chissà dove aveva preso. E scappò.

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Nelle prime due pagine, con un ritmo serrato e incalzante siamo già nel cuore della storia e abbiamo conosciuto i personaggi principali. La tedesca, Else Cohen, i capelli bianchissimi raccolti in una crocchia, i guanti, le calze color avorio e le scarpe di vernice. Lillo, un bambino nel corpo di un ragazzo, il viso bello, potevi fargli fare tutto quello che volevi a Lillo, tanto non se ne accorge. Tanto gli scemi non hanno sentimenti. O sì? Serena, anche per lei Lillo è sempre stato “lo scemo”, niente più di un giocherello. E ci sono anche Cristiano e Marchetto, due giovani senza regole, che hanno già perso la capacità di sognare e immaginare un futuro più luminoso.

La tedesca è caduta nel fiume e per lei non c’è stato più niente da fare. C’erano Lillo e Serena in riva al fiume, Lillo scappava e Serena usciva dall’acqua annaspando. Dall’altra parte del fiume Cristiano e Marchetto avevano visto tutto: l’avevano vista bene, era caduta era caduta nel fiume la strega. Per un po’ aveva provato a tenersi a galla, ma poi s’era incantata, era diventata ferma come il gesso, gli occhi fissi. Se ne era andata giù. E amen.

Non è solo un thriller investigativo, ma una storia che ha radici lontane e si porta addosso un carico di dolore, frutto di un silenzio colpevole, dell’indifferenza, dell’abbandono dei più deboli al loro destino. Siamo a Roma. È Estate. A Roma in estate si andava al fiume per rinfrescarsi, si mangiava la grattachecca e si faceva il bagno. Anche allora la città in estate si svuota, ma non del tutto. La vicenda si svolge negli anni 70, ma va ancora più indietro nel tempo, negli anni delle persecuzioni e delle leggi razziali. Quest’anno ricorrono gli 80 anni del rastrellamento del ghetto di Roma: il 16 ottobre del 1943 in 1259 – 689 donne, 363 uomini e 207 bambini – furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni, a lasciarsi alle spalle tutte le cose e i ricordi di una vita.

A indagare sulla morte di Else Cohen è il giovane Maresciallo Nebbia. È la sua prima indagine. È si trova seduto nella cucina di casa Innocenti cercando di capire da che parte cominciare a parlare con Lillo, che non si decideva a guardarlo. Forse Lillo l’aveva spinta alla tedesca, l’aveva spinta e magari neppure la guardava mentre moriva. Perché era scemo, Lillo, e magari non aveva tutti i sentimenti. Il personaggio di Lillo è complesso e non tutti, forse solo il maresciallo Nebbia, riescono a apire come funzioni per poter parlare, per poter ascoltare, per potersi mettere nei suoi panni. Ma piano, piano questo atteggiamento comincia a cambiare. Nonna Ida dice: “Quello ha poco cervello” e aggiunge “ma il cuore non gli manca. A noi, che la testa ci funziona, certe volte mi pare che il cuore ci funzioni poco. È come un bello addormentato”

La Prova è un “giallo” ma un tantino disobbediente alle regole. Oltre a svelare il mistero, pagina dopo pagina, la storia toglie il velo davanti agli occhi di ogni personaggio, alla ricerca della compassione, di quella capacità di entrare nella sofferenza degli altri, senza giudicare, sentendosi parte dell’umanità e della vita. Un caleidoscopio di esperienze che si intrecciano tra di loro, all’inizio in modo indecifrabile e poi così saldo da non poter essere divise.

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