Luca e Alba: raccontare la disabilità senza drammatizzare e con il sorriso sulle labbra

30 Gennaio 2024 | Eventi

Si fa un gran parlare di inclusione, di ricchezza nella diversità e di valorizzazione dell’unicità, ma poi alla fine concretamente cosa si fa? Quali sono i gesti più semplice e concreti da mettere in pratica? Quali parole utilizzare?

Ce lo facciamo dire da Luca, papà di Alba e autore, tra gli altri, della collana Alba, dedicata alle storie di bambini e bambine con difetti speciali, sfogliando le pagine degli albi e invitandoti, con gioia, a conoscerlo e ad ascoltarlo dal vivo.

Cos’è l’amore? Che cosa combina nelle persone? – si ritrova a chiedersi Alba. E quanti tipi di amore ci sono! L’amore di papà, l’amore degli amici e anche di quel bambino nuovo che forse non le piace, forse sì. Quel che è certo è che l’amore fa così come gli pare… ed è bellissimo!

La maturazione del linguaggio non avviene per tutti i bambini con gli stessi tempi. Può capitare che i bambini con “difetti speciali” acquisiscano tale competenza in tempi più lunghi del previsto, ma non succede certo solo a loro. Davanti alla domanda classica degli adulti “perché non parla?” si aprono scenari diversi, che danno vita all’avventura dello sguardo di Alba. Alba andrà a una festa dove si confronterà con le difficoltà sue e dei suoi coetanei. Riuscirà a capire e a farci capire che cercare di sanare le paure degli altri aiuta a sanare le proprie e che i linguaggi sono tanti: basta solo trovare le traduzioni sentimentali più adatte a ciascuno!

Forse bisognerebbe partire dal punto di vista di chi ritiene che sia raccontabile, che non vada ignorata, che non vada sottratta agli occhi e alle coscienze delle persone. Raccontare la “disabilità” per portarla fuori da certe stanze chiuse e comunicare lo sforzo, che è in sé positivo, di affrontare la vita quando ti mette davanti scalini molto grandi. Raccontarla attraverso delle storie scritte e illustrate bene, perché le storie raccontate bene sanno sviluppare empatia in chi le legge.

Il vero ostacolo all’inclusione non è la diversità, ma la paura del diverso

Molte persone non conoscono e non riescono quindi a capire fino in fondo cosa significhi avere a che fare con persone con disabilità. Di fronte alla disabilità la reazione più frequente è allontanarsi, ritrarsi. Alle volte è la paura di riconoscersi nella differenza, di veder venire a galla le proprie imperfezioni, altre volte il pregiudizio che la diversità porta con sé un’accezione intrinsecamente negativa.

Per questo, invece, vi proponiamo di leggere, magari proprio in occasione della prossima giornata dei Calzini Spaiati, le storie Alba, perché si tratta di raccontare la diversità, senza drammatizzare e con il sorriso sulle labbra.

 

 

Non chiedermi chi sono

 

Incontro con l’autore

Giovedì 15 febbraio alle ore 17:30 presso l’Auditorium Santa Chiara, in Via Caterina Troiani 90-91, saremo con Luca Trapanese, Assessore elle politiche sociali del Comune di Napoli e papà di Alba, per conoscere la sua storia, presentare il suo ultimo libro Non chiedermi chi sono e parlare di diversità.

L’evento è gratuito, ma necessaria la prenotazione qui.

La vita di Luca è, per sua stessa ammissione, “una serie di stranezze capitate tutte alla stessa persona” che lo hanno portato a dedicarsi, sin dalla gioventù, agli altri. Ma ricondurre l’adozione di Alba al suo spirito caritatevole sarebbe davvero troppo semplicistico e superficiale.

Luca ha fondato e gestisce un’associazione che si occupa ogni giorno di ragazzi portatori di varie disabilità; una casa di accoglienza per madri in difficoltà; un market solidale grazie al quale molte famiglie ricevono ogni mese un aiuto alimentare; un doposcuola per bambini a rischio in uno dei quartieri più degradati di Napoli; una comunità tra le colline dell’alto casertano dove i ragazzi disabili, autonomi o semiautonomi, fanno esperienza di vita adulta lontano dalle famiglie, gestiscono un caffè letterario e producono miele; infine c’è la casa di Matteo, un centro residenziale che accoglie bambini affetti da gravi malformazioni o colpiti da tumori.

Luca aveva già fatto tutto questo prima di prendere Alba con sé.

Alba è una bambina con trisomia 21 e, nonostante fosse stata già rifiutata diciassette volte, aveva appena un mese di vita quando era stata affidata a Luca. Ed è bastato quell’incontro perché Alba diventasse sua figlia. A tutti gli effetti, sì, tranne quello legale e quello biologico.

Luca ha poi adottato Alba e sono diventati e, insieme, sono diventati famiglia nel suo esistere più essenziale: sono qui e ora, l’uno per l’altra.

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