I libri di questo articolo
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Cattive ragazze
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Libere di volare
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Una stanza tutta per me
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Annie e il vento in tasca
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Enid. Quattro sorelle
Seconda settimana di Lotto ogni giorno 2026, l’appuntamento con consigli di lettura, riflessioni e approfondimenti da mettere in pratica a casa o in classe per impegnarci a costruire insieme una società più giusta e libera per tutti e tutte non solo l’8 marzo.
Abbiamo scoperto come l’obbligo di istruzione rappresenti una pietra miliare: nel momento in cui vanno a scuola le bambine non imparano solo a leggere e scrivere, ma rivendicano il loro diritto di esistere al di là di ogni figura maschile di riferimento, avviando la costruzione di nuovi modelli femminili che si riflettono anche nella produzione letteraria di alcune scrittrici dell’epoca.
Ed è proprio tra il XIX e il XX secolo che si assiste ad un aumento e ad una trasformazione delle proposte editoriali per l’infanzia che riflette sulla tradizione ed i cambiamenti nella formazione scolastica e nei rapporti e nelle dinamiche familiari.
Storie di bambine per le bambine
La donna sposata, per quanto soggetta all’autorità e alla volontà del marito, con il passare del tempo assume una forte autonomia all’interno delle mura domestiche: gestisce la casa, anche economicamente, è a capo della servitù, si occupa della cura e dell’educazione dei figli. Insomma, mentre la vita degli uomini si proietta nella società, fuori, nella sfera pubblica, quella donna, si raggomitola nella casa, confinata, nella sfera privata.
E proprio in questo periodo ci sono state autrici che presero la decisione di scrivere di bambine alle bambine proponendo modelli positivi ed autentici. Basta bambine e ragazze votate alle lacrime e agli svenimenti, sono bambine e ragazze che vogliono sorridere e avere le guance rosse dopo una corsa all’aperto.
Le stesse autrici di questa generazione combattono per affermare il desiderio di fare della scrittura una professione dignitosa e redditizia.
Le sorelle March
C’è molto di Louisa May Alcott in Piccole Donne. Louisa nasce nel 1832 a Germantown, in Pennsylvania, secondogenita di un insegnante e fondatore di una comunità educativa chiamata Fruitlands, in cui tutti lavoravano vivendo dei frutti della terra. Un progetto visionario ed utopistico ispirato a principi egualitari che si scontra con le differenze culturali e razziali dell’epoca. Alcott mette insieme, nelle proprie classi, bambini bianchi e neri, tiene lezioni di educazione sessuale, dà asilo a due schiavi neri durante la guerra di secessione. Tutto questo gli costa la radiazione dall’insegnamento e fa perdere reputazione alla sua famiglia.
Louisa allora iniziò a scrivere per guadagnare qualche soldo. Sin dall’età di sedici anni scrive sull’Atlantic Monthly, una delle riviste più importanti dell’epoca e nel 1863 pubblica il suo primo libro, Hospital Sketches, ispirato alle esperienze di infermiera compiute durante la guerra civile. Poco dopo accetta l’invito di un’anziana zia e viaggia attraverso l’Europa. Al ritorno, il suo editore, Thoma Niles, la convince a scrivere qualcosa di popolare e leggero: le opere precedenti erano troppo impegnate per il grande pubblico. Louisa attinge così ai ricordi della sua famiglia: sua sorella Ann era rimasta vedova e May doveva completare gli studi; Beth invece era morta per i postumi della scarlattina. Vi ricorda qualcosa? Sì, sono proprio le Piccole Donne.
Per l’epoca in cui uscì, Piccole donne di Louisa May Alcott era veramente una bomba. Finalmente un romanzo in cui le protagoniste, tutte ragazze, lavoravano ma non ne morivano, erano allegre, operose, non fissate con il matrimonio, e non così aderenti agli standard di femminilità correnti. Una lettura molto all’avanguardia per le ragazze dell’800, che in generale dalla vita potevano aspettarsi solo due cose: fare le mogli, o fare le zitelle.
Piccole Donne ha insegnato alle proprie lettrici (ma anche ai lettori) il coraggio di essere sé stessi, pur rimanendo in un contesto socio-culturale agli albori -o quasi- del femminismo. E il femminismo non insegna cosa essere o diventare, bensì la libertà di essere o diventare ciò che si desidera.
La Piccola principessa
Nel romanzo La piccola principessa, la scrittrice Francis Hodgson Barnett, racconta la storia di Sara, un’orfana senza protezione che può contare solo sulla sua mente originale. Proprio grazie alla sua capacità immaginativa, alla sua voglia di leggere e conoscere, al suo persistente make believe, Sara Crew riesce a salvarsi.
Senza più una famiglia intorno, costruisce nuovi legami, per scelta e non per sangue. Storyteller per antonomasia, Sara, chiusa nella sua soffitta, riesce a trovare al chiave per aprire le porte della fantasia, non solo attraverso la lettura, ma soprattutto attraverso il racconto.
Attraverso questo romanzo Burnett afferma la centralità del ruolo della bambina, della giovane donna, alle prese con un mondo che vorrebbe ancora tenerla schiacciata e soggiogata nei ruoli imposti dal sistema sociale e familiare patriarcale, ma che anche grazie al potere terapeutico dell’evasione letteraria, può far saltare il banco giocando le proprie carte.
Wendy
Il collegamento tra la sfera domestica e la soglia dei possibili cambiamenti familiari che attraversano la società, sono incarnati da Wendy, protagonista del racconto Peter Pan, di James Matthew Barrie.
Wendy, da brava narratrice, racconta ogni sera le fiabe ai suoi fratelli, ma quando rimane ammaliata da questo bambino volante decide di partire con lui lasciandosi alle spalle la nursery per il magico mondo dell’Isola che non c’è. Il viaggio verso l’eterna fanciullezza diventa così un viaggio verso la crescita, verso l’accettazione del futuro.
Wendy sull’isola impara giocando a diventare moglie e madre, senza staccarsi mai del tutto dal suo destino. E la figura paterna? Barrie sembra quasi constatare un ruolo marginale all’interno delle mura domestiche, relegato distante dalla cappa dell’autorità, e sembra suggerire ironicamente che un padre dovrebbe essere un po’ come Peter per i suoi bambini, star loro vicino, portarli all’avventura e giocare con loro.
Ti consiglio di leggere
Cattive ragazze
di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, Sinnos
Una graphic novel che racconta 15 storie (vere) di scrittrici, condottiere, scienziate, attiviste, filosofe, cantanti, pittrici. Donne autonome, coraggiose, anticonformiste: più o meno note, che – in periodi storici e luoghi diversi – hanno a modo loro segnato la storia.
Le storie di questo libro sono storie di libertà. Probabilmente nessuna di queste donne si pensava eccezionale, ma tutte erano determinate. Così, vivendo la loro vita hanno aperto strade nuove o mandato in frantumi tradizioni secolari.

Libere di volare
di Raquel Díaz Reguera, Edt-Giralangolo
Adriana, Giulia e Martina sono tre amiche che condividono sogni e desideri, si confidano, si supportano l’una con l’altra e insieme costruiscono ogni giorno un pezzo di quella strada che intendono percorrere per diventare un domani pilota di aerei, scrittrice, musicista. Se lo ripetono in continuazione “Sevuoipuoi”, ma una banda di “Noncelafarai” fa nascere in loro dubbi, rallenta i passi, critica e sminuisce le loro scelte. Finché arriva Violetta, un piccolo tornado che non conosce la banda di Noncelafarai: starle vicino cambierà tutto, e non solo per Adriana, Giulia e Martina.
Una storia delicata e importante, in cui le speranze e i desideri emergono decisi dalla determinazione di tre bambine dagli occhi grandissimi. Possibilità e ostacoli hanno un aspetto preciso, intervengono nella nostra vita offuscando le nostre capacità facendoci sentire non abbastanza capaci, non del tutto adeguate, mai abbastanza.
Un invito e una preghiera a proteggere i sogni dagli altri e, a volte, da noi stesse, guardandoci e trovandoci nel profondo, aiutandoci reciprocamente, a non arrenderci.

Una stanza tutta per me
di Serena Ballista con le illustrazioni di Chiara Carrer, Settenove
Questo albo illustrato ha ottenuto il marchio White Ravens 2017, una segnalazione che riguarda duecento libri internazionali che meritano un’attenzione speciale per il loro tema universale, il particolare valore artistico e l’innovazione stilistica. Il motivo è che Una stanza tutta per me cattura il lettore rappresentando il significato della libertà ad ogni pagina, la possibilità di agire autonomamente e fare le proprie scelte.
Protagonisti della storia sono una scrittrice, un ragno e una bambina. La scrittrice è Virginia Woolf che racconta ad una bambina la conquista della sua libertà d’espressione attraverso la solitudine di una stanza, nella quale, come un ragno tesse la tela, lei ha potuto tessere le trame di una e tante storie. Solitudine, tempo e autonomiacome strumenti per pensare, ragionare, inventare, progettare il proprio futuro.
Un testo poetico e riflessivo che con semplicità affronta e spiega un tema molto importante: quello di libertà e di conquista. Un libro che spinge a lottare per le proprie passioni e a seguire i propri sogni.

Annie. Il vento in tasca
di Roberta Balestrucci Fancellu con le illustrazioni di Luogo Comune, Sinnos.
È il 1894 e Annie Kopchovsky, una ragazza di Boston di ventitré anni ha appena preso la decisione che la farà diventare famosa in tutto il mondo.
Tutto nasce dalla scommessa sul fatto che una donna non potesse fare il giro del mondo a cavallo di una bicicletta – come dieci anni prima aveva fatto Thomas Stevens. Secondo l’opinione dominante, infatti, una donna non avrebbe saputo badare a sé stessa nel mondo per tutto quel tempo in condizioni così essenziali. La sfida era quella di tornare dopo quindici mesi con 5mila dollari guadagnati in tasca.
Annie non solo decise di accettarla per smentire il pregiudizio, ma colse l’occasione di spostarsi da un modello di vita che le stava stretto, quello che la vedeva nel ruolo di moglie e madre lavoratrice – Annie all’epoca aiutava il marito, venditore ambulante, occupandosi degli spazi pubblicitari su alcuni quotidiani locali -, perseguendo la via della libertà e dell’autonomia economica. Dalla corporatura esile, ciclista dilettante, Annie sembrava l’ultima donna a potercela fare. Per augurarle buon viaggio il giorno della partenza andarono a salutarla in centinaia. Tranne il marito, e suo fratello.
Dopo il suo ritorno a Boston, che fu, come promesso, quindici mesi dopo la partenza, Annie si trasferì a New York con la famiglia. Qui, firmandosi “la nuova donna” scrisse una serie di storie e reportage per il New York World. “Sono un giornalista e una donna nuova” scrisse in quegli anni “nel senso che credo di poter fare qualsiasi cosa che un uomo può fare”.

Quattro sorelle. Enid
di Malika Ferdjoukh, con la traduzione di Chiara Carminati, Pension Lepic
Con Enid si apre questa saga familiare tutta al femminile che si svolge dentro ed attorno la vecchia casa di famiglia in cui le ragazze vivono senza i genitori morti da poco in un incidente stradale. Enid, Hortense, Bettina, Geneviève, Charlotte (sì, in realtà le sorelle sono cinque) vedono come delle apparizioni i loro genitori, ma ognuna pensa di essere la sola a vederli e si guarda bene dal dirlo alle altre che, tutte, conservano il medesimo segreto.
Il nucleo narrativo principale non è ciò che accade fuori ma ciò che avviene dentro, dentro le ragazze, dentro la casa. Solo Charlotte, insieme al suo fidanzato, esce dalle dinamiche familiari e romanzesche il fulcro della famiglia ruota e non a caso è anche l’unica ad avere un libro dedicato.
Notate qualche eco con le Piccole donne di cui sopra? Non siete gli unici.



















