Gruppi di lettura

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 e torna l’appuntamento con lo scambio posta Pelledoca!

Grazie alla casa editrice Pelledoca, specializzata in storie da brivido, capaci di tenere il lettore con il fiato sospeso e gli occhi incollati alla pagina, torna l’avventura Scambio Posta Pelledoca. A novembre avevamo avuto modo di partecipare al primo scambio e avevamo letto l’incipit in esclusiva di quello che poi è diventato il libro del mese!

Ogni partecipante al gruppo di lettura ha ricevuto una busta personalizzata. Ogni busta contiene:

  • un aneddoto da dietro le quinte, ovvero qualcosa di particolare e curioso legato alla realizzazione di un libro Pelledoca: questo mese dedicato a L’impero invisibile, di Gabriele Nanni;
  • un’anticipazione esclusiva: questo mese l’incipit di Frammenti di oscurità, il romanzo di Stefania Cornago, in uscita a fine marzo;
  • un breve racconto d’autore inedito, scritto appositamente per SPP: questo mese Il mio nome è Violet Hellman di Chiara Cacco;
  • il cruciverba Pelledoca.

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a febbraio? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di febbraio e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 16 marzo alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese:

Spiriti dello Tsunami

di Daniele Incastro, Pelledoca

 

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Ecco gli altri libri della terzina:

Emma e i fantini detective 

di Laura Orsolini, Pelledoca

Il cadavere di un cavallo viene ritrovato all’alba sulla spiaggia di Forte dei Marmi. Come un tronco enorme straccato dal mare. Lo ritrova Bianca, amante della corsa, della musica classica, dei cavalli. Bianca infatti è proprietaria di un maneggio, il maneggio Biancavallo.

Sarà annegato, pensa il dottor Carlo Del Carlo, medico incaricato di eseguire l’autopsia e veterinario del maneggio di Bianca. Lo stesso maneggio dove i genitori di Emma hanno deciso di farle trascorrere una vacanza nel tentativo di superare il mutismo selettivo in cui si è chiusa dopo la scomparsa del cane. “Vedrai che tornerà” le avevo detto, “vedrai che lo ritroveremo”, “vedrai che sta bene”. Emma aveva collezionato un numero consistente di “vedrai”. All’inizio ci aveva creduto, poi aveva sperato e poi erano cominciate a scendere le lacrime. E piano, piano Emma non ebbe più voglia di ridere, né di stare con le amiche, né di studiare, né di leggere. Poi smise di parlare. Non parlava più. Con nessuno. Aveva promesso di non affezionarsi più a nessun animale, ma non aveva fatto i conti con Bandito, un cavallo particolarmente difficile, che non si lascia montare nemmeno dai fantini più esperti. Ed esperti sono Onesto, Gilberto e Pierugo che cavalcano da anni e ogni estate si ritrovano al campo estivo del maneggio di Bianca.

E proprio lì era diretto quella sera il maresciallo Bonacoscia, deciso a scambiare quattro chiacchiere con Bianca per capire che idea si era fatta lei. La causa della morte è l’annegamento, avvenuto circa due giorni prima del ritrovamento, ma nei polmoni è stata ritrovata acqua dolce. Il microchip, invece, non è stato ritrovato. E il cavallo era malato. Secondo il dottor Del Carlo il cavallo era proprietà di un circo. Si era ammalato e stava morendo. Il padrone se ne deve essere accorto e, per evitare i costi dello smaltimento e i controlli l’ha portato al fiume e fatto annegare.

Non è dello stesso avviso Bianca. Secondo lei si tratta di rapimento e di scommesse clandestine. Pierugo, Gilberto e Onesto si erano acquattati sotto la finestra della sala da pranzo dove Bianca e il maresciallo avevano chiacchierato. Emma era dietro di loro. Così nascono i Fantini Detective, per risolvere il mistero di chi ha ucciso quel cavallo e scoprire che insieme si possono affrontare anche quei problemi che da soli ci sembrano così difficili e insormontabili.

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La fuga di Pat

Di Roberto Piumini, Pelledoca

Questa storia inizia in una locanda nella campagna inglese, lungo una strada secondaria, non certo una mèta frequentata da turisti. Un ragazzo di dodici-tredici anni è seduto a un tavolo da solo. Indossa occhiali scuri, nonostante il cielo grigio, una lastra compatta di nuvole, non li renda in alcun modo necessari. Sembra spaventato: lancia occhiate al piazzale davanti alla locanda dove è parcheggiata una sola e unica auto, quella di Sam, fotografo e unico altro avventore della locanda. Sam guarda il ragazzo come guarda l’obiettivo della sua macchina fotografica, attentamente e con pazienza, cercando di cogliere ogni dettaglio. Con la netta sensazione di averlo già visto da qualche parte. Intuisce che quel ragazzo sta scappando, non sa da chi o da cosa, ma non c’è tempo di scoprirlo perché nel frattempo un’altra auto è arrivata nel piazzale.

È così che inizia la fuga di Pat, giovane promessa del calcio inglese dal Centro di Fulton.

Perché sta fuggendo? Chi lo sta cercando? Come hanno fatto ad arrivare alla locanda e a rintracciarlo così velocemente? Nessun genitore organizza un inseguimento come quello. E infatti nessuno ha denunciato la scomparsa di Pat, lo sappiamo dalla telefonata di Sam al suo amico ispettore Philip Constable. Né la madre, né nessun altro, ma a inseguirlo ci sono due responsabili del centro di. Lì Pat non stava bene. Giocare a calcio era la sua più grande passione, ma la vita che faceva lì non gli piaceva. Lo aveva scritto alla madre nelle lettere che non aveva mai spedito. Per non farla preoccupare, per evitare che rescindessero il contratto e l’assegno che veniva spedito ogni mese a lei e ai suoi fratelli. Eppure Pat non stava bene. I risvegli di notte si erano fatti sempre più frequenti, il batticuore al risveglio, quel nervosismo che non lo abbandonava mai.

Scappare era diventato un bisogno, un minuto prima di farlo aveva sentito una paura improvvisa come una minaccia. Sam decide di chiamare Paul, un giornalista sportivo e suo vecchio amico, è lui che gli consiglia di rivolgersi alla dottoressa Malstone. In passato aveva indagato sul funzionamento dei centri sportivi e in particolare su quello di Fulton, ma non era uscito fuori niente. Bisognerebbe analizzare il cibo, quello che viene dato ogni giorno, per un certo periodo, senza che nessuno se ne accorga. C’è motivo di credere che ci mettano delle sostanze non consentite, per aumentare muscoli e rendimento, ma a che prezzo?

Per scoprirlo c’è un solo modo, ma per questo bisognerebbe che far tornare Pat lì dentro.

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COME FACCIO A PARTECIPARE?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Per chi invece acquista il bundle, con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

ABITI LONTANO? LEGGIAMO INSIEME, ANCHE A DISTANZA!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o il bundle con l’intera terzina (con lo sconto del 5%) e le spese di spedizione sono gratuite.

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

3 libri da leggere ad aprile 8-10 anni

3 libri da leggere ad aprile 8-10 anni

Nuovo appuntamento con i nostri lettori e le nostre lettrici del gruppo di lettura 8-10 anni: ci ritroviamo in libreria sabato 6 aprile alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) scoprire tre nuovi libri e poi sceglierne uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a marzo? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di marzo e degli altri libri della terzina.

Misha. Io, i miei tre fratelli e un coniglio

di Edward van de Vendel e Anoush Elman, con le traduzione di Laura Pignatti e le illustrazioni di Annet Shaap, Sinnos

Una casa non è casa se non c’è un animale da compagnia di cui occuparsi, con cui giocare, da accarezzare e ritrovare ogni volta che si torna. A casa.

Per Roya è la prima volta. La prima volta a casa, quel posto in cui rimanere. Non doveva tornare nel Paese da quale veniva. Aveva una cucina, una camera da letto, una doccia, un gabinetto e perfino un giardino, tutto per sé. Mancava solo una cosa.

Qualcosa di piccolo e di bianco. Un coniglietto di nome Misha.

Roya ha nove anni ed è nata in Afghanistan. Lì aveva una casa, a Kabul, con un giardino pieno di rose e colombi sul tetto, ma non aveva molti altri ricordi perché quando era molto piccola si era dovuta mettere in viaggio con la sua famiglia. L’Afghanistan era diventato un posto pericoloso per chi aveva pensieri liberi. Così era iniziato il loro viaggio, in aereo, in treno, in pulmino, a piedi. Ma partire per un altro Paese era proibito, quindi il loro viaggio si è trasformato in una fuga.

Della fuga però Roya non ricorda quasi niente. Sa solo che a un certo punto la fuga è finita in Olanda. Lì, nella casa che è diventata la loro casa, Roya inizia a raccontare a Misha del loro viaggio, della loro fuga. E il racconto si arricchisce dei ricordi dei suoi fratelli, Navid, Bashir e Hamayun, e del suo papà.

In tutti quegli anni qua quando Roya era arrivata in Olanda, prima in un centro di accoglienza e poi in un altro, in tutti quegli anni in cui aveva giocato in classi olandesi, si era dondolata su altalene olandesi e legata i capelli con elastici olandesi, in tutti quegli anni non le era mai venuto in mente di chiedere cosa fosse successo di preciso durante il viaggio.

Ma l’arrivo di Misha e la sua improvvisa sparizione, la presentazione per la scuola, quella nuova casa, hanno smosso in lei il serbatoio di tutte le lacrime che non aveva ancora versato.

Come degli investigatori Roya e i suoi fratelli si erano subito messi sulle tracce di Misha, fino a portarli in Via Svizzera 4, a casa della signora Slagmolen che li accoglie con diffidenza. È lì che Roya inizia a raccontare e a rimettere insieme tutti i pezzettini del viaggio. È a scuola che però questo puzzle di ricordi prende un significato tutto nuovo, che significa dover abbandonare tutto.

Forse anche Misha se ne era andato in cerca di avventure. Non perché volesse fuggire, ma per essere ancora più vicino a Roya e alla sua famiglia, e al viaggio che avevano compiuto. E voleva capire cosa significhi arrivare finalmente a casa da qualche parte dopo tanto tempo.

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Storia di Mila

di Matteo Strukul, Solferino Young

Questa storia si svolge nel 1995, quando i cellulari erano una rarità e poco utilizzati. Internet non era di uso comune. E la pizza si pagava con le lire, gli euro ancora non esistevano.

Questa storia è la storia di Mila, undici anni, due grandi occhi verdi, simili ai laghi d’inverno e i capelli rossi come le fiamme del camino, raccolti in tante treccine. Mila abita con il nonno Gastone e la nonna Maria in un paese di nome Enego, nell’Altopiano dei Sette Comuni, in provincia di Vicenza. Non era nata lì, bensì vicino Padova, ma si era trasferita lì per frequentare le scuole medie. Suo padre era un poliziotto e non era spesso a casa, sua madre, invece, se n’era andata appena lei era nata. Quella sera, la sera in cui inizia questa storia, Mila stava aiutando la nonna a rigare gli gnocchi perché c’era un ospite a cena. Il signor Marco, un amico del nonno che tutti dicevano avesse un pessimo carattere, ma che a lei piaceva molto perché raccontava sempre grandi storie di avventura. Quella sera però la sua storia era diversa e aveva a che fare con delle impronte. Le aveva trovate il signor Marco nel pollaio di casa sua e due galline erano sparite.

Questa, infatti, è la storia di come i lupi sono tornati a Enego. I lupi in realtà non se ne erano mai andati. Erano i signori incontrastati dei boschi, fino a quando i cacciatori non erano arrivati a ucciderli quasi tutti. E ora, che erano tornati, bisognava fare in modo che i cacciatori non tornassero a ucciderli.

Mila voleva raccontare questa storia a Cate, la sua migliore amica, ma non aveva fatto in tempo, perché quella mattina a scuola, Ganassa le aveva prese di mira. Sorriso cattivo, i capelli biondi e spettinati, gli occhi marroni e le labbra sottili. Per fortuna la professoressa era arrivata in tempo. Ma non sarebbe stato sempre così. Non c’era alla pista di pattinaggio, lì Mila e Cate avevano dovuto fare da sole, anzi, Mila aveva dovuto tendere l’amo pattinando veloce come solo lei riusciva a fare per seminarli e dar loro il tempo per scappare.

Non erano riusciti invece il nonno Gastone e il signor Marco a mettere in fuga i cacciatori che rabbiosi e pervasi da una furia vendicativa irragionevole si erano lanciati nei boschi L’avevano trovato e l’avevano ucciso, il lupo. Anzi, la lupa. Così, quando nel cuore della notte Mila aveva sentito dei rumori e il chiocciare di una gallina si era fatta coraggio e, indossati gli scarponi e con la torcia in mano, era entrata nel pollaio. Lì, un cucciolo di lupo la stava fissando e aveva una gallina tra le fauci. Quando la torcia illuminò le zampe scoprì che una era incrostata di sangue. Stanca, affamata e ferita, la lupacchiotta si era fatta prendere in braccio. Mila attraversò il bosco fino ad arrivare al vecchio capanno abbandonato dove andava spesso con Cate quando volevano restare da sole senza essere disturbate. Lì adagiò la cucciola su una coperta, promettendosi di ritornare l’indomani. L’avrebbe ritrovata doveva l’aveva lasciata? Aveva sete? Fame? La zampa sarebbe guarita? A nessuna di queste domande Mila sapeva rispondere, ma sapeva che avrebbe fatto tutto il necessario per proteggerla. E se lo ripeteva anche mentre, sulla porta del capanno vide Ganassa, decisa a fargliela pagare.

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Il banchetto del secolo

di Sara B. Elfgren, con le illustrazioni di Emil Maxén e con la traduzione di Laura Cangemi, Lupoguido

Molto tempo fa c’era una città governata da due duchi, Ludbert e Odert. Erano gemelli e non andavano affatto d’accordo. Non l’avevano mai fatto, sin da quando erano piccoli. Le loro urla nelle culle tenevano svegli tutti al castello, dai pipistrelli in soffitta ai prigionieri nelle segrete. Il padre era irremovibile: devono imparare ad andare d’accordo, diceva sempre, ma le loro urla non cessarono nemmeno il giorno del loro battesimo. L’idea era che quel giorno tutti gli abitanti della città si riunissero per acclamare i bambini e futuri regnanti, ma le loro urla tenevano lontani tutti.

Pensate, un falco pescatore che arrivava sulla grande piazza in volo rimase così sconvolto da lasciar cadere il pesce persico che aveva appena catturato. Il pesce precipitò dal suo becco direttamente sui ciottoli della piazza, proprio mentre i duchi e i loro seguito stava uscendo dalla cattedrale. Il ciambellano Von Lekkin vide il pesce e gridò al duca di fare attenzione, ma il duca aveva i tappi nelle orecchie e non lo sentì, scivolò su quel persico disgraziato e morì sul colpo.

La duchessa si impegnò per farli andare d’accordo, ma quando morì di vecchiaia i due presero il governo e divisero la città in due con un muro.

Gli anni passarono e i due erano sempre in competizione. Se Ludbert si faceva fare un calesse d’oro, Odert ne faceva ornare di zaffiri il suo. Quando Odert mise le mani su un destriero bianco della razza più pura, Ludbert ordinò un unicorno. Dopo venticinque anni il giardino di Ludbert fu completato e decise di organizzare un banchetto, una festa di tre giorni e tre notti con una profusione di leccornie mai viste. Un banchetto del secolo che, nelle sue intenzioni, il duca e fratello Odert non avrebbe mai potuto eguagliare. Odert infatti, saputo del banchetto, aveva già iniziato a pensare come poter mandare all’aria i piani del fratello. Se non poteva uguagliare il banchetto del fratello, poteva almeno rovinarglielo. E l’ispirazione l’aveva presa da un grosso volume, il Bestiarium di Emilius Maximus.

Lo stesso libro che adorava sfogliare Ottilia, la quinta e più piccola figlia di Ludbert. Ottilia che non amava vestiti e gioielli, che non amava i balli e i ricevimenti, che non gliene importava niente di trovare un fidanzato, ma che desiderava addentrarsi nel folto della foresta, esplorarne i segreti e comporre un bestiario tutto suo in cui avrebbe descritto le creature che la abitavano.

E il giorno del banchetto la sua occasione si presentò. Il duca Odert era riuscito a imbucarsi al banchetto con un travestimento e aveva messo in giro la voce che un banchetto non è un banchetto se non ha nel menù l’aspic alla Babilonia.

E il duca Odert aveva fatto girare anche un foglietto con la ricetta e gli ingredienti, che il ciambellano Von Lekkin ora osservava preoccupato, chiudendo gli occhi e sfiorandosi la gola, pensando a quello che gli sarebbe successo se non fosse riuscito nell’impresa di recuperare tutti gli ingredienti.

Quando li riaprì, lo sguardo gli cadde proprio su Ottilia. Lei avrebbe saputo aiutarlo.

Perché la ricetta prevedeva: le lacrime di un pesce vescovo; le squame di un basilisco; il cuore della manticora. Tutte creature citate nel Bestiarium e Ottilia lo sapeva, sapeva che ci voleva qualcuno capace di suonare il violino per commuovere un pesce vescovo fino alle lacrime; sapeva che per staccare le squame al basilisco c’era bisogno di un soldato veloce e coraggioso; sapeva che c’era bisogno di un bambino per la cena della manticora. Ottilia pensò al violinista, al soldato e al giovane servo. Pensò che doveva fare assolutamente qualcosa e che delle creature innocenti non dovevano pagare per una stupida lite fra fratelli.

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Come faccio a partecipare?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Per chi invece acquista il bundle con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

Abiti lontano? Leggiamo insieme, anche a distanza!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o il bundle con l’intera terzina (con lo sconto del 5%).

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

 

3 libri da leggere a marzo 8-10 anni

3 libri da leggere a marzo 8-10 anni

Sta arrivando la primavera e un nuovo appuntamento con i nostri lettori e le nostre lettrici del gruppo di lettura 8-10 anni: ci ritroviamo in libreria sabato 9 marzo alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) scoprire tre nuovi libri e poi sceglierne uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a febbraio? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di febbraio e degli altri libri della terzina.

 

Ecco il libri del mese:

Le bambine di solito non salgono così in alto

Di Alice Butaud, con le illustrazioni di François Ravard e la traduzione di Silvia Turato, La Nuova Frontiera Junior

Tutto comincia davvero una mattina all’inizio dell’estate. Aprendo gli occhi Timoti non sa che la sua vita sta per cambiare, ma sente che nella stanza aleggia qualcosa di anomalo. Guarda verso la finestra, sorprendendosi perché è aperta. Rimane di stucco: lo fissano due occhi di vetro, in un volto chiaro con una bocca rossa e minuscola è un naso un po’ all’insù, costellato di lentiggini. Dei riccioli biondi trattenuti da un nastro nero le circondano il viso. L’intrusa porta un vestito arancio e dei mutandoni bianchi, niente ai piedi. Seduta ben ritta sulla scrivania di Timoti, gli sorride. Lui si avvicina. La corrente d’aria che entra dalla finestra socchiusa fa sbattere per qualche secondo le ciglia alla bambola. Timoti sussulta. Non ha mai visto una bambola così bella.

Timoti ha nove anni e vive da solo con il padre. Pensa e fantastica in media il 58% del suo tempo da sveglio. Non esce spesso di casa, pochissimo dalla sua testa, e guarda l’orizzonte dalla finestra. È timido, riflessivo, con mille paure che gli impediscono di esplorare il mondo e percorrere la sua strada là fuori. Ma là fuori, giù giù giù, piantata ai piedi della torre, oggi c’è una bambina. Una bambina con una coda di cavallo piantata in testa che piroetta attorno al tosaerba. Un’altra intrusa. Deve avere più o meno la sua età. Lo sta guardando sorridente, sudata e con il moccio al naso. Lui le restituisce il sorriso, anche se gli sembra un po’ disgustosa, e soprattutto tutta tronfia di essersi arrampicata sul suo vecchio albero. Gli alberi e le persone non sono così diversi. E a nessuno verrebbe in mente di arrampicarsi su una nonna o su nonno di più di cent’anni, no?

Un incontro casuale che non è per niente casuale: Timoti e Diana sono più simili di quello che sembra. Uniti in un malessere inascoltato e incompreso, incastrati di un mondo adulto, progettato dagli adulti, a misura degli adulti. Un mondo che spesso ai bambini va decisamente stretto. Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali. Tutti, non solo gli adulti. Ma perché allora sembra che le regole siano fatte solo a misura di adulto?

La loro avventura è un j’accuse contro il mondo degli adulti che pretendono dai bambini di stare seduti ore e ore al banco, senza muoversi, senza parlare. Che non concedono tempo, vuoto, lento, silenzioso, ma riempiono agende con attività da fare. Che non si rendono che un bambino è una persona piccola, ma non per questo ha idee piccole. Che un bambino è una persona piccola, ma solo per un po’, perché poi diventa grande, molte volte senza che nessuno se ne accorga.

Diana non vuole più sentirsi schiacciata, non ha più tempo per riflettere, né per piangersi addosso. Vuole un’estate per parlare, per fare il bagno, per giocare, per vivere un’avventura fatta di fughe in mezzo ai campi e passaggi a bordo di un’auto piena di sconosciuti, il vento nei capelli, il profumo dei fiori di campo. Non è solo lei che è andata a cercare Timoti, ma la Vita stessa in persona. Sottoforma di una stravagante bambina con la coda di cavallo, capace di arrampicarsi sugli alberi.

Le domande che affollano la sua testa le riversa in un taccuino da cui non si separa mai. Vi scrive idee, sentimenti, sogni che ha fatto. Il taccuino contiene anche delle brevi lettere che Timoti scrive a sé stesso per il futuro, lettere nelle quali si mette in guardia. Ha capito che le persone cambiano col tempo. E non vuole che gli succeda. Ha paura di diventare qualcun altro, qualcuno che, incontrandolo oggi, non gli piacerebbe avere come amico.

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Naufraghi e Naufragi

di Anna Vivarelli, con le illustrazioni di Amedeo Macaluso, Sinnos

Dieci avventure ispirate a fatti realmente accaduti, a volte, talmente incredibili da ispirare romanzi in cui la realtà ha decisamente superato la fantasia.

La prima avventura di questo libro si svolge nell’oceano Atlantico, su un’isola rocciosa lontana da tutto che si chiama Georgia del sud: il clima è crudele, il paesaggio è bello da togliere il fiato. L’isola ospita una chiesa bianchissima e un minuscolo cimitero, 64 tombe in tutto: vi sono sepolti i pescatori che fino a un secolo fa trascorrevano qui i mesi della caccia alla balena, qualche ufficiale di una vecchia base navale e, in mezzo a loro, uno dei più celebri esploratori di tutti i tempi: Ernest Shackleton, morto sull’isola nel 1922.

Ernest Shackleton, esploratore dei ghiacci, nel 1914 è a capo della spedizione Endurance e tenta di attraversare via terra l’Antartide. Quelli erano tempi avventurosi. I primi decenni del Novecento furono un’epoca di grandiose spedizioni alla conquista del Polo Nord e del Polo Sud, con esiti a volte felici, a volte drammatici. L’obiettivo della spedizione di Shackleton era ambizioso: attraversare via terra l’Antartide, da mare a mare. In pratica, una follia. E le cose effettivamente cominciarono ad andare male fin da subito: il 19 gennaio 1915, a meno di cento miglia dal continente antartico, l’Endurance restò intrappolata nel ghiaccio. Per mesi i marinari vissero con temperature intorno ai -45° C, su instabili lastroni di ghiaccio galleggianti, a migliaia di chilometri dal più vicino luogo abitato, costretti a razionare il cibo, sopportando l’insopportabile. All’inizio di aprile, quando la banchina cominciava a incrinarsi in più decisero di raggiungere con delle scialuppe l’isola più vicina, Elephant Island. Da quel mare non passava nessuno. Shackleton sapeva che c’era da quelle parti una stazione baleniera dove avrebbe potuto chiedere soccorso.

Se l’impresa dell’Endurance e di Shackleton fosse frutto dell’immaginazione diremmo: non è possibile, come hanno fatto a sopravvivere? E poi, questo Shackleton, sembra un supereroe, ma che poteri ha? E invece è una storia vera.

Le storie di questo libro ci raccontano proprio come il coraggio non si compra: o ce l’hai o lo perdi e nelle situazioni di estremo pericolo si scoprono lati di sé, risorse, che non si pensava di avere. Ma non serve per forza imbarcarsi per l’altro capo del mondo: esistono innumerevoli e meravigliose avventure in cui non compaiono né traversate, né naufragi, né approdi. Si può naufragare anche tra le nuvole, nelle vie di una città, in un deserto, dentro una passione amorosa: si abbandona la terraferma, si naviga in mare aperto, ci si imbatte in uno scoglio o in una tempesta, si sbarca su una spiaggia ignota, ci si perde e ci si ritrova. Basta solo un libro.

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Coro

di Alice Tosone, Sabir

Le meduse, loro conoscono tutto, il passato, il presente e il futuro di chi attraversa i loro mari. Il destino di Coro lo conoscono già. Quella notte di burrasca l’acqua le aveva travolte, mescolate. Avevano perso ogni riferimento, ma prendendosi per i tentacoli erano rimaste insieme. Perché le meduse sono le streghe di tutti gli abissi, inseparabili, perfino nelle burrasche.

Nessuno dovrebbe trovarsi solo nella burrasca, in balia di onde tanto alte, in una notte senza luna, né stelle, sotto raffiche incontrollabili, fulmini imprevedibili e rovesci insopportabili. Anche i più bravi navigatori rischiano di perdere la rotta, di naufragare, di non riuscire a tornare nelle loro tane. Anche l’Ammiraglio, per quanto avesse provato a lottare contro la burrasca manovrando le cime del veliero sotto la pioggia battente, cadde nel mare infuriato. La piccola Coro aveva seguito con lo sguardo il suo impermeabile giallo sparire tra le onde che lo spingevano verso il largo. Poi lo schianto. A galla restava solo qualche bolla, le scatole di fagioli di cui era ghiotto l’Ammiraglio e le arance rosse che Coro mangiava a colazione. Il veliero fluttuava come una piuma verso il fondale fino a quando si è posato sulla sabbia senza rumore. Coro era rimasta sola, nella notte e tra le onde. Le onde che la cullarono fino a quando il Vento finalmente si calmò, la sollevarono e alla scogliera la consegnarono con delicatezza. E su quella scogliera che Coro crescerà. Fino a quando qualcosa accadrà.

Quello che è successo all’inizio di questa storia, sono proprio le meduse a raccontarcelo. È il Vento poi a continuare. Proprio lui che quella volta ha esagerato e da quella notte non riesce a darsi pace. Da quella notte non l’ha persa più di vista, Coro, nemmeno per un secondo. Ogni sera passa a rimboccarle le lenzuola e prima di andare via scrolla l’albero per fare cadere a terra un po’ di arance per la sua colazione. Raccoglie il grano quando è maturo, lo lavora al mulino e lo soffia in farina nei sacchi per farle preparare i suoi biscotti. Chiude le finestre prima di portare la pioggia, rifà il letto se lei se lo dimentica, spolvera e riordina tutto ciò che lascia in giro. Spinge verso di lei le storie che si raccontano in giro per il mondo e con cui lei ha imparato l’italiano, lo spagnolo e l’inglese, il passato di tanti popoli, i nomi delle città, delle montagne e dei fiumi. Le sibila dolci ninne nanne se non riesce a dormire, le asciuga le lacrime dopo una brutta caduta e l’accarezza se solo è un po’ triste. Lei lo accoglie scostando le tende a fiori per farlo entrare. Spalanca le finestre anche in pieno inverno. Gli sussurra desideri da esaudire. Poi un giorno Coro non apre le finestre, non sussurra, ma urla, urla al Vento di andare via. Il Vento gira nella stanza del mulino in cerca di una soluzione. Gira e gira e… che strano… non sente quella melodia: il fruscio di foglie secche, lo svolazzo di piume lucenti, il tintinnio di conchiglie di mari lontani. L’acchiappasogni di Coro, tutto ciò che le rimane di quella notte di burrasca, non c’è più. Coro non ha più desideri che il Vento possa esaudire. Coro vuole un’amica con cui costruire una casa sull’albero, con cui fare la guerra e le capriole, costruire aquiloni, raccontare segreti, giocare a nascondino, imparare a nuotare. No, nuotare no. Infilando la testa sott’acqua Coro finirebbe per scoprire il relitto che giace sul fondo e riuscirebbe a ricordare a ricordare ogni cosa di quella notte burrascosa. Capirebbe che è stato il Vento a separarla da suo padre. Così il Vento se ne va.

Coro si chiude in casa: dorme fino a tardi, sfoglia distratta un libro e poi lo abbandona a terra, scarabocchia vecchi disegni. Sempre e solo lei, sempre e solo la scogliera. Sola e stanca come la Bonaccia che ha preso il posto del Vento. Spetta al gabbiano, hanno deciso i pipistrelli, i pellicani, i cormorani, riuniti nella grotta del firmamento, convincere Coro a far tornare il Vento. Perché senza vento non si può stare. A trovare il coraggio di realizzare i suoi desideri, a inseguire quella bicicletta gialla che è comparsa vicino alla vecchia casa del pescatore, a raggiungere quella luce che da qualche giorno è tornata a illuminare il vecchio faro, a tuffarsi nel mondo.

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Come faccio a partecipare?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Per chi invece acquista il bundle con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

Abiti lontano? Leggiamo insieme, anche a distanza!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o il bundle con l’intera terzina (con lo sconto del 5%).

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

 

3 libri da leggere a febbraio 11-13 anni

3 libri da leggere a febbraio 11-13 anni

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 ed abbiamo esplorato il genere fantastico in tutte le sue sfaccettature!

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a gennaio? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di gennaio e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 17 febbraio alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese:

Le pietre nere

Di Guus Kuijer, con la traduzione di Valentina Freschi, per la casa editrice Camelozampa

C’è la città dei commercianti e c’è la città dei cavatori. A separarle c’è la via dei commercianti. Ma, soprattutto c’è la torre. Ogni mattina i cavatori strisciano fuori dalle loro capanne e raggiungono in fretta la cava. Le donne si legano gli attrezzi sulla schiena, un neonato sul petto e si incamminano verso i giardini. I bambini possono scegliere: giocare o andare con loro nei campi. Dolon, però, non faceva nessuna delle due cose. Lui andava alla torre. Attorno alla torre non crescevano alberi o arbusti. Solo qualche filo d’erba coriaceo e una manciata di rovi resistevano nello spesso strato di frammenti di pietra e detriti. L’aria era carica di polvere che si insinuava nel naso e nella gola.

La torre brontolava e gemeva, frammenti di pietra rotolavano giù, il vento fischiava tra gli spiragli. Il frastuono che produceva era tale da coprire il rumore dei passi e del respiro. Era come se, ai suoi piedi, tu non esistessi più. La torre era immensa e gli esseri umani insignificanti. Era per questo che Dolon l’amava, perché toglieva importanza a tutto il resto.

Quella mattina, come ogni mattina, lui e suo fratello gemello Omar cominciarono a camminare lungo il suo perimetro. Poi, girarono a sinistra, imboccando il sentiero delle donne occidentale. Come quello orientale, il sentiero delle donne portava ai giardini, a nord della città dei cavatori. Nei giardini coltivavano frutta e verdura per le proprie famiglie, nei campi comuni colture da scambiare con i commercianti in cambio di pietre. Dall’invenzione della gru, infatti, ogni giorno venivano aggiunte alla torre più pietre di quante potessero produrne i cavatori. Per questo motivo era necessario comprare pietre dai commercianti, che a loro volta le compravano da qualche parte a nord. In mezzo, c’era la città dei commercianti. Anche i commercianti facevano parte del popolo della torre, ma parlavano con un accento diverso, vestivano in modo diverso, avevano la pelle più chiara e corpi più asciutti ed erano più alti. I commercianti e i cavatori non si parlavano, tranne che per trattare sulle pietre. Dolon e Omar si fermarono all’incrocio tra il sentiero delle donne e la strada dei commercianti. Prima spuntò un guardiano a cavallo. Poi una ragazza. Stava dritta come un fuso, lo sguardo davanti a sé. Era la quarta volta che la vedevano passare. Non succedeva niente, passava e basta. Poi si sentì un tintinnìo. Era un bracciale rilucente di un metallo giallo. Dolon lo raccolse e lo nascose sotto la camicia quando furono arrivati al canneto e si spogliarono per fare il bagno nel fiume. Quando lo riprese ci trovò accanto un messaggio. È il vecchio Dramok a leggerglielo, l’unico cavatore che sappia leggere, ed è una poesia d’amore.

Quella notte Dolon non riesce a dormire. Sarà per la lettera o per il pensiero che continua a tormentarlo. Anche quel giorno un ragazzo era stato chiamato a sé dalla torre e poi era precipitato. Perché vengono chiamati? Chi è che li chiama?

Quella notte Dolon scopre che la ragazza del bracciale si chiama Brigan, ha quindici anni ed è innamorata di lui. Ad aiutarlo a rintracciarla è Guida, un’altra ragazza che poi al mattino lo porta al sicuro fuori dalla città dei commercianti. Ma Dolon non può farne a meno e ritorna sulla torre. È questo il momento in cui la storia si complica perché Dolon vi trova l’elmo di un guardiano e, spingendosi fino in cima, proprio al livello in cui tutti i ragazzi erano stati trovati morti, vede dei guardiani aggirarsi nella torre, senza elmo e alla luce del sole, ma anche un commerciante discutere con due cavatori.

I bravi cavatori amano la torre. Dolon è un bravo cavatore, ma ci sono troppe cose che fino a quel momento gli sono state nascoste.

 

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Ecco gli altri libri della terzina:

La maledizione del ragno 

di Frances Hardinge, con la traduzione di Giuseppe Iacobaci e Anna Maria Biavasco, Mondadori

Se mai doveste andare nelle terre di Raddith, non fatevi cogliere impreparati. Portate con voi una zanzariera per la pianura e una coperta calda per le colline e le montagne. Se voleste visitare i boschi acquitrinosi noti col nome di Meandri, non dimenticate scarponi impermeabili e robusti. Munitevi anche di buon senso, coraggio e fortuna; ci sono cose che non si mettono in una valigia. Non date retta ai ciarlatani che verranno a proporvi amuleti contro le maledizioni.

Si prodigheranno a offrire rotoli di pergamena, affermando che si tratta di mappe dei Meandri. Sono soldi buttati perché è impossibile mappare davvero i Meandri e perché, sì, a Raddith ci sono persone in grado di scagliare maledizioni sui loro nemici, ma non c’è nulla da fare, non ci si può difendere da una maledizione. Ne sa qualcosa la giovane Nettle. Dopo la morte della madre, il padre aveva sposato un’altra donna. Anche se aveva solo nove anni all’epoca, Nettle aveva cominciato a rendersi conto di essere odiata. Per due anni avevano convissuto tutti insieme, con i caldi sorrisi dei suoi fratelli e l’odio della matrigna. Nessuno aveva mai sospettato della maledizione che covava dentro di lei, finché non era stato troppo tardi. Non era esattamente morte quella che aveva provato mentre la sua mente si serrava come un pugno e la sua personalità sfuggiva via come granelli di sabbia fra le dita strette. E poi, un giorno, la guarigione era giunta. Grazie a Kellen. Quel ragazzo aveva un talento raro, unico probabilmente. Tantissimi a Raddith sostenevano di saper dipanare le maledizioni in cambio di denaro, ma lui sapeva farlo veramente, anche se era difficile per un quindicenne sciatto e trasandato come lui convincere la gente che non era un ciarlatano. E poi con quei suoi modi si faceva sempre un sacco di nemici. Per questo quando Gall, un cavaliere palustre, avvicina Nettle e Kellen, i due seppur dubbiosi decidono di seguirlo. Un Cavaliere palustre può garantire protezione, perché non c’è niente di più temibile di un maledicente, e fare da garante verso clienti facoltosi.

Kellen si era reso nemico di sedici maledicenti, ora rinchiusi nell’Ospedale rosso. Tutti, meno uno. Adesso pareva che una di loro fosse riuscita a svicolare e sparire senza lasciare traccia.

Kellen non amava indugiare sul passato, preferiva di gran lunga guardarsi avanti. Non c’era niente, indietro, che valesse la pena di guardare, solo relitti e rottami, rimpianti e persone che covavano rancore per buone o cattive ragioni. Ma dimenticare il passato non basta, perché a volte il passato ha buona memoria. Si ricorda di te e torna per vendicarsi.

Il cavaliere oscuro ha un padrone, anzi, una padrona che è convinta che qualcuno stia radunando i maledicenti. In giro per Raddith si sente bisbigliare di una società segreta chiamata Salvezza, gira voce che chi cova il seme delle maledizioni possa correre da questa organizzazione e sparire, senza lasciare traccia. Il sospetto è che Salvezza esista davvero, e che offra a questa gente aiuto e protezione, forse con il secondo fine di creare una lega segreta di maledicenti.

E, se così fosse, nessuno sarebbe più davvero al sicuro.

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Maldoror. I ragazzi della leggenda

Di Philippe Lechermeier, con la traduzione di Fabrizio Ascari, per la casa editrice L’Ippocampo

I ragazzi e le ragazze del Bibliopoint Lucas l’hanno letto ed ecco cosa ne pensano: ascolta i commenti della loro esperienza di lettura nel podcast Pezzettini.

Un Guarneri! Un violino fabbricato da Giuseppe Guarneri in persona, uno dei più grandi liutai di Cremona, la città che aveva dati i natali a Stradivari! Il padre di Anja era stato piuttosto fiero del suo acquisto, l’aveva strappato all’alta a una giovane coppia di russi, o di ucraini, non ricordava esattamente, ma l’importante era avere il regalo per Anja che aveva vinto il primo premio al conservatorio e sarebbe diventata una grande concertista. Forse anche la miglior violinista al mondo. Questi sono i suoi pensieri.

Anja è alla stazione di Kiev e in pochi minuti sarebbe salita sull’espresso per Vienna, dove si trovavano già i suoi genitori, ma ancora per un po’ voleva godersi lo spettacolo delle locomotive. Era un’altra passione che condivideva con suo padre e sapeva tutto di cilindri, pistoni, bielle, iniettori, leve, stantuffi e balestre. Miss Nightingale sembrava un disco rotto con i suoi rimproveri e Anja non la sentiva più. Si rese conto solo dopo un po’ che la governante non era più dietro di lei, fece appena in tempo a scorgere un uomo con i baffi e un bastone da passeggio. Mancavano appena due mi uti alla partenza quando Anja, il piede sul predellino fu spinta giù, la folla intorno a lei era così fitta che non riuscì a distinguere il colpevole. Vide solo un paio di baffi e senti il bastone abbattersi sulle sue mani. Capì immediatamente il pericolo: qualcuno le voleva rubare il violino. Riuscì a gettarsi sui binari, lasciando dietro di sé l’uomo che la minacciava, il sibilo del suo bastone e il fragore assordante dei vagoni. Di marciapiede in marciapiede, di binario in binario, finì con l’allontanarsi e col ritrovarsi da sola, fra le traversine invase dalle erbacce. È il capostazione ad aiutarla e offrirle riparo: l’espresso per Vienna è stato fermato e posto di frontiera ha segnalato la sua scomparsa. Dovrà attendere lì suo padre, per un paio di giorni. Ma quella notte Anja, nelle mura della casa del capostazione, sente la voce di un uomo pronunciare il nome di suo padre, e anche parole come “dovere” e “sicurezza” e poi lo vede. L’uomo con i baffi. Come aveva fatto a ritrovarla coì in fretta?

Anche Pjotr ha fretta, fretta di andarsene da quella casa, dall’Orco, una volta per tutte. La nonna gli ha dato una lista e qualche soldo. Sulla lista ci sono le medicine (Artemisia, Angelica, Erba di San Giovanni, Mandragola, Maldoror) che Pjotr dovrà chiedere alla donna dai capelli color del fuoco nella piazza del mercato di Kiev. Come si sarebbe recato a Kiev, lui che non aveva mai lasciato il suo villaggio? E come avrebbe fatto a trovare la donna dai capelli rossi? E soprattutto: come avrebbe fatto senza denaro? In un modo o nell’altro sentiva che ce l’avrebbe fatta, quella notta era troppo leggera per affondare i suoi passi. Mentre continuava ad andare avanti il cielo si oscurò all’improvviso: un rombo potente e improvviso fece vibrare le foglie degli alberi e quando tutte le api furono arrivate gli si misero a girare intorno. Non lo avevano dimenticato. Appresa la sua partenza, erano venute a dargli un ultimo saluto! Sotto i suoi piedi il suolo formicolò e scarabei, ragni e tante altre bestioline si unirono in quella danza vertiginosa. Poi, con la stessa velocità con cui tutto era cominciato, il suolo smise di tremare e il nugolo si disgregò per scomparire nella notte.

Ma la vita a Kiev non è facile e Pjotr sono cinque giorni che non mangia quasi nulla. Viene beccato a rubare delle salsicce, mannaggia a lui e alla sua dabbenaggine, si è fatto raggirare da quel ragazzino, Grosso Boris, e rischia tre mesi di carcere. Per questo la prospettiva di finire nella Fondazione dei Compagni della Vera Fede, qualunque cosa sia, gli sembra una soluzione assai migliore. Ma gli basta una notte per capire che quello non è il posto per lui. La baronessa ha trovato la lista dei medicinali e il suo sguardo di ghiaccio si è fermato troppo sulle lettere della parola Moldoror, il faraone poi vuole cancellarlo, qualunque cosa significhi.

Per fortuna ha con sé Vera, il suo ragno, che gli consente di scappare. Ed è a questo punto che la storia di Pjotr si intreccia con quella di Anja, nelle strade di Kiev, dove la musica del violino si intreccia a quella del clarinetto. Mentre a Nord, nella steppa siberiana la morte di Anja si è mesa in viaggio, galoppando su una giumenta, colei che cammina là dove la gente non va mai. Colei che conosce il sentiero dell’ombra quando la luce scompare.

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COME FACCIO A PARTECIPARE?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Per chi invece acquista il bundle, con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

ABITI LONTANO? LEGGIAMO INSIEME, ANCHE A DISTANZA!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o il bundle con l’intera terzina (con lo sconto del 5%) e le spese di spedizione sono gratuite.

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

3 libri da leggere a febbraio 8-10 anni

3 libri da leggere a febbraio 8-10 anni

No, non è uno scherzo, anche se siamo nel pieno del Carnevale, i nostri lettori e le nostre lettrici del gruppo di lettura 8-10 anni, si sono ritrovati in libreria sabato 10 febbraio alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a gennaio? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di gennaio e degli altri libri della terzina.

Ecco il libro del mese:

La signora Lana e il profumo della cioccolata

di Jutta Richter, con le illustrazioni di Günter Mattei e con la traduzione di Bice Rinaldi per la casa editrice Beisler

Ascolta il podcast con i commenti dei nostri lettori e le nostre lettrici

Correva voce che il negozio nero di Nuvolana Wolkenstein ingoiasse i bambini. Anche Merle e Moritz ogni giorno devono fare questa strada per tornare a casa e quando rientrano salgono direttamente nella loro camera, si sdraiano sui loro letti e accendono la radio. La loro non è una radio qualunque, è un ricevitore universale attraverso il quale possono ascoltare le trasmissioni da ogni parte del mondo. Da quel ricevitore, soprattutto, possono ascoltare la voce del loro papà ed è l’unico modo per sentirsi vicini.

Un giorno la mamma di Merle e Moritz comunica loro che sta cercando una “dama di compagnia”, che è un modo più sofisticato per dire baby sitter, poiché per alcuni mesi dovrà fare il turno di notte in clinica. Ed eccola lì, qualche giorno dopo, seduta al grande tavolo, sulla sedia del papà, la loro nuova dama di compagnia. La conoscevano, sapevano benissimo chi fosse. Il suo nome era Nuvolana Wolkenstein. Per accoglierli ha preparato una buonissima cioccolata calda che risveglia nel cuore e nella mente di Merle i ricordi del viaggio in Italia, quando erano ancora tutti insieme. “Il bello viene sempre alla fine”, aveva detto il papà, ma ora quelle parole erano appena uscite dalla bocca della signora Wolkenstein. Come faceva a sapere quali parole aveva pronunciato il papà? Era come se quella donna sapesse leggere nel pensiero delle persone e, cosa più inquietante, i suoi continuavano a cambiare colore.

Poi, durante la notte, i bambini si svegliarono avvertendo la sensazione di qualcosa di diverso, anche se non riuscivano bene a capire cosa. C’era una luce sotto la porta della loro camera, vibrante come quella di una candela. Anche la porta era strana, non era quella della loro camera: nera, intagliata da cima a fondo, al centro c’era un nido incorniciato da tralci fioriti, al posto della maniglia era comparso un pomello dorato, e sopra il nido c’era una targa con scritto FANCIULLOPOLI.

Che strano, il papà parlava sempre di Fanciullopoli e lo descriveva come un posto fantastico, ma anche pieno di pericoli dove ci vivono essere fantastici, nessuno sa se buoni o cattivi, come gli gnomi Zannaguzza. Come faceva la signora Wolkenstein a conoscere le parole che inventava il papà? Come faceva indovinare i loro segreti? E cosa intendeva con quella frase?

Una storia che è solo l’inizio delle avventure di Merle e Moritz, una storia delle atmosfere un po’ gotiche, cupe e totalmente affascinanti. Una storia che evoca in ognuno di noi una storia personale fatta di ricordi ed emozioni, tracce emotive lasciate dai libri che ci sono stati letti ad alta voce nell’infanzia. Una storia che ricorda le fiabe, racconti orali che sin dall’antichità rappresentano il mezzo privilegiato per trasmettere ai bambini gli strumenti necessari per affrontare il cammino di crescita. Non ci sono principi e principesse dai colori pastello, le canzoncine e gli abiti svolazzanti, gnomi dal naso rubicondo e dal panciotto tondo, ma un viaggio in una terra fantastica e pericolosa, prove e paure da superare, coraggio e capacità di fare la scelta giusta anche quando questa è la più difficile.

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Ed ecco gli altri libri della terzina

Il portoghese Blu

di Peter Svetina & Damijan Stepančič con la traduzione di Martina Clerici, per la casa editrice Sinnos

Talvolta la strada sembra girare troppo in tondo. In questi casi tornano utili pazienza e perseveranza. Ed è sempre meglio decidere con la propria testa, piuttosto che lasciar decidere agli altri. Un’ultima cosa: il male può avere la meglio soltanto con la complicità altrui. Buona fortuna.

Per cominciare a capirci qualcosa dovremmo iniziare a leggere questo libro quasi a metà, a pag. 57 dove inizia il capitolo -1, cioè l’antefatto al capitolo 1, che ci spiega perché ci troviamo in una grotta dove una montagna di omini si accalca uno sull’altro cercando inutilmente di uscire fuori, ma l’individualismo di ognuno sabota la riuscita del gruppo; perché in un’armeria si vendono padelle e mestoli al posto di fucili e pistole; perché nei negozi di bilance si pesano il coraggio e la paura; perché ci sono mura fatte di orecchi e campi dove spuntano mani e teste; perché ci sono campane di vetro nelle quali galleggiano bolle grigie e bambini accucciati giocano con giocattoli rotti mentre intorno girano camion dei pompieri che spruzzano inchiostro nero dalle manichette anziché acqua.

Oppure potremmo anche abbandonare l’idea di cercare un senso a tutti i costi e lasciarci sorprendere dalle infinte (im)possibilità del busco delle meraviglie e iniziare a divertirci!

Anna Clara e suo fratello stanno tornando a casa in bicicletta dalla scuola di musica. Anna Clara, seduta sul portapacchi, teneva stretti in una mano gli spartiti e con l’altra si aggrappava alla cintura dei pantaloni di suo fratello. All’improvviso, una buca la sbalza dalla bicicletta e la fa cadere in terra. Suo fratello non si era fermato e lei, un po’ offesa, si era seduta su un cassone, uno di quelli che i distributori di giornali usano per depositare i giornali. Il cassone era resistente. O meglio: il cassone sembrava resistente. Finché non si era sentito un “crac”, qualcosa si era rotto e lei era caduta tra i giornali e poi aveva continuato a cadere e cadere e cadere.

Questa storia inizia qui, con Anna Clara era appena sprofondata in una voragine che si sta massaggiando le ginocchia ancora doloranti. Lei non era certo una di quelle bambine lagnosette che stanno lì a lamentarsi e fanno storie per ogni sciocchezza. Niente affatto, ma, insomma, quando capitano cose del genere, uno si ritrova sempre sorpreso e impreparato.

Come una nuova Alice, Anna Clara, spinta dalla stessa curiosità, finisce, insieme al topo Giacinto, in un mondo fantastico a prendere un Tè con torta all’arancia e una torta all’arancia con tè, e se ancora ti stai chiedendo qual è la differenza vuol dire che stai ancora leggendo (o ascoltando) ad occhi aperti; piuttosto, metti mano al borsello che ci sono due tot e un vattelapesca da pagare alla caffetteria sull’albero. Soprattutto, Anna Clara e Giacinto, decidono che prima di tornare a casa aiuteranno a scappare i bambini intrappolati dalla perfida Fosca Marciarita. Una vera e propria tiranna che si fa aiutare dal Ministro dell’Unica Ragione e dal Ministro dell’Annuire. Gli adulti e i bambini che cadevano nelle mani di Fosca Marciarita erano tenuti a obbedire a entrambi i ministri. Allenavano i muscoli del collo per poter annuire ininterrottamente. Annuivano a ogni frase, a ogni comando. E per qualsiasi decisione bisognava consultare il Ministro dell’Unica Ragione. Era lui che stabiliva come andasse interpretata la faccenda di turno. E tutti annuivano.

Come fare? Bisogna cercare il Portoghese Blu, che sicuramente avrà qualche saggio consiglio. E poi bisogna avere coraggio.

Ma il coraggio non si può comprare. O lo trovi o lo perdi.

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Rinoceronte alla riscossa

di Juris Zvirgzdins, con i disegni di Reinis Peterson e la traduzione di Margherita Carbonaro per la casa editrice Sinnos

«Non ce la farà mai!» Queste furono le prime parole che il piccolo rinoceronte bianco sentì pronunciare quando venne al mondo nel freddo della Norvegia. Una folla di persone lo circondava. «Lo chiamerò Mufà» disse un uomo dalla pelle nerissima di nome Ibu con un vestito bianco e un cappello colorato sulla testa. E aggiunse: «nel mio paese si chiamano così i capi e i re. Con un nome così crescerà grande e forte come un vero sovrano africano!».

Ibu raccontava al piccolo rinoceronte storie sulla giungla e la savana, su fiumi giganteschi, fragorose cascate e una moltitudine di animali che pascolavano sulle rive dei laghi e vagavano nelle praterie infinite. Africa! Quel nome, sentito per la prima volta, a Mufà sembrò subito caldo e bello. Così i due amici iniziarono a risparmiarono e finalmente arrivò il grande giorno. Partirono per l’Africa. Finalmente venne il giorno della partenza e Ibu e Mufà si misero in viaggio. S’incamminarono e ben presto furono in Svezia. Un bambino tirò fuori dalla tasca un giornale svedese, lo aprì alla pagina sportiva e mostrò un trafiletto in cui si parlava della sua prima vittoria in una gara di pattinaggio. Solo in quel momento Mufà si rese conto di avere parlato svedese con il bambino.

Arrivati ad Amburgo, in Germania, una pioggerellina leggera ma inarrestabile, che sciolse la neve e il ghiaccio, accolse Mufà e Ibu. Continuava a fare freddo e nell’aria si sentiva un leggerissimo profumo di primavera. Un giorno Mufà e Ibu erano seduti in un caffè sfogliando riviste e giornali, quando si avvicinò loro un signore che disse di essere un giornalista. «Un piccolo rinoceronte con gli occhiali che parla e legge i giornali! E in tedesco per di più! Questa sì che è una notizia!» disse il giornalista. Ma Mufà e Ibu erano solo due liberi viaggiatori che scappavano dal freddo. Così, decisero di rimettersi in viaggio. Per arrivare Marsiglia, e poi in Africa, Mufà e Ibu fecero l’autostop e salirono in macchina con la baronessa Camilla Abigail Susanne Townsend, Sue, per gli amici.

A Parigi pioveva. I giornali di Mufà erano bagnati e lui cominciò a sentire freddo, ma stavano andando verso sud e la primavera si avvicinava.  Ibu mostrò a Mufà la biblioteca dove aveva studiato ai tempi dell’università. Così imparò che i nomi dei rinoceronti africani, rinoceronte bianco e nero, non c’entravano proprio niente con i colori, perché tutti i rinoceronti africani in realtà sono molto simili! “Le parole degli esseri umani sono così diverse tra di loro che nascono sempre i malintesi”, pensò Mufà. Aveva già capito da solo che i diversi colori della pelle degli uomini non vogliono dire proprio niente. La primavera a Parigi fece posto a una calda estate, e quando anche questa stava per finire Ibu si rese conto che i soldi rimasti bastavano appena a comprare i biglietti per la nave da Marsiglia ad Alessandria. Al porto di Marsiglia, nella gran confusione, Ibu e Mufà si persero di vista. Per fortuna, uno stormo di cicogne gentili era disposto ad aiutare Mufà, che si sentiva solo e sperduto. Come in una mongolfiera, Mufà attraversò il mare sospeso in una cesta legata a della funi che le cicogne tenevano salde nei loro becchi volando con le loro grandi ali.

Così Mufà arrivò ad Alessandria. Riuscirà ad arrivare nella terra dei suoi genitori? Quali altri animali incontrerà? Quali altri pericoli dovrà affrontare? Riuscirà a ritrovare Ibu?

Quello che dovete sapere è che Mufà conservava nello zaino i suoi giornali e ogni tanto li tirava fuori per non disimparare a leggere. Ogni foglio gli ricordava una città diversa Bergen nella lontana Norvegia, le coste del Mar Baltico in Svezia, Amburgo in Germania, Parigi e Marsiglia in Francia, Il Cairo in Egitto. Proprio i giornali e tutti i libri letti saranno di grande aiuto a Mufà, perché leggere ci fa diventare grandi!

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Come faccio a partecipare?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Per chi invece acquista il bundle con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

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Abiti lontano? Leggiamo insieme, anche a distanza!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o il bundle con l’intera terzina (con lo sconto del 5%).

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3 libri da leggere a gennaio 8-10 anni

3 libri da leggere a gennaio 8-10 anni

Torna, dopo le vacanze di Natale, l’appuntamento con il gruppo di lettura 8-10 anni. Vuoi sapere cosa abbiamo letto a dicembre? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di dicembre e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 13 gennaio alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese:

Molto meglio litigare

di Eva Serena Pavan, Lapis.

Ascolta il podcast con il commento e le riflessioni dei nostri lettori e delle nostre lettrici.

Mimmi, vero nome Miriam, è la nostra protagonista e cono la sua voce ci accompagna alla scoperta dei componenti della sua famiglia. Lo fa come se fossimo in una pagina di diario o con un diario segreto tra le mani, seduti a gambe incrociate sul tappeto della cameretta, le spalle che toccano le coperte del letto, sottovoce, anche se la porta è chiusa e non c’è nessuno ad ascoltare.

Sua mamma si chiama Lisa e, come un po’ tutte le mamme, tutto il giorno impartisce ordini per tenere pulito e a posto ogni cosa. Poi, come tutte le mamme, la sera stringe a sé la sua bambina, le accarezza la testa tenendola sul petto e la bacia forte. Il papà si chiama Marco, è cintura nera di mostro del solletico ed è fissato anche lui per l’ordine e la pulizia, ma solo quando riguardano la sua auto e il suo cellulare. Poi c’è Bollicina, cioè Stella, la sorella più piccola. Ah, c’è anche il gatto, Allarme. Pensate ogni volta che Miriam lo chiama dalla finestra della cucina: “Allarme! Allarme!”

La storia di Miriam potrebbe intitolarsi “come la mia famiglia smise di litigare ma poi per fortuna ricominciò”. C’è sempre un buon motivo per litigare: al mattino quando bisogna uscire di casa per andare a scuola o al lavoro, al pomeriggio quando si rientra a casa, la sera prima di cena, la sera dopo cena prima di andare a letto. Uno si arrabbia, l’altro risponde male, il terzo urla, il quarto piange. A ruoli alternati, ma la storia è sempre questa.

Ti sembra di conoscere già questa storia?

Quello che però non puoi sapere e non puoi immaginare è questa storia ha inizio con un desiderio irrealizzabile che, in un modo misterioso, si è avverato.

Il racconto di Miriam ci riporta indietro nel tempo, quando sono iniziate le stranezze. Bollicina che assaggia ogni cosa senza fare facce disgustate e si lascia mettere il pigiama per andare a letto senza fiatare. Miriam che prende un dieci in ginnastica arrampicandosi fino in cima alla spalliera prima di tutti, senza la minima paura. La mamma non urla più e il papà non brontola. Strano, stranissimo, ma in fondo perfetto, no? E invece no. All’improvviso, il volume si era abbassato, ma non solo il volume della voce, anche quello delle emozioni. Il volume della paura e quello della rabbia, ma anche quello della felicità. Senza emozioni erano diventati tutti perfetti, ma non erano più sé stessi. Bollicina, certo, non faceva più i dispetti a Miriam, ma nemmeno le feste. La mamma aveva eliminato gli urli, è vero, ma anche le coccole. Il papà non si lamentava più per fortuna, ma era diventato noioso, noioso come un telegiornale.

Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, scriveva Tolstoj in Anna Karenina e potremmo prendere a prestito questa citazione per spiegare quello che succede alla famiglia di Miriam quando smettono di litigare, di esprimere le loro emozioni. Una storia divertente, dedicata a tutte quelle famiglie in cui si fa molto, moltissimo rumore.

 

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Ed ecco gli altri libri della terzina

Motel Calivista, buongiorno!

di Kelly Yang, con la traduzione di Federico Taibi, Emons Raga

I miei genitori dicevano che l’America era un posto straordinario dove avremmo potuto vivere in una casa con un cane, fare quel che ci pareva e mangiare hamburger fino a scoppiare. Per il momento, l’unica previsione che si è avverata è quella sugli hamburger, ma non ho perso le speranze. E poi qui gli hamburger sono davvero buoni.

All’epoca vivevamo in macchina e di hamburger ce ne potevamo permettere uno solo, da dividere in tre. Ragazzi, però, che panino. Era alto un chilometro, con vero bacon, maionese e cetriolini!

Era il 1993 e mamma comprava tutti i quotidiani cinesi che riusciva a trovare passandoli in rassegna con una lente d’ingrandimento, come una scienziata, alla ricerca di un lavoro. Ed è così che si è imbattuta in un’offerta singolare. Un tizio di nome Micheal Yao cercava un gestore esperto per il suo piccolo motel ad Anaheim, in California. E forniva anche l’alloggio!

Ero convinta che le nostre vite stessere finalmente per cambiare. Saremmo diventati una di quelle famiglie che vanno a Disneyland e, come se non bastasse, il motel Calivista aveva una piscina! Sembrava davvero un posto fantastico in cui vivere.

Sembrava, fantastico.

“Tutto quello che accade qui è responsabilità vostra, intesi?”, “Se qualcosa si rompe, dovete pagare voi”, “Per nessuna ragione potrete lasciare il motel incustodito. In nessun caso. Uno di voi dovrà sempre rimanere qui”, “e non si può usare la piscina”. E come la mettiamo con Disneyland? E in che senso la piscina non si può usare?

Mi sono chiesta cosa fosse meglio: avere qualcosa per un istante e poi perderlo subito, oppure non averlo mai avuto.

Mia e la sua famiglia sono emigrati dalla Cina in America nella speranza di trovare felicità e libertà. Quello che invece li aspetta è una vita difficile fatta di sacrifici e pregiudizi. Tutto gira intorno ai soldi e tutto ha un prezzo. Ma Mia non si rassegna, è convinta che tutti abbiano diritto a coltivare sogni e ambizioni, tutti meritino di essere felici e liberi di decidere chi essere e chi diventare. Proprio come lei, che sogna di diventare una scrittrice, anche se si trova a maneggiare una lingua che non la sua.

La storia di Mia, la protagonista di questa storia è quella della sua autrice, Kelly Yang, emigrata con la famiglia dalla Cina quando era ancora una bambina e cresciuta in California all’interno, prima, di un’auto e, poi, di un motel. Ma è anche la storia di tutti quegli emigrati che arrivano in un paese straniero con valigie cariche di sogni e aspettative, ma che poi vedono infrangersi contro le porte che, una dopo, l’altra, vengono sbattute loro in faccia. Come Ming, che perso il lavoro, per la disperazione, finisce in mano agli strozzini. Ling, che faceva le mani alle clienti americane mentre queste si lamentavano, davanti a lei, delle loro domestiche cinesi, considerandola né più né meno di un tagliaunghie.

La solidarietà, la gentilezza e la forza di Mia e della sua famiglia sono una calamita: intorno a loro si riuniscono persone che hanno bisogno di aiuto, ma che, al tempo stesso, sono pronte ad aiutare come possono.

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Case rosse

di Susanna Mattiangeli con le illustrazioni di Rita Petruccioli, Il Castoro

Molti desideri: tra mostri che esternano paure e insicurezze, prove di fuga e un nuovo anno. Giorni di inverno che lasciano il posto a quelli dell’estate, custodendo ricordi, portando imprevisti e nuove amicizie. Sogni e realtà dove il confine dei sogni è sottile, l’immagine sbiadita, la scatola per custodirli tutti spesso troppo piccola e le novità sempre pronte dietro l’angolo a fare “buh”. Un’altra estate di conferme e nuove spiazzanti certezze. E poi di nuovo l’autunno, tempo di sorprese, scelte e decisioni, nuovi inizi. Un carico di dubbi e aspettative, messaggi segreti, confidati, urlati a squarciagola, sfide e nuove esperienze. Progetti per il presente e per il futuro, con i piedi ben radicati in terra, ma con lo sguardo lanciato lontano. La terra, quella casa che è di tutti, ma della quale a nessuno sembra importare ma senza la quale nessuno potrebbe stare: perché, alla fine, è proprio questo che ci unisce, tutti quanti, siamo tutti abitanti della stessa terra, abitanti della stessa casa.

Mina, Joy e Giulia sono migliori amici, vivono a Case Rosse, un piccolo paese vicino al mare, circondato dai monti. Mina è di origini nigeriane, è bella, sicura di sé, determinata e vuole diventare vegetariana anche se alla fine non ci riesce mai. Joy è di origini peruviane, è un po’ innamorato di Mina ed ha un diario dove appunta i suoi sogni notturni. Giulia è insicura ed a volte si sente esclusa. Sono diversissimi, ma quello che li unisce è un’amicizia forte e solida e la voglia di stare sempre insieme. Tutto ha inizio con una spina. Una spina che dalla scorsa estate si infilata nella mano di Joy, un po’ dolorosa, saldamente ancorata alla sua pelle. Potrebbe andar via da sola, ma quella fitta, per un anno intero, non accenna a diminuire.

Imprevisti, sogni di un futuro da grandi e realtà che bussa alla porta con compiti, primi amori e prove da superare, nella difficile, difficilissima impresa di provare a costruire la migliore e più autentica versione di sé stessi.

Una graphic novel divertente e colorata, un racconto e un diario, che affronta temi importanti dell’adolescenza come lo sviluppo, i primi amori e il peso dei rapporti con i coetanei, la pressione dell’impegno scolastico e le responsabilità. Il tono di voce è sempre accogliente e mai giudicante, gli errori ammessi, anzi, dovuti. Il linguaggio sembra uscire direttamente dalle chat dei ragazzi, ma mai banale o superficiale.

La storia di Case Rosse è stata pubblicata a puntate tra il 2020 e il 2022 sulla rivista Internazionale Kids e poi, grazie alla casa editrice Il Castoro, è diventato un libro che i ragazzi possono leggere tutto d’un fiato.

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Come faccio a partecipare?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Per chi invece acquista il bundle con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

Abiti lontano? Leggiamo insieme, anche a distanza!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o il bundle con l’intera terzina (con lo sconto del 5%).

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

 

3 libri da leggere a gennaio 11-13 anni

3 libri da leggere a gennaio 11-13 anni

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 dopo le vacanze e siamo pronti a scoprire nuove storie insieme!

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a dicembre? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di dicembre e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 20 gennaio alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese:

L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise

di Dan Gemeneihart, con la traduzione di Aurelia Martelli, Edt Giralangolo.

Ascolta qui la presentazione del libro con i commenti dei nostri lettori e delle nostre lettrici.

Coyote Sunrise ha dodici anni e vive con il padre Rodeo a bordo di un vecchio scuolabus (di nome Yager) con il quale attraversano in lungo e in largo gli Stati Uniti. Da cinque anni percorrono chilometri senza meta, ogni giorno scandito da una routine collaudata basata su un’intesa tra due che si vogliono bene più di ogni altra cosa al mondo.

Quello che però sembrerebbe un viaggio, in realtà, è una fuga, l’assoluta libertà, la più asfissiante gabbia. Quello che fanno padre e figlia, infatti, è fuggire dal passato, dai ricordi che hanno segnato la loro famiglia. Un incidente stradale, anni prima, si è portato via le due sorelle di Coyote e sua madre.

Da quel momento hanno cambiato nome, abbandonato la loro casa, gli amici, la scuola. Ci hanno provato a essere due persone diverse, a fare finta che quel che è stato non fosse davvero successo, ma si può fare l’abitudine a tutto, meno che all’assenza delle persone che abbiamo amato. E che amiamo. Così, quando Coyote viene a sapere che nel paesino dov’è cresciuta stanno per demolire il parco giochi – il posto in cui, con la madre e le sorelle, avevano sepolto una scatola di ricordi che si erano promesse di riportare alla luce insieme – Coyote decide di tornare, perché deve mantenere quella promessa a tutti i costi. Perché non si può permettere di perdere i suoi ricordi un’altra volta. E questa volta per sempre. Mille volte meglio pensare a loro, e ricordarle, e farsi venire il magone, piuttosto che sforzarsi di non pensarci, e dimenticarle. Ricordare non è una parola per il passato. È una parola per il qui e ora. Portarsi dietro qualcuno che ci manca, non perché non ci manchi più, ma perché lo abbiamo amato, lo amiamo e lo ameremo sempre.

La notizia arriva mentre Coyote e suo padre però sono in Florida, a 3600 miglia di distanza, e Coyote sa che c’è un unico posto in cui Rodeo non tornerebbe mai volontariamente, ed è proprio quello. Così la ragazza cerca una buona scusa per far guidare suo padre in direzione della loro vecchia casa. Ma una volta lì, riuscirà a convincere Rodeo a riportarla in quel parco? E soprattutto: arriverà in tempo? Un viaggio davvero imprevedibile, fatto di nuove e inaspettate amicizie, imprevisti, segreti urlati al vento dal tetto di un autobus in corsa, intenso, commovente e ricco di umanità, metafora di una crescita interiore, del difficile tentativo di un’adolescente di ricercare la propria identità. A partire dalle proprie radici, tenendosi stretto il proprio presente, con un carico luminoso di speranze e sogni. Un viaggio, quello della vita, che non finisce con l’ultima pagina, ma da questa lettura se ne esce trasformati o, meglio, intimamente guariti.

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Ecco gli altri libri della terzina:

Ottobre, Ottobre

di Katia Balen, con la traduzione di Lucia Feoli e le illustrazioni di Angela Harding, Einaudi Ragazzi.

Ottobre è il mese migliore, soprattutto quando si vive nella foresta. È il mese in cui gli alberi cominciano a perdere le foglie e il suo diventa una trapunta patchwork dai colori vivaci come il fuoco. L’aria è frizzante con un sussurro di ghiaccio e il cielo odora di fumo. Tutto sembra nuovo ed eccitante. Ottobre è nata in ottobre. Questo è il suo mese e il suo nome. Ha dieci anni, la sua casa si trova nel bosco ed è fatta con i tronchi degli alberi che la circondano. Quasi fosse un segreto, lì, lei e suo padre, vivono nascosti e dimenticati, anche se la gente sa che abitano lì.

La casa l’ha costruita suo padre prima ancora che lei nascesse, insieme alla donna che è la madre di Ottobre che all’ultimo istante non ha voluto partorire lì, nella foresta. Così Ottobre è nata in una stanza d’ospedale, senza alberi. In un mondo diverso fatto di forni a microonde e internet e il riscaldamento che si accende premendo un pulsante e non con il rombo di una stufa che fa puzzare i vestiti di un fumo dolciastro. In un mondo dal quale la donna che è sua madre, è voluta restare. Ottobre la odia per averla abbandonata, per aver lasciato la foresta e la loro piccola, perfetta tasca di mondo. Quella donna non ha mai smesso di scriverle, di andare a trovarla, ma lei non le ha mai risposto, né si è fatta trovare. Anche quel giorno del suo undicesimo compleanno. Era scappata arrampicandosi sul ramo più alto e suo padre l’aveva seguita, arrampicandosi anche lui perché, questa volta, era davvero salita troppo in alto. E poi uno scricchiolio, un ramo che si spezza, un grido, un urlo, uno schianto, un fruscio di foglie, un tonfo sordo. Silenzio. E dove c’era prima suo padre adesso ci sono solo rami spezzati e l’aria che si muove ancora. E lui è a terra.

La corsa all’ospedale, l’operazione e il lungo recupero. La vita di Ottobre che si trasferisce in città, dove al posto del cielo ci sono edifici e al posto degli alberi ci sono edifici e al posto degli uccelli ci sono edifici, insieme alla donna che è sua madre. E a Stig il piccolo gufo che Ottobre ha salvato nella sua foresta, ma che in città non può stare, perché lì non trovano posto le creature selvagge che hanno bisogno della libertà come dell’aria.

Una storia intima e preziosa, un diario segreto di emozioni incontenibili e pensieri che fanno male prima ancora che possano plasmarsi nelle parole. Una storia d’amore per la natura e gli animali, ma prima ancor, per sé stessi. Quell’amore che dobbiamo a noi stessi, prima che a ogni altro, e che permette alla nostra anima di splendere, in questo mondo selvaggio.

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Reato di fuga

di Christophe Léon, con la traduzione di Federico Appel, Sinnos.

Sebastien è con suo padre in macchina, quel venerdì lui aveva deciso che sarebbero partiti subito per il week end nella casa di campagna. Per i primi due anni dopo la separazione, lui e suo padre avevano passato tutto il tempo a sistemarla. C’era traffico, pioveva e la loro auto sfrecciava nel buio.

«Papà, rallenta! Ma non hai paura di fare un incidente? O di farti fermare dalla polizia?»

«Me ne frego io! Dobbiamo tentare il tutto per tutto!» Così, risponde suo padre.

L’idraulico ha dato appuntamento quella sera stessa e intanto spinge sempre di più sull’acceleratore. Arrivati in paese le strade sono deserte, ma all’improvviso una forma indistinta esce dall’abitacolo di una macchina ferma sul lato della strada. La portiera si apre, quasi al rallentatore, e appare una persona, curva all’inizio, poi si raddrizza: i suoi occhi brillano nella notte come quelli dei gatti abbagliati dai fari. Gli stessi fari che in un attimo le piombano addosso. Non c’è tempo di frenare. Il muso della macchina colpisce la donna con una violenza tremenda staccandola da terra e facendola inghiottire dal buio della notte. Il rumore, al momento dell’impatto, è fortissimo. Poi, più niente. Solo il motore, la strada, la notte.

Loïc neanche ci voleva andare a quella cena. Alla fine quelle cene sono l’occasione per fare quattro chiacchiere, ma non per lui, per lui sono sempre quelle noiose. Non ci sono mai altri ragazzi, ma sua madre aveva insistito tanto, voleva che lo accompagnasse. Ci teneva.

Quel venerdì, sua madre aveva parcheggiato la macchina lungo il marciapiede davanti alla casa dei suoi amici. Aveva dovuto ripetere la manovra due volte perché non era cintura nera di parcheggio. Aveva tirato il freno a mano e spento il motore. Poi aveva aperto la portiera e messo un piede a terra. All’improvviso, nello specchietto retrovisore erano apparsi i fari di una macchina. Loïc si era girato, senza pensarci, mentre sua madre era già fuori. Lei si stava raddrizzando, ma la macchina stava andando troppo veloce. Loïc aveva gridato “Mamma!”, voleva avvertirla. Ma quando aveva guardato nella sua direzione, sua madre, non c’era più. C’era il silenzio e lei a terra, in mezzo alla strada.

Così Sebastien si ritrova da solo ad affrontare un problema che lo sovrasta.

Così Loïc ha cominciato a passare le giornate in fattoria a lavorare e le sere all’ospedale con la madre. Alla fine si è svegliata, ma non ricorda nulla. Loïc non ha più una madre eppure ce l’ha ancora.

Sebastien e Loïc, così lontani e così vicini, finché, alla fine, le loro strade si incontrano.

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COME FACCIO A PARTECIPARE?

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3 libri da leggere a dicembre 11-13 anni

3 libri da leggere a dicembre 11-13 anni

Il terzo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 è stato un percorso a ostacoli: un libro che avevamo scelto infatti è andato sold out nel giro di poche settimane e così le nostre copie non sono. mai arrivate! Ma mica ci siamo lasciati scoraggiare, anzi! Abbiamo colto l’occasione per proporre un altro bellissimo libro che avevamo avuto modo di conoscere già la scorsa estate, una grande avventura, una storia di amicizia e crescita tra la natura selvaggia del Nord!

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a novembre? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di novembre e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 9 dicembre alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese:

Il Grande Manca 

Di Pierdomenico Baccalario, Il Castoro

Ascolta qui il podcast con le opinioni dei nostri lettori e lettrici

È l’inizio dell’anno, fa freddo e il marciapiedi è ricoperto dal ghiaccio che scricchiola ad ogni passo di quel ragazzino infagottato in un enorme giubbotto, sotto un cappello di lana cotta e con ai piedi le scarpe da ginnastica che gli vanno larghe, tanto che ha le dita raggrinzite per cercare di non farsele scappare via. Ha paura di essere riconosciuto o fermato. Di cambiare idea e scappare via senza riuscire ad entrare in quel portone. Vittorio attraversa l’atrio nel buio più assoluto, arriva ad un secondo cancello e si fionda nel cortile. L’ultima porta è quella dell’appartamento di suo fratello.

Si china sotto il nastro della polizia per entrare. Gira intorno alle sedie, una per Yole, una per Enzino, una per il Cavo, una per Shining, una per ogni giocatore, e poi quella a capotavola, la sedia del Master, suo fratello Federico. Si appoggia al tavolo, cosa sarà successo, lì sopra, quell’ultima sera?

Quella sera in cui, in quell’appartamento, hanno ritrovato Federico in terra con una commozione cerebrale. E solo perché uno dei vicini ha chiamato la polizia dopo aver sentito un colpo di pistola. Ambulanza, defibrillatore, epinefrina in vena, lettiga, di corsa in rianimazione, e subito attaccato alle macchine e a un tubo di respirazione. Da due settimane Federico è in coma farmacologico.

Ha recuperato quello che cercava, una cartellina rossa con una parola enigmatica “Mancoliste”. Sono le cose che mancano, Federico manca, prima di tutto e più di ogni tutto. Vittorio riparte dall’elenco, le mancoliste, dei libri che mancano a Federico per completare la sua collezione. È convinto che quando Federico saprà che nuovi libri si stanno aggiungendo alla sua collezione si sveglierà per forza perché vorrà leggerli.

I libri che Vittorio cerca raccontano tutti storie di ragazzi normali che si trovano ad affrontare difficoltà più grandi di loro e grazie ad essi capisce che anche lui, ben lontano dall’essere un eroe, ma al contrario insicuro, sopraffatto da attacchi di panico, può e vuole trovare il coraggio per affrontare il suo momento di dolore e le sue paure. E lo farà per davvero, non per gioco.

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Ecco gli altri libri della terzina:

Vento del Nord

di Gary Paulsen, con la traduzione di Maurizio Bartocci, Il Battello a Vapore.

Già la scorsa estate ci eravamo innamorati di questo libro, tanto proporlo nei 5 libri di avventura da mettere assolutamente in valigia.

Puoi ascoltare qui il podcast con la presentazione del libro.

“Si dice che è una buona storia è l’opposto di una buona vita”, così inizia la prefazione di Vento del Nord, scritta da Davide Morosinotto: tutto ciò che non vorremmo mai vivere sulla nostra pelle ci affascina irresistibilmente se succede a qualcun altro tra le pagine di un libro.

E dunque, ecco che questo romanzo comincia con una disgrazia di quelle che non vorresti mai capitasse a te. In un piccolo villaggio di pescatori, in un’epoca lontana che potrebbe essere l’altro ieri, in un posto lontano che potrebbe essere in fondo abbastanza vicino, si scatena una malattia senza nome e i pescatori iniziano a morire. Gli uomini senza ombra hanno contaminato l’aria. L’unica speranza di salvezza è dirigersi a Nord, dove l’aria è pulita e i canali così stretti da impedire alle navi della morte di transitare. Andare a Nord, senza fermarsi e senza mai fare ritorno: Leif deve mangiare, deve dormire, deve ripararsi dal freddo, proteggersi dagli orsi, tutto da solo.

Inutile cercare di lottare con le forze della natura, contro gli spiriti: Leif capisci che deve unirsi alla natura e farne parte. Vedere, imparare, conoscere. I battiti del cuore che diventano i battiti del mare.

Una storia epica e mistica, che affonda le sue radici nella mitologia norrenica, nell’insieme di quelle storie tramandate oralmente che raccolgono la tradizione popoli germanici della Scandinavia. Un racconto intimo del rapporto con la natura in mezzo a paesaggi fatti di alberi fitti fitti, dalle fronde brulicanti di ghiandaie, corvi e cornacchie. Il canto dello spirito-lotta. Il canto del Sapersi rialzare. La danza delle orche, quella selvaggia delle aquile in picchiata sul banco di salmoni, vicinissime al pelo dell’acqua, più simile a una baraonda. Quella delle fiamme che schioccano tra la legna, del fumo che si sprigiona dalle foglie secche.

Tra i ghiacci, il mare scuro, le isole e le insenature della costa, immerso nei pensieri, gli occhi pieni di incanto e di meraviglia.

Forse una vita felice e contenta non è tutto, perché non ci insegnerebbe niente, non ci permetterebbe di migliorare. Invece, vale sempre la pena di mettersi in viaggio, combattere, sperimentare, imparare. Soffrire, anche. E arrivare a scoprire, forse, un giorno, che cosa si nasconde davvero a Nord.

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Piuma e artiglio

Di Marta Palazzesi con le illustrazioni di Ambra Garlaschelli, Mondadori

È il 1914 e siamo a Valencia, Amparo è un’intagliatrice e le sue creazioni di animali in legno l’hanno resa famosa in tutto il quartiere, il barrio del Carmen. Cammina per le strade che conosce sin da bambina: i richiami dei venditori ambulanti di horchata, le chiacchiere vivaci delle donne di ritorno dal mercato, le grida acute dei bambini, i mormorii sommessi delle suore, i toni melliflui dei ciarlatani e quelli più vellutati dei veggenti, cartomanti e indovine. Mariano, suo nonno, gliel’aveva detto chiaramente: niente Cabanyal dopo il tramonto. Lo sapeva bene, ma a volte si tende riesce a dimenticare anche ciò che si sa. Il tramonto infatti l’aveva colta di sorpresa. Quando aveva sentito il familiare formicolio alle ali, era ormai troppo tardi. Aveva provato a rialzarsi in volo, in cerca di un luogo appartato, ma il corpo piumato e leggero del falco stava lasciando il posto a quello pesante e sgraziato dell’essere umano. Falco di giorno e ragazza di notte.

Quando aveva assistito al trucco di prestigio di Tomàs aveva capito che non era un numero da circo, il pubblico poteva anche credere che il ragazzo fosse svanito dentro una botola e dietro a uno specchio e ne fosse saltata fuori una pantera, ma lei conosceva la verità: il ragazzo e la pantera erano la stessa cosa. Pantera di notte e ragazzo di giorno. Piuma e Artiglio. Ma c’è di più. Molto di più. La vista della pantera ha risvegliato in Amparo ricordi, immagini e sensazioni confuse: fuoco, calore, odore di legna bruciata.

Era certa di non essersi mai trovata in mezzo a un incendio. Non da quando abitava con nonno Mariano, per lo meno, che era falegname e temeva il fuoco più di ogni altra cosa. Sa poco dei suoi genitori, solo che sono morti in mare quando era molto piccola. Allora da dove venivano quelle immagini confuse? Dai suoi primi anni di vita? Possibile che fossero legate a quel ragazzo, che lei, però, era sicura di non aver mai visto prima? Amparo sapeva che c’era solo un modo per scoprirlo: parlare con lui. ma sarà molto difficile per loro comunicare dato che non sono umani nello stesso momento. Ad aiutarli arriverà Pepe, un ragazzino più piccolo verace e impertinente, senza peli sulla lingua, che sarà loro intermediario e li accompagnerà per tutto il viaggio alla riscoperta del loro passato e alla scoperta di chi Piuma e Artiglio vogliono essere.

 

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3 libri da leggere a dicembre 8-10 anni

3 libri da leggere a dicembre 8-10 anni

Terzo appuntamento del gruppo di lettura 8-10 anni e visto che siamo a dicembre non potevamo non scegliere storie al profumo di Natale, che sanno di gentilezza e condivisione, affetto da coltivare nei momenti trascorsi insieme, risate e qualche imprevisto.  Vuoi sapere cosa abbiamo letto a novembre? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di novembre e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 2 dicembre alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese di dicembre

Buon Natale, Cipollino!

di Frida Nilsson e le illustrazioni di Anna Benotto, con la traduzione di Laura Cangemi, Lupoguido.

Ascolta il podcast con la presentazione del libro e le opinioni dei nostri lettori e delle nostre lettrici.

Cipollino è Stig, Stigge, per gli amici. Non è che sia davvero una piccola cipolla, eh! E non è nemmeno così piccolo. Quest’anno fa addirittura la prima elementare. Un tempo però era piccolo, nuovo e tutto tondo, ed era allora che la mamma aveva cominciato a chiamarlo Cipollino. Ecco com’è: occhiali, capelli con la riga di lato, bocca sorridente, spalle un po’ pelosette. Però si nota solo se si toglie la maglia, e adesso se l’è appena messa e quindi non si vive niente.

Cipollino vive in una casetta azzurra piuttosto brutta. Dentro ci sono due camere da letto, una grande e una piccola. Quella piccola è di Cipollino e appesa alla finestra c’è una stella di carta arancione. Cipollino adora quella stella, perché sta a significare che tra ventiquattro giorni è Natale. Per Natale, Cipollino, desidererebbe tanto una bicicletta, ma costa troppo. La mamma gliel’ha già detto, e lui lo sa. Deve farsi venire in mente qualcos’altro.

Questa storia inizia qui, in una fredda mattina di dicembre, mentre Cipollino cammina per andare a scuola. Cerca di farsi venire in mente qualcos’altro, ma è impossibile! Quando si desidera una sola cosa al mondo, tutte le altre non contano niente! Tanto varrebbe chiedere in regalo un vecchio calzino puzzolente! Camminando passa davanti alla casa di Karl, il matto. Lo chiamano tutti così perché sa ipnotizzare le galline. Normalmente allunga il passo spedito, ma questa volta, addirittura, si ferma. Guarda le finestre. Sono tutte buie, tranne una, ma non c’è nemmeno una stella dell’Avvento. Magari potrebbe chiedere a Karl se l’ipnosi, oltre che con le galline, funziona anche la mamma, così potrebbe farle dimenticare che non può permettersi una bici.

Naturalmente Karl non sa ipnotizzare le galline, e non è nemmeno matto. È una persona gentile e Cipollino non ci mette molto a capire che sa anche un sacco di cose ed è bello ascoltarlo raccontare. Un giorno, nel tentativo di imparare a prendere in braccio una gallina, Cipollino la segue fino al limitare del bosco. L’ha quasi raggiunta quando vede qualcosa di rosso in mezzo al muschio. Qualcosa che ha un sellino e due rotelle di lato. Una bicicletta, e della misura perfetta per lui! Se lascia lì la bici forse non la ritroverà più, ma se la gallina gli sfugge, una volpe potrebbe mangiarsela. La decisione è facile: Cipollino si alza e corre dietro alla gallina. Stranamente, gli sembra che di colpo siano più importanti le galline delle bici.

Una storia scritta dal punto di vista di un bambino per bambini e bambine. Un linguaggio asciutto e limpido, essenziale, che cuce le parole dei pensieri del protagonista come potessimo leggere nella sua testa, condividendo i punti di vista, emozionandoci o spaventandoci con lui. Un capitolo al giorno dal primo al ventiquattro dicembre per ricordarci che a Natale non contano i regali, non contano le cose buone da mangiare, ma con chi si condivide quel che si ha.

 

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Ed ecco gli altri libri della terzina

Mezzanotte e cinque

di Malika Ferdjoukh e le illustrazioni di Eleonora Antonioni, con la traduzione di Chiara Carminati, Camelozampa

Questa storia inizia in una notte senza stelle, no, non ce n’era nemmeno una, ma tirava un vento furioso e faceva freddissimo. Quella notte, la principessa Daniella Danilova, usciva dal teatro Nazionale e stringendosi nel suo cappotto di pelliccia si accorse di non avere più al collo la sua preziosa collana. E svenne.

Mezzanottecinque è il soprannome di Antonin, dieci anni, una nuova idea ogni sette minuti e una sorella più piccola, soprannomiate Bretella. Si chiamava così per via dei dodici puntini tatuati a forma di quadrante di orologio che aveva sull’avambraccio da quando era neonato. Il suo unico pensiero era mettere le mani sulla collana della principessa per intascare la ricompensa.

Emil sognava di viaggiare, per vedere il mondo e per ritrovare suo padre, (a suo dire) un ricco Barone di Moravia, così sarebbe finalmente diventato il gentiluomo che era sicuro di essere.

Infine c’è un uomo con un monocolo, seguito da due loschi figuri, due ladri, assassini all’occasione, che con insolita agilità per un signore del suo rango, si arrampica in cima a un muretto e con fare circospetto e indaffarato nasconde qualcosa di estremamente prezioso. La collana della principessa Daniella.

È la vigilia di Natale e i tre ragazzi, affamati, sporchi e vestiti di stracci si presentano alla porta principessa, lei sta per ricevere il più bel regalo di Natale possibile. Per loro c’è un bagno caldo, cibo in abbondanza e vestiti puliti. Ma c’è anche l’uomo con il monocolo.

Un’avventura di Natale che racconta con ritmo serrato ciò che conta davvero, non l’oro, le ricchezze, i vestiti eleganti, ma i legami sinceri. L’amore per un fratello o una sorella, l’affetto per un amico per cui si è pronti a tutto per di vederlo felice e stare bene, il desiderio di una famiglia, quel luogo in cui sentirsi aspettati, protetti, rispettati.

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Piccolo libro sull’amore

di Ulf Stark e le illustrazioni di Ida Björn, con la traduzione di Laura Cangemi, Iperborea

Il protagonista di questa storia è Fred. I suoi genitori avevano scelto questo nome perché Fred, in svedese, significa “pace”, ma la guerra era arrivata lo stesso (la seconda guerra mondiale) e il suo papà era dovuto andare a sorvegliare il confine. Quando ha voglia di sentirlo vicino, Fred, si infila nel guardaroba, senza accendere la luce, ma lasciando la porta socchiusa. Lì, lui parla al suo papà, ai suoi vestiti, quelli più eleganti, alle scarpe da ballo. Lì, da una presa d’aria, arrivava il fruscio del vento, che sembrava respirare e sussurrare delle parole piano piano. Lì, Fred confida al papà i suoi segreti e gli dice che si è innamorato di Gerda, una sua compagna di classe. Parlare con il suo papà lo faceva stare bene, anche se in quel momento era solo un fruscio dalla presa d’aria di un guardaroba.

Perché proprio Gerda? Fred non se lo sapeva spiegare. Perché non Ingrid o Ann-Marie, per esempio, che la maggior parte dei suoi amici trovava più carine. Loro sì che avevano l’aspetto tipico che hanno le ragazzine nelle foto di ragazzine carine. Gerda, invece, era robusta e aveva i capelli ricci e scuri che sembravano elettrici. E anche la voce nasale. Eppure era lei a scaldarlo. Di speciale aveva che nessuno la batteva a braccio di ferro. Ma, la verità, è che una spiegazione non c’era.

Durante il compito di matematica Fred si accorge che Gerda sta commettendo un errore di calcolo e, nel tentativo di aiutarla, tenta di passarle un foglietto con scritto il risultato corretto dell’operazione, ma la maestra lo intercetta. Sia Fred che Gerda vengono sgridati, ma Gerda non ci sta, non intende essere sgridata e poi punita per qualcosa che non ha fatto. Schiena dritta e capelli crepitanti, Gerda si alza e se ne va dalla classe. La maestra le crede e le riconosce il coraggio di non essere rimasta lì ad accettare di subire un’ingiustizia. Fred rimane ammirato.

Oltre ad andare a scuola, Fred lavora vendendo alberi di Natale. Un giorno andò a scegliere un albero una signora molto elegante, con orecchini sfavillanti, il volto sorridente un profumo favoloso di fiori appena sbocciati, sembrava una fatina, come quelle delle fiabe. Per ringraziarlo, la signora gli regalò un po’ del suo profumo e una tavoletta di cioccolato. Erano regali del tutto inaspettati e preziosi per Fred che sapeva che avrebbe passato un Natale modesto, senza tante cose buone da mangiare né regali costosi. Quello che non sapeva, però, è che fare le cose di nascosto, in amore, non funzione. Perché l’amore non è per fifoni.

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Come faccio a partecipare?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Per chi invece acquista il bundle con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

Abiti lontano? Leggiamo insieme, anche a distanza!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o il bundle con l’intera terzina (con lo sconto del 5%).

Durante la lettura riceverai contenuti extra, come video/interviste dell’autrice o dell’autore, del traduttore/traduttrice, della casa editrice. E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

 

Io, Blu e Rosso – presentazione, incontro con l’autore e aperitivo letterario

Io, Blu e Rosso – presentazione, incontro con l’autore e aperitivo letterario

Anche a novembre, tornano gli aperitivi letterari. Dopo, Dove non mi hai portata, di Maria Grazia Calandrone, sabato 25 novembre alle ore 18:30 presenteremo il libro Io, Blu e Rosso, di Alessandro Ghebreigziabiher e con noi ci sarà anche l’autore che torna in libreria dopo il bellissimo incontro di un anno fa.

Stare bene

Io, Blu e Rosso è un romanzo scritto dall’autore a partire dalla sua lunga esperienza di lavoro come docente e animatore teatrale in ambito terapeutico e clinico, tra comunità di recupero per tossicodipendenti e centri di salute mentale, in particolare con adolescenti. Per tale ragione l’adolescenza sarà il tema centrale della presentazione.

In particolare, oltre a narrazioni teatrali tratte dal testo interpretate da Cecilia Moreschi e l’accompagnamento musicale dal vivo della band Carla senza di Noi, la performance vedrà la partecipazione di persone con cui l’autore ha lavorato nel tempo, tra psicologi, educatori e anche altre figure professionali e non, invitate a rispondere alla seguente domanda: cos’hai capito dell’adolescenza? Il tutto facendo riferimento alla propria adolescenza, quella che si incontra negli spazi intimi e più personali, e quella legata alle relazioni professionali e maggiormente formali.

 

Come funziona?

Per ogni incontro scegliamo libro emozionante, uno di quei libri che una volta letto ti viene subito voglia di dire a tutti “Ho letto un libro fighissimo! Devi assolutamente leggerlo!”

Uno di quei libri che rendono possibile la rilettura di noi stessi e della nostra esperienza del mondo. Libri entrano nella nostra vita creando un prima e un dopo.

Libri che aprono a infinite possibilità di lettura, portando con sé il seme fecondo dell’educazione libertaria, dell’autonomia della mente, della libertà delle scelte.

Libri vivi, che hanno un corpo che attrae e sprigiona energia.

Grazie alla lettura espressiva e all’interpretazione attoriale entriamo direttamente nella storia, nel tentativo di affondare nel cuore del libro, trasportati dalla musica dal vivo.

Scarica qui il calendario con le date di tutti gli incontri.

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