Guide ai regali

Lotto ogni giorno (non solo l’8 marzo)

Lotto ogni giorno (non solo l’8 marzo)

Anche quest’anno torna Lotto ogni giorno, quattro settimane di contenuti con storie, proposte di attività, riflessioni e approfondimenti da mettere in pratica a casa o in classe. Dopo il progetto delle Box di sopravvivenza femminista dello scorso anno, realizzate in collaborazione con la casa editrice Settenove, anche quest’anno le librerie del circuito Cleio hanno la possibilità di realizzare un importante progetto di divulgazione, in esclusiva, in collaborazione con la casa editrice Editoriale Scienza.

Perché pensare che la scienza sia soprattutto cosa da maschi è uno stereotipo, una costruzione culturale antica e pericolosa, che sottovaluta e ostacola il lavoro delle scienziate di ieri e di oggi.

Per abbattere stereotipi e contribuire a superare il gender gap nelle discipline STEM un buon modo è dare visibilità alle vite e ai contributi di scienziate e ricercatrici, riscoprendo innovatrici del passato troppo spesso dimenticate dai libri di testo e avvicinandosi a professioniste contemporanee a volte trascurate dai media.

Perché l’8 marzo è la giornata internazionale della donna, ma è anche l’impegno a costruire ogni giorno una società più giusta e libera per tutti e tutte. Ogni giorno.

Perché riguarda le donne, perché possano liberamente compiere scelte, fare esperienze, coltivare sogni e ambizioni.

Perché riguarda gli uomini, che hanno la possibilità di scegliere comportamenti rispettosi, gentili, giusti.

Perché riguarda tutte le persone che vogliono rendere questo mondo un posto migliore in cui vivere.

 

Come funziona?

20 storie, tratte dalla collana Donne nella scienza della casa editrice Editoriale Scienza.

Per ciascuna di queste storie abbiamo realizzato un breve racconto di circa 5 minuti che potrai ascoltare o leggere, a casa o in classe, e un ritratto da stampare. Passioni, sogni e conquiste di scienziate ed esploratrici che potranno ispirare e promuovere modelli di comportamento, aiutare a mettersi alla prova con fiducia, mettere in campo spirito critico e far riflettere sul linguaggio e sull’importanza delle parole.

Ogni lunedì, a partire dal quattro marzo e per quattro settimane, se ti iscrivi al Bollottino, riceverai una mail contenente 5 storie in modo da avere una storia al giorno, da lunedì a venerdì. Le storie potranno far nascere domande, suggerire approfondimenti e riflessioni, promuovere un lavoro di consapevolezza ed espressione di sé.

Vuoi un consiglio? Prima di ascoltare le storie, stampa e distribuisci il ritratto del giorno. Ascoltare le parole del racconto guardano negli occhi la sua protagonista sarà ancora più emozionante e poi permetterà ai ragazzi e alle ragazze di scrivere quelle parole o quelle frasi che rimarranno impresse nella mente. I più piccoli potranno limitarsi a colorare a piacere i ritratti.

Alla fine avremo una galleria di storie parlanti attraverso i ritratti: ciascuno diverse con le proprie parole, frasi ed emozioni suscitate dal racconto.

 

 

Come faccio a partecipare?

Lotto ogni giorno è aperto a tutte e tutti.

Partecipare è semplice e gratuito: ti iscrivi al Bollottino e ogni lunedì di marzo, a partire dal 4 marzo, ricevi una mail con 5 storie da leggere o ascoltare e 5 ritratti da stampare per stimolare la curiosità, il confronto, il dialogo.

Tu controlla la casella di posta, al resto ci pensiamo noi.

Se sei già iscritto o iscritta, aspetta pazientemente lunedì 4 marzo. Non devi fare niente.

 

Quanto costa?

Lotto ogni giorno è un progetto di storytelling gratuito ispirato alla collana Donne nella scienza, per leggere tutte le storie in versione integrale puoi dare uno sguardo e acquistare i libri qui sotto.

Con l’acquisto di ogni libro, in omaggio, un quadernino dedicato.

 

Ragazze con i numeri 

Di Vichi De Marchi e Roberta Fulci, con le illustrazioni di Giulia Sagramola

Vai al post con le storie da ascoltare.

Questo libro racconta le storie, le passioni e i sogni di 15 scienziate. Sono le storie di tante passioni diverse: per la natura, per la medicina, per le invenzioni, per i popoli lontani.

Sono storie di ragazze, poi diventate famose, che hanno inseguito un progetto e alla fine hanno scritto pagine fondamentali della scienza. Quindici vite fatte di coraggio, di fatica, di entusiasmo.

Per Lotto ogni giorno (qui il post) abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Tu Youyou, la prima cinese a ricevere un Premio Nobel per la medicina e la fisiologia. È riuscita a trovare una cura per la malaria, salvando milioni di persone, coniugando la medicina occidentale con quella della più antica tradizione cinese.
  • Vera Rubin, astronoma, ancora giovanissima, scoprì che la distribuzione delle galassie non è omogenea e che nell’universo ci sono ammassi e spazi vuoti. Grazie alle sue ricerche sappiamo che l’Universo è fatto in gran parte di “materia oscura” e per merito della sua esperienza, molte donne ora possono occupare posizioni importanti nella comunità scientifica.
  • Laura Conti, medico, si è impegnata da sempre nella difesa della salute nei luoghi di lavoro, pioniera delle teorie scientifiche a sostegno dell’ambientalismo sosteneva che i crimini contro l’ambiente andavano condannati come i crimini contro l’umanità.
  • Marya Sibylla Merian, l’artista che con i suoi disegni, basati sull’osservazione diretta, ispirò decine di scienziati. Il suo viaggio nel Suriname fu la prima spedizione con scopi puramente scientifici, non finanziata da un’organizzazione militare o politica.
  • Hedy Lamarr, la diva del cinema dal talento ingegneristico: ha dimostrato che la bellezza non esclude l’ingegno. Insieme a George Antheil scoprì come proteggere i missili sottomarini degli Stati Uniti, usando la musica. E poi semafori, aerei, bibite gassate, sfornava idee per migliorare praticamente ogni cosa.

Atre storie che trovi nel libro: Sophie Germain, Margaret Mead, Rita Levi Montalcini, Katherine Johnson, Laura Conti, Rosalind Franklin, Vera Rubin, Jane Goodall, Katia Krafft, Valentina Tereshkova.

Acquista qui il libro

 

Ragazze in capo al mondo 

Di Laura Ogna, con le illustrazioni di Giulia Sagramola

Viaggiare un tempo era costoso, pericoloso, senz’altro faticoso, ma soprattutto era ritenuto poco adatto a una donna, ancora meno a una donna sola.

Questo libro racconta le storie di 10 ragazze e giovani donne che hanno scelto di andare controcorrente, rompendo schemi, ribellandosi alle convenzioni. Giovani donne che hanno seguito i propri desideri senza farsi condizionare da stereotipi e pregiudizi, affermando coraggiosamente il loro diritto a scegliere chi essere.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Gertrude Bell, nel 1905 gira in lungo e in largo nel mondo arabo, come esploratrice, archeologa e anche spia del governo inglese, studiando i resti archeologici, incontrando capitribù ed emiri.
  • Nellie Bly, giornalista d’inchiesta, è stata la prima donna corrispondente di guerra. Quando scoppia la Prima guerra mondiale si trova sul fronte austriaco per raccontare le atrocità dei combattimenti vivendo lei stessa nelle trincee.
  • Carla Serena, la prima donna europea a viaggiare nel Caucaso. Sa quello che vuole, e quello che vuole è viaggiare e scrivere. Nel 1881 riesce a fotografare, prima in assoluto, l’Abkasia e lo spettacolare monastero di Bedia.
  • Monica Kristensen, matematica, fisica e glaciologa, è una delle più note esploratrici polari nordeuropee. Ha guidato numerose spedizioni in Artide e Antartide ed è stata la prima donna a ricevere la medaglia d’oro della Royal Geographical Society.
  • Annie Smith Peck, attivista e alpinista statunitense, quando non scala (e l’ha fatto fino all’età di 82 anni) viaggia, come nel 1911 quando compie un lungo viaggio da Panama alla Terra del Fuoco tra le cime del Perù e della Bolivia.

Atre storie che trovi nel libro: Freya Stark, Ida Pfeiffer, Isabella Bird, Vivienne de Watteville, Alexandra David-Néel.

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Ragazze per l’ambiente 

Di Vichi De Marchi e Roberta Fulci, con le illustrazioni di Giulia Sagramola

L’umanità è in pericolo.

Ma perché siamo arrivati a questo punto? Che cos’è che riscalda il mondo?

Forse non sai che la prima persona a capirlo è stata una donna. Ci sono tante scienziate che hanno studiato e studiano l’ambiente: dagli elefanti ai pesticidi, dall’energia solare al buco nell’ozono, questo libro ci accompagnerà alla scoperta delle storie di dieci scienziate che hanno svelato e svelano ogni giorno i meccanismi della natura.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Barbara Mazzolai, biologa e unapioniera nel campo dei “plant-inspired robots” e dei “growing robots”. A lei si deve la creazione del “plantoide”, uno speciale robot ispirato alle piante, in grado di crescere e di muoversi, progettato per indagare i meccanismi ecologici del suolo.
  • Eva Crane, fisica, biologa, scrittrice e intellettuale inglese. Studia e insegna matematica quantistica, ma quando per regalo di nozze le regalano un alveare, pensando fosse utile per ottenere la razione di zuccheri durante il periodo di guerra, scoprì che il suo vero interesse era lo studio delle api.
  • Gitanjali Rao, inventrice, anzi, problem-solver, si è guadagnata il titolo di America’s Top Young Scientist, Kid of the Year 2020. Mossa dal principio che “tutti hanno diritto di bere acqua pulita” ha messo a punto uno strumento portatile in grado di rilevare in 10 secondi la presenza di inquinamento nell’acqua potabile grazie a nanotubi di carbonio, gestibile via Bluetooth da un semplice smartphone.
  • Maria Klenova, voleva mappare i fondali oceanici, le fosse, le pianure, i dossi del Mare di Barents.Nel 1929 è la prima donna al mondo a guidare una spedizione scientifica a bordo di una nave. In questo periodo mette a punto una metodologia operativa per la realizzazione di carte batimetriche grazie a cui riesce, nel 1933, a realizzare la prima mappa completa del fondale del mare di Barents.
  • Caitlin O’Connell, biologa, ha dedicato la sua vita a studiare gli elefanti e a proteggerli dal bracconaggio. Nascosta in un bunker registrava i loro movimenti e scoprì che gli elefanti, come gli insetti, comunicano con piccolissime vibrazioni che trasmettono attraverso il terreno, onde sismiche per noi impercettibili.

Atre storie che trovi nel libro: Rachel Carson, Eunice Newton Foote, Maria Telkes, Anne Innis Dagg, Susan Solomon.

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Io sarò la prima  

Di Mick Manning e Brita Granström con la traduzione di Lucia Feoli

Le protagoniste di questo libro sono esempi di coraggio, determinazione ed energia. Donne che hanno aperto la strada a nuove esplorazioni, superando ostacoli e pericoli, ma anche la (infondata) convinzione che non fossero imprese adatte a loro. Dai fondali marini allo spazio, ai campi della scienza, della storia, dell’archeologia, dell’ecologia e della giustizia sociale. Per lasciarsi ispirare, e rimanere sé stessi.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

  • Jeanne Baret, la prima donna a fare il giro del mondo. Al tempo era proibito per le donne salire a bordo delle navi, ma lei, nel 1766, si travestì da domestico per seguire il suo amante, il botanico e medico Philibert Commerson, e gran parte delle sue sopite si devono anche a lei e alla sua eccezionale capacità di lavoro e alla sua resistenza fisica con ogni condizione meteorologica.
  • Caroline Hershel, con i suoi studi ha tracciato un ponte fra astronomia antica e astronomia moderna. Nell’arco di alcuni anni, redige un catalogo di 2500 Nebulae: un colossale lavoro di registrazione delle coordinate celesti di tutti quegli oggetti “nebulosi” osservabili in cielo e scopre otto comete nonostante una malattia le avesse lasciato gravi disturbi all’occhio sinistro.
  • Ester Nordström, giornalista che, in un’epoca in cui le donne non avevano ancora ricevuto il diritto di voto, ha viaggiato per il mondo raccontando conducendo inchieste e reportage. Si finse garzone per denunciare le condizioni di lavoro nelle fattorie svedesi, fu maestra dei bambini Sami in Lapponia per descrivere la dura vita degli allevatori di rane e si imbarcò su un piroscafo per un reportage sui poveri emigranti in cerca di nuova vita negli Stati Uniti.
  • Mary Leaky, archeologa e paleontologa, nel 1969 trovò il primo cranio di un ominide, un Australopithecus boisei, il più antico resto di ominide conosciuto all’epoca, datato con gli strumenti dell’epoca a un milione e 800 mila anni fa circa, conosciuto anche con il nome di “schiaccianoci”, per la presunta eccezionale potenza delle sue mascelle.
  • Sylvia Earle, oceanografa statunitense, è stata la prima donna a capo della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti. Detiene diversi record di immersione in profondità stabiliti durante la sua carriera e ha vissuto per 2 settimane, assieme a 4 compagne, in una struttura subacquea posta a circa 15 m sotto il livello del mare nei pressi dell’isola di St. John nelle Isole Vergini Americane svolgendo esperimenti e ricerche sulla flora marina.

Atre storie che trovi nel libro: Auditrici “mente profonda”, Ester Stanhope, Sacagawea, Mary Anning, Harriet Tubman, Nellie Bly, Annie Londonderry, Bessie Coleman, Amelia Earhart, Lee Miller, Barbara Hillary, Jane Goodall, Valentina Tereshkova, Junko Tabei, Mae Jemison, Arunima Sinha.

acquista qui il libro

 

Insieme, sempre.

Superare gli stereotipi e pensare una società più inclusiva è una sfida che riguarda tutte e tutti. 

Attraverso i libri e le storie possiamo dare un grandissimo contributo. 

Facciamolo ora e facciamolo insieme. 

È così che le cose cambiano.

È arrivato l’elfo (con il calendario delle attività da scaricare!)

È arrivato l’elfo (con il calendario delle attività da scaricare!)

Hai mai sentito parlare dell’Elf on the shelf?

La tradizione natalizia dell’Elfo

Si tratta di una tradizione natalizia di origine anglosassone che ormai ha conquistato il cuore di molti bambini e bambine anche qui in Italia.
E siamo davvero felici di poterti dire che anche quest’anno Lotta è un centro di adozione degli Elfi approvato da Babbo Natale.

Scarica gratuitamente l’Elf planner: un’idea al giorno dal 1° al 24 dicembre

In questo articolo ti spiego brevemente tutto quello che c’è da sapere e, se deciderai di adottare il tuo Elfo o la tua Elfa, potrai scaricare gratuitamente l’Elf Planner, il calendario dell’avvento elfico, che ti aiuta nell’organizzazione delle attività. Il grosso del lavoro l’abbiamo già fatto noi selezionando 24 idee tra le più divertenti e meno sbatti da realizzare, con tanto di foto e lista dei materiali necessari (molto spesso oggetti e giocattoli già presenti in casa).

Acquista l’Elf on the shelf (femmina)

Elf on the Shelf nasce nel 2005, quando Carol Aebersold e sua figlia Chanda Bell pubblicano “The Elf on the Shelf: A Christmas Tradition”. All’interno del cofanetto trovi proprio il libro che si basa sulla tradizione che, a partire dagli anni ’70, era diventata un elemento costante del Natale in casa Bell. Nella versione originale l’elfo compare il giorno del Ringraziamento e rimane fino alla Vigilia di Natale per poi ritornare al Polo Nord insieme a Babbo Natale. In Italia molti fanno arrivare l’elfo il 1° dicembre oppure l’8 dicembre e lo fanno rimanere fino al giorno della Befana.

Acquista l’Elf on the shelf (maschio)

24 idee zero sbatti da fare a casa con quello che hai

Ogni giorno, l’elfo combina qualche scherzo in casa inscenando situazioni divertenti, porta regalini, lascia messaggini, propone attività da fare nel tempo libero.

Temi di non avere abbastanza idee e di combinare un disastro?

Acquista l’elfo e noi ti regaliamo l’Elf Planner, così non avrai niente da temere!

Che aspetti? Abbiamo solo 12 elfi e 12 elfe, Natale sta arrivando, è il momento di iniziare a sognare!

5 Storie da leggere la notte di San Lorenzo

5 Storie da leggere la notte di San Lorenzo

Cosa c’è di più bello di sognare guardando il cielo, ascoltando storie affascinati e immaginare riescano ad ascoltare i nostri desideri battere forte?

La notte di San Lorenzo è una notte magica e avventurosa: sdraiati su un prato, seduti e cullati dal dondolo, il naso fuori dalla finestra, tutti sotto lo stello cielo.

È l’occasione per fantasticare ad occhi aperti, scambiarsi sogni, desideri e segreti. Raccontare una storia.

 

Costruttori di stelle

di Soojin Kwak con la traduzione di Fabia Tolomei per la casa editrice Carthusia

Ti sei mai chiesto come sono fatte le stelle a cui affidiamo i nostri più profondi desideri e che ci appaiono come tanti puntini luminosi nel blu profondo del cielo notturno?

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Dietro le quinte opera una squadra di piccoli e ingegnosi costruttori che, con gran lavoro e passione, ogni giorno progetta e costruisce quelle magiche invenzioni che incantano le notti di tutti noi. Un silente book che regala l’emozione di entrare in una fabbrica di sogni e ci dà la possibilità di costruire la nostra stella, quella più luminosa e speciale di tutte.

Guarda, le stelle 

di Katie Cotton e Miren Asiain Lora con la traduzione di Leonardo Taiuti per la casa editrice Splen Edizioni

Ti darò una stella da portare nel cuore, abbracciamoci forte, sarà per sempre il ricordo del nostro grande amore.

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Mamma orsa e il suo piccolo escono di notte per seguire le stelle fino all’orizzonte, sperando di riuscire a toccarle, magari a prenderne una. Inseguono le stelle passando nel bosco, oscuro e pauroso, ma la luce delle stelle scaccia via le paure. Abbracciati, affrontano le onde più alte. Risalgono la vetta, camminando stanchi nella neve, ma le stelle sono troppo lontane. Sotto di loro un tappeto di stelle in lontana ce n’è una, la più luminosa. Quella di casa, dove il cuore li aspetta.

 

Piccolina tutta mia 

di Ulf Stark e Linda Bondestam con la traduzione di Laura Cangemi per la casa editrice Iperborea

Come si fa scegliere quale desiderio esprimere?

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Nella montagna, nel buio, nella grotta grigia vive la Creatura. I suoi occhi non sopportano il sole. Di giorno cerco di dormire ogni tanto, mentre dorme, sogna la luna e di avere qualcuno con cui parlare, un Piccolino da accudire, da cullare e per cui cantare. Una sera l’ha raggiunta a nuoto, la luna, tentando di prenderla tra le braccia, ma il suo riflesso sull’acqua si è frantumato in mille pezzi. Una mattina vola dentro la grotta una scintilla di sole caduta dal cielo. È qualcosa di prendersi cura, pensa la Creatura. Il cuore le batte forte. Vuoi essere la mia piccolina?

L’amore è una scintilla di luce che cura, che scalda, che dà vita, che lascia liberi.

Gugu

di Carlotta De Melas e Roberta Michetti per la casa editrice Sabir

Le onde del mare cantano una canzone, una canzone che ormai è leggenda. Per Gugu, quella canzone vive in un sogno. È la sua ninna nanna.

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Dove vanno a finire le stelle cadenti? Tanti anni fa il cielo e il mare si unirono in un abbraccio che cancellò ogni differenza. Le stelle esplosero in cascate scintillanti e molte caddero nel mare. Gugu si fa tante domande, non somiglia a nessuno, è diverso da tutti. Non gli piacciono le risposte che riceve. Lui vuole scoprire chi è. Così, in una notte di tempesta Gugu salta su, più su che può. Fino alla luna, dalle ciglia di biscotto e la pelle di perla.

L’onda di stelle

di Dolores Brown e Sonja Wimmer con la traduzione di Giulia Di Filippo per la casa editrice Nubeocho

Forse ti sarà capitato di vedere una stella cadente, che è già molto bello, ma un arcobaleno lunare?

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Il vecchio polpo aveva avvertito Mimbi la foca e Kipo la tartaruga che, secondo la leggenda, se avessero visto l’arcobaleno lunare si sarebbero trasformati umani. Bisognerà attendere un’onda di stelle per tornare nell’oceano, ma, per fortuna, nel frattempo, ci sarà il pescatore Guglielmo a occuparsi di loro. Favola, leggenda, magia pura.

5 libri di brividi e misteri per 11-13 anni da leggere questa estate

5 libri di brividi e misteri per 11-13 anni da leggere questa estate

Continuiamo a parlare di brividi e misteri e scopriamo 5 libri per ragazzi e ragazze 11-13 anni da leggere questa estate: morti improvvise e inspiegabili, maledizioni e leggende popolari di streghe spietate, patti con il diavolo che non danno la possibilità di tornare indietro, sparizioni e un passato pieno di ombre che emerge prepotente. E niente sarà più come prima.

Il genere horror, il giallo e il thriller sono molto amati dai ragazzi e dalle ragazze e anche i lettori e le lettrici meno forti accettano di esplorare queste storie, molto spesso animati da una curiosità travolgente che non lascia il tempo di pensare all’impegno della lettura. Sono storie dal ritmo serrato, in cui lo svelamento è centellinato sapientemente in mezzo alla suspence, accompagnato ogni volta dalla tensione e dall’eccitazione mano a mano che ci si addentra nella storia. In un periodo, come l’adolescenza, in cui si è in cerca di emozioni forti e gli ormoni sono sulle montagne russe, facile immaginare il motivo di tanto fervore per queste storie!

Per questa Guida alla lettura dei libri di brividi e misteri abbiamo preparato un segnalibro per lettori e lettrici coraggiosi che ti regaliamo insieme all’acquisto del libro, sia in libreria, che nello shop. Puoi anche scaricarlo qui e stamparlo a casa.

In più, per ogni titolo trovi:

  • Traccia audio da ascoltare;
  • Breve descrizione della trama, dell’ambientazione e dei personaggi principali;
  • Foto dell’interno.

Se sei alla ricerca di altri spunti di lettura, ecco l’elenco delle Guide già pubblicate:

 

Cominciamo!

Brucia la strega

Di Teo Benedetti per la casa editrice Pelledoca.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

Mordi la sua carne e bevi la sua vita.

Maria sentì le gambe tremare e si trovò a fare un passo indietro, ma la voce la ributtò in avanti, spingendola verso il bambino.

È quello che vuoi, lo sai. Bevi il suo sangue.

Le labbra della ragazza si dischiusero leggermente e la lingua sfiorò i denti: per un secondo, sentì il bisogno di soddisfare quel richiamo. Poi si tappò la bocca con una mano trattenendo un conato di vomito e si piegò in avanti respirando a fatica. Il bambino spalancò gli occhi, di un grigio chiaro, e iniziò a piangere disperatamente.

«Maria?» Gabriella le posò una mano sulla schiena. «Che cos’hai?»

«Portami via, ti prego» implorò digrignando i denti. «Portami via, ora!»

La nonna la strinse con un braccio e recuperò i sacchetti con la mano libera. Si congedò bruscamente da Angela e trascinò via la nipote. Occhi incuriositi, da ogni angolo della piazza, osservarono la scena: un’anziana che tirava a sé una ragazza a tal punto da sollevarla da terra, ma nessuno si fece avanti per chiedere che cosa fosse successo o se servisse aiuto.

Appena svoltarono l’angolo, entrando nell’ombra del vicolo, Gabriella lasciò la presa e cercò lo sguardo della nipote.

«Come stai?»

«Non lo so» fu la risposta.

«Maria, guardami. Ho bisogno di sapere che cos’è successo.»

L’ordine espresso con tono leggero fece breccia nella tensione della ragazza che alzò gli occhi lentamente e fissò la donna.

«Niente” minimizzò mordendosi la lingua. «Forse solo un giramento di testa. Fa caldo.»

Gabriella annuì, ma il suo sguardo era serio, intento a studiare ogni piega espressiva.

«Nient’altro?»

«No.»

«Sicura?»

«Sì.»

Maria si voltò infilandosi le mani in tasca, tenendo il sacchetto della spesa penzolante sul fianco sinistro e congedandosi con un mormorio. I suoi piedi iniziarono a spingerla lontano dalla nonna che rimase a fissarla.

«Non va bene. Non va per niente bene» sussurrò Gabriella.

Quando fu lontana dalla vista, Maria si appoggiò con un braccio contro il muro, nascose il volto e avvertì in bocca il sapore del ferro.

Iniziò a singhiozzare.

Perché piangi? Disse la voce nella sua testa. Non è favoloso scoprire chi sei veramente?

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Facciamo un passo indietro. Era il 30 aprile 2021 e per la prima volta si riuniva il nostro gruppo di lettura: 16 adolescenti in carne ed ossa e 4 virtuali che si riunivano nel parco del nostro quartiere, distanziati e in mascherina, impazienti di ritrovarsi dal vivo. In un salotto letterario en plein air hanno ascoltato le storie scelte per loro, si sono rilassati sull’erba, hanno commentato, fatto domande, sgranocchiato qualcosa da mangiare e alla fine hanno scelto il primo libro da leggere insieme. E hanno scelto una storia che parla di maledizioni, di streghe e di un piccolo paese dell’entroterra sardo che si chiama Lunamadre: è la storia di una ragazza, di tre ragazzi e di un’estate che non potranno mai più dimenticare. Un racconto che ci ha tenuto con il fiato sospeso il tempo di un’estate, che ci ha chiesto di affrontare e guardare in faccia la paura, ma che ci ha spinto a continuare, pagina dopo pagina, incoraggiandoci e facendoci sentire parte integrante del gruppo di amici protagonisti.

E ora? Bentornati e bentornate a Lunamadre (qui puoi recuperare la presentazione di Lunamadre).

Lunamadre, paese di streghe, di leggende e tradizioni. Da quelle parte ce ne sono tantissime. Ad esempio, si dice che il settimo figlio di sette fratelli sia un divinatore, cioè una persona capace di vedere il futuro. Come Giuseppe, il fratello gemello di Giacomo, nuovi compagni di classe di Maria. Mentre, invece, che la settima di sette sorelle sia una strega. Proprio come Maria.

Giacomo ha capito che Maria è diversa, da molto tempo raccoglie tutte le informazioni possibili sulle streghe. Racconti che aveva sentito dal nonno paterno durante le notti d’estate, nel fresco del dopocena, poco prima di andare a letto. Da quel momento si era appassionato e aveva cercato tutti i modi per togliere di mezzo una strega, ma mai aveva trovato una risposta.

Donne maledette, povere anime, creature potenti le streghe. Maria ha ricevuto un dono che non voleva. Deve imparare a gestirlo, a non lasciarsi avvolgere dall’oscurità in preda alla rabbia, a cercare la luce. Non c’è un destino scritto. Nessuno sa esattamente cosa accadrà, ma ognuno di noi può vivere e scegliere la propria strada.

 

I lucci della Via Lago

Di Giuseppe Festa per la casa editrice Salani.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

 

Trentatré giorni.

Non uno di più, non uno di meno.

Vi racconterò solo questo, della mia vita.

Trentatré giorni di giochi che si sono trasformati in incubi. Freddi e spietati come i binari che ora mi portano lontano.

Via da casa.

Via dal lago.

Via da lei.

Tutto è iniziato il quattordici giugno. Sembra passato un secolo, invece vedo ogni cosa davanti a me come se fosse ora. Passo da casa, giusto il tempo di dire a mia madre che l’esame è andato bene, sì, insomma, che è andato. Mi grida che è quasi pronto, ma io corro fuori con pinne, maschera e archetto. Non ho tempo di mangiare, io e Brando abbiamo appuntamento al pontile. Dobbiamo festeggiare la fine delle medie con un’impresa epica.

È da tre giorni che vedo Pinna Mozza al palo davanti alla darsena. Un’ombra a filo d’acqua. Il persico trota più grande della Storia.

Ci tuffiamo dal pontile e nuotiamo fino alla darsena, costeggiando il muretto. L’acqua è fredda e limpida. Ci fermiamo sul masso piatto, sotto l’acqua di pietra. Studiamo gli ultimi dettagli. Dobbiamo sbrigarci, fra un po’ c’è Italia-Polonia, l’esordio della nazionale al mondiale di Spagna. Un cenno e ci tuffiamo. Sotto di noi il fondo di pietra scompare in un verde cupo. Nuotiamo una accanto all’altro, io e Brando.

Un colpo di coda e Pinna Mozza scompare nel buio sotto di noi. Io e Brando ci guardiamo increduli. Abbiamo mancato quel colosso da un metro di distanza, da non credere.

«Ci provo io» dice Brando, e va giù a candela.

Dieci secondi.

Venti.

Brando non viene su. Nessun problema, lui è più resistente dei lucci. C’ha le branchie da qualche parte, l’ho sempre pensato.

Quaranta secondi.

Cinquanta.

Troppo, anche per lui.

Prendo il respiro e torno giù.

Giro intorno alla base del palo e all’albero sommerso. Sotto di me, la strada sul fondo scende verso il largo e scompare nel buio.

Dov’è Brando?

Un banco di alborelle mi schizza davanti alla faccia.

Vengo su. Forse ha sentito il battello passargli vicino ed è riemerso a riva.

Mi tolgo la maschera e lo cerco tutt’intorno.

Non c’è.

Urlo il suo nome.

Il Cigno spinge i motori al massimo e riparte.

La corrente dell’elica mi porta lontano e io urlo ancora il suo nome.

Brando è rimasto sotto.

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Mauri è convinto che Brando non sia morto, ma che sia scomparso, anzi, che si sia nascosto per fare uno scherzo. Gli sembra impossibile che sia annegato davvero, anche se tutti gli ripetono di accettarlo e basta. C’è qualcosa che proprio non gli torna e continua a sfuggirgli. Nei giorni seguenti, lentamente la vita ricomincia a scorrere con il suo ritmo indolente da mezza estate tra giochi inventati al momento, gare di nuoto, battute di pesca, primi baci e partite di pallone improvvisate nella piazza. Poi cominciano a comparire dei bigliettini con messaggi che solo Brando poteva conoscere. E la firma sembra proprio la sua, stessa calligrafia.

L’ombra del dubbio si insinua nei pensieri e gonfia il petto di speranza tra gli amici, spingendoli oltre quello che è consentito, oltre quello che avrebbero pensato mai di riuscire a fare.

Avventura, mistero e amore si intrecciano nelle notti d’estate del 1982, mentre l’Italia si sta facendo grande una partita dopo l’altra, fino alla storica finale.

 

Il ponte dei cani suicidi

di Daniele Nicastro per la casa editrice Pelledoca

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

Martino abito nel borgo antico del paese. La famiglia Bosonin si è trasferita poco prima che lui iniziasse le scuole medie e i suoi genitori ripetono sempre che lo hanno fatto per evitare il caos della città e respirare l’aria di montagna. Ovviamente lui non se l’è mai bevuta. Sono andati lì per colpa sua e sempre per colpa sua, la madre a lasciare il lavoro dei suoi sogni: fare l’editor ovvero quell’inseparabile spalla di autori e autrici che, con il suo aiuto, realizzavano storie memorabili.

Il borgo è attraversato da quattro viuzze: la prima scende verso il quartiere popolare, la seconda si allarga abbastanza da far passare le auto, la terza è fatta di scalini, infine la quarta è tutta di ciottoli disconnessi che diventano un ponte di pietra vecchio di duemila anni.

Il ponte fa da sfondo a ogni immagine. A Martino, però, non piace nulla di quel ponte: la forma, l’odore, quell’aria minacciosa che lo mette a disagio. Forse per la macabra leggenda che lo ha reso famoso o perché persino di giorno riesce ad assumere un’aria spettrale, come se la luce non osasse sfiorarlo.

Martino ha tredici anni ed è sordo da quando ne aveva otto. Da quel momento, aveva iniziato ad avere la sensazione di essere seguito da una strana presenza. E, ormai, la percepisce ovunque. In casa, nei vicoli angusti del borgo vecchio o nella scorciatoia dell’orto botanico. Una volta, mesi fa, si è sentito spiato in camera sua mentre leggeva sdraiato a pancia in giù: occhi appuntiti sulla nuca, vibrazioni e vuoti d’aria improvvisi, come se qualcuno gli stesse passando velocemente dietro la schiena. Ovviamente, quando l’aveva detto a sua madre, era finito da uno specialista. Alma: più che una madre è un concentrato di tante cose: cuoca, lavatrice, andiamo alla visita, ubbidisci, copriti bene che fa freddo, non correre che sudi e ricordati di mettere in carica le protesi acustiche altrimenti sai come finisce. Iperprotettiva ai massimi livelli.

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Ma c’è una leggenda, la leggenda dello Sfregiato, il capo dei cani vaganti. Si dice che i cani vaganti siano figli o nipoti di cani abbandonati che hanno perso il contatto con l’uomo. Pertanto, si procurano da mangiare senza l’aiuto di nessuno, come predatori selvatici. È sempre stata solo una leggenda alla quale nessuno dava troppo credito. Ma in paese i cani hanno iniziato a gettarsi dal ponte, il Ponte del Diavolo. Non c’è modo di evitarlo, sembrano non esserci connessioni, né spiegazioni. I randagi sono stati i primi, poi è arrivato il turno dei cani domestici. Giulia, Edo e Giorgio hanno visto i loro cani buttarsi giù dopo una folle corsa.

È lì che vede la creatura Martino. Un vortice di tenebra si allarga i piedi del ponte. Le ombre convergono in prossimità della luna roccia, si agitano, si con torcono su sé stesse. D’improvviso emerge il contorno di una creatura con denti e artigli affilati. Il muso e la gola sono solcati da cicatrici profonde. I peli del collo puntano al cielo come gli aculei di un istrice.

Sta ferma.

Respira.

Osserva. Dal profondo di due orbite vuote. Pozzi di oscurità.

Martino vorrebbe chiedere alla creatura se è lei che lo segue, ma le parole sono macigni in gola. Troppo pesanti. E poi quella creatura non può esistere, deve essere frutto della sua immaginazione: se ne andrà appena finirà di agitarsi. In quel momento il mastino muove gli artigli sulla pietra e la testa del ragazzo viene invasa da un orribile stridio di unghie. Come è possibile? Le protesi sono ancora nella custodia. E la custodia è ancora chiusa nella sua mano. Martino sente qualcosa che gli si agita, dentro. Deve andarsene, fuggire più lontano che può. Allora perché non riesce a muoversi? Perché ha i piedi ancorati al terreno? Il suo corpo non risponde a nessun comando. Intanto il crepitio di unghie continua per quello che gli pare una dolorosa eternità. Poi, ad un tratto, qualcuno pronuncia una parola. Martino. Il suo nome chiaro e distinto.

«Che vuoi?» chiede, il cuore che martella.

Sono venuto a prenderti.

Gli argini del torrente tremano, sassi e detriti ruzzolano in acqua e una transenna al fondo della piazza si ribalta per terra. Quel mostro sembra vivo reale almeno quanto lui. E lo sta aspettando, anzi è venuto a prenderlo.ma allora perché non è ancora fuggito?

Ti sei bloccato? chiede la creatura.

Una raffica di vento sfreccia da sotto il ponte lo investe, scompigliandogli i capelli. Il terreno palpita sotto le scarpe.

Ti sei bloccato, Martino?

La voce di risuona potente nella scatola cranica.

«Ehi, ti sei bloccato? Martino!»

Dal nulla emergono gli occhi celesti di Serena.

Serena sembra essere l’unica a non aver paura di andare a fondo della vicenda, ma nessun adulto le crede, a parte sua nonna Elvira, una Walser che conosce le più antiche leggende e tradizioni, anche quelle più oscure.

Martino è spaventato, arrabbiato e deluso per il senso di impotenza che lo blocca. Riesce a sentire il ruggito cavernoso della creatura che echeggia nella valle e lo chiama a sé. La voce ha il timbro di ossa rotte, non somiglia a nessun’altra cosa che abbia mai sentito. O immaginato. E dice “Non. Ci. Provare”.

Una storia che dialoga intimamente con il lettore, mettendo subito le cose in chiaro: il punto non è non avere paura, ma andare avanti nonostante la paura.

Le paure non provengono solo dall’esterno, sottoforma di nemici, ma anche dall’interno: la paura di affrontare il mondo e l’ansia di non sapere quali effetti i cambiamenti avranno su di noi e sulle persone a cui vogliamo bene può schiacciarci e costringerci a vivere la vita in un angolo, nella speranza che nulla ci colpisca, ci ferisca, faccia del male ai nostri cari.

I primi mesi senza poter sentire, Martino guardava i ragazzi correre verso la scuola chiedendosi cosa ne sarebbe stato di lui con un corpo fallato. Sarebbe cambiato qualcosa con i suoi amici? Sarebbe stato preso in giro? O peggio, compatito? Poi c’erano i suoi genitori. Li sentiva che litigavano fino a tardi dopo averlo mandato a letto. E se uno dei due se ne fosse andato? La colpa sarebbe stata sua. Da quando Martino però riesce a vedere le sue paure nella voce della creatura c’è qualcosa di diverso. Un tremore.

Eh sì, non c’è un altro modo: per affrontare le proprie paure, bisogna avere il coraggio di guardarle in faccia. Ed è in quel momento che Martino capisce che può farcela.

 

La casa del contrabbandiere

di Hannet Huizing, con la traduzione di Anna Patrucco Becchi per la casa editrice La nuova frontiera Junior

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Se avessi saputo già allora che avevo un nonno, sul serio! Tuttavia lo venni a sapere solo il giorno in cui morì. O meglio il giorno dopo, il due gennaio.

Io e mio padre dovevamo smontare l’albero di Natale. Stavamo sbrogliando il filo con le lucine, quando il cellulare di mio padre si mise ad abbaiare. Mi avevano sempre detto che mio padre e mia madre erano orfani, che avevano perso i loro genitori quando erano giovani. Mi avevano mentito. Avrei voluto dire qualcosa, ma mia madre mi aveva zittito. L’avevano fatto per proteggermi, aveva detto mia madre. Ma in che modo?

«Molto semplice. È stato un uomo terribile. Per noi non esisteva più. In sostanza questa è un po’ tutta la storia». Tutta la storia? Sì. Mio padre non intendeva rivangare il passato.

Almeno l’avrei conosciuto il giorno del funerale.

«Non ci sarà nessun funerale. Ha donato il proprio corpo alla ricerca scientifica. Adesso starà da qualche parte all’università, in una cella frigorifera».

Feci di tutto per non immaginarmelo. Quindi se avessi studiato medicina, avrei finito per incappare in mio nonno. Che schifo! Be’ tanto non volevo fare il medico.

«A proposito» aggiunse mio padre «abbiamo un’eredità. Abbiamo ereditato la casa in Brabante».

Non ne parlammo più. Di mio nonno. Della casa. Due mesi dopo, però, qualcosa cambiò.

Tutto cominciò con un messaggio di mio padre. Se potevo tornare a casa SUBITO, perché volevano parlarmi di una cosa.

«Traslochiamo? Cosa significa? Io non voglio assolutamente traslocare. Non voglio andarmene da qui».

Mio padre guardò mia madre e poi di nuovo me. «Provvisoriamente andremo a Orpel».

«A Orpel? In Brabante? Nella casa del nonno? Ma è lontanissimo!»

Mio padre iniziò ad elencare i vantaggi. Davvero, in momenti così ci vorrebbe un fratello o una sorella per guardarsi e alzare gli occhi al cielo.

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Alcune persone hanno un’infanzia felice e altre no. Sono cose che succedono.

Il nonno di Ole era un fabbro e tutto il giorno lavorava in officina. In casa aveva trovato delle casse di legno con dentro degli aggeggi, strane cose di ferro a quattro punte.

Piedi di corvo. I contrabbandieri li spargevano a centinaia per strada, in modo da tenere alla larga i doganieri. Se si butta un piede di corvo per terra, case sempre con una punta in alto.

Ecco perché quella casa la chiamavano Casa del piede di corvo.

Ecco che cos’era il nonno. Un contrabbandiere.

Contrabbandiere di burro. L’oro grasso, lo chiamavano un tempo. Nel secondo dopoguerra in Olanda c’era una montagna di burro. In Belgio invece era l’opposto. Se tutto quel burro olandese a basso prezzo arrivava sul mercato belga, i contadini non avrebbero guadagnato più niente. Il governo olandese e quello belga si accordarono: se volevi esportare burro olandese in Belgio, dovevi pagarci un bel dazio sopra. I contrabbandieri avevano fiutato il modo di fare soldi: compravano il burro a basso prezzo e lo rivendevano al doppio. Ogni anno milioni di chili di burro finivano in Belgio. Ci guadagnarono un sacco di soldi. Ma chi erano i contrabbandieri? Chiunque vivesse vicino al confine. E se non contrabbandavi eri un vigliacco. Oppure un doganiere. I doganieri erano impiegati della dogana che davano la caccia ai contrabbandieri. Ci fu una vera e propria guerra e ci furono anche dei morti.

Lasciarsi il passato alle spalle, metterci una pietra sopra. Ma certi segreti non si lasciano addomesticare e scalpitano nei cassetti dopo che sono rimasti rinchiusi troppo a lungo. “Le colpe dei padri non ricadano sui figli” si dice, perché niente è già scritto e non è tanto chi siamo, ma le scelte che facciamo la misura che può definirci. E per la famiglia di Ole è arrivato il momento di fare i conti con il proprio passato, riprendere in mano la penna e scrivere la propria storia. La storia della propria famiglia.

 

La prova 

Di Luisa Mattia, pubblicato dalla casa editrice Pelledoca

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Quel giorno c’erano suoni che rimbalzavano da un palazzo all’altro e sembravano voler inondare la piazza assolata. Voci ripetute, aspre, un susseguirsi di scalpiccii. C’era da immaginare che proprio lì, nel cortile della “Residenza Rose blu”, si fosse scatenata una acchiapparella. C’era chi scappava e chi gli andava dietro. Quello che scappava aveva paura.

Le voci si intrecciavano al dialogo della televisione del terzo piano: un poliziotto americano incalzava un uomo sudato, che correva su una strada ripida.

La ragazzina del terzo piano guardò il cortile. Vuoto.

Anzi no. C’era un andirivieni di gatti. Andavano tutti verso un angoletto polveroso, con una finestrella chiusa da una rete. Una mano di vecchia, lunga ed elegante, coperta da un guanto di merletto, legato al polso con un bottoncino di madreperla, sbucò dalla finestrella e allungo un piattino di carta. Era la mano de “la giudìa”, “la tedesca”. O “la matta”. O “la strega”.

La porta si aprì, poi si richiuse di botto. E c’era lui, un ragazzone impacciato, con un accenno di barba che lo rendeva buffo, lanciato per le scale. Saltò gli scalini a due a due come un canguro, impugnando un vecchio bastone da montagna che chissà dove aveva preso. E scappò.

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Nelle prime due pagine, con un ritmo serrato e incalzante siamo già nel cuore della storia e abbiamo conosciuto i personaggi principali. La tedesca, Else Cohen, i capelli bianchissimi raccolti in una crocchia, i guanti, le calze color avorio e le scarpe di vernice. Lillo, un bambino nel corpo di un ragazzo, il viso bello, potevi fargli fare tutto quello che volevi a Lillo, tanto non se ne accorge. Tanto gli scemi non hanno sentimenti. O sì? Serena, anche per lei Lillo è sempre stato “lo scemo”, niente più di un giocherello. E ci sono anche Cristiano e Marchetto, due giovani senza regole, che hanno già perso la capacità di sognare e immaginare un futuro più luminoso.

La tedesca è caduta nel fiume e per lei non c’è stato più niente da fare. C’erano Lillo e Serena in riva al fiume, Lillo scappava e Serena usciva dall’acqua annaspando. Dall’altra parte del fiume Cristiano e Marchetto avevano visto tutto: l’avevano vista bene, era caduta era caduta nel fiume la strega. Per un po’ aveva provato a tenersi a galla, ma poi s’era incantata, era diventata ferma come il gesso, gli occhi fissi. Se ne era andata giù. E amen.

Non è solo un thriller investigativo, ma una storia che ha radici lontane e si porta addosso un carico di dolore, frutto di un silenzio colpevole, dell’indifferenza, dell’abbandono dei più deboli al loro destino. Siamo a Roma. È Estate. A Roma in estate si andava al fiume per rinfrescarsi, si mangiava la grattachecca e si faceva il bagno. Anche allora la città in estate si svuota, ma non del tutto. La vicenda si svolge negli anni 70, ma va ancora più indietro nel tempo, negli anni delle persecuzioni e delle leggi razziali. Quest’anno ricorrono gli 80 anni del rastrellamento del ghetto di Roma: il 16 ottobre del 1943 in 1259 – 689 donne, 363 uomini e 207 bambini – furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni, a lasciarsi alle spalle tutte le cose e i ricordi di una vita.

A indagare sulla morte di Else Cohen è il giovane Maresciallo Nebbia. È la sua prima indagine. È si trova seduto nella cucina di casa Innocenti cercando di capire da che parte cominciare a parlare con Lillo, che non si decideva a guardarlo. Forse Lillo l’aveva spinta alla tedesca, l’aveva spinta e magari neppure la guardava mentre moriva. Perché era scemo, Lillo, e magari non aveva tutti i sentimenti. Il personaggio di Lillo è complesso e non tutti, forse solo il maresciallo Nebbia, riescono a apire come funzioni per poter parlare, per poter ascoltare, per potersi mettere nei suoi panni. Ma piano, piano questo atteggiamento comincia a cambiare. Nonna Ida dice: “Quello ha poco cervello” e aggiunge “ma il cuore non gli manca. A noi, che la testa ci funziona, certe volte mi pare che il cuore ci funzioni poco. È come un bello addormentato”

La Prova è un “giallo” ma un tantino disobbediente alle regole. Oltre a svelare il mistero, pagina dopo pagina, la storia toglie il velo davanti agli occhi di ogni personaggio, alla ricerca della compassione, di quella capacità di entrare nella sofferenza degli altri, senza giudicare, sentendosi parte dell’umanità e della vita. Un caleidoscopio di esperienze che si intrecciano tra di loro, all’inizio in modo indecifrabile e poi così saldo da non poter essere divise.

5 libri di brividi e misteri per 8-10 anni da leggere questa estate

5 libri di brividi e misteri per 8-10 anni da leggere questa estate

In questa nuova Guida alle letture estive dedicata ai lettori e alle lettrici 8-10 anni parliamo di storie che indagano misteri o fanno venire i brividi.

Storie di lupi mannari, mostri, vampiri o creature paurose esistono da sempre, e da sempre noi li guardiamo con coinvolgimento e un brivido di piacere: come mai?

È il piacere di confrontarsi con l’ignoto senza affrontarlo che esercita un certo fascino, poiché viene depotenziato dalla sua pericolosità. Quando leggiamo un libro sappiamo che quello che stiamo “vedendo” non è reale, benché la storia sia così realistica da farci entrare nei panni del protagonista.

Una specie di “paura controllata” che ci è utile per metterci alla prova ed affrontare le nostre paure, quelle vere e proprie. Per sognare non serve chiudere gli occhi, basta cominciare a leggere una storia.

Ecco l’elenco delle Guide già pubblicate:

Per questa Guida alla lettura dei libri di brividi e misteri abbiamo preparato un segnalibro per lettori e lettrici coraggiosi che ti regaliamo insieme all’acquisto del libro, sia in libreria, che nello shop. Puoi anche scaricarlo qui e stamparlo a casa.

In più, per ogni titolo trovi:

  • Traccia audio da ascoltare;
  • Breve descrizione della trama, dell’ambientazione e dei personaggi principali;
  • Foto dell’interno.

Cominciamo!

La banda della zuppa di piselli. Il segreto di Lina

Di Rieke Patwardan con le illustrazioni di Regina Kehn e la traduzione dal tedesco di Valentina Freschi per Emons

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Vi ricordate di Nils ed Evi? Di come quei due abbiano fondato una banda e di come questa banda avesse il proprio covo a casa dei nonni di Nils, dove la nonna cucinava sempre dei deliziosi pranzetti, di come poi, tutto ad un tratto avesse smesso iniziando ad acquistare ogni giorno barattoli su barattoli di zuppa di piselli e di come, tutto questo avesse a che fare con l’arrivo di Lina, una bambina rifugiata, arrivata in Germania dalla Siria?

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Lo abbiamo scoperto nel primo volume di questa serie, La Banda della zuppa di piselli. Il mistero della nonna. La storia della loro banda ci ha fatto conoscere da vicino la guerra, la paura e le speranze di chi scappa e di chi accoglie in un gioco di indagini ed enigmi da detective. Giocando si può imparare una lingua straniera, si può imparare l’empatia e il rispetto per gli altri, si può imparare ad avere fiducia. Giocando si cresce. E non si dovrebbe mai smettere di giocare.

In questa nuova storia la banda ha un nuovo covo e un nuovo caso: chi è il ragazzo della foto di Lina? Perché Lina si comporta in maniera tanto misteriosa? E perché continua ad arrivare tardi a scuola? Quanti segreti e frasi non dette.

Spiare qualcuno, interrogarlo o seguirlo senza dare nell’occhio sono tutte cose che un vero detective deve saper fare, ma quando si tratta di un amico o di un’amica cambia tutto. Come la mettiamo con la fiducia? Quand’è che arriva il momento di smettere di indagare e si inizia a parlare?

La guerra separa le famiglie, fa perdere le tracce, come il vento alimenta la fiamma, cuori spezzati custodiscono ricordi e mormorano frasi come preghiere, raccomandazioni alla propria anima e a quella dei propri cari, per restare vivi, per non dimenticare, per riabbracciarsi. Alle volte i desideri, soprattutto quelli più brillanti sono anche quelli che più ci spaventano e ci preoccupano.

C’è una bellissima frase di Antoine de Saint-Exupéry: fate in modo che i vostri sogni divorino la vostra vita così che la vita non divori i vostri sogni. Ecco. Il segreto di Lina, è tutto racchiuso qui. Spetta a Nils ed Evi, e anche a voi, riuscire a comprenderlo.

Villa Mannara

di Laura Orsolini pubblicato per la casa editrice Pelledoca.

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Mi chiamo Federico.

Sono alto, biondo, riccio. Tutti dicono che ho dei bei capelli, ma a me non piacciono. Allora li blocco con il gel tenuta extrastrong per farli sembrare dritti. Non li voglio i capelli ricci perché li aveva mio papà che è morto l’anno scorso. Come un cretino. L’hanno investito con una macchina. Non ho più voglia di scrivere, mi metta pure un brutto voto.

È il primo giorno di scuola media. Federico Rossi arriva pedalando una MTB viber rossa con la vipera nera disegnata sulla canna. Era l’ultimo regalo che aveva ricevuto dal padre, qualche giorno prima dell’incidente che gliel’aveva portato via. L’avevano costruita insieme, pezzo dopo pezzo, dalle ruote fino ad ogni singolo ingranaggio. I pomeriggi trascorsi fino a sera nel capanno degli attrezzi, fianco a fianco, erano stati i più belli della sua vita. C’era voluto del tempo, c’era stato qualche piccolo intoppo, ma alla fine ce l’avevano fatta. Ci erano riusciti insieme, per questo quella bicicletta era tanto speciale. Speciale unica, proprio come il suo papà.

Io sono Driss. Quando dico agli altri come mi chiamo, tutti rispondono: «Eh?» e mi chiedono di ripetere. Eppure non è difficile da capire. Driss. Mi chiamo Driss e il mio nome mi piace. Vivo in questo paese da sempre, ma i miei genitori si sono trasferiti qui quindici anni fa dal Marocco. Non ci sono mai stato, in Marocco. Mio padre non ci vuole più tornare, non lo so perché. Ho undici anni, i capelli neri e una bicicletta di seconda mano, quella vecchia di mio fratello, che a sua volta l’aveva presa usata da non so chi, su internet. Mi piacerebbe avere una bicicletta nuova, bianca con le strisce nere o anche di un altro colore. Ma non si può, non girano tanti soldi in casa e bisogna accontentarsi. Mi piace giocare a calcio e leggere, vado sempre in biblioteca e prendo tutti i romanzi che mi ispirano. Scelgo in base alla copertina. Voglio diventare uno scrittore, un giorno. Io sono bravo, imparo in fretta e studio molto. Ce la posso fare e sul mio libro scriverò in alto, in grosso, il mio nome al posto di quello dell’autore. Scriverò gialli. Mi piacciono i misteri. Questo è il primo giorno di scuola delle medie e non mi sta piacendo un granché. Per ora nessuno mi ancora rivolto la parola. Speriamo migliori.

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Le prime due settimane di scuola trascorrono velocemente per Federico e Driss che cominciano ad ambientarsi e a fare amicizia. Driss era l’unico che rivolgeva la parola a Federico. Passavano insieme l’intervallo mangiando cracker e guardando il mondo fuori dalla finestra e i pomeriggi in giro in bicicletta in cerca di campi dove giocare a pallone. Quello più bello l’hanno chiamato Maracanã, come lo stadio più bello del mondo, ma è dall’altra parte dello stradone, in una parte della città che mette i brividi.

Un giorno, proprio mentre stavano scavalcando il muro di cinta della villa al di là del quale era finito il pallone, una luce all’interno della casa si accese. Una donna anziana con i capelli grigi legati in una crocchia sulla testa e gli occhi iniettati di sangue apparve sulla soglia. Guardò attentamente il giardino nella direzione dei due amici, come se avesse percepito la loro presenza. Dopo qualche minuto tornò in casa, raccolse un grosso sacco nero della spazzatura e lo trascinò fuori dalla porta. Poi prese una pala e iniziò a scavare. Raccolse il sacco della spazzatura, che trascinò a fatica sull’orlo e lo fece cadere dentro la fossa.

Era lei. La strega dell’incubo. Federico aveva già visto questa scena e, come allora, era immobilizzato dalla paura, con il cuore che batteva a mille, sudato dalla testa ai piedi.

Tutto frutto della sua fantasia? Forse no. La vecchia stampa locale è piena di articoli di cronaca sulla villa: molti la conoscono come “la casa grigia” o “la casa delle streghe”. Tutto ebbe inizio verso la fine dell’800. Una sera il padrone di casa, rientrando, si trovò di fronte a una scena raccapricciante: la giovane moglie era morta e la figlia scomparsa. A seguito di questo terribile evento lui si suicidò. Tutti coloro che avevano abitato successivamente la villa erano scappati per via degli strani rumori che la notte non lasciavano dormire nessuno. Storie macabre riguardavano anche i dintorni della zona: corpi accoltellati e colpiti furiosamente, delitti irrisolti, ululati agghiaccianti.

Il passato sembra bussare di nuovo alla porta della villa: cosa c’entra ora la sparizione di una vecchia signora di novantadue anni? Chi può aver rapito una vecchia signora? Perché? Ma soprattutto, chi è quella donna? Federico e Driss iniziano le loro indagini segrete, un po’ per gioco, un po’ per curiosità, finché loro stessi vengono rapiti, rinchiusi in una baracca nel fitto della boscaglia mentre fuori la pioggia sferza l’aria di una notte senza luna.

Un mix di terrore e adrenalina, coraggio e timore per una storia che ci tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, ma che ci fa anche meditare sulla parola fiducia e di quanto sia importante avere un amico sul quale poter contare veramente.

 

Le Grandi storie horror. Nel castello di Dracula

Di Naïma Murail Zimmermann, con le illustrazioni di Caroline Hüe e la traduzione dal francese di Emmanuelle Caillat pubblicato per la casa editrice Gallucci.

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Adam sapeva che tutti lo trovavano strano. E sapeva anche il perché. Ma non era colpa sua se gli piacevano le storie horror. Sofia, sua sorella, continuava a dirgli che per risolvere tutti i suoi problemi doveva soltanto fare un piccolo sforzo e sembrare normale. Non era così difficile, ma Adam non sapeva fingere e comunque non era così sicuro di volere amici che lo avrebbero accettato solo se avesse cambiato gusti o personalità.

Quel giorno era appena uscito da scuola. Si guardò attorno, poi prese la strada di casa cercando di non farsi notare. La zona pedonale del centro città era occupata da un mercatino delle pulci. Non fece caso alle bancarelle finché non passo davanti a quella di una vecchia signora con un vestito a fiori gialli. Portava un largo cappello di paglia calato su un enorme chioma rossa fuoco che le scendeva fino a metà schiena. La donna vendeva libri, ma non libri qualsiasi. Adam non aveva mai visto così tanti libri di paura messi insieme, tranne che nella libreria di camera sua! Incuriosito, Adam allungò la mano per prendere un libro dal titolo scritto a lettere oro su una copertina di pelle nera “Le grandi storie horror”.

Appena fu a casa lo aprì e saltò qualche pagina per arrivare la prima parte, “Gli eroi della paura”. Ma quando voltò pagina per cominciare a leggere, dal volume fuoriuscì una coltre di fumo nero che riempì la stanza attraversandola come un tornado. Poi, all’improvviso, non vide più nulla. D’istinto Adam chiuse gli occhi. E quando li riaprì non era più in camera sua. Si trovava in una stanza molto umida con le pareti il pavimento in pietra. Il volume Le grandi storie horror era scomparso.

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Adam è quel compagno di classe considerato strano e allontanato da tutti. Il suo rifugio sono i libri, la sua passione le storie di paura. Ha letto tutti i classici horror, così, gli sembra di riconoscere il castello nel quale, lui e il suo coniglio Oscar, che nel frattempo è diventato un coniglio parlante, sono stati catapultati. Un castello abbandonato e immenso! Immenso, freddo e buio.

Percorrendo i corridoi si ritrovano davanti a una strettoia che termina su una porta socchiusa. Oltre, un vasto salone con un forte odore di cantina. Decine di casse di legno chiuse erano sparse un po’ ovunque e, in fondo alla stanza, c’era una bara aperta. Conteneva uno spesso strato di terra sul quale era sdraiato un uomo. Aveva i capelli grigi, un furto paio di baffi e la pelle cerea. Stava immobile con gli occhi chiusi, eppure non sembrava morto. Forse addormentato.

Ma chi mai potrebbe dormire in una bara, se non…Sì, avete capito bene, un vampiro! Ma lo stupore di Adam si fa ancora più grande quando davanti ai suoi occhi compare Jonathan Harker, protagonista del romanzo di Bram Stoker, l’uomo che uccideva Dracula! Adam sapeva di trovarsi davanti all’eroe di uno dei più grandi libri horror di tutti i tempi e si sentiva come un fan che incontra il suo attore o cantante preferito. Ma cosa ci faceva intrappolato nel castello? Non è così che doveva andare la storia. Sembra quasi che ci sia lo zampino, anzi la mano, di qualcuno con l’intenzione di riscrivere la storia di Dracula. Adam e Jonathan sono prigionieri e quando calerà la notte le donne vampiro arriveranno a succhiare il loro sangue. Non c’è via di scampo. A meno che non abbiano un piano. E loro ce l’hanno. Oh sì che ce l’hanno.

Per sognare non serve chiudere gli occhi, basta cominciare a leggere una storia e, per fortuna, c’è qualcuno che veglia sui mondi delle storie, sono i Maestri dei libri, e anche tu puoi diventare custode di storie fantastiche. Allora, che dici, apriamo questo libro?

 

Le avventure del giovane Lupin. Caccia al dottor Moustache 

di Marta Palazzesi pubblicato per la casa editrice Salani

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Rubare è sbagliato, dicono tutti.

Non se lo fai per i motivi giusti, dico.

Soprattutto se hai undici anni, vivi in uno degli orfanotrofi più squallidi della città e sei l’unico in grado di scassinare la serratura della dispensa.

Era la notte di Natale del 1886. Io e i miei compagni di sventura, una ventina di bambini tra i quattro e gli undici anni, ci eravamo stesi nelle nostre brandine tormentati dai morsi della fame. Anche quella sera ci era toccata la solita zuppa insipida accompagnata da un pezzo di formaggio duro. Mentre ero rannicchiato sotto la coperta, fantasticavo sui mille modi in cui mi sarebbe piaciuto farla pagare a Madame Générouse, la direttrice dell’orfanotrofio.

Rapido e silenzioso come un gatto, scesi al piano inferiore e attraversai l’atrio dell’orfanotrofio. Una volta in cucina sgattaiolai fino alla dispensa, uno stanzino che la cuoca, la burbera Madame Lipp, chiudeva a chiave tutte le sere. Povera illusa, una serratura non mi avrebbe fermato!

Senza fare rumore chiusi la porta della dispensa, mi voltai e… Un manrovescio mi colpì in pieno viso. Madame Générouse mi gettò a terra e il suo frustino si abbatté sulle mie gambe, lasciandomi due lunghe striature violacee.

«Non azzardarti a muoverti o ti spello vivo!» Poi si rivolse al marito. «Vieni a tenere a bada questo delinquente. Voglio contare i soldi di persona. Sai che non mi fido di quello».

Léon iniziò a scalciare, cercando di liberarsi dalla presa di Monsieur Fraude. «Lupin! Aiutami! Non voglio sparire anche io!»

Madame Générouse lo raggiunse e lo trascinò fuori dalla cucina.

«Lasciatelo» gridai. «Lui non ha fatto niente! È colpa mia! Prendete me!»

Monsieur Fraude mi venne incontro brandendo il frustino della moglie.

«Smettila di fare tutto questo baccano! Arriveranno i gendarmi! Ci farai arrestare!»

Spalancai la porta della dispensa e afferrai un vaso di burro, frantumandolo sulla fronte di Monsieur Fraude. «Aaaah!» Ululò lui cadendo a terra.

Io non persi tempo: corsi fuori dalla cucina per cercare di raggiungere Madame Générouse e Léon, ma erano già usciti in cortile, e la porta di accesso era chiusa a chiave.

Inizia a colpire la piccola finestrella di vetro della porta, attraverso la quale vedevo Madame Générouse parlare con un uomo avvolto da un lungo mantello scuro. Indossava dei guanti bianchi e in testa calzava una tuba lucente. Per un istante, solo per uno, riuscii a scorgere il viso dell’uomo, notando i suoi folti baffi neri. Poi Monsieur Fraude mi afferrò per un braccio, trascinandomi nell’atrio.

Nevicava senza sosta da due giorni. Un gelido strato bianco copriva strade, marciapiedi e palazzi, e aveva trasformato gli alberi in tanti scheletri ghiacciati. Guardai la direttrice con aria di sfida, i pugni chiusi e il mento alto. Poi, senza una parola, uscii dall’orfanotrofio così com’ero, in pigiama, affondando i piedi scalzi nella neve.

Madame Générouse continuando a sorridere, mi chiuse la porta in faccia, convinta di avere vinto, convinta che la fame e il freddo mi avrebbero ucciso entro l’alba.

Si sbagliava.

Gettarmi in strada fu il più grande regalo di Natale che avrebbe potuto farmi. Perché è così che ebbero inizio le mie avventure.

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Parigi diventa la casa del piccolo Lupin, in particolare la Forca, il palazzo più malfamato della città, in una ripida viuzza fiancheggiata da una vigna incolta tra le piazzette di Montmartre. E i suoi abitanti diventano la sua famiglia. Un nugolo di bambini scalzi e vocianti, una veggente, un falsificatore di biglietti teatrali, una giovane coppia di ladri. Ladri, come Lupin. Un ladro per bene. Un ladro che ruba solo ai ricchi e condivide con i poveri.

Per questo Clarisse e Cyrano si rivolgono a lui, perché Cyrille è sparito e l’ispettore Ganimard non ha interesse a indagare, perché alla fine a chi interesse di un domatore e di una gitana?

Nemmeno Lupin all’inizio sembra così interessato, ma un c’è un particolare che non passa inosservato: il rapitore ha lasciato una firma.

Gli incubi di Lupin tornano a galla con l’eco delle parole di Léon in quella notte maledetta: Lupin, aiutami! Non voglio sparire anche io!

Dei baffi neri. Questo voleva dire solo una cosa: il Dottor Moustache era tornato.

Una storia che non piò essere sintetizzata perché deve essere letta, tutta in un fiato: un susseguirsi di azioni, inseguimenti e fughe, omicidi mai svelati, incendi misteriosi, in mezzo a bische clandestine, diamanti sfaccettati, un dipinto della regina Maria Antonietta, una bomba che sta per far saltare in aria la città e uccidere centinaia di innocenti.

 

Il bosco di Bruno

Simona Morani, pubblicato per la casa editrice Giunti

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

Io e il “mostro” incrociamo le nostre strade in una rigida notte di marzo del ‘45. Ancora non sapevo che quell’animale selvaggio e bisbetico sarebbe stato la mia unica indesiderata compagnia per molte settimane, ma soprattutto non potevo immaginare che il suo ricordo sarebbe rimasto scolpito nella mia anima per tutta la vita.

Chissà se le cose sarebbero andate diversamente se non l’avessi incontrato. Forse oggi non sarei qui raccontare, ma affinché comprendiate tutta la storia, non posso che iniziare parlando della guerra e di una lunga notte di brividi e gelo.

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Scansato e protetto dei grandi che da quando è orfano lo trattano come una bambola di porcellana, deriso dai piccoli, che gli danno del “mammone”, anche se lui la mamma non ce l’ha più, perché troppo secco, per via delle orecchie a sventola, perché dimostrava meno della sua età. Per togliersi tutti dai piedi Bruno se ne andava lassù, sulla collina.

C’era la guerra, non solo al fronte dove combattevano i soldati, ma negli animi: era nelle parole apprensive sussurrate sottovoce dai grandi, nella morsa invisibile che cingeva la testa e lo stomaco, era nell’amaro in bocca che impediva sorrisi sinceri. La pace Bruno non l’ha mai conosciuta, ma la immagina proprio come la sua collina: come la natura che sonnecchia tranquilla, luminosa, accarezzata da infinite coperte di neve. La immagina come un tempo sospeso. Come quello trascorso nella vecchia legnaia.

Doveva essere una giornata di festa, il matrimonio di Lia, sua sorella, da celebrare senza dare nell’occhio, la famiglia riunita, ma in gran segreto. Invece sono arrivati i tedeschi portando lo scompiglio generale di chi scappa e di chi urla, gli spari in aria. Bruno viene portato in un rifugio sicuro con la promessa di essere recuperato al più presto.

Un tempo sospeso. Rotto dal rumore di un ramo spezzato, dall’ululato delle ombre nere che appaiono e scompaiono in un gioco di strane forme, da un odore pungente e selvatico, dal il rumore di unghie a grattare il pavimento. Lì, a una spanna di distanza, un muso spaventosamente digrignato, un grosso naso nero sporco di fango, denti aguzzi, occhi socchiusi dallo sguardo crudele.

Lo sai di che cosa si tratta? Della paura. La paura che ti fa vedere cosa che non esistono. Oppure di un tasso. Non una terrificante creatura delle tenebre, ma un animale solitario che vaga silenzioso nella radura. Se non digrigna i denti può avere un aspetto quasi simpatico.

La sofferenza più grande per Bruno però è essere tenuto all’oscuro di ciò che succede. Per questo motivo questo racconto è tanto prezioso, perché parla, senza segreti né omissioni, di un lato oscuro della storia recente del nostro paese. Una storia che fa parte dell’album dei ricordi di ogni famiglia, che ha cambiato il modo di vivere, di pensare, di amare di uomini e donne: scegliere di conoscerla e di raccontarla significa rispettare e celebrare il sacrificio di ha conquistato la nostra libertà.

La guerra non sta soltanto nelle pagine dei libri, o nei discorsi politici, non è fatta solo di battaglia tra eserciti opposti a migliaia di chilometri di distanza, ma si insinua anche nella quotidianità delle persone, ed è fatta di piccoli gesti, di scelte personali, di idee espresse a parole o attraverso silenzi. La pace non è solo una parola dolce: è una cosa difficile da conquistare.

Bruno è solo un bambino, ma un bambino è una persona piccola solo per un po’. Poi diventa grande. E per Bruno il momento di diventare grande è arrivato: i tedeschi vogliono distruggere la centrale elettrica. Deve correre veloce, Bruno, avvertire gli altri e metterli in salvo, senza farsi scoprire.

Agire e collaborare: la storia di Bruno ci consegna queste parole. Perché nella vita, in qualunque situazione tu ti posa trovare, c’è sempre qualcosa che tu possa fare per cambiarla, anche quando significa contare sull’aiuto di qualcun altro.

Guida alle prime letture 6-7 anni

Guida alle prime letture 6-7 anni

In questa Guida alle letture estive parliamo dei libri per bambini e bambine 6-7 anni, che hanno appena concluso la prima o la seconda primaria.
Si tratta di un momento difficile, importante e bellissimo di ogni giovane lettore o lettrice.

Finora hanno fatto esperienza di lettura per lo più ascoltando leggere ad alta voce, sperimentando così tutte le sensazioni del lettore, accrescendo il desiderio dii leggere ancora, associando la lettura un momento di piacere e divertimento, di cura e di amore.
Leggere ad alta voce è fondamentale per aiutare i bambini a diventare lettori. Ti avevano detto.
Ed è vero. Ma leggere ad alta voce non insegna a leggere.

La lettura è un apprendimento esplicito: per riconoscere le lettere e decodificare il linguaggio scritto il bambino deve essere esposto direttamente a questo stimolo.
E imparare a leggere è uno dei processi più complessi che il nostro cervello possa compiere, può comportare un’enorme fatica e apparire come una sfida insuperabile.

Cosa puoi fare, allora, per incoraggiare alla lettura?

  1. Continua a leggere ad alta voce: continuare a leggere ad alta voce, anche a 6-7 anni e per l’intero percorso scolastico, significa far capire, con la tua presenza e la tua voce, che tu ci sei, sei lì ad affrontare insieme una difficoltà, a dimostrare come si può fare. Scegli testi con una struttura a capitolo o raccolte di racconti, con illustrazioni grandi e dettagliate, coinvolgenti e appassionanti.
  2. Scegli non solo libri “per”, ma libri “con” i bambini: circondare bambini/e e ragazzi/e di buoni libri li trasformi automaticamente in amanti della lettura. È probabile che se fino a quel momento un bambino non ha potuto liberamente scegliere, esprimere la propria opinione o avere a disposizione testi adeguati alle sue effettive possibilità, ai suoi interessi e alle sue passioni, invece di essersi appassionato alla lettura, sia scoraggiato e annoiato.
  3. Scegli prime letture adeguate alle competenze di lettura: i libri dedicati ai lettori e alle lettrici di 6-7 anni che stanno imparando o hanno appena imparato a leggere si chiamano “prime letture” e contengono una serie di accorgimenti editoriali e tipografici per facilitare i percorsi di lettura.
  4. Datti tempo e celebra ogni traguardo: leggere richiede tempo e anche molta attenzione e concentrazione. Ad ogni lettore deve essere data la possibilità di leggere nel rispetto dei propri tempi e delle proprie competenze di lettura. I traguardi vanno celebrati e non confrontati.
  5. Parla dei libri letti, condividi l’esperienza di lettura:conversare sui libri letti è il miglior modo per valorizzare l’esperienza di lettura.
    Non è una forma mascherata di interrogazione, ma un momento in cui ogni lettore e lettrice riceve la giusta attenzione e il giusto rispetto. Parlare dei nostri libri ci fa crescere come lettori critici più di ogni altra cosa.

Libri da leggere insieme ad alta voce

Leggere ad alta voce è fondamentale per aiutare i bambini a diventare lettori, ed è un errore pensare che sia necessario farlo solo nelle fasi iniziali, con gli albi illustrati, smettendo quando si inizia la scuola primaria “perché tanto ormai hanno imparato a leggere da soli”.

Continuare a leggere ad alta voce, anche a 6-7 anni e per l’intero percorso scolastico, significa far capire, con la tua presenza e la tua voce, che tu ci sei, sei lì ad affrontare insieme una difficoltà, a dimostrare come si può fare.

Che caratteristiche hanno i libri da leggere ad alta voce a questa età?

Struttura a capitoli, brevi, e non necessariamente connessi l’uno all’altro. Ampie e dettagliate illustrazioni. Storie divertenti e capaci di far immedesimare il lettore o la lettrice nelle scelte del protagonista. Sono libri più lunghi rispetto agli albi illustrati, che non si esauriscono in un’unica lettura, ma che preparano alla struttura del romanzo.

Ecco 3 libri da leggere ad alta voce per supportare e accompagnare nell’apprendimento della lettura autonoma:

Lotta Combinaguai

Lotta Combinaguai, di Astrid Lindgren con le illustrazioni di Beatrice Alemagna e la traduzione di Laura Cangemi: Lotta è una bambina di 5 anni, la più piccola della famiglia che abita nella casa dal tetto giallo che abita in via dei Vasai, ormai ribattezzata Combinaguai. Lotta è rumorosa, parla, canta, strilla e si arrabbia con i suoi fratelli se non la fanno giocare. Lotta ha spesso le mani sporche di terra o di fango, le ginocchia sbucciate e i capelli in disordine, perché per preparare le torte di fango giardino, giocare nella casa casa sull’albero o andare in bicicletta, è più importante (e divertente) che farsi bella. Lotta guarda il mondo con la meraviglia, lo stupore e l’innocenza dei bambini, decisa a provare cose e strade nuove, anche sbagliando, anche tornando indietro, anche chiedendo scusa. Lotta è circondata da adulti che le lasciano fare esperienze, con fiducia e serenità. Lotta è la bambina che è negli occhi di ogni bambino di oggi e nel cuore di ogni bambino di ieri.

Il brigante Ozziplozzi

Il Brigante Ozziplozzi di Otfried Preußler con la traduzione di Marco Astolfi: una storia genuina perché ha tutto quello che ci aspettiamo da una fiaba: avventura, ironia, inganni e incantesimi, I protagonisti sono bambini dalle trovate ingegnose, animati da viva curiosità e pieni di entusiasmo. Tutto ha inizio il giorno in cui Ozziplozzi decide di rubare il macina caffè della nonna. Glielo avevano regalato Gaspare e Sebastiano per il giorno del suo compleanno se si girava la manovella, suonava la canzone preferita della nonna. il brigante, cinturone di pelle da cui pendevano una sciabola e sette coltelli, cappello a tesa floscia con una piuma storta e una risata da far tremare la piuma stessa, lo rubò infilandolo nella sua sacca. Gaspare e Sebastiano non si danno per vinti e decidono di recuperare il macina caffè, ma o briganti nono si lasciano certo acchiappare tanto facilmente.

Cinque faine furbacchione

Cinque faine furbacchione, di Justyna Bednarek con le illustrazioni di Daniel de Latour e la traduzione dii Barbara Delfino: sui giornali non si parla d’altro: gli abitanti di via delle Camelie da qualche settimana vivono una situazione di nervosismo a causa delle faine che infestano la zona.i predatori stanno rosicando i cavi delle loro auto e altri fili.il fatto però è che non sempre quello che scrivono sui giornali è vero per esempio questa storia delle faine è completamente diversa! Innanzitutto non siamo a via delle Camelie, ma a via Karska, dove le faine non stanno infestando le case degli abitanti del quartiere, ma le stanno salvando, da un orribile complotto ordito da una banda culinaria. Innamorati e segreti, cattivi senza scrupoli e amici per la pelle, un’avventura in cui l’ironia si alterna alla suspence che si taglia col coltello (alla fine ci sono anche delle ricette da provare a casa).

Prime letture: da dove cominciare

I libri dedicati ai lettori e alle lettrici di 6-7 anni che stanno imparando o hanno appena imparato a leggere si chiamano “prime letture” e contengono una serie di accorgimenti editoriali e tipografici per facilitare i percorsi di lettura:

  • formato: maneggevole e un numero di pagine adeguato;
  • sfondo avorio: la maggior parte di questi testi utilizza carta color avorio e non bianca perché i caratteri neri stampati su carta bianca stancano più facilmente la vista;
  • impaginazione: il testo è allineato a bandiera, la suddivisione in paragrafi garantisce un impaginato arioso e sottolinea i cambi di soggetto e le svolte narrative;
  • storie: le storie sono coinvolgenti e divertenti;
  • alta leggibilità: molte case editrici adottano i caratteri ad alta leggibilità, questi caratteri tipografici hanno uno spessore uniforme, spaziatura adeguata ed accorgimenti che riducono al minimo gli effetti di confusione tra alcune lettere.

Abbiamo setacciato i cataloghi di quattro case editrici indipendenti specializzate in letteratura per bambini e ragazzi che hanno dedicato una collana alle prime letture ed ecco le nostre storie preferite:

Sinnos

Nella collana Leggimi, la casa editrice Sinnos, propone libri ad alta leggibilità, belli, divertenti e per tutti. Tra i nostri preferiti ci sono:

  • Rolando Lelefante al mare: Rolando è l’elefantino protagonista della seria scritta e illustrata da Louise Mézel con la traduzione dal francese di Federico Appel. Tenero, dolce e un po’ sognatore, Rolando è un cucciolo che scopre piano piano le cose belle che lo circondano: in questa avventura prepariamo insieme la borsa per il mare e corriamo a metterci a mollo nell’acqua o a tenerci sotto il sole, dopo un anno di duro lavoro non c’è niente di meglio! L’estate è iniziata! Testo in stampato maiuscolo e disegni a matita, scopri le altre avventure di Rolando.
  • Vai a comprare il pane, scritto e illustrato da Jean-Baptiste Drouot, con la traduzione dal francese di Federico Appel: la giovane volpe Graham vive in una fattoria con sua madre e sua sorella. La mamma ha sempre un sacco di cose da fare, così, quando un giorno chiede a Graham di andare a comprare il pane, lui si mette subito in cammino senza indugio: si tratta di fare una passeggiatina all’aria aperta e lui ama la natura. Ma se ci si mettono coccodrilli, tempeste improvvisa, draghi sputafuoco, piovre giganti e bufere di neve potrebbe volerci un po’ più del previsto (testo in stampato maiuscolo).
  • Susi in piscina, di Jaap Robben e Benjamin Leroy, con illustrazioni di Benjamin Leroy e la traduzione dal nederlandese di Laura Pignatti: Susi è la protagonista di una serie divertente e irriverente: piena di entusiasmo si tuffa (letteralmente) in ogni avventura senza preoccuparsi troppo delle regole e di quello che pensano gli adulti (testo in stampato maiuscolo). Scopri le altre avventure di Susi.
  • Larry e Starry, di Daniele Movarelli, con le illustrazioni di Alice Coppini: Larry è un cervo. I cervi, si sa, sono tranquilli e pensierosi. Starry invece è uno scoiattolo. Gli scoiattoli, si sa, sono sempre in movimento e affamati. Nell’atmosfera del bosco tranquilla e rilassante, irrompono i dialoghi serrati di Larry e Starry (strana e irresistibile coppia). Sono indivisibili: a volte cercano l’orso Barry, altre inseguono idee geniali oppure il profumo dei cestini da picnic.
  • Stella e procione, di Letizia Iannaccone con le illustrazioni di Alessandro Parodi: il signor Storr è uno scienziato e passa il tempo a fare scoperte eccezionali. Ama studiare i pianeti. le stelle, le galassie e tutto quello che c’è intorno: armato di telescopi, mappe, libri, è sempre in cerca di cose nuove da studiare. Quando nel bosco incontra tre strane creature, sempre affamate, pronte agli scherzi, mai ferme, capisce subito di avere scoperto una nuova specie. Ma bisogna trovargli un vero nome. Un nome che è tutta un’avventura. Ispirato a una storia (quasi) vera, quella dello scienziato tedesco Gottlieb Conrad Christian Storr, fu proprio lui a classificare nel 1870 il procione come un genere animale e a scegliere il suo nome.

 

Il Barbagianni

Il Barbagianni Editore è una casa editrice indipendente nata a Roma nel 2012, nel loro catalogo, fatto di libri pensati per avvicinare adulti e bambini, liberare la creatività, emozionare, divertire, favorire nuove scoperte, abbiamo scovato una serie dedicata ai piccoli lettori e lettrici amanti dei misteri e dei casi da risolvere.

Il Grande Nate: il protagonista si chiama Nate, è un detective dal fiuto infallibile e la passione per i pancake. In ogni indagine Nate ragiona e sviluppa le sue ipotesi collezionando indizi che condivide con il lettore, sottolineando i punti di forza di ogni tesi e sottoponendo a dubbi e critiche, secondo un ricorso metodo scientifico, tutte quelle che non reggono. La struttura narrativa si ripete in ogni libro, per rassicurare e incoraggiare alla lettura, ma ogni volta incuriosisce e stupisce, facendo sorridere e risultando credibile al tempo stesso per la serietà e la professionalità degna dei più grandi detective della storia della letteratura. La serie, creata da Marjoire Winman Sharmat con le illustrazioni di Marc Simont e la taraduzione di Laura Bernaschi, è interamente pubblicata con font alta leggibilità.

Ecco alcuni titoli della serie: La nuova indagine del Grande Nate coinvolge il nostro detective mentre è in vacanza con il suo cane Fango. Il suo amico Claude ha perso la lista della spesa e Nate gli promette di ritrovarla. Così mette in scena la sparizione della lista, seguendo un foglio di carta che viene trascinato dal vento fino a casa di Rosamond. Lei sta preparando i pancake “per gatti”. Questa strana ricetta potrebbe essere coinvolta nel caso? Servirà il sesto senso del Grande Nate per scoprirlo…

  • Il grande Nate e la falsa pista: in questa indagine, qualcuno proverà a portarlo fuori strada con un falso indizio, ma a Nate non sfugge niente e anche questa volta ne verrà a capo.
  • Il grande Nate e il caso appiccicoso: n questa indagine, Nate dovrà aiutare Claude a ritrovare il suo francobollo preferito, misteriosamente scomparso dopo un pomeriggio fra amici. Chi lo avrà preso? Ritrovare una cosa così piccola sarà davvero complicato.
  • Il grande Nate e la lista smarrita: la nuova indagine del Grande Nate coinvolge il nostro detective mentre è in vacanza con il suo cane Fango. Il suo amico Claude ha perso la lista della spesa e Nate gli promette di ritrovarla. Così mette in scena la sparizione della lista, seguendo un foglio di carta che viene trascinato dal vento fino a casa di Rosamond. Lei sta preparando i pancake “per gatti”. Questa strana ricetta potrebbe essere coinvolta nel caso? Servirà il sesto senso del Grande Nate per scoprirlo…

 

Biancoenero

Biancoenero è una casa editrice indipendente che lavora da sempre al progetto Alta Leggibilità, per avvicinare ai libri tutti i ragazzi e le ragazze. Per questa guida alle letture estive abbiamo selezionato la collana Mini Zoom, testi brevi, colorati e divertenti (tutti in alta leggibilità) per chi ha appena imparato a leggere.

Ecco i nostri preferiti:

  • Agente 008 e la musica maledetta, di Daniele Movarelli con le illustrazioni di Umberto Mischi: era un pomeriggio come tanti altri. L’agente segreto 008 si era tuffato sul divano, aveva lanciato via le scarpe e acceso la TV per guardare il suo programma preferito “Gorilla che guidano”, quando venne interrotto da un’edizione straordinaria del telegiornale: tutti i bambini della città erano misteriosamente spariti! Alcuni genitori si disperavano, altri festeggiavano; maestre e maestri si godevano la giornata di riposo; la polizia non sapeva cosa fare. La verità è che un vero agente segreto non può mai riposarsi.
  • La Piuma Il Barbuto Il Cattivo di Beatrice Sesino con le illustrazioni di Umberto Mischi: Laggiù, nel bollente vecchio West, si muovono silenziosi tre cowboy solitari. O meglio: due cowboy e una cowgirl. I tre tipi misteriosi galoppano sui loro cavalli, mentre la polvere del deserto si infila nei loro nasi e li fa starnutire. Chi sono quei tre? Nessuno conosce i loro veri nomi ma tutti li chiamano La Piuma, Il Barbuto e Il Cattivo. Sono i giustizieri più temuti e coraggiosi di tutti i tempi e combattono i malviventi con la loro furbizia. E ora, cloppette, cloppette, cloppete, sono giunti a un villaggio dove un grande striscione li accoglie alle porte del paese: “la settimana del fagiolo”.
  • L’accademia dei supereroi, di Davide Calì: c’erano una volta i super eroi. Ve li ricordate? C’era Fulmine, l’uomo più veloce della Terra e Acciaio, l’uomo più forte dell’universo. Poi c’era Tritone, l’uomo acquatico che parlava con i pesci. E c’era Siberia, che quando schioccava le dita scatenava una bufera di neve. E poi c’erano i Vendicativi, un gruppo invincibile, formato da: Falco con la sua mira infallibile e Testa di ferro con la sua armatura scintillante. E il coraggiosissimo Capitan Ametista e Vipera, l’esperta di arti marziali, e Formicone, che poteva diventare alto come una formica. Ma ormai sono passati gli anni, i supereroi sono invecchiati. E vivono tutti nella Casa di riposo per supereroi Viale del Tramonto. Pallavolo, pittura, origami e corso di computer, danze caraibiche, scacchi e riposo, tanto riposo, che noia! Per questo i supereroi decidono di fare loro stessi un corso: una scuola per giovani supereroi!

 

Superbaba

Babalibri, casa editrice specializzata impegnata a portare in Italia albi illustrati e storie caratterizzate dalla ricchezza iconografica, l’immediatezza dei testi, la capacità di accompagnare i bambini nella loro crescita emotiva, cognitiva, sociale, ha creato la collana Superbaba, dedicata alle prime letture. I libri (brossura, 12.5 x 19 cm) sono scritti in stampatello maiuscolo o minuscolo e sono accompagnati da un dossier pedagogico con attività da fare insieme scaricabile sul sito Babalibri.

Ecco i nostri preferiti:

  • Gufo, è ora di dormire, di Arnold Lobel con la traduzione di Cristina Brambilla: benvenuti a casa di Gufo! Gufo è saggio e gentile, e vive tutto solo in una casetta nel bosco. Gufo è felice quando può cenare in poltrona davanti al camino o infilarsi a letto sotto le coperte. Quando Inverno bussa con insistenza alla sua porta, Gufo lo fa entrare, ma la casa diventa freddissima con quell’ospite che si insinua in ogni stanza…La Luna, invece, è un’amica premurosa, che lo accompagna dolcemente lungo un sentiero nel bosco. In ognuno dei cinque racconti che compongono il libro, Gufo è talmente buffo e affettuoso, che persino il tè di lacrime, la sua specialità, alla fine si rivela dolcissimo (testo in stampato maiuscolo).
  • Rana e rospo sempre insieme, di Arnold Lobel con la traduzione di Cristina Brambilla: Rana e Rospo sono amici per la pelle! Corrono, giocano, seminano, mangiano biscotti, sognano sogni stranissimi, svegliandosi più amici di prima, e si comportano in modo molto coraggioso. Sono davvero compagni inseparabili: si sostengono a vicenda, non si abbandonano mai nei pasticci, sanno riconoscere quando hanno sbagliato e chiedere scusa. Ma, soprattutto, si divertono un sacco insieme (testo in stampato maiuscolo).
  • La strega, la bambina e il lupo, di Jean Leroy con le illustrazioni di Matthieu Maudet e la traduzione di Donata Feroldi: nel folto del bosco, una vecchia strega stringe un patto con un venerabile lupo: lui procurerà il cibo, lei lo cucinerà. L’accordo fa piacere soprattutto alla figlia della strega, una bambina che la megera aveva trovato in un cestino abbandonato, anni prima, mentre cercava dei funghi velenosi. Adesso la bambina è cresciuta: adora ascoltare le storie del lupo e andare a spasso nel bosco. Ma i pericoli sono sempre in agguato! Per fortuna non solo la strega, ma anche il lupo adesso veglia su di lei. E la famiglia si ingrandisce (testo in stampato maiuscolo).
  • Dagfrid, la rivolta del merluzzo, di Agnès Mathieu-Daudé, con le illustrazioni di Olivier Tallec e la traduzione di Donata Feroldi: Dagfrid non ha nessuna voglia di chiudersi in cucina a preparare il banchetto per i capi vichinghi. È un compito che può considerarsi un onore, ma che è anche un’ingiustizia, perché tra i vichinghi sono le ragazze a dover cucinare chili di pesce puzzolente, mentre i ragazzi si preparano per un futuro di guerrieri o marinai. A peggiorare le cose c’è Odalrik, il fratello di Dagfrid, che sembra sempre si stia preparando a… non fare un bel niente. Comunque, qualcuno dovrà cucinare il banchetto. Chissà chi sarà!
  • Viva la vita Gabì!, di Soledad Bravi con la traduzione di Maria Bastanzetti: a Gabì piace giocare, disegnare, correre, saltare la corda, arrampicarsi e far scappare i piccioni… ma soprattutto adora l’estate, quando si può andare in campeggio, organizzare i picnic e l’aria è piena del ronzare degli insetti. Gabì trova tutti gli animali molto interessanti: api, coccinelle, scarabei, ragni, persino le lumache! Però lucertole e girini sono in assoluto i più simpatici. In estate tutto è più divertente, persino il proprio gatto, Kit Kat. In compagnia di Gabì è facile esclamare: viva la vita!

 

Libri illustrati e prime graphic novel

In questo genere di prime letture abbiamo voluto raccogliere quei libri in cui le immagini hanno un peso e importanze fondamentale per la narrazione. Spesso vengono utilizzate sequenze, come per i fumetti, ma, rispetto q questi ultimi, la trama è più complessa e la storia è autoconclusiva.

Ecco i nostri preferiti:

Terre di di mezzo

  • Grolefante & Topolino, che amicizia bestiale! Di Pierre Delye con le illustrazioni di Roman Badel e la traduzione di Eleonora Armaroli: una serie a fumetti in stampato maiuscolo perfetta per i primi lettori autonomi, ma anche da leggere a voce alta con i più piccoli. Quando Grolefante incontra Topolino, diventano subito amici. I due, in fondo, non si ritengono molto diversi: hanno entrambi una bocca, un naso, una coda e sono tutti e due grigi! Così, decidono di partire alla scoperta del mondo, in un susseguirsi di situazioni comiche e assurde lungo il corso delle stagioni.
  • Ugo e Poppy, sulle giostre senza paura! Di Matthew Cordell con la traduzione di Sara Ragusa: una spassosa serie per primi lettori, con testi brevi, scorrevoli e divertenti e pagine ancora riccamente illustrate, per chi inizia a leggere da solo. Poppy adora i film horror. Ugo no. Poppy ama esplorare le Grotte del Gambero, popolate di pipistrelli. Ugo no. Poppy non può resistere al fascino delle montagne russe. Ugo… sì! Ma i due topolini sono veri amici, e l’amicizia può tutto: così, quando il luna park arriva in città, Ugo accetta di dare un’occhiata…. e sarà una giornata di giochi divertenti, merende insolite, e un’incredibile scoperta!
  • La felicità è una tazza di tè, di Eulàlia Canal con le illustrazioni di Toni Golmés e la traduzione di Luigi Cojazzi: Orso ha perso gli occhiali. Tasso ha perso il sonno. Lupo è in cerca di amici. Ma Scoiattolo batte tutti: si è messo in testa di trovare… la felicità. “Ah, e com’è la felicità?” gli chiede Orso. “Non lo so ancora”, risponde Scoiattolo, “ma ne parlano tutti…”. Così parte per un lungo viaggio, che lo porterà a scoprire qual è, davvero, la cosa più importante. Una favola moderna sull’amicizia e sul senso della vita, sulla bellezza delle piccole cose, che parla ai cuori di piccoli e grandi.

 

Nomos edizioni

Nomo è una casa editrice indipendente specializzata in libri illustrati. Con la collana Topo e Talpa portano in Italia, con la traduzione di Mara Pace, la storia di due amici coinquilini creati da Joyce Dunbar e James Mayhew nel 1993, brevi racconti indipendenti e autoconclusivi, le cui avventure si svolgono nel cottage che condividono e nel verde intono a loro. Le illustrazioni dallo stile classico riprendono le atmosfere delicate e magiche di capolavori intramontabili delle storie del bosco.

Ecco i titoli della serie:

  • Topo e Talpa: Cosa organizzeranno Topo e Talpa per domani? Hanno un programma preciso: un picnic con panini al formaggio e cetrioli se è una bella giornata, oppure caldarroste e focaccine tostate davanti a un fuoco di legna di melo se il tempo è ventoso e invernale. Ma cosa faranno se sarà una giornata così così? Forse dovranno fare una cosa così così… riordinare!
  • Topo e Talpa unici al mondo: Rametti di bosco e pozzanghere, biscotti e banane misteriosamente scomparsi, ciottoli in riva al lago: fra giornate all’aria aperta e semplici passatempi, Topo e Talpa scoprono che ogni cosa è speciale, proprio come lo sono loro.

 

la Margherita edizioni

La casa editrice la Margherita dedica una collana di prima letture al genere del giallo, ambientata nel mondo animale. Nei due albi, della scrittrice russa Katerina Gorelik, la novità è rappresentata dalla commistioni fra “misteri” da risolvere e informazioni “scientifiche”, che, però, non sono appiccicate “scolasticamente”, didascalicamente, su storie d’indagine, bensì sono parte integrante e decisiva per la soluzione dei casi.

Ecco i nostri titoli preferiti:

  • Caccia ai supereroi: I cani Scerloc e Uozzon sono amici per la pelle ed entrambi sono appassionati investigatori. Oggi hanno tra le mani dei fumetti sui supereroi. Quanto v orrebbero essere dei supereroi anche loro! Ma, in effetti lo sono! Hanno un super naso! Ehi, nel quartiere, vivranno altri supereroi?I due amici corrono a indagare… Una storia appassionante e ricca di curiosità sui superpoteri degli animali!
  • Il mistero dell’uovo perduto: I cani Scerloc e Uozzon sono amici per la pelle ed entrambi sono appassionati investigatori. Per loro un caso misterioso è più invitante di qualsiasi osso! Ci sono giornate, però, particolarmente noiose, come quella di oggi. Uozzon decide c osì di andare alla ricerca degli ossi che ha nascosto in precedenza in giardino… Una storia appassionante e ricca di curiosità sulle uova degli animali!

 

il Castoro

Vocabolario semplice, frasi brevi, Illustrazioni a colori, stampato maiuscolo: le storie di Gastone, creato da Suzanne Lang e Max Lang con la traduzione di Giusy Scarfone, sono uno dei modi più divertenti per imparare a leggere!

Alzarsi al mattino con il sole che scalda e sentire gli uccellini che cantano fa venire voglia di fischiettare, e il cielo di un azzurro così brillante mette tutti di buon umore. Tutti, tranne Gastone. Il cielo per lui è troppo azzurro, il sole troppo caldo e anche le banane sono troppo dolci: insomma, non gli va bene niente. Si sente confuso e non riesce a capire cosa gli stia capitando, ma sa che è proprio una giornata NO. In realtà è normale avere giornate no, capita a tutti. Gli amici cercheranno di starci vicino, di tirarci su il morale, di farci ridere proprio come gli amici di Gastone, ma dovranno anche capire cosa ci succede e accettarlo.

Della serie:

  • Gastone musone mai più arrabbiato: Gastone Musone non vuole più essere arrabbiato. Allora chiede ai suoi amici di aiutarlo a buttare fuori tutta la rabbia. Come? Facendogli perdere la pazienza. Il metodo sembra funzionare. Gastone si sente più sereno ma… quanto durerà?
  • Gastone musone pronti, partenza… banana!: È il giorno della grande gara: tutti gli animali partecipano, invece Gastone preferirebbe fare un bel riposino. Poi Tartaruga gli chiede di gareggiare insieme e Gastone non può rifiutare! Ce la mette tutta, ma attenzione! C’è una pioggia di banane in arrivo…

 

Sinnos

Libri che mescolano in maniera nuova fumetto e narrativa pensati appositamente per i primi lettori.

Ecco i nostri preferiti:

  • Il Cavaliere Saponetta, di Kristien In’-‘t-Ven, con le illustrazioni di Mathias De Leeuw e la traduzione dal nederlandese di Laura Pignatti: Il cavaliere Saponetta, Roger de Sen Tropé, è molto diverso dai suoi colleghi: è educato, ordinato ed è sempre pulitissimo. Da qui il suo soprannome. Ma il Cavaliere Saponetta è anche coraggioso e intelligente. E quando si scopre che un drago sta per distruggere il giardino dell’affascinante Principessa Linda, parte subito all’attacco! Prosegui le avventure con Il Cavaliere Saponetta e la terribile strega, e Il Cavaliere Saponetta e il Re di Spugna.
  • Sgrunt! Di Daniele Movarelli con le illustrazioni di Alice Coppini: Giustino abita a Monte Quiete dove le case sono tutte uguali, uguali i prati e i tetti e non succede mai nulla. Ma a Monte Quiete abitano anche il Signor Sgrunt che forse è stato un pirata, e Peldiferro, che forse è un cowboy. Poi ci sono Smilzo, Tozzo e Teschio, che perseguitano sempre Giustino, e c’è il mistero di 13 gatti scomparsi. Ma tanto non succede mai nulla a Monte Quiete…
  • Campo Bravo, di Stefan Boonen & Melvin e la traduzione dal nederlandese di Laura Pignatti: Siete mai stati in un campeggio? In uno di quei posti dove bisogna essere amici di tutti e dimostrare quanto si è bravi? Teo non ci è mai stato e non ha nessuna voglia di andarci… Ma Campo Bravo non è un posto come gli altri: qui si impara a sbagliare! Sbagliare e sbagliare ancora. Perché solo sbagliando si diventa davvero coraggiosi!

 

Prime letture: come proseguire

Abbiamo visto quali sono le caratteristiche di un libro che può essere considerato “prima lettura” cioè adatto a quei lettori e lettrici che stanno imparando a leggere. Ma come proseguire? Non lasciamoci guidare soltanto dall’età di riferimento. È un tranello. Si tratta di una semplificazione che deve essere presa con le molle perché i lettori (di qualsiasi età), sono molto diversi tra loro.

Cambiano i gusti, l’esperienza di lettura, la capacità di ascolto, la maturità emotiva, la volontà di impegno, la curiosità per qualcosa di nuovo o il bisogno di conferme. L’itinerario tra i libri non è mai lineare, come la crescita di un bambino, può sembrare caotico, è sicuramente imprevedibile, può restare fermo a lungo e poi procedere con un balzo repentino.

Nella nostra esperienza, ci sono due serie di narrativa a capitoli ricca di illustrazioni che con le loro storie hanno fatto ridere ed appassionare tanti e tante lettori e lettrici.

Dory Fantasmagorica

Si Chiama Dory, ma tutti la chiamano Birba, perché la sua fantasia è così travolgente e perfettamente integrata nella realtà che la porta a combinare un disastro dopo l’altro. A tutti sembra che parli da sola, ma non è così, è Mary, la sua migliore amica, peccato che nessuna la veda. Un giorno per convincerla a smettere di inventare storie fantastiche con amici mostri immaginari, i suoi fratelli tentano di spaventarla convincendola che la terribile Signora Arraffagracchi sta per arrivare a prenderla. Non hanno però fatto i conti con la fantasia di Dory che la porta sempre un passo avanti e ad avere una possibilità in più. Che prende forma nei panni di uno gnomo-fata madrina che accorre se chiamato con una banana.

Segui le sue avventure iniziando con Dory Fantasmagorica, e continuando con Dory Fantasmagorica trova un’amica per davvero, Dory Fantasmagorica con la testa fra le nuvole, Dory Fantasmagorica una pecora nera a scuola, Dory Fantasmagorica all’arrembaggio, in attesa del nuovo libro Dory Fantasmagorica. Ti voglio tutta per me in uscita a ottobre 2023.

Cane Puzzone

Cane Puzzone è un randagio che puzza di sardine, un po’ tonto, che “non fa un passo senza il suo fan club di mosche”. Sotto quel pelo che ricorda una moquette tutta rovinata batte però un gran cuore, e così lo seguiamo in un’esilarante avventura piena di equivoci in compagnia del fido amico Spiaccigatto. Che cerchi una famiglia, faccia un giro, tenti di imparare a leggere o cerchi di far colpo su una cagnolina, Cane Puzzone si rivela sempre buono, generoso e fiducioso negli altri. L’ironia, con punte di sarcasmo, viene utilizzata dall’autore per evidenziare lo stridore dell’ingenuità di Cane Puzzone con il cinismo del mondo che lo circonda. Cane Puzzone viene sempre messo sotto, ma non ne esce mai sconfitto, anzi: agli occhi del lettore è lui il modello di empatia, dolcezza e rispetto da preferire  a chi si ferma solo all’esteriorità.

Alcuni libri della serie: Cane Puzzone, Cane Puzzone va al circo, Cane Puzzone e la sua banda, Cane Puzzone va al mare.

Prime letture d’autore

Ci sono grandi autori e grandi autrici della letteratura per l’infanzia e i ragazzi che hanno scritto storie, meravigliose e ineguagliabili, che oggi sono diventate dei classici, che possono essere proposte a bambini e bambine di 6-7 anni.

Ecco quali:

  • Il bambino dei baci di Ulf Stark con le illustrazioni di Markus Majaluoma e la traduzione di Laura Cangemi, Iperborea: Il piccolo Ulf non ha ancora mai baciato una ragazza: come sarà? Inutile chiederlo a suo fratello maggiore, che lo prende sempre in giro. Ulf vorrebbe tanto baciare Katarina, «la bambina più bella dell’universo», ma senza neanche un briciolo di pratica può solo fare una figuraccia. La cosa migliore è esercitarsi con qualcuna che non gli piace, e così Ulf chiede aiuto a Berit, che tutti chiamano Armata Rossa, perché ha i capelli rossi e un sacco di lentiggini e mette al tappeto quelli che la prendono in giro. Ed ecco che arriva la sorpresa: Armata Rossa è così gentile, divertente, coraggiosa e piena di risorse che Ulf non vuole più separarsi da lei… In amore non conta solo la bellezza, tutt’altro, ci racconta Ulf Stark in questa storia tenera e spassosissima sull’importanza di andare oltre le apparenze e sulla forza di volontà con cui possiamo vincere qualsiasi sfida.

  • Incantesimi e starnuti, di Bianca Pitzorno, Mondadori: Nella classe di Leopoldina ci sono bambini e bambine provenienti da tutto il mondo, con nomi come Arjuna, Ibrahim, Chang, Aureliano… bambini che qualche volta bisticciano, ma in fondo sono amici tanto che si coalizzano contro l’ odiosa maestra Ermentruda. Ma una polverina magica riserva a tutti un’incredibile sorpresa.

  • Giulia Bau e i gatti gelosi, di Bianca Pitzorno, Mondadori: La principessa Giulia ha sette anni e di cognome si chiama Bau perché regna su un popolo di cani. È bellissima e ha molti corteggiatori, nessuno dei quali però è riuscito a conquistare il suo cuore. La sorte dispettosa un giorno le fa incontrare il principe Felix Mau, ed è amore a prima vista. Ma Felix, come dice il suo nome, è il principe dei gatti. I quali non sono disposti a tollerare che il loro signore sposi la principessa dei cani e ne inventano di tutti i colori per contrastare questo amore, anche con l’aiuto di un ingenuo principe orco.

  • Streghetta Mia, di Bianca Pitzorno, Mondadori: Per ereditare l’immensa fortuna del defunto prozio, Asdrubale deve assolutamente sposare una strega. Una condizione assurda: al giorno d’oggi chi crede più all’esistenza delle streghe? Non ci crede neppure la famiglia Zep, dove è appena nata la settima bambina. Gli Zep sono moderni e istruiti. Nessuno di loro quindi fa caso a certe strane caratteristiche della piccola Emilia. Solo Asdrubale, diventato per necessità esperto nell’arte di riconoscere le streghe, nutre qualche sospetto.

  • Io, la Giraffa e il Pellicano, di Roald Dahl, con le illustrazioni di Quentin Blake e la traduzione di Luigi Spagnol, Salani: “Noi ti laviamo la finestra finché non viene tutta lustra e brilla come il mare da lontano! Siamo veloci ed educati, veniamo appena siam chiamati, io la Giraffa e il Pellicano!”. Sono i famosi Lavavetri Senza Scala che finiranno felici nella residenza Riverenza, nutriti a base di salmone, noci e dei fiori rosa e viola dell’Albero Campanello.

  • Agura Trat, di Roald Dahl, con le illustrazioni di Quentin Blake e la traduzione di Augusto Rotunno, Salani: Come fa un timido signore in pensione ad attaccar discorso con la vedova dei suoi sogni la quale, al piano di sotto, non parla amorosamente che con la sua tartaruga? Per fortuna, la tartaruga Alfio non cresce abbastanza, e il timido signore ha il modo così di insegnare all’amata un metodo infallibile per raddoppiare le dimensioni dell’animale: si comincia col pronunciare il nome tartaruga alla rovescia, “agura trat”; e poi… Poi c’è sotto un piccolo imbroglio, ma servirà a rendere felici due persone!

  • La magica medicina, di Roald Dahl, con le illustrazioni di Quentin Blake e la traduzione di Paola Forti, Salani: George ha una nonna egoista, prepotente e insopportabile, che lo disgusta raccontandogli come sono buoni da mangiare bruchi, lombrichi e soprattutto scarafaggi, che scrocchiano così bene sotto i denti, e lo spaventa lasciandogli credere che lei possa essere una strega. Cosa può fare allora il povero George se non preparare una magica medicina che cambi almeno un po’ il carattere della nonna? Mescola in un enorme pentolone tutto quello che trova in casa, dal deodorante alla polvere antipulci, dall’olio del motore alla cera da scarpe. La nonna cambia, eccome! Peccato però che George non riesca a ricordarsi gli ingredienti e le dosi del suo magico beverone…

  • I Minipin, di Roald Dahl, con le illustrazioni di Quentin Blake e la traduzione di Laura Draghi, Salani: Attenti attenti al bosco stregato: tanti ci entrano e nessuno è tornato. Questo è il bosco dove il Piccolo Bill vuole tanto andare, ma la sua mamma gli dice che ci sono i Policorni, gli Sfarabocchi, i Cnidi Vermicolosi e i Sarcopedonti: è tutto vero. Infatti, appena entrato nella foresta, lo Sputacchione Succiasangue Tritadenti Sparasassi lo insegue sputando fuoco e… E Piccolo Bill non si sarebbe salvato se una finestrina non si fosse aperta in un tronco: il solito miracolo che Dahl fa accadere in aiuto dei bambini.

  • Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Luis Sepùlveda, con le illustrazioni di Simona Mulazzani e la traduzione di Ilide Carmignani, Salani: I gabbiani sorvolano la foce dell’Elba, nel mare del Nord. “Banco di aringhe a sinistra” stride il gabbiano di vedetta e Kengah si tuffa. Ma quando riemerge, il mare è una distesa di petrolio. A stento spicca il volo, raggiunge la terra ferma, ma poi stremata precipita su un balcone di Amburgo. C’è un micio nero di nome Zorba su quel balcone, un grosso gatto cui la gabbiana morente affida l’uovo che sta per deporre, non prima di aver ottenuto dal gatto solenni promesse: che lo coverà amorevolmente, che non si mangerà il piccolo e che, soprattutto, gli insegnerà a volare. E se per mantenere le prime due promesse sarà sufficiente l’amore materno di Zorba, per la terza ci vorrà una grande idea e l’aiuto di tutti…

 

 

5 libri di avventura per 11-13 anni da leggere questa estate

5 libri di avventura per 11-13 anni da leggere questa estate

Per 50 anni, generazioni di ragazzi e ragazze sono cresciuti con le avventure di Sandokan e dei suoi corsari neri e rossi, hanno sognato di diventare viaggiatori seguendo le orme di Phileas Fogg intorno al mondo o del Capitano Nemo verso il centro della Terra.

Sono libri che i nostri genitori hanno letto e amato e che per loro rappresentano una ricchezza incalcolabile: sono i libri che li hanno fatti innamorare della lettura. 

Ma i giovani lettori e lettrici di oggi (molto spesso) non li amano. Sono abituati a un ritmo narrativo completamente diverso, molto spesso non hanno la struttura culturale per comprendere il contesto, le metafore, le intenzioni degli autori.

Insistere comporta il rischio che i ragazzi finiscano per non affezionarsi alla lettura e per non leggere i classici (capisaldi della letteratura) nemmeno quando saranno grandi: e questo è davvero un peccato.

L’offerta letteraria per ragazzi al giorno d’oggi è ampia e di grande qualità, senza niente da invidiare a quella che l’ha preceduta. 

Per aiutarti ad orientarti nel panorama della letteratura per ragazzi contemporanea abbiamo creato una Guida alle letture estive con 5 titoli per ogni genere: avventura, brividi e mistero, crescita e amicizia, fantasy. Per 8-10 anni e per 11-13 anni.

La scelta è più ampia rispetto al singolo consiglio di lettura, ma non così sconfinata rispetto a interi scaffali.

Qui ti presentiamo 5 libri di avventura per 11-13 anni da leggere questa estate. Se invece cerchi titoli di avventura per 8-10 anni li trovi qui.
Per questa Guida alla lettura dei libri di avventura abbiamo preparato un segnalibro per lettori e lettrici avventurosi che ti regaliamo insieme all’acquisto del libro, sia in libreria, che nello shop. Puoi anche scaricarlo qui e stamparlo a casa.

In più, per ogni titolo trovi:

  • Traccia audio da ascoltare;
  • Breve descrizione della trama, dell’ambientazione e dei personaggi principali;
  • Foto dell’interno.

Cominciamo!

Un’estate in rifugio

Di Sofia Gallo, pubblicato per Salani editore sotto l’egida del Club Alpino Italiano.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

 

Successe tutto molto in fretta. Quando io e Luca eravamo agli sgoccioli dell’anno scolastico. Una sera papà ci invitò in pizzeria, solo noi tre.

Capitava di rado di uscire a cena, per di più senza la mamma. E così a un tavolo della pizzeria Da Mario, all’angolo della via dove abitiamo, davanti a me e a Luca pieni di sonno, disse solennemente che si era licenziato dalla banca, un lavoro che gli stava stretto, che lo mortificava, lo faceva uscire pazzo. Tutte espressioni sue per motivare ai nostri occhi quella scelta: ragionata, sensata, necessaria. Lasciava la banca per fare che cosa? La risposta arrivò pronta. E corrispondeva a ciò che pensavo.

Papà aveva deciso di trasformare la sua passione per la montagna in una concezione di vita e di lavoro e per cominciare aveva affittato un rifugio del CAI per gestirlo tutta l’estate, dal 15 giugno al 15 settembre. Sulla catena del Bianco. Invece che lanciare grida di entusiasmo, restammo zitti. Io continuavo a rimuginare. C’era da aspettarselo, mi dicevo. Fin da piccoli papà ci aveva portato su e giù per sentieri, creste e pietraie, prima seduti nello zaino con la testa che ciondolava, poi con le nostre gambe e infine legati a chiodi e moschettoni… Dunque perché stupirsi?

Strinsi i denti e presi a dondolarmi sulla sedia. Guardavo altrove, rabbioso. Con le lacrime in agguato. Papà allungò un braccio sul tavolo fino a prendermi una mano. «Saliremo al rifugio insieme» mi disse con aria complice «come finisci la scuola, e passeremo, io e te un’estate meravigliosa. Che ne dici?». Come potevo sentirmi in quel momento? In partenza per il mio esilio estivo con un sogno infranto.

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Sii forte e paziente come un vero montanaro.

Leggere un libro è quasi come salire una montagna. Pagina dopo pagina, passo dopo passo, si compie un percorso che ti promette avventure, emozioni e conoscenze, e più ti addentri nella storia più ne vieni coinvolto e non vedi l’ora di scoprire cosa c’è in fondo. La parola “fine” è come la vetta al termine del percorso: quando chiudi la copertina del libro che hai letto, in quel momento, senti una sensazione di appagamento e capisci che ti sei arricchito di emozioni e di sapere.

Pietre e sassi, neve e ghiaccio, erba e acqua, aria e luce. Il rifugio è un essere fatto della materia che gli sta intorno, silenziosa e viva e altrettanto magica. Qui la vita è dura e ti devi beccare quello che ti tocca. Insieme a Giorgio, nel rifugio ci sono Pierre e Tino, gemelli, figli della cuoca Adele. Giorgio e Tino stabiliscono un’intesa eccezionale che li porta ad avere giornate occupatissime: sbrigano le mansioni affidate in rifugio, servire le colazioni, pulire i corridoi delle camerate, ripiegare le coperte, lavarsi la biancheria e stenderla al sole, scopare i terrazzini fuori, portare le cassette di bottiglie vuote nel retro, impilarle pronte a essere caricate dall’elicottero… Poi, subito dopo pranzo, calzano scarponcini e zaini e partono a caccia di pietre e di posti segreti dove accumularle, in attesa di impiegarle per il nobile scopo che Tino continua a tenere segreto. Passo dopo passo, pagina dopo pagina, i misteri iniziano a svelarsi.

Le luci, gli odori, le mani ruvide, la cuccetta con le coperte buttate all’aria, le pietre, le gite.I ricordi e i pensieri dei passi sul ghiacciaio, dei tuffi nel lago, dei capelli mossi dalla brezza di montagna, il desiderio di diventare grande.

 

La più grande

Di Davide Morosinotto per Mondadori, un’avventura mozzafiato ispirata alla storia vera della piratessa cinese Ching Shih.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

Le prime cinque pagine di questo libro contengono i personaggi della storia: 71, da Abbondanza, il miglior cuoco che sia mai diventato pirata, a Zhang, funzionario di Canton.

Ma la vera protagonista è Shi Yu, la serva di una locanda destinata a diventare la più grande piratessa di tutti i tempi. Altre sei sono dedicate al glossario e alle unità di misura e di tempo.

La storia inizia così “Colei che un giorno sarebbe diventata La Più Grande inciampò in uno sgabello lasciato in mezzo”.

Shi Yu ha sei anni, i suoi genitori l’hanno abbandonata e fa la serva nella locanda di Bai Bai, una bettola frequentata da brutti ceffi, quel tipo di persone, per capirci, che nascondono sempre un coltello sotto la tunica e considerano una rissa un “gradevole passatempo”. Dal mattino fino a notte fonda Yu è sempre al lavoro per servire i tavoli, aiutare in cucina e, nelle ore tranquille, fare le pulizie. È lì che è una sera conosce Li Wei, con un movimento estremamente rapido riesce ad evitare che una ciotola caduta dal vassoio si infranga in terra. Suo nonno, Peng, era un vecchio maestro di arti marziali e gli aveva insegnato un po’ della sua tecnica, ora è Yu a voler imparare. Stanca di essere debole, vuole diventare veloce, forte, furba, come una vera guerriera.

Ha nove anni quando incontra i pirati. Yu è cresciuta, giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento diventando una brava cameriera e anche una buona cuoca, ma non ha ancora un posto dove andare, quindi vive e lavora ancora alla locanda di Bai Bai, anche se le cose hanno iniziato a cambiare. La velocità dei suoi movimenti, la sua forza e la sua tecnica di combattimento le hanno dato il coraggio di ribellarsi e Bai Bai non la picchia più. L’incontro con i pirati arriva all’improvviso, proprio mentre le guardie stanno decidendo come giustiziarli, il comandante pirata Cavaliere del Fiume e Bufalo Tatuato, il suo braccio destro, un guerriero dalla forza formidabile, in un fragore infernale di scoppi e grida, riescono a scappare. Fieri. Forti. E liberi.

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Quei pirati non avevano niente a che vedere con quei tipi loschi, quei furfanti dall’aria così selvaggia che si presentarono a tarda sera alla locanda. Erano delle belve, ricchi sfondati ed armati fino ai denti. Quando fecero irruzione le guardie dell’imperatore sfoderarono pugnali, spade, forconi, bastoni ferrati e con feroci grida di guerra si batterono contro il nemico. Yu era sbigottita: quel modo di combattere non aveva niente in comune con gli esercizi che aveva imparato. Era crudele, violento e terribile.

Ma è così che vanno le cose, a volte. Il futuro non si può prevedere. E il destino non ama essere controllato.

Fu così che Tigre Scarlatta caricò Yu di traverso sulla sua spalla, come fosse un vecchio tappeto, per poi, con quattro salti raggiungere il buco del muro e fuggire insieme ai suoi compari nella notte, di nuovo scura e silenziosa, della città di Canton.

Rapita. Nel giro di una notte e di un giorno, Shi Yu la serva di Bai Bai aveva smesso di esistere. Al suo posto, a bordo della Morte Rossa, c’era un’apprendista pirata.

Ha sedici anni quando salva la vita del comandante Drago d’Oro e secondo la legge pirata le spetta una ricompensa. Lei ha chiesto di ricevere una nave e un equipaggio. Vuole diventare una comandante pirata.

Ragazzina romantica e generale, Yu è entrambe le cose. Sposa Tigre blu e il loro amore brucia nella notte in un incendio di luce. Al mattino dopo affronta l’imboscata della flotta di Osso Spezzato, senza il tempo per discutere una strategia, combatte una guerra e la vince. Raduna la flotta, la rafforza e la compatta, pronta a conquistare il Mar della Cina. Uno a uno i pirati si inginocchiano e si prostrano di fronte a lei. Lei, Yu, ferma al suo posto, lascia che lo sguardo si posi su quell’oceano di schiene piegate. Solo allora capisce l’immensità di quel che ha fatto. E capisce anche che da quel momento in poi tutto sarebbe cambiato.

 

Vento del Nord

Di Gary Paulsen, pubblicato per Il Battello a Vapore con la traduzione di Maurizio Bartocci

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E fu così che nacque da una donna del mare.

La madre, di cui nessuno ricordava il nome, morì mettendolo al mondo. Il padre, di cui nessuno ricordava il nome, aveva conquistato il Valhalla battendosi con una balena.

In assenza di parenti prossimi il bambino nacque orfano. Solo.

Un ragazzino del porto, un ragazzino del molo, allattato con stracci intrisi di latte acido di capra e olio di pesce. Nutrito con gli avanzi masticati ammorbiditi da altri, vestito di stracci e di grezze scarpe di legno. Sempre mezzo nudo. Era lui quel bambino. Lo chiamavano topo di porto, ma poi gli misero nome Leif, perché nessuno in quel porto aveva quel nome. E quando ebbe l’età per camminare lo fecero imbarcare. Sballottato per tutta l’infanzia da una nave all’altra, a un’altra e un’altra ancora. Non era più Leif topo di porto, ma Leif topo di nave.

Attraverso un oceano, e un altro ancora, e poi a Nord, in cerca non di balene ma di foche, per la carne grassa e la pelliccia. Sempre a caccia di pellicce. Sempre a Nord, dove la pelliccia di foca era più folta e teneva più caldo. Il bambino visse inverni con il mare gelido che ribolliva gonfio di rabbia. Finché a nord ci arrivarono, in quella nave, però per fare rotta a est per stretti giganteschi e un paesaggio dalla natura lussureggiante, e fu allestito un campo di pesca isolato, dove un fiumiciattolo sfociava nel mare. Nel punto in cui fecero sbarcare Leif. Con altri quattro vecchi stremati e uno schiavetto venduto da una baleniera in cambio di un rotolo di tela da vele. Carl il piccolo era il suo nome.

In quel campo dovevano pescare salmoni alla foce del fiume e affumicarne la carne mentre la nave ripartiva verso Nord in cerca di foche lontano dalla grande isola. Attesero per giorni e giorni, ma la nave non tornava a riprenderli. Non sarebbe più tornata. Poiché quella era una brutta costa con terribili e violente maree e venti imprevedibili e promontori di scogli con la morte sempre in agguato, e loro lo sapevano, e perciò sapevano anche che nessuna nave sarebbe tornata a prenderli, e che la nave e la ciurma erano andati nel Valhalla. E loro erano rimasti soli. E avrebbero dovuto andarsene di lì per mare.

E ce l’avrebbero fatta.

Potevano farcela.

Ma la morte li trovò prima.

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“Si dice che una buona storia è l’opposto di una buona vita”, così inizia la prefazione di Vento del Nord, scritta da Davide Morosinotto: tutto ciò che non vorremmo mai vivere sulla nostra pelle ci affascina irresistibilmente se succede a qualcun altro tra le pagine di un libro. E dunque, ecco che questo romanzo comincia con una disgrazia di quelle che non vorresti mai capitasse a te. In un piccolo villaggio di pescatori, in un’epoca lontana che potrebbe essere l’altro ieri, in un posto lontano che potrebbe essere in fondo abbastanza vicino, si scatena una malattia senza nome e i pescatori iniziano a morire. Gli uomini senza ombra hanno contaminato l’aria. L’unica speranza di salvezza è dirigersi a Nord, dove l’aria è pulita e i canali così stretti da impedire alle navi della morte di transitare. Andare a Nord, senza fermarsi e senza mai fare ritorno: Leif deve mangiare, deve dormire, deve ripararsi dal freddo, proteggersi dagli orsi, tutto da solo. Inutile cercare di lottare con le forze della natura, contro gli spiriti: Leif capisci che deve unirsi alla natura e farne parte. Vedere, imparare, conoscere. I battiti del cuore che diventano i battiti del mare.

Una storia epica e mistica, che affonda le sue radici nella mitologia norrenica, nell’insieme di quelle storie tramandate oralmente che raccolgono la tradizione dei popoli germanici della Scandinavia. Un racconto intimo del rapporto con la natura in mezzo a paesaggi fatti di alberi fitti fitti, dalle fronde brulicanti di ghiandaie, corvi e cornacchie. Il canto dello spirito-lotta. Il canto del Sapersi rialzare. La danza delle orche, quella selvaggia delle aquile in picchiata sul banco di salmoni, vicinissime al pelo dell’acqua, più simile a una baraonda. Quella delle fiamme che schioccano tra la legna, del fumo che si sprigiona dalle foglie secche. Tra i ghiacci, il mare scuro, le isole e le insenature della costa, immerso nei pensieri, gli occhi pieni di incanto e di meraviglia.

Forse una vita felice e contenta non è tutto, perché non ci insegnerebbe niente, non ci permetterebbe di migliorare. Invece, vale sempre la pena di mettersi in viaggio, combattere, sperimentare, imparare. Soffrire, anche. Incidere nella memoria quei momenti perfetti che vorremmo far durare più a lungo possibile.

E arrivare a scoprire, forse, un giorno, che cosa si nasconde davvero a Nord.

 

Il Club della Via Lattea

Di Bart Moeyaert, pubblicato per Sinnos con la traduzione di Laura Pignatti

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Mio fratello usava ogni due per tre la parola uffi. Non riusciva proprio a farne a meno e intanto con il piede colpiva quello di Emma. Lei faceva finta di niente. Per prima cosa, perché aveva avuto l’idea geniale di portarsi dietro un libro, un libro grosso. E seconda cosa, perché non era così facile farla arrabbiare, nemmeno dandole calci sempre più forti, come stava facendo Max. Fui io a reagire al suo posto: «Dai Max, piantala». Lui la piantò, tirò un grosso sospiro e ripeté ancora la parola: «Uffi, uffi, uffi».

«Facciamo che questo è il nostro club?» propose a un tratto Max. Finalmente Emma staccò lo sguardo dal libro.

«Il nostro club?», ripeté, e poi alzò gli occhi al cielo. Max ripeté la sua grande idea: che noi tre insieme formavamo un club, ma che la nostra clubhouse ce la dovevamo immaginare con la fantasia. Emma e io ci guardammo intorno. Cercammo di immaginarci una casa intera. Non era facile. Non c’erano muri ai quali appendere poster, non c’era un bersaglio per le freccette, non c’era un tavolo e non c’erano sedie. Niente frigo con le bibite, niente gatto, niente stemma, niente nome, niente radio. Niente di niente, insomma, non avevamo nemmeno una nostra canzone, o l’inno del club, da poter cantare.

«Bene», dissi io.

«Forte», disse Emma, di nuovo con il naso nel libro.

«Ehi!», disse Max incredulo, mettendosi una mano sul petto. «E poi sarebbe colpa mia, se ci annoiamo?».

«Be’, tu sei il più vecchio», gli feci notare. «Sei tu, che decidi cosa fare».

«Pretendete che vi intrattenga, magari?», ci chiese.

«Noi non pretendiamo niente», gli dissi. «Ma se, diciamo, decidi di costruire una clubhouse, allora devi badare anche che lì dentro succeda qualcosa».

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L’estate in città è fatta di lunghe giornate e spazi vuoti, di silenzi, di ronzii e attese. Nella Via Lattea non succede mai nulla, eccetto il passaggio, ogni giorno, alla stessa ora, della vecchia Nancy Sinatra e del suo cane, il Dottor Jekill. Nancy si fermava sempre nella piazzetta davanti alla chiesa, a guardare Jekill che faceva il giro intorno all’aiuola e qualche passo stentato nell’erba, dopodiché tornavano indietro insieme. Ogni giorno sembra che i due facciano sempre più fatica a muovere un passo dopo l’altro. È a quel punto che Max ha l’idea della scommessa: chi è che muore prima? Nancy o il cane? Chi vince può decidere per un giorno cosa fare, sarà il capo per un giorno intero.

L’indomani però Jekill e Nancy non si vedono. Poteva essere solo un caso. Potevano essere partiti per una vacanza. Nancy era malata e non poteva portare fuori Jekill. Jekill era malato e non c’era bisogno di portarlo fuori. Avevano cambiato orario. Avevano cambiato strada. Non sapevano più come fare per arrivare nella Via Lattea. Avevano cambiato casa. Jekill aveva trovato un’altra aiuola intorno alla quale girare. O forse sono morti tutti e due. Cominciarono a domandare ad un passante, poi a un altro, e un altro ancora. Ma nessuno conosceva una vecchia signora con un cane. Un vero mistero.

Il giorno dopo la scoperta: al cimitero erano state scavate due tombe. La ricerca delle prove porta Max, Emma e Oscar a vivere esperienze che li fanno diventare grandi: l’offesa e il perdono per delle brutte parole, il dolore per la perdita di una persona cara, la sofferenza per chi ogni giorno deve fare i conti con la mancata accettazione della propria diversità, la rabbia di fronte alle ingiustizie, il primo amore, un litigio finito a pugni.

La vita che scorre e che aspetta solo di essere presa per mano, la morte che passa di fianco come compagna di viaggio, le piccole cose che diventano ossessioni (la loro scommessa può davvero aver ucciso Nancy Sinatra?) l’estate che scorre e la paura di lasciarsi sopraffare dalla “stanchitudine”. Sì, la stanchitudine, non so come la chiami tu, ma so che la conosci: è quel un mix di sonnolenza, torpore, noia e svogliatezza, che ci impedisce tutto quello che si muove e che rischiamo di perdere.

 

La notte delle Malombre

di Manlio Castagna pubblicato per Mondadori, ispirato alla storia del treno merci 8017 il più grande disastro ferroviario italiano della storia e tra i primi al mondo per numero di persone che vi hanno perso la vita.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

«Quando hai fretta, fermati», gli ha detto una volta un suo compagno d’armi. E lui si ferma, adesso, ma non si allontana dai binari. Ha percorso l’Italia senza mai deragliare, seguendo la ferrovia e sette semplici regole che si è dato.

Uno: niente strade o paesi.

Due: farsi vedere da meno gente possibile.

Tre: andare di stazione in stazione.

Quattro: non parlare con nessuno, se non è strettamente necessario.

Cinque: liberarsi di tutto (tranne torcia e borraccia).

Sei: cambiare nome ogni volta che qualcuno gli chiede come si chiama.

Sette: sgombrare la testa dai pensieri per farci stare solo un unico grande desiderio, quello di tornare a casa, a Potenza, la città da cui ha voluto sempre fuggire e ora è l’unico posto in cui vorrebbe essere.

Nino Cortese è stremato quando arriva alla stazione di Balvano. L’ultimo chilometro l’ha percorso tenendosi al centro dei binari. Più volte è incespicato sulle traverse in legno a cui sono fissate le rotaie. Un orologio incastonato nella facciata di calce segna qualche minuto dopo l’una. Il disertore si guarda intorno per vedere se c’è qualcuno. I suoni sono soffocati da spesse bave di silenzio. È tutto immobile, come in una stazione fantasma. L’ultimo convoglio deve essere passato molto tempo prima.

Beve dalla fontanella. Riempie la borraccia. Prima di partire era un diciottenne pieno di vita e di parole. Ora ha vent’anni, anche se le sue ossa ne dichiarano il triplo. Si sente intasato di sassi, dentro al silenzio dei cimiteri. Il suo cuore è rimpicciolito come una carta appallottolata. Cammina per un’altra ora. L’inverno gli si insinua nelle ossa e scava fino a farsi posto, irradiandosi poi a tutta la carne. Ma è nulla in confronto al gelo che gli pietrifica le vene quando esce dall’ennesimo tunnel e si imbatte in un’immagine imprevista.

C’è un treno fermo sul ponte che conduce alla galleria successiva, la numero 20 partendo da Battipaglia. Quello fermo è un convoglio merci. È strano, è tremendamente strano che sia fermo lì, con solo due o tre vagoni fuori e il resto conficcato nel foro della montagna. Un presentimento cupo gli avvinghia il petto. Gli sembra di intravedere qualcosa contro l’imbocco.

Forse un masso. Troppo grosso.

L’aria gli porta solo il cupo scrosciare del fiume di sotto e la litania metallica del treno fermo nel traforo. Il soldato avanza di qualche passo, reso più pesante dall’angoscia che gli è piombata sulle spalle. Inciampa sulla massicciata dei binari. Cade a terra, e si sbuccia le mani, portate in avanti per proteggere il volto. Ha incespicato in qualcosa.

Pensa un animale.

Non è un animale.

Pensa un grosso sacco gettato via.

Non è un sacco.

Si avvicina e si allontana dalla cosa immobile tra le pietre.

A terra c’è il corpo di un uomo. La tensione si trasforma in terrore.

Che ci fa un cadavere qua in mezzo ai binari?

Un soldato quello disteso a terra. Porta un’uniforme, proprio come quella che indossava lui prima di barattarla con un po’ di cibo. Nino sposta il raggio della torcia più avanti. E pesca dall’oscurità un secondo corpo. Poco distante. Riverso a faccia in giù. Un altro soldato. Fissa la coda del treno per raccogliere altri indizi, tutti i sensi in allerta. Poi sente rumore di fronte a lui. Da dietro l’ultimo vagone esce una sagoma scura. È una figura umana. Viva. Mentre Nino le punta addosso la torcia, dice «Sono tutti morti là dentro».

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Metti una scopa davanti alla porta della tua stanza. Le Malombre amano intrecciarne diligentemente i fili fino all’alba e a quel punto la luce le costringe a ritirarsi. Tieni anche un paio di forbici sul comodino. Vedrai che così non ti impensieriranno più.

La notte del 3 marzo del 1944 In provincia di Potenza, a Balvano, partiva un treno: l’8017. Il convoglio rimase bloccato in una galleria e più di 500 anime morirono asfissiate, intossicate, avvelenate dal monossido di carbonio provocato dalle ciminiere del treno. Una sfilata di corpi senza vita di chi per sopravvivere ha preso un treno che l’ha condotto a una destinazione senza ritorno ed è è stata sepolta senza nome, perduta per sempre.

Colpa del freddo, della neve, della pendenza e delle dimensioni della galleria “delle armi”. O, forse, delle malombre, presenze oscure che secondo le credenze popolari annunciano la morte.

Il treno 8017 era un convoglio merci. Tutti i suoi passeggeri, escludendo gli addetti ai lavori, erano saliti da clandestini. La fame li aveva costretti a tentare il tutto per tutto in un viaggio verso la speranza di poter trovare cibo in Basilicata.

Rocco conosce il viaggio e sa che è pericoloso.

Brando ha qualcosa di molto prezioso da proteggere e quel viaggio rappresenta la sua speranza.

Nora, nonostante i brutti presentimenti, parte con i suoi genitori alla ricerca di suo fratello.

Una storia figlia della nostra storia, del nostro meridione, carico di fascino e di vita, in un tempo flagellato dalla guerra e dalla povertà, che si mescola al romanzo e a un pizzico di sovrannaturale.

5 libri di avventura per 8-10 anni da leggere questa estate

5 libri di avventura per 8-10 anni da leggere questa estate

È arrivata l’estate, quell’apostrofo incredibilmente evanescente che inizia a giugno con una lista di libri tra cui scegliere quelli che, a settembre, saranno diventati soprammobili impolverati sulla scrivania. Ma. C’è un MA. Per fortuna.

Perché in estate ci si innamora di più. Sarà la voglia di divertirsi, ma la responsabilità va a farsi benedire insieme ai compiti e agli altri doveri. L’estate si legge solo per piacere. Per il piacere di innamorarsi di una storia.

Chi conosce il piacere della lettura conosce il piacere dell’esplorazione, dell’andare alla ricerca dei propri libri del cuore. Chi invece non ha familiarità con l’esperienza di lettura e non ha ancora trovato il libro per innamorarsi della lettura può provare un senso di angoscia o di spaesamento di fronte una lunga lista di libri. Tutti quei titoli uno dietro l’altro, e non si sa nemmeno di che parlano! Da dove si comincia?

Per questo abbiamo creato una Guida alle letture estive con 5 titoli per ogni genere: avventura, brividi e mistero, crescita e amicizia, fantasy. Per 8-10 anni e per 11-13 anni.

La scelta è più ampia rispetto al singolo consiglio di lettura, ma non così sconfinata rispetto a interi scaffali.

Cominciamo con i libri di avventura per 8-10 anni.
Per questa Guida alla lettura dei libri di avventura abbiamo preparato un segnalibro per lettori e lettrici avventurosi che ti regaliamo insieme all’acquisto del libro, sia in libreria, che nello shop. Puoi anche scaricarlo qui e stamparlo a casa.

In più, per ogni titolo trovi:

  • Traccia audio da ascoltare;
  • Breve descrizione della trama, dell’ambientazione e dei personaggi principali;
  • Foto dell’interno.

Cominciamo!

Naugraghi e Naufragi

Dieci storie di naviganti, soldati e aviatori raccontate da Anna Vivarelli e illustrate da Amedeo Macaluso per la casa editrice Sinnos.

Ascolta la traccia audio o continua a leggere.

“Le storie iniziano sempre con un naufragio”: pare lo abbia scritto da qualche parte Jack London, il quale, quanto ad avventure, viaggi ed esplorazioni, aveva una certa esperienza, sia nel raccontarli che nel viverli. Si può naufragare anche tra le nuvole, nelle vie di una città, in un deserto, dentro una passione amorosa: si abbandona la terraferma, si naviga in mare aperto, ci si imbatte in uno scoglio o in una tempesta, si sbarca su una spiaggia ignota, ci si perde e ci si ritrova.

Comunque vada, alla fine, non si è mai più gli stessi.

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Ciò che colpisce, soprattutto, delle avventure che hanno al centro un naufragio è la personalità dei naufraghi: mostrano una forza di volontà e una tenacia quasi sovrumane nell’affrontare imprevisti e avversità.

A volte il naufrago è un esploratore, salpato in cerca di avventure scoperte, e il naufragio è un rischio calcolato. Come Ernest Shackleton, esploratore dei ghiacci, che nel 1914 è a capo della spedizione Endurance e tenta di attraversare via terra l’Antartide. Se l’impresa dell’Endurance e di Shackleton fosse frutto dell’immaginazione dello scrittore, il racconto ci coinvolgerebbe totalmente, ma forse alla fine diremmo: c’è poca verosimiglianza, troppa avventura, e lui, Shackleton, è una figura poco credibile, quasi sovrumana. Ma è tutto vero.

Può capitare che il naufrago sia solo un viaggiatore che desiderava soltanto partire e arrivare, ma che alla deriva scopre una parte di sé fino ad allora sconosciuta.

Infine, in casi rarissimi, un grande scrittore incontra la storia vera di un naufragio, ne resta colpito, ci scorge ciò che l’uomo comune non sa vedere, e la trasfigura in un capolavoro come Moby Dick o come Robinson Crusoe. Oppure naufraga nel deserto del Sahara, e da quella esperienza tra l’ispirazione per uno dei libri più letti al mondo.

I Combinadisastri

Di Rico Hop, con le illustrazioni di Bas Shel e la traduzione di Valentina Freschi per la casa editrice Terre di Mezzo.

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Succede anche a te, a volte, di avere un prurito terribile in un punto dove non arrivi per un pelo?

O che sul rotolo di carta igienica sia rimasto solo un minuscolo foglietto proprio quando ti serve?

O che dalla doccia esca solo acqua gelida, proprio quando sotto ci sei tu?

Penserai che sono cose che capitano per caso, giusto?

Che a volte va semplicemente tutto storto.

Che la vita è così.

Sbagliato!

Certe cose non capitano per caso. Davvero. Che tu ci creda o no, dietro c’è lo zampino dei Combinadisastri.

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Ma chi sono i Combinadisastri?

I Combinadisastri sono la metafora di coloro che odiano il nemico senza ricordarsi più nemmeno perché. Odiano gli uomini. Passano la loro esistenza a progettare e mettere in atto tremende punizioni che rendano loro la vita impossibile. Perché gli umani sono dei mostri. Tutti quanti. O forse no.

Durante la sua prima missione Micro, il più piccolo, il più goffo e il più imbranato, infrange la quinta regola del manuale dei Combinadisastri e nel tentativo di cariare un dente della sua vittima, il trapano gli sfugge di mano. Eppure il maestro Solfa glielo aveva ripetuto mille volte “Mai esagerare con i disastri!”

Wes, così si chiama il suo umano, si sveglia e lo cattura. Micro pensa sia la fine, che verrà sgranocchiato come antipasto o sottoposto a indicibili sofferenze. Invece, no. Wes lo tiene al sicuro e gli regala una tavoletta di cioccolato per riprendersi dallo spavento. Wes è un umano buono. E forse non è l’unico. A farci ben attenzione può capitare di vedere un bambino per strada aiutare una vecchia signora ad attraversare. Un uomo e una donna distribuire un pasto caldo ai vagabondi. Ma ci sono anche umani terribilmente perfidi. Come chi se la prende con i più piccoli o i più deboli senza alcuna ragione, solo per causare ingiuste paure e sofferenze.

Come quel bullo che se la prende ogni giorno con Wes. Cosa combinerà la prossima volta? Gli farà un occhio nero? O magari lo rinchiuderà in un armadio? Non fare nulla significa fare finta che Wes non esista, dimenticarsi di lui. L’indifferenza alle ingiustizie è il male più grande, Micro lo sa, avrebbe tanto voluto avere qualcuno che credesse in lui anche nei momenti più duri. E pensandoci è stato proprio Wes, quello che avrebbe dovuto essere il suo peggior nemico, ad aiutarlo, senza alcun motivo, senza pretendere nulla in cambio. Per questo adesso tocca a lui, adesso è Wes ad avere bisogno di aiuto.

 

Le bambine non salgono così in alto

Di Alice Butaud, con le illustrazioni di François Ravard e la traduzione dal francese di Silvia Turato, per la casa editrice La Nuova Frontiera Junior

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Timoti ha nove anni e vive da solo con il padre. Pensa e fantastica in media il 58% del suo tempo da sveglio. Non esce spesso di casa, pochissimo dalla sua testa, e guarda l’orizzonte dalla finestra.

È timido, riflessivo, con mille paure che gli impediscono di esplorare il mondo e percorrere la sua strada là fuori. Ma là fuori, giù giù giù, ai piedi della torre, oggi c’è una bambina. Una bambina con una coda di cavallo piantata in testa che piroetta attorno al tosaerba. Deve avere più o meno la sua età. Lo sta guardando sorridente, sudata e con il moccio al naso. Lui le restituisce il sorriso, anche se gli sembra un po’ disgustosa, e soprattutto tutta tronfia di essersi arrampicata sul suo vecchio albero. Gli alberi e le persone non sono così diversi. E a nessuno verrebbe in mente di arrampicarsi su una nonna o su nonno di più di cent’anni, no?

Un incontro casuale che non è per niente casuale: Timoti e Diana sono più simili di quello che sembra. Uniti in un malessere inascoltato e incompreso, incastrati di un mondo adulto, progettato dagli adulti, a misura degli adulti. Un mondo che spesso ai bambini va decisamente stretto. Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali. Tutti, non solo gli adulti. Ma perché allora sembra che le regole siano fatte solo a misura di adulto?

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La loro avventura è un j’accuse contro il mondo degli adulti che pretendono dai bambini di stare seduti ore e ore al banco, senza muoversi, senza parlare. Che non concedono tempo, vuoto, lento, silenzioso, ma riempiono agende con attività da fare. Che non si rendono che un bambino è una persona piccola, ma non per questo ha idee piccole. Che un bambino è una persona piccola, ma solo per un po’, perché poi diventa grande, molte volte senza che nessuno se ne accorga.

Diana non vuole più sentirsi schiacciata, non ha più tempo per riflettere, né per piangersi addosso. Vuole un’estate per parlare, per fare il bagno, per giocare, per vivere un’avventura fatta di fughe in mezzo ai campi e passaggi a bordo di un’auto piena di sconosciuti, il vento nei capelli, il profumo dei fiori di campo. Non è solo lei che è andata a cercare Timoti, ma la Vita stessa in persona. Sottoforma di una stravagante bambina con la coda di cavallo, capace di arrampicarsi sugli alberi.

 

Ronja

Di Astrid Lindgren, con la traduzione di Mona Attmark Fantoni e la revisione di Isabella Fanti, per la casa editrice Mondadori.

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La notte in cui nacque Ronja uno spaventoso temporale si abbatté sulla montagna. Eh sì, c’erano lampi e tuoni dappertutto e perfino le strambe creature che vagavano nel Bosco Matteo si ripararono strisciando spaventate nelle loro tane e dentro i nascondigli. Soltanto le streghe cattive e selvagge, chiamavano la tempesta più di qualsiasi altro tempo, volavano con grida e strepiti intorno al castello dei briganti sul Monte Matteo.

Mentre Lovisa giaceva a letto, partoriva e cantava, mentre Matteo faceva del suo meglio per tenere a bada quelle arpie, nella grande sala di pietra a pianterreno i briganti se ne stavano seduti accanto al fuoco, mangiavano, bevevano e strepitavano come le strigi. Dovevano pur fare qualcosa, mentre aspettavano, e tutti e dodici aspettavano quello che stava per accadere lassù, nella stanza della torre. Perché mai, durante tutta la loro vita di briganti, era nato un bambino a Castelmatteo.

A un tratto la porta si aprì e Matteo piombò dentro di corsa, pazzo di gioia. Era diventato padre di una figlia di brigante e mentre Lovisa oltrepassava la soglia con la sua bambina tra le braccia si sentì il fragore di un tuono squarciare il silenzio. L’antichissimo Castelmatteo sul Monte Matteo si era spaccato in due. Da cima a fondo, dalla cima della torre più alta fino alla volta più bassa del sotterraneo, un fulmine aveva spaccato in due il castello aprendo un baratro nel mezzo. Ma anche quel problema fu presto risolto e la vita a Castelmatteo continuò esattamente come prima. Con la sola differenza che c’era una bambina. Una bambina piccola che faceva rimbambire ogni giorno di più Matteo e tutti i suoi briganti.

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E intanto Ronja cresceva giorno per giorno e cominciò, un po’ alla volta, a esaminare il mondo intorno a sé. Sì, finalmente, un bel giorno Matteo capì, ma non gli fece piacere, che era arrivato il momento. E così Ronja fu libera di girovagare nei boschi quanto le piaceva. Imparò a riconoscere le strigi selvagge, i griginiani, a non perdersi, a perdersi e a ritrovare il sentiero giusto, a non cadere nel fiume, a cadere nel fiume e a stare a galla nuotando. A non cadere nella Bocca dell’inferno che divideva in due Castelmatteo.

E così Ronja andò. Scoprì la bellezza di fiumi impetuosi e boschi a volte oscuri e misteriosi fatti di alberi sussurranti, a volte frementi di vita. C’era proprio da ridere, di felicità, ma Ronja imparò a stare attenta a tutto quello che era pericoloso, e si esercitò a non aver paura. Ronja sapeva di non essere l’unica bambina al mondo, anche se lo era nel Bosco Matteo e a Castelmatteo. Almeno, fino a quel momento. Perché un giorno Ronja vide, poco distante da sé, dall’altra parte dell’abisso, seduto, qualcuno all’incirca della sua età, che spenzolava tranquillamente le gambe fuori dall’orlo della bocca dell’inferno.

Birk, figlio di Borka, insieme ai suoi undici briganti, ha traslocato nella parte Nord del castello. È l’inizio di una guerra. O di un’amicizia capace di portare la pace.

La ragazza bambù

Di Edward van de Vendel, illustrato da Mattias De Leeuw, con la traduzione dal nederlandese di Laura Pignatti, per la casa editrice Sinnos.

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Questa storia ci porta in Giappone. Oi era un fazzoletto di terra dove vivevano persone buone. C’erano semplici cittadini gentili, ma c’erano anche diversi principi e un imperatore molto, molto anziano.

Tutto ha inizio in una piccola casa, nella terza stradina a destra dove un tagliatore di bambù si svegliò. Ogni mattina scherzava con la moglie, che di lavoro faceva la sarta, facendo a gara a chi avesse più rughe. Non c’è niente da ridere, diceva lei. Hai ragione, confermava lui, non c’è niente da ridere. Perché loro non avevano figli, e per non rattristarsi, ci scherzavano sopra. Un giorno, in quel punto preciso sulla terra da dove sbucava un nuovo germoglio di bambù, vide una bambina. Era alta circa undici centimetri, aveva una splendida veste azzurra e scarpette blu scuro i piedini minuscoli. Tutto e lei era vero, e tutto era minuto.

L’abbiamo accolta, diceva la sarta. C’è stata affidata, diceva il tagliatore di bambù.

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A diciotto anni era talmente bella che gli uomini del villaggio, tutti, quando pensavano una ragazza pensavano solo a lei. Spaventati dall’avanzare dell’età, i suoi genitori, avrebbero voluto che si sposasse. La ragazza acconsente, ma decide di assegnare ai pretendenti una prova, molto difficile da superare, in modo da sposare soltanto il migliore.

Principi, alti dignitari e funzionari reali, ricchi mercanti cedettero tutti a facili lusinghe, regalarono vuote promesse e acconsentirono a bugie e squallidi inganni pur di dimostrarsi all’altezza di quanto non erano. Ma alla sarta e al tagliatore di bambù, non importava quanto oro e quante pietre preziose avesse un pretendente, doveva essere soprattutto buono.

Un giorno si presentò un giovane che aveva tanto sentito parlare di Nayotake no Kaguya-hime, la Principessa splendente del flessuoso bambù. Lui era il primo a far volare in alto il cuore di lei. Ma lei si sentiva triste. Perché era impossibile.

Lei non l’aveva mai detto ai suoi genitori, che facevano tutto per lei e che erano tutto per lei. Era un segreto che non poteva raccontare che non avrebbe raccontato, mai, mai e poi mai: lei era una ragazza che non si poteva sposare.

Una fiaba delicata e potente sull’amore: quello per una figlia, quello per un padre e una madre, quello che ti mette le ali e al tempo stesso ti inchioda al suolo. Quello che ti fa pronunciare parole forti, affidabili, sincere, vere. Quello che unisce anche mondi diversi in una lingua universale, in una parola che significa libertà e che in giapponese si chiama Jiyu.

Christine de Pizan: storia della prima scrittrice europea

Christine de Pizan: storia della prima scrittrice europea

Christine de Pizan è stata la prima scrittrice europea eppure la sua storia è praticamente sconosciuta alla maggior parte delle persone.

Non si studia a scuola nell’ambito della letteratura italiana, lei che è stata ponte dell’umanesimo tra Italia e Francia nel basso medioevo. Non la incontriamo tra le pagine di storia anche se è stata biografa ufficiale del re di Francia Carlo V e sua è stata la prima biografia di Giovanna d’Arco, la pulzella di Orléans. “Alla verità”, ha scritto, “preferisco gli esseri viventi. Noi tutti siamo più veri della verità”.

Nicoletta Bortolotti, nel suo libro Un giorno e una donna, ricostruisce la sua storia attraverso le lettere che Christine de Pizan, ormai donna matura, scambia con la figlia Marie, divenuta suora nel convento di Poissy, restituendoci un ritratto di donna, madre e scrittrice estremamente attuale.

Continua a leggere oppure ascolta qui la storia di Christine de Pizan.

Christine de Pizan, il cui vero nome è Cristina, nasce a Venezia nel 1365. Suo padre era Tommaso da Pizzano, medico-chirurgo e astrologo, e Pizzano era il paese dell’Emilia Romagna dove era nato lui. Sua madre era la figlia di un medico condotto veneziano, ma di lei non vi sono molte informazioni perché, come scrive la stessa Christine, delle madri non si tramanda il nome e cognome, ma solo l’appellativo “madre”. Forse anche per questo lei decide di firmare tutti i suoi libri con il suo cognome, De Pizan, alla francese.

Christine è una donna che ha studiato e per questo a volte è costretta a dissimulare le sue conoscenze, a fingersi meno di ciò che realmente è, per non essere esclusa.

Già allora intuivo che per una donna un destino speciale significava solo esclusione. Talvolta mi chiedevi perché a corte camuffavo il mio sapere, perché spiegavo una tovaglia grezza sopra a tutto quello che avevo studiato. Dovevo far credere ai duchi di essere colta quel tanto che bastava perché mi considerassero utile a ornare le sale reali, ma dovevo porre grande attenzione a non oscurarli. Impiegavo parole semplici quando ne avevo apprese di più complesse, perché non stava bene che una donna possedesse un vocabolario esteso. Sarebbe parsa eccessiva e superba. Se fossi sembrata tale probabilmente mi avrebbero allontanato. Allora avrei perso il lavoro.

Dobbiamo pensare che all’epoca una femmina poteva vivere spensieratamente solo gli anni prima dell’arrivo della pubertà. Da quel momento avrebbe dovuto difendersi dagli assalti fisici degli uomini, dalle manipolazioni e dai raggiri sottesi a matrimoni combinati.

Anche Christine ha avuto un matrimonio combinato. Lei aveva quindici anni, lui, Etienne de Castel, figlio di un ciambellano del re, di famiglia colta, equilibrato e stimato, ne aveva ventiquattro. Un matrimonio combinato, non d’amore, eppure è stato un amore.

Nell loro prima passeggiata lui le chiede quali siano le sue poesie preferite, lei cita Petrarca a memoria, in italiano, ma poi smette, per paura di annoiarlo.

Dopo la nascita di Marie, la sua prima figlia, nei pochi ritagli di tempo a disposizione, aiuta il marito a copiare documenti sulla pergamena, a impaginare fogli, ad assemblare codici che servivano a corte. Fino a quel momento lei i libri li aveva solo letti, ma da quel momento impara anche a farli.

Un giorno il marito invia una sua ballata al concorso reale. È l’inizio della sua carriera di scrittrice, ma non fa in tempo a rendersene conto, a combattere contro quel sentimento diffuso, soprattutto tra noi donne, che non ci fa mai sentire adeguate, all’altezza, perché suo marito muore improvvisamente e lei si ritrova vedova a venticinque anni.

Una vedova con tre figli, una madre anziana da sfamare e senza soldi.

Si rende conto che la Corte dei Conti non le paga lo stipendio del marito e perché doveva pagare lei la rendita sulla torre donata dal re a suo padre? Dov’erano i documenti che attestavano l’eredità di suo padre?

Suo marito non glieli aveva mai mostrati, non per motivi di segretezza o perché non la ritenesse in grado di capire, ma perché si usava così. E ancora oggi, molto spesso, purtroppo le donne non hanno indipendenza economica. All’epoca solo le mogli dei contadini, quelle che avevano una fattoria da mandare avanti, si preoccupavano di amministrare.

Ed ecco cos’ero io, adesso, non contadina, ma vedova senza soldi. Una che non aveva mai lavorato, una scervellata che non sapeva neanche cosa fosse una lettera di cambio. A cosa mi era servito che mio padre mi avesse insegnato a leggere a scrivere, a cosa era servito studiare?

Christine si veste del suo vestito migliore, del coraggio più indomito e della dignità più abbagliante per presentarsi in tribunale, per chiedere di essere ascoltata, per esigere ciò che le spetta. Ma non c’è niente da fare. Gli attestati degli stipendi di Etienne non si trovano e non si può fare nulla nemmeno per le rendite del padre. Almeno così le dicono. E a eli questa risposta non basta.

Christine de Pizan fa causa al Presidente della Corte dei Conti francese. Sa che ci vorrà tempo, molto tempo, sa che le costerà caro, molto caro. Ma è il solo modo per avere indietro quello che le spetta. Tredici anni le serviranno per vincere l’ultimo processo. Ventuno, per avere i suoi soldi.

Ed è la scrittura a sostenerla in tutto questo tempo.

Ricomincia a scrivere ballate d’amore per allietare la corte, lei, che l’amore l’aveva perduto. E i libri li firma tutti così Escript de ma main.

Poi inizia a radunare le sue ballate in un unico manoscritto. Non deve commissionare niente a nessuno perché aveva imparato a farseli da sé i libri. Non aveva difficoltà a copiarli, né a miniare alcuni versi. E, allora, ecco l’idea. Oltre a creare i suoi libri, realizza copie di quelli degli altri, autori di chiara fama, e in questo modo il lavoro per le mani per si raddoppia.

Fabbrica anche più libri contemporaneamente, secondo la richiesta. Le ore della giornata sono scandite da un ritmo serrato: tre ore per un testo, una pausa, e le successive tre per un altro testo.

A chi le diceva di riposare, di rallentare un po’, lei rispondeva: “non me la sento di amare di nuovo”. Questo perché Christine, vedova senza soldi, aveva deciso di vivere del suo lavoro, grazie al suo talento e alle sue capacità. Non le serviva la protezione di un uomo.

“Mi sembra che ti stai imbarcando in un’impresa più grande di te. E per cosa poi?” le ha detto un giorno sua madre, aggiungendo: “Cosa pensi di fare? Di darci da vivere con i libri? Perché non impari a filare i vestiti?”

“Per non morire”.

“Non morire. Di cosa? Di dolore? Solitudine?”

“Di fame”.

E, a tutti gli effetti, al di là dei tanti proclami maschili sull’inutilità per le donne di leggere e scrivere, a Christine la scrittura serviva come a una femmina di leopardo servono i denti.

Non avevano quasi denaro per fare la spesa, dovevano risparmiare fuoco e luce, e lei passava le giornate china sullo scrittoio, in un’occupazione considerata vana e poco adatta a una dama. Ostinatamente e irriducibilmente ferma nel proposito di non risposarsi, né farsi monaca.

Libri di donne non ne se ne erano mai visti. Erano un fenomeno esotico, bizzarro. Una nuova, eccentrica moda della corte. Se pure molti si dilettassero con le sue parole, con le parole di una donna, pochi sarebbero stati pronti ad ammetterlo pubblicamente. Dei suoi libri dicevano fossero “bellissimi”, mai “grandi”. E la chiamavano “abile sarta di storie”, di rado “scrittrice”, mai “artista”.

Nessuna donna prima aveva scritto un’opera satirica, e nessun maschio, prima di allora, aveva tradotto un’opera scritta da una femmina. Christine scrive l’Epistre au Dieu d’amours, Thomas Occleve traduce l’opera in inglese e la sua fama sbarca anche in Inghilterra.

È la parodia del famoso Roman de la rose, la cui seconda parte, ad opera di Jean de Meung, è una sequela di volgarità e insulti contro le donne, con uno stile verboso, pretenzioso e arrogante.

Nella sua opera, Christine, dà voce alla sua rabbia, al suo dolore, alla stanchezza di lottare per far emergere i meriti e veder riconosciuti i suoi diritti.

Il Presidente voleva congedarmi in fretta, scacciare il nauseabondo mal odore di grana, rogna e commiserazione emanato dal mio mantello. Eppure mi usava una cortesia distante, pensava forse che una certa impronta paterna si potesse cogliere anche in questa pietosa circostanza. La mia era una penuria indossata con eleganza, con classe, poco esibita, non gridata come quella di tante vedove che si vedono sottrarre la dote dalla famiglia del marito, o addirittura dai propri parenti, e vengono sbattute in strada senza alcuna assistenza, insieme alla loro pidocchiose nidiata. Tante finiscono a prostituirsi, e quando si ammorbano di sifilide vengono allontanate derise, e quando invecchiano perdono i clienti e mendicano.

“Fra poche settimane è Natale” ha detto il presidente. “Facciamo passare i festeggiamenti e poi tornate qui, Christine”.

“I festeggiamenti… Non posso attendere, presidente. Voi capite. Ho una famiglia da mantenere. Una madre anziana, una nipote e tre figli. I miei fratelli sono partiti per Bologna in cerca di lavoro. Mia madre, mia nipote e i miei figli sono a mio carico. Ho bisogno dei soldi di mio marito. Noi non faremo alcun festeggiamento, capite”.

“Mi dispiace, se potessi aiutarvi lo farei. Ma prima di Natale non è proprio possibile. E, se volete un consiglio, rilassatevi un poco. Fate festa anche voi. Immagino che non siate nell’animo, dopo quanto ti è accaduto. Ma… Siete una bella donna. Giovane… Non dovreste avere difficoltà a trovare qualcuno disposto a offrirvi un pranzo. E ora scusatemi, ma altre visite”.

Christine non resiste. E passa all’attacco. Denuncia la mancanza di rispetto, le discriminazioni, le umiliazioni. Afferma che le donne sono pari in intelletto e virtù e che i pregiudizi non sono altro che “sporche pietre nere e grossolane”.

La casta dei maschi dell’università si sente offesa e indignata e chiede pubbliche scuse “per l’errore evidente, per la pazzia o demenza, a causa della sua presunzione e del suo impulso di donna”, aggiungono tuttavia che si mostreranno caritatevoli e concederanno la grazia, ma non prima di averle comminato una salutare penitenza.

Christine non ci pensa proprio a chiedere scusa, a chi poi? E per cosa? E commenta così: “la finissima punta di un temperino o di un coltellino è capace di forare un sacco grande e pieno di cose vili e materiali”.

Nonostante, o forse proprio, per la polemica sul Roman de la rose, i suoi libri cominciano a farsi più lunghi, fitti e complessi. Prende tre copisti al suo servizio e crea una piccola bottega di libri. È allora che riceve l’incarico di scrivere la biografia del re Carlo V, detto Il Saggio.

Ma noi la vogliamo ricordare per un altro libro il Livre de la cité des dames: un libro-città, come La città di Diodi Sant’Agostino, ma una città fondata sulle donne, con le donne, per tutti e tutte. Donne forti e coraggiose ne reggono le fondamenta, donne sagge e sapienti, che hanno potuto studiare, la popolano, ispirate da esempi di donne virtuose. Tra queste non ci sono solo sante e martiri, ma anche donne come Didone e Medea, donne la cui unica colpa è stata quella di aver amato troppo.

Nessuna città, nemmeno Parigi, ci aveva mai concesso la parola. Non abitavamo nessun mondo e nessun libro, e nessun libro aveva riscritto il mondo secondo noi, e ci aveva scritte. Con buon senso e, forse, prudenza, la città che le tre dame – Dama ragione, Dama giustizia e Dama rettitudine, mi avevano comandato di costruire era il nostro primo libro casa dove potevamo vivere senza snaturarci.

Festa del papà: fai il test e scopri quale libro fa per te!

Festa del papà: fai il test e scopri quale libro fa per te!

Si avvicina la festa del papà e anche quest’anno festeggeremo con letture e un piccolo laboratorio creativo in libreria. L’idea è semplice, ma non per questo banale: passare del tempo insieme.

Io cerco ogni volta di farmi piccina, piccina, di osservare senza senza essere vista, per cogliere quei momenti irresistibili di complicità. Quel fraseggio di parole non dette che stanno in uno sguardo, in un movimento della mano o in codice linguistico che alle orecchie degli altri appare senza senso, ma che significa tutto nella lingua dell’amore.

Vieni a festeggiare la festa del papà in libreria

 

Quest’anno, festeggeremo insieme tutti i papà sabato 18 marzo alle 16:30 con un fanta(saura)stico pomeriggio in libreria.
Inizieremo con la lettura degli albi Che fatica mettere a letto papà e Rory il dinosauro e il suo papà due letture divertenti e tenerissime che faranno mettere i papà nei panni dei loro figli e delle figlie e viceversa!
Poi realizzeremo un collage con la pittura a dita: le nostre mani e le nostre dita ci serviranno per dar vita a un dinosauro grande e uno più piccolo, uniti da un amore infinito.

Per partecipare è necessario inviare un mail e prenotarsi inviando una mail a info@lottalibreria.com Il costo è 8,00, la durata circa un’ora ed è consigliato a bambini e bambine dai 3 anni di età.

 

Scegli il libro per la festa del papà che fa per te

 

Se invece vuoi scegliere subito un bel libro da regalare per la festa del papà abbiamo preparato per te una selezione di albi illustrati. Scorri il post, leggi la descrizione, guarda le foto e scegli quello che fa per te. Non sai quale scegliere? Ti aiutiamo noi! Abbiamo preparato il test per scegliere quale libro per la festa del papà fa per te. Miraccomando, è solo un gioco! Vai al test!

Vai al test: quale libro per la festa del papà fa per te?

I papà non sono tutti uguali. Ci sono papà alti oppure bassi, pigri o sportivi, pazienti o fumantini… però tutti, ma proprio tutti ce la mettono tutta.

C’è chi ogni giorno sveglia e accompagna i bambini a scuola, pettina chiome e sceglie vestiti, gioca a nascondino o cambia i vestiti alle bambole, legge libri ad alta voce nel lettone.
C’è chi insegna ad andare in bicicletta, a dipingere, a costruire i giochi, la fiducia e la speranza.
C’è chi ascolta, con gli occhi, con il cuore, con le orecchie e le braccia aperte. Di notte assembla sogni scintillanti; di giorno traccia la rotta per trasformarli in realtà.
Fai subito il test, segna le risposte e poi torna qui a controllare a quel profilo corrispondono!

Maggioranza di A – Ce la metti sempre tutta

Non esiste nessuna scuola dove si insegni come diventare papà. Ogni volta è una prima volta. A volte funziona e va tutto bene. Altre volte meno. Ogni volta però tu ce la metti tutta. Sai bene che nessuno è perfetto e accetti con ironia di metterti in gioco, come il papà che non vuole andare a letto di Che fatica mettere a letto papà e i papà de Il segreto dei papà e sicuramente avrai anche tu il tuo segreto! Come il papà Re de Il re dei papà, che impara ad andare in bicicletta, a tuffarsi, a cucinare marmellate. A volte ti lasci prendere da ansie e preoccupazioni, come il papà di Stellina o il papà di Rory,

Ecco i libri che fanno per te:

Il re dei papà

 

Il re è sempre molto impegnato, ma oggi ha deciso di trascorrere un po’ di tempo con il suo piccolo principe. Lui è un re, un papà re, ma esisterà il Re dei papà? Così entrambi partono alla ricerca del Re dei papà. Lungo la strada incontrano il Re della bicicletta che insegna al papà re e al piccolo principe ad andare in bicicletta, ma all’improvviso la gomma si buca. Per fortuna che lì vicino c’è il Re del bricolage che sa aggiustare tutto. I bambini adorano recarsi alla sua officina per dipingere, disegnare e creare. Da lì proseguono il viaggio in barca e incontrano il Re dei tuffi, grazie a lui nessun bambino ha più paura dell’acqua, il Re dei golosi, che ama condividere la frutta del suo frutteto e prepara squisite marmellate di lamponi, il Re dei sogni, che ogni sera racconta storie ai bambini prima di andare a letto. Ogni momento, ogni esperienza, il re e il piccolo principe la vivono insieme, perché non conta essere un re, ma esserci.

Il segreto dei papà

I papà non sono tutti uguali. Certi sono alti quasi quanto una porta e certe invece sono più bassi. Alcuni sono pazienti e si lasciano fare di tutto, altri sono più fumantini e si arrabbiano più facilmente. Portano barba, baffi o anche niente. Alcuni lavorano tutta la settimana, altri sono a casa tutte le sere per cena. Alcuni non sono mai stanchi e la notte si addormentano tardi, altri non riescono nemmeno a finire di leggere una storia che crollano sul letto. Qualcuno è un cuoco perfetto e adora cucinare, qualcuno adora solo mangiare. Possono abitare un’altra casa, i papà, possono anche essere malati o non esserci più. Ma proprio tutti hanno un segreto.

Rory il dinosauro e suo papà

Rory vive su un’isola con il suo papà. Tutto è tranquillo. Troppo tranquillo. Rory vuole un’avventura, tutto da solo. Così preparar il suo panino preferito e raduna un po’ delle cose che gli piacciono di più. Cammina, cammina, arriva al fiume e inizia a cercarsi intorno per trovare un modo per attraversarlo. Per fortuna ci sono delle rocce. Un po’ più avanti inizia la giungla, e nella giungla ci sono i cinghiali. Rory è terrorizzato dai cinghiali, ma si fa coraggio e lancia un ruggito che sembra anche più spaventoso di quello che immaginava. Al momento di fare merenda Rory si accorge di aver dimenticato il latte di cocco. Di solito è il papà che pensa alle bibite. All’improvviso una noce di cocco cade dall’albero e si rompe a metà, proprio davanti a lui. Rory è orgoglioso di essere riuscito nella sua impresa e vorrebbe condividere questo momento con il suo papà, ma poi si ricorda che è lontano. Forse.

La principessa di papà

In questa storia, come in molte altre, c’è una principessa. Ma qui non ci sono draghi, orchi o principi azzurri. C’è solo un papà super protettivo, preoccupato che non succeda mai nulla alla sua Stellina. È vicino a lei quando piove o il sole picchia forte. È vicinissimo quando Stellina cade. E anche quando le viene un po’ di fame. Il re è sempre lì, vicino a lei, mai troppo lontano. Sola, nei bastioni del suo castello, Stellina si annoia. Il re le dà tutto quello che le serve, ma lei vuole andare a scoprire il mondo, mangiare frutta colta dagli alberi, farsi degli amici.

Che fatica mettere a letto papà

Tutte le sere è la stessa storia. Papà non vuole andare a letto. Suo figlio cerca di convincerlo con gentilezza, ma spesso le cose si complicano perché il papà inizia a correre per tutta casa dicendo “No! Non voglio, non voglio, non voglio!”. Seduti sulla stessa poltrona, con le gambe del papà in grembo, il figlio gli legge una storia, ma il papà, ogni volta, insiste per volerne un’altra. E un’altra ancora. Finalmente, quando sempre essersi convinto, appena infilato sotto le coperte, il papà chiama suo figlio perché da solo proprio non riesce ad addormentarsi. Magari, con una lucina accesa…

Maggioranza di B – Sei cintura nera di organizzazione

Ti prendi cura ogni giorno dei tuoi bambini/delle tue bambine. Hai cullato tra le braccia, sospinto passeggini, cantato ninne nanne e cambiato pannolini. Proprio come Lupo e come il papà protagonista di Stammi vicino papà. Sempre con amore, assaporando ogni momento come un ricordo speciale. Sei come il signor Ippocampo, che custodisce e protegge le sue uova, come il papà di Dai papà che viene svegliato la mattina presto per giocare e si trascina giù dal letto. Sei come il papà di Cuore di papà che naviga nella tempesta per tornare con coraggio dalla sua bambina.

Ecco i libri che fanno per te:

 

L’ippocampo un papà speciale

Una coppia di cavallucci marini, i signori Ippocampo, scivolano dolcemente verso il mare, quando arriva il momento di deporre le uova. Il signor Ippocampo si offre di prendersene cura, così, la signora Ippocampo depone le sue uova in una speciale tasca che il signor Ippocampo porta sul ventre. Pagina dopo pagina, accompagniamo il signor Ippocampo in una passeggiata sul fondale marino. Grazie alle pagine in plastica trasparente possiamo osservare un gruppo di pesci trombetta nascosti in un canneto, uno pteroide nascosto dietro una barriera di coralli, due pesci foglia nascosti tra le alghe. Finché, per i piccoli cavallucci marini, arriva il momento di nascere e, per il signor Ippocampo, quello di lasciarli andare liberi per la loro strada.

Dai papà

Cosa succede a un papà quando il suo piccolo, di prima mattina, lo sveglia saltando felice sul letto? Succede che deve correre al parco alla velocità di un aeroplano, giocare a pallone, comperare la merenda, andare sullo scivolo e poi sull’altalena e, mentre tornano a casa, ascoltare i mille progetti per il giorno dopo del suo piccolo mentre lui lo tiene per mano e gli dice che è il papà più bravo del mondo. Ma finalmente, una volta a casa, lo aspetta una bella poltrona e una coperta morbida, giusto il tempo di rilassarsi, chiudere gli occhi e… si ricomincia!

Pilù e papà Lupo

Cosa c’è dentro quel cestino abbandonato davanti alla porta di casa? Un adorabile coniglietto! Il Signor Lupo già pregusta l’ottimo spuntino. Ma prima di mangiarlo deve farlo ingrassare un po’. Così inizia a preparare biberon, pappate fatte in casa, minestrine profumate e dolci per ogni stagione. Dopo qualche settimana il coniglietto è diventato morbido e paffutello, ma sembra abbia bisogno di prendere un po’ d’aria e, allora, durante una passeggiata nel bosco, si addormenta tra le braccia di Lupo. Quando sta male Lupo gli legge le favole, disegna, fa collage e lavoretti. Insieme passano ore e ore a giocare e divertirsi. Finché il momento di cucinare il coniglietto ormai è arrivato. O forse no.
Perché fare il papà è più facile e più bello di quello che sembri.

Stammi vicino papà

Un papà e la sua bambina. Lui che non ha paura di mettersi in gioco in un percorso di emozioni e prime volte che mettono a nudo l’anima. Lei che impara i gesti di cura, di gentilezza e di affetto dalle sue mani grandi e pelose. Un papà e la sua bambina ritratti nei preziosi momenti della quotidianità a parlare una lingua tutta loro, a danzare e cantare all’unisono. Insieme, riempiono la loro casa di simboli speciali e i loro cuori di ricordi futuri. Entrambi imparano e insegnano, consolano e abbracciano. Non importa cosa facciano, a entrambi basta essere insieme.

Cuore di papà

Nel cuore di un oceano lontano, tra il profondo blu delle onde e l’intenso azzurro del cielo, un faro vegliava sulle acque. Nel cuore del faro vivevano un papà e la sua bambina, felici di un amore raro, tipico del cuore caldo di chi è abituato a custodire. Con una barchetta di legno il papà solcava i cuore del mare portando ogni giorno alla bambina provviste, storie e oggetti incantati. Un giorno, però, mentre il papà era intento a pescare, un vento freddo iniziò a soffiare impetuoso dal cuore dell’oceano. La barchetta del papà, travolta dai flutti, t’andava di mantenere la rotta. La bambina tentò di accendere e di muovere la luce del faro, ma le sue braccia erano troppo corte e e le sue manine non raggiungevano i comandi. Il cuore della bambina vacillò, ma la luce che custodiva riaccese la speranza. Un baule e uno spago, tanto basta illuminare le tenebre. Il papà vide l’amore, la forza, il coraggio e la via di casa.

Maggioranza di C – Costruttore di sogni

Prima ancora che tuo giglio/tua figlia esprima un desiderio tu glielo leggi negli occhi, come il papà che prende la luna per la sua bambina. Sai immaginare, sentire, capire, vedere tesori invisibili agli occhi, come il protagonista di Ti chiamerò Papà. I tuoi occhi parlano, le tue braccia raccontano, i tuoi sorrisi cantano. Sei un papà totalmente innamorato. Il tuo punto forte è l’empatia. Ti piace costruire sogni ad occhi aperti, come nella storia Mio papà, trasformarti all’occorrenza sveglia, letto, giostra, ombrello, come in P di papà, trasformare ordinari momenti in straordinaria felicità, come il Papà sulla luna.
Ecco i libri che fanno per te:

Mio papà

Cosa fanno effettivamente i papà durante il giorno, dopo aver accompagnato i loro figli e le loro figlie a scuola? La piccola Lucia lo sa: suo padre sta ovviamente salvando il mondo! Seduta al suo banco, se lo vede mentre salta su un aeroplano, dà la caccia a un mostro in Africa, cavalca un elefante, consola un re malinconico. Perché ogni papà agli occhi dei propri piccoli è un po’ un supereroe dotato di super poteri. E alla fine, dopo aver fatto tantissima strada, il papà arriva sempre a prenderla all’uscita da scuola.

Papà mi prendi la luna per favore?

Una sera, prima di andare a dormire, Monica guardò fuori dalla finestra e vide la luna: sembrava così vicina! Le sarebbe tanto piaciuto riuscire ad afferrarla, ma per quanti sforza facesse, proprio non ci riusciva. Così chiese aiuto al suo papà, che trovò una scala lunghissima, che mise sulla cima di una montagna altissima, e poi iniziò a salire. Tornò a casa con un pezzetto di luna, Monica iniziò a ballare e saltare, ma mano a mano la luna diventava sempre più piccola, finché sparì. Mentre nel cielo iniziava di nuovo e risplendere.

Ti chiamerò papà

Tanto tempo fa, un uomo incontrò un bambino sul suo cammino. I due avevano già fatto molta strada da soli, e decisero di diventare compagni di viaggio. L’uomo andava per il mondo per cercare tesori, portando con sé una valigetta di ferro. Il bambino, con uno zainetto sulle spalle, non aveva ancora deciso dove andare. Quando il sole splendeva, il più grande disegnava sulla terra un’ombra lunga, e il più piccolo un’ombra corta. Seguendo l’esempio del grande, ben presto, anche il piccolo iniziò in segreto a mettere nel suo zainetto tesori scintillanti. Finché una sera arrivarono i ladri, ma quale non fu il loro stupore quando aprendo la valigetta trovarono: uno specchietto, due lampadine, tre ferri di cavallo, quattro soldi di latta, cinque palline di vetro. E nello zainetto del bambino trovarono le sue parole preferite: luna, aereo, mondo, gufo, dio, mare. E conservava anche i loro discorsi, i loro bigliettini. Un vero tesoro.

Papà sulla luna

È una bella giornata di sole e Maia è pronta per andare a trovare il suo papà… sulla luna! La mamma fa gli ultimi preparativi, accende i reattori e… 3, 2, 1 via! Decollo perfetto. Maia vola nello spazio tutta sola, fluttua felice fra le stelle. Ma ecco che la navicella atterra sulla luna e papà è lì ad accoglierla a braccia aperte. Insieme giocano, fanno nuove scoperte, preparano la cena, scrutano l’universo con un grande cannocchiale. Insieme osservano la terra e, zummando un po’, ecco che compare la mamma! Ma cosa tiene fra le braccia? Maia ha un’ottima ragione per rientrare a casa a velocità supersonica!

P di Papà

Un papà è un abilissimo trasformista capace di passare, da un minuto all’altro, da angelo custode a nascondiglio perfetto, da dottore a tunnel. Un papà è un impareggiabile attrezzo multiuso, all’occorrenza sveglia, letto, giostra, ombrello. Un papà è utilissimo per fare un milione di cose: volare, scalare, giocare, cavalcare, ascoltare. Un compagno di viaggio perfetto per una vita meravigliosa.

Per i papà che stanno per diventare papà

Papà isola

«Sarò un bravo papà?» si chiede Gigi l’orso. «Un super papà sa nuotare, giocare a pallone e fare un sacco di altre cose che io non so fare!» dice. «Ma tu sarai un papà-isola dove il nostro cucciolo potrà riposare, sarai un papàcapanna per proteggerlo dal vento, sarai un papà-cavallo e lo accompagnerai all’avventura!» lo rassicura Betty, l’orsa.
Gigi diventerà un super papà, addirittura il re di tutti i papà!

Ancora papà

Ancora cinque minuti nel lettone. Ancora una vacanza al mare. Ancora un trasloco. Ancora un abbraccio. Ancora una risata. Ancora un ricordo. Un papà e la sua bimba: un legame pieno di tenerezza e fiducia, che dura tutta la vita.

Le mani di papà

Prima ancora che un bebè nasca ci sono le mani di papà ad attenderlo; mani che coccolano, che accolgono, mani che accompagnano, mani che aiutano a crescere. Finché, un giorno o l’altro, magari senza preavviso, arriva il momento in cui il bimbo lascia le mani di papà per muovere, da solo, i primi passi.
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