Ti racconto una storia

Io sarò la prima

Io sarò la prima

Quarta ed ultima settimana con le storie di Lotto ogni giorno, il progetto di storytelling gratuito in collaborazione con la casa editrice Editoriale Scienza e le librerie del circuito Cleio per combattere gli stereotipi di genere con storie, proposte di attività, riflessioni e approfondimenti da mettere in pratica a casa o in classe.

20 storie, tratte dalla collana Donne nella scienza della casa editrice Editoriale Scienza. Per ciascuna di queste storie abbiamo realizzato un breve racconto di circa 5 minuti che potrai ascoltare o leggere, a casa o in classe, e un ritratto da stampare. Passioni, sogni e conquiste di scienziate ed esploratrici che potranno ispirare e promuovere modelli di comportamento, aiutare a mettersi alla prova con fiducia, mettere in campo spirito critico e far riflettere sul linguaggio e sull’importanza delle parole.

Questa settimana parliamo di cinque donne straordinarie che hanno sfidato pregiudizi e stereotipi riuscendo ad aprire la strada a nuove esplorazioni e scoperte, per la prima volta. Le loro imprese sono raccontate nel libro Io sarò la prima, di Mick Manning e Brita Granström con la traduzione di Lucia Feoli.

Le protagoniste di questo libro sono esempi di coraggio, determinazione ed energia. Donne che hanno dimostrato esserci un modo nuovo e diverso di fare e di pensare, superando ostacoli e pericoli, ma anche la (infondata) convinzione che non fossero imprese adatte a loro. Dai fondali marini allo spazio, ai campi della scienza, della storia, dell’archeologia, dell’ecologia e della giustizia sociale. Per lasciarsi ispirare, e rimanere sé stessi.

 

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Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

Jeanne Baret

La prima donna a fare il giro del mondo. Al tempo era proibito alle donne salire a bordo delle navi, ma lei, nel 1766, si travestì da domestico per seguire il suo amore, il botanico e medico Philibert Commerson, e gran parte delle sue scoperte si devono anche a lei e alla sua eccezionale capacità di lavoro e alla sua resistenza fisica con ogni condizione meteorologica.

Ascolta sua storia e scarica qui il suo ritratto.

 

Caroline Hershel

Con i suoi studi ha tracciato un ponte fra astronomia antica e astronomia moderna. Nell’arco di alcuni anni, redige un catalogo di 2500 Nebulae: un colossale lavoro di registrazione delle coordinate celesti di tutti quegli oggetti “nebulosi” osservabili in cielo e scopre otto comete nonostante una malattia le avesse lasciato gravi disturbi all’occhio sinistro.

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Ester Nordström

Giornalista che, in un’epoca in cui le donne non avevano ancora ricevuto il diritto di voto, ha viaggiato per il mondo raccontando conducendo inchieste e reportage. Si finse garzone per denunciare le condizioni di lavoro nelle fattorie svedesi, fu maestra dei bambini Sami in Lapponia per descrivere la dura vita degli allevatori di renne e si imbarcò su un piroscafo per un reportage sui poveri emigranti in cerca di nuova vita negli Stati Uniti.

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Mary Leaky

Archeologa e paleontologa, nel 1969 trovò il primo cranio di un ominide, un Australopithecus boisei, il più antico resto di ominide conosciuto all’epoca, datato con gli strumenti dell’epoca a un milione e 800 mila anni fa circa, conosciuto anche con il nome di “schiaccianoci”, per la presunta eccezionale potenza delle sue mascelle.

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Sylvia Earle

Oceanografa statunitense, è stata la prima donna a capo della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti. Detiene diversi record di immersione in profondità stabiliti durante la sua carriera e ha vissuto per 2 settimane, assieme a 4 compagne, in una struttura subacquea posta a circa 15 m sotto il livello del mare nei pressi dell’isola di St. John nelle Isole Vergini Americane svolgendo esperimenti e ricerche sulla flora marina.

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Atre storie che trovi nel libro: Auditrici “mente profonda”, Ester Stanhope, Sacagawea, Mary Anning, Harriet Tubman, Nellie Bly, Annie Londonderry, Bessie Coleman, Amelia Earhart, Lee Miller, Barbara Hillary, Jane Goodall, Valentina Tereshkova, Junko Tabei, Mae Jemison, Arunima Sinha.

 

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Ragazze per l’ambiente

Ragazze per l’ambiente

Terza settimana con le storie di Lotto ogni giorno, il progetto di storytelling gratuito in collaborazione con la casa editrice Editoriale Scienza e le librerie del circuito Cleio per combattere gli stereotipi di genere con storie, proposte di attività, riflessioni e approfondimenti da mettere in pratica a casa o in classe.

20 storie, tratte dalla collana Donne nella scienza della casa editrice Editoriale Scienza. Per ciascuna di queste storie abbiamo realizzato un breve racconto di circa 5 minuti che potrai ascoltare o leggere, a casa o in classe, e un ritratto da stampare. Passioni, sogni e conquiste di scienziate ed esploratrici che potranno ispirare e promuovere modelli di comportamento, aiutare a mettersi alla prova con fiducia, mettere in campo spirito critico e far riflettere sul linguaggio e sull’importanza delle parole.

Questa settimana parliamo di ecologia e delle storie di 5 scienziate che hanno messo le loro conoscenze al servizio della tutela dell’ambiente, estratte dal libro Ragazze per l’ambiente, di Vichi De Marchi e Roberta Fulci, con le illustrazioni di Giulia Sagramola.

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Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

Eva Crane

Fisica, biologa, scrittrice e intellettuale inglese. Studia e insegna matematica quantistica, ma quando per regalo di nozze le regalano un alveare, pensando fosse utile per ottenere la razione di zuccheri durante il periodo di guerra, scoprì che il suo vero interesse era lo studio delle api.

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Barbara Mazzolai

Biologa e unapioniera nel campo dei “plant-inspired robots” e dei “growing robots”. A lei si deve la creazione del “plantoide”, uno speciale robot ispirato alle piante, in grado di crescere e di muoversi, progettato per indagare i meccanismi ecologici del suolo.

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Gitanjali Rao

Inventrice, anzi, problem-solver, si è guadagnata il titolo di America’s Top Young Scientist, Kid of the Year 2020. Mossa dal principio che “tutti hanno diritto di bere acqua pulita” ha messo a punto uno strumento portatile in grado di rilevare in 10 secondi la presenza di inquinamento nell’acqua potabile grazie a nanotubi di carbonio, gestibile via Bluetooth da un semplice smartphone.

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Maria Klenova

Voleva mappare i fondali oceanici, le fosse, le pianure, i dossi del Mare di Barents.Nel 1929 è la prima donna al mondo a guidare una spedizione scientifica a bordo di una nave. In questo periodo mette a punto una metodologia operativa per la realizzazione di carte batimetriche grazie a cui riesce, nel 1933, a realizzare la prima mappa completa del fondale del mare di Barents.

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Caitlin O’Connell

Biologa, ha dedicato la sua vita a studiare gli elefanti e a proteggerli dal bracconaggio. Nascosta in un bunker registrava i loro movimenti e scoprì che gli elefanti, come gli insetti, comunicano con piccolissime vibrazioni che trasmettono attraverso il terreno, onde sismiche per noi impercettibili.

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Atre storie che trovi nel libro: Rachel Carson, Eunice Newton Foote, Maria Telkes, Anne Innis Dagg, Susan Solomon.

 

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Ragazze in capo al mondo

Ragazze in capo al mondo

Secondo appuntamento di Lotto ogni giorno, il progetto di storytelling gratuito in collaborazione con la casa editrice Editoriale Scienza e le librerie del circuito Cleio per combattere gli stereotipi di genere con storie, proposte di attività, riflessioni e approfondimenti da mettere in pratica a casa o in classe.

20 storie, tratte dalla collana Donne nella scienza della casa editrice Editoriale Scienza. Per ciascuna di queste storie abbiamo realizzato un breve racconto di circa 5 minuti che potrai ascoltare o leggere, a casa o in classe, e un ritratto da stampare. Passioni, sogni e conquiste di scienziate ed esploratrici che potranno ispirare e promuovere modelli di comportamento, aiutare a mettersi alla prova con fiducia, mettere in campo spirito critico e far riflettere sul linguaggio e sull’importanza delle parole.

Questa settimana parliamo delle esplorazioni e dei viaggi raccontati nel libro Ragazze in capo al mondo, di Laura Ogna. Viaggiare un tempo era costoso, pericoloso, senz’altro faticoso, ma soprattutto era ritenuto poco adatto a una donna, ancora meno a una donna sola.

Questo libro racconta le storie di 10 ragazze e giovani donne che hanno scelto di andare controcorrente, rompendo schemi, ribellandosi alle convenzioni. Giovani donne che hanno seguito i propri desideri senza farsi condizionare da stereotipi e pregiudizi, affermando coraggiosamente il loro diritto a scegliere chi essere.

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Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

Gertrude Bell

Nel 1905 gira in lungo e in largo nel mondo arabo come esploratrice, archeologa e anche spia del governo inglese, studiando i resti archeologici, incontrando capitribù ed emiri.

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Nellie Bly

Giornalista d’inchiesta, è stata la prima donna corrispondente di guerra. Quando scoppia la Prima guerra mondiale si trova sul fronte austriaco per raccontare le atrocità dei combattimenti vivendo lei stessa nelle trincee.

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Carla Serena

La prima donna europea a viaggiare nel Caucaso. Sa quello che vuole, e quello che vuole è viaggiare e scrivere. Nel 1881 riesce a fotografare, prima in assoluto, l’Abkasia e lo spettacolare monastero di Bedia.

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Monica Kristensen

Matematica, fisica e glaciologa, è una delle più note esploratrici polari nordeuropee. Ha guidato numerose spedizioni in Artide e Antartide ed è stata la prima donna a ricevere la medaglia d’oro della Royal Geographical Society.

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Annie Smith Peck

Attivista e alpinista statunitense, quando non scala (e l’ha fatto fino all’età di 82 anni) viaggia, come nel 1911 quando compie un lungo viaggio da Panama alla Terra del Fuoco tra le cime del Perù e della Bolivia.

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Atre storie che trovi nel libro: Freya Stark, Ida Pfeiffer, Isabella Bird, Vivienne de Watteville, Alexandra David-Néel.

 

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Ragazze con i numeri

Ragazze con i numeri

Primo appuntamento di Lotto ogni giorno, il progetto di storytelling gratuito in collaborazione con la casa editrice Editoriale Scienza e le librerie del circuito Cleio per combattere gli stereotipi di genere con storie, proposte di attività, riflessioni e approfondimenti da mettere in pratica a casa o in classe.

20 storie, tratte dalla collana Donne nella scienza della casa editrice Editoriale Scienza. Per ciascuna di queste storie abbiamo realizzato un breve racconto di circa 5 minuti che potrai ascoltare o leggere, a casa o in classe, e un ritratto da stampare. Passioni, sogni e conquiste di scienziate ed esploratrici che potranno ispirare e promuovere modelli di comportamento, aiutare a mettersi alla prova con fiducia, mettere in campo spirito critico e far riflettere sul linguaggio e sull’importanza delle parole.

Le prime cinque storie sono tratte dal libro Ragazze con i numeri, di Vichi De Marchi e Roberta Fulci, con le illustrazioni di Giulia Sagramola.

Questo libro racconta le storie, le passioni e i sogni di 15 scienziate. Sono le storie di tante passioni diverse: per la natura, per la medicina, per le invenzioni, per i popoli lontani.

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Sono storie di ragazze, poi diventate famose, che hanno inseguito un progetto e alla fine hanno scritto pagine fondamentali della scienza. Quindici vite fatte di coraggio, di fatica, di entusiasmo.

Per Lotto ogni giorno abbiamo deciso di raccontare le storie di:

Tu Youyou

La prima cinese a ricevere un Premio Nobel per la medicina e la fisiologia. È riuscita a trovare una cura per la malaria, salvando milioni di persone, coniugando la medicina occidentale con quella della più antica tradizione cinese.

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Vera Rubin

Astronoma, ancora giovanissima, scoprì che la distribuzione delle galassie non è omogenea e che nell’universo ci sono ammassi e spazi vuoti. Grazie alle sue ricerche sappiamo che l’Universo è fatto in gran parte di “materia oscura” e per merito della sua esperienza, molte donne ora possono occupare posizioni importanti nella comunità scientifica.

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Laura Conti

Medico, si è impegnata da sempre nella difesa della salute nei luoghi di lavoro, pioniera delle teorie scientifiche a sostegno dell’ambientalismo sosteneva che i crimini contro l’ambiente andavano condannati come i crimini contro l’umanità.

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Marya Sibylla Merian

L’artista che con i suoi disegni, basati sull’osservazione diretta, ispirò decine di scienziati. Il suo viaggio nel Suriname fu la prima spedizione con scopi puramente scientifici, non finanziata da un’organizzazione militare o politica.

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Hedy Lamarr

La diva del cinema dal talento ingegneristico: ha dimostrato che la bellezza non esclude l’ingegno. Insieme a George Antheil scoprì come proteggere i missili sottomarini degli Stati Uniti, usando la musica. E poi semafori, aerei, bibite gassate, sfornava idee per migliorare praticamente ogni cosa.

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Atre storie che trovi nel libro: Sophie Germain, Margaret Mead, Rita Levi Montalcini, Katherine Johnson, Laura Conti, Rosalind Franklin, Vera Rubin, Jane Goodall, Katia Krafft, Valentina Tereshkova.

 

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Intervista a Laura Cangemi: la traduttrice di Lotta

Intervista a Laura Cangemi: la traduttrice di Lotta

Il ruolo della letteratura nordica nei libri per l’infanzia

La nostra libreria ha un cuore nordico e il sapore della montagna, profuma di legno e si respira un’atmosfera di bosco incantato. Ma il nostro amore per il grande nord non si limita alle montagne, alle malghe, alla neve, alle girandole alla cannella, ai Brezeln e alle casette colorate.

È meglio se i bambini piccoli vivono una vita ordinata. Soprattutto se possono ordinarla loro stessi.

Pippi Calzelunghe, A. Lindgren

La letteratura nordica ha avuto da sempre un ruolo d’avanguardia nella letteratura per l’infanzia, combattendo stereotipi, promuovendo un modello educativo e genitoriale in cui le relazioni tra adulti e bambini sono basate sull’empatia e sul rispetto, valorizzando le diversità e le unicità di ciascuno e infrangendo tabù, ma senza mai perdere di vista il rispetto per i bambini.

Sai che il nome “Lotta” l’abbiamo scelto proprio per il coraggio e l’intraprendenza della piccola Lotta Combinaguai? Un personaggio femminile, come Pippi Calzelunghe, nato dalla creatività di Astrid Lindgren e, come lei forte e intraprendente, ma che, rispetto a quest’ultima, non è sola. Lotta è circondata da adulti che hanno fiducia nelle sue capacità e la lasciano libera di imparare a fare da sola e di esprimere le proprie capacità.

Noi vogliamo essere quegli adulti che attraverso le letture, i laboratori e gli incontri in libreria incitano i bambini e le bambine a compiere scelte, fare esperienze, coltivare sogni e ambizioni. Per questo abbiamo bisogno di buoni libri e case editrici coraggiose.

Come si “scova” un buon libro

Grazie a Iperborea, che dal 1987 fa conoscere in Italia la letteratura nord-europea, abbiamo avuto la possibilità di conoscere ed intervistare Laura Cangemi, traduttrice e punto di riferimento per la traduzione dei libri per bambini e ragazzi dalle lingue scandinave, ma anche costantemente impegnata nell’attività di scouting. Le abbiamo rivolto alcune domande e con grande disponibilità e cordialità ci ha risposto.

Come si scova un buon libro? Quali caratteristiche deve avere per proporlo a una casa editrice per essere tradotto e pubblicato?

Prima di tutto, grazie per le vostre belle parole e per l’opportunità di quest’intervista. Ormai sono quasi trentacinque anni che traduco, e la mia carriera è cominciata proprio scovando per caso un’autrice per ragazzi, proposta a me e ai miei compagni dal lettore di svedese della Statale di Milano, dove studiavo lingue.

Conoscevo già bene lo svedese, avendo trascorso vicino a Stoccolma il quarto anno di liceo grazie a Intercultura, e mi ero appassionata ad Astrid Lindgren, ma Maria Gripe era per me una novità. Dopo aver letto quel primo libro ne comprai altri della stessa autrice e, appena laureata, decisi di proporre due suoi titoli a varie case editrici. Un paio d’anni dopo Mondadori acquisì i diritti dei Figli del mastro vetraio e la direttrice editoriale (che ricordava la mia lettera) me ne affidò la traduzione. Non ho mai dimenticato la felicità che provai quando mi telefonò per dirmi che la mia prova l’aveva convinta e che mi avrebbe volentieri dato da tradurre anche altri titoli, sia dallo svedese che dall’inglese.

In generale posso dire che, nel proporre libri alle diverse case editrici con cui collaboro, sono molto cauta. La lettura deve avermi convinto fino in fondo, e se dei difetti ci sono devono comunque essere controbilanciati da grandissimi pregi. L’originalità è fondamentale, per me, così come l’autenticità dei personaggi e dei dialoghi. Se c’è un pizzico di ironia, ancora meglio, e il massimo è quando (come in molti libri di Ulf Stark) si sposa con quella che oserei definire poesia.

Di solito se un libro mi piace me ne accorgo prima di arrivare a metà. Poi ovviamente lo leggo fino in fondo, per vedere se “regge”, se il ritmo tiene e se la fine non delude, ma mi è capitato di telefonare a un editor e raccomandare l’acquisto dei diritti senza nemmeno aver completato la lettura (solo una volta, a dire la verità, ma credo di non aver sbagliato). Sono anche molto consapevole dei limiti imposti dai miei gusti: per esempio non amo i fantasy, e di conseguenza evito di lanciarmi in proposte nell’ambito di un genere che non mi è congeniale.

Animali che nessuno ha visto tranne noi: come tradurre un albo in rima popolato da animali immaginari

Hai collaborato con la casa editrice Iperborea sin dall’inizio della sua fondazione, hai conosciuto molti autori scandinavi e hai potuto coltivare un rapporto di amicizia con lo scrittore Ulf Stark, ma lavorare alla traduzione dell’albo illustrato “Animali che nessuno ha visto tranne noi” non deve essere stato facile: si parla di animali immaginari, vere e proprie personificazioni delle difficoltà che ognuno di noi incontra ogni giorno nello stare al mondo, ma l’ironia, a tratti amara, crea un’atmosfera giocosa.

Quali sono stati i passaggi, se ci sono stati, che sono stati per te più complessi da affrontare? Seppure nel rispetto doveroso delle intenzioni autorali, quale processo creativo hai seguito per la scelta dei nomi degli animali? Quanto ha contato la musicalità nella scelta delle parole giuste? Noi ci siamo chieste come avrebbero potuto suonare questi animali e così abbiamo realizzato una lettura sonora, che ne pensi?

Aver conosciuto Ulf mi è stato molto utile, mentre traducevo Animali che nessuno ha visto tranne noi. Certo, il massimo sarebbe stato poterlo contattare (come mi è capitato in passato traducendo altri suoi libri) per parlare con lui del processo mentale che lo aveva portato a scegliere un nome o una rima, ma mentre lavoravo sentivo risuonare la sua voce nella testa e immaginavo la sua risata, e a volte bastava questo a sbloccarmi dal punto in cui mi ero arenata.

Ho impiegato diversi mesi a tradurre il libro, ovviamente lavorando anche ad altre traduzioni. Tradurre versi in rima è sempre complicato e quando lo faccio ho bisogno di tempi lunghi per rimaneggiare e sistemare la prima versione a intervalli regolari, con il giusto distacco.

Per alcuni degli animali di Ulf e Linda credo di aver fatto almeno dodici o tredici stesure diverse, costretta com’ero a conciliare contenuto, ritmo, musicalità, rime e illustrazioni (che possono essere un aiuto ma a volte impongono anche dei limiti). Ho anche avuto qualche scambio sia con Janina Orlov, moglie di Ulf e bravissima traduttrice, che con Linda Bondestam, soprattutto per capire se dietro la scelta del nome della Quinella c’era un ragionamento particolare (non c’era, a quanto mi hanno risposto, e di conseguenza ho scelto una “traduzione” che in pratica è un calco dell’originale). Quello del Lumarone è stato forse il più difficile da trovare (l’abbiamo cambiato, d’accordo con la redazione, quando il libro stava per andare in stampa), però ora ne sono molto soddisfatta. Nel tradurre in versi la musicalità è, naturalmente, la preoccupazione principale, e la rima sotto questo aspetto conta molto.

Ho cercato di riprodurre il più possibile il ritmo che percepivo io nell’originale, ma ovviamente è qualcosa di molto soggettivo. Spero di esserci riuscita. Di sicuro ho fatto del mio meglio. E mi sono anche piaciute le letture sonore che avete realizzato, in particolare quella del Bumbumbo!

L’esperienza di traduzione in Lotta (e la quasi parolaccia!)

In Lotta Combinaguai, ci sono i vezzeggiativi con cui il papà chiama i suoi bambini (Fracassone, Fracassina a Frastornina), Orso, che è un grosso maiale di pezza, ma Lotta è convinta che sia un orso e per questo lo chiama Orso e così è un “maialorso”, il gergo tipico dei bambini mentre giocano con le storpiature dei vocaboli più complessi, le canzoncine e le filastrocche (il racconto “Lotta ha una giornata scalcagnata” è incredibilmente divertente). Quali sono i criteri che hanno guidato le tue scelte?

Quando si tratta di rendere giochi di parole, soprannomi, filastrocche, battute, storpiature, nomi parlanti e così via, il criterio principale a cui mi ispiro, in generale ma soprattutto traducendo libri per ragazzi, è cercare di ricreare per i lettori italiani l’effetto che l’originale ha sui lettori svedesi, nel massimo rispetto dello spirito del testo di partenza. Detto così sembra abbastanza semplice, ma a volte è difficilissimo raggiungere un risultato soddisfacente.

Nel caso di Lotta, già il suo “pseudocognome” Combinaguai doveva fare rima con il nome della strada in cui vive la famiglia, “via dei Vasai”. Ora che è Lotta Combinaguai per tutti, suona naturale e scontato, ma ci ho messo un po’ a trovare la soluzione. Il nodo più difficile era però quello della “quasi parolaccia” che Lotta dice spesso, suscitando i rimproveri della mamma. Doveva avere un nesso con la Bibbia perché salta fuori quando la nonna gliene legge un passo (nell’originale c’entra un faraone, io ho fatto ricorso al sogno delle vacche grasse e delle vacche magre), non doveva essere una vera imprecazione ma quasi, e infine bisognava fare in modo che fosse storpiabile per applicarla al cognome della signora che aiuta la mamma di Lotta a fare le pulizie.

Ho dovuto fare i salti mortali per arrivare a “’orca vacca”, che diventa “’orca Wackström”, però dalle risposte di diversi bambini che hanno letto i libri ho capito che l’effetto prodotto dalle mie soluzioni è quello giusto, e sono sicura che Astrid Lindgren mi ha perdonato, da lassù, per aver cambiato il cognome della signora Fransson, con l’accortezza di dargliene un altro ma sempre svedese. Lei teneva tantissimo alle traduzioni dei suoi libri, e leggere le lettere che aveva scritto ad alcune delle sue traduttrici mi è stato molto utile per capire come procedere nelle mie decisioni. Mi auguro di poter continuare a tradurre (o ritradurre) i suoi libri, davvero ricchissimi e pieni di fascino e gusto del racconto.

Di recente è uscita la mia nuova versione del primo dei tre libri che hanno come protagonista Emil, il mio personaggio lindgreniano preferito in assoluto, e spero di poter presto ritradurre anche gli altri due.

La mia vita dorata da re

Oltre a Emil, Laura Cangemi si è occupata recentemente anche della traduzione della nuova uscita Iperborea La mia vita dorata da re di Jenny Jägerfeld che abbiamo potuto leggere il libro in anteprima nell’ambito del gruppo di lettura sconfinamenti, e abbiamo amato tantissimo.

Sigge è un moderno antieroe nel quale ognuno di noi, alle prese con la rincorsa alle aspettative sociali e la continua ricerca dell’accettazione e del consenso (a qualsiasi età), può immedesimarsi. Charlotte, la nonna, con le sue paillettes e la sigarette in mano (ricorda tanto Zia Yetta del telefilm anni novanta “La tata”) così forte e incurante del giudizio altrui. Hannah, la mamma di Sigge, che non ha paura di condividere con i suoi figli le proprie fragilità, di ammettere i propri errori, che non giudica e non spinge i figli a essere qualcun altro. E poi l’ironia e la semplicità con cui vengono affrontati i temi più delicati dell’adolescenza, davvero una lettura fresca e che ti lascia la sensazione di una pacca sulla spalla!

Se vuoi conoscere Sigge qui ne parliamo meglio e c’è anche l’autrice, Jenny Jägerfeld, che presenta con un videomessaggio il suo libro ai lettori italiani, circondata da un manto di neve e meravigliose casette rosse di legno.

Libri, letture e inclusione: in che modo la lettura può essere accessibile a tutti

Libri, letture e inclusione: in che modo la lettura può essere accessibile a tutti

Il nostro percorso di promozione della lettura si arricchisce di un contributo importante. Nella diretta Instagram di venerdì scorso abbiamo chiacchierato con Gianluca Amatori, Professore di Didattica, Pedagogia Speciale e Ricerca educativa presso l’Università Europea di Roma.

Sin dall’inizio del suo percorso di studi Gianluca si è occupato di inclusione: come ricercatore, ha collaborato con l’Università di Macerata, e ha insegnato presso l’Università degli Studi Roma Tre, l’Università del Molise e l’Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT ed è stato insegnante di scuola primaria. In particolare, ha approfondito il tema delle relazioni familiari nel rapporto con la disabilità, della formazione degli insegnanti, soprattutto per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria, di didattica inclusiva e di strategie di insegnamento-apprendimento efficaci.

Abbiamo chiesto a Gianluca in che modo la lettura può essere davvero accessibile a tutti. Perché dire che leggere è un diritto di tutti non basta, per leggere, dobbiamo fare in modo che le letture siano davvero accessibili a tutti.

Qui trovi il video della diretta, di seguito, invece, una sintesi.

Il diritto alla lettura è un diritto di tutti

Il diritto alla lettura è di tutti, ma nella realtà ci sono numerosi ostacoli che, di fatto, limitano l’accesso alla lettura. Un po’ come il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione: il primo comma afferma che tutti i cittadini sono eguali di fronti alla legge, ma la vera portata dell’uguaglianza sta nel secondo comma dove si riconosce il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Leggere è un diritto di tutti perché la lettura è un potentissimo mezzo di inclusione e partecipazione. 

Leggere include perché favorisce una narrazione personale che permette di organizzare ed esprimere ciò che abbiamo dentro, è uno strumento per raccontare la propria esperienza. La letteratura è la fonte della nostra libertà e della nostra immaginazione. Le politiche, la cultura dell’inclusione, le strategie didattiche e l’approccio alla lettura precoce sono i livelli in cui i vari adulti co-protagonisti del processo di lettura hanno il compito di individuare i possibili ostacoli e rimuoverli.

Non siamo nati per leggere, ma possiamo imparare ad amare la lettura

“Non riesco a leggerlo”, “È difficile”, “È noioso”, “non mi piace la copertina”, sono le parole che ci sentiamo ripetere più spesso quando proponiamo di leggere un libro a ragazzi. Troppo spesso ci dimentichiamo che leggere è un’azione complessa che richiede grande impegno e concentrazione. A volte può comportare un’enorme fatica e apparire come una sfida insuperabile.

Anche le neuroscienze ci vengono in aiuto: le ricerche e gli studi sul funzionamento del nostro cervello nei processi di lettura ci dicono che non siamo biologicamente programmati per essere lettori e che la lettura è uno dei processi più complessi che il nostro cervello possa compiere.

Non siamo nati per leggere, ma possiamo imparare ad amare la lettura leggendo libri scelti “per”, ma soprattutto, “con” i bambini. Disponibilità e accessibilità sono due fattori cruciali per favorire l’esperienza con il libro. Un’esperienza sensoriale, fisica, materica. Guardare un insieme di libri è un successo. La scelta di un libro è un successo. La decisione di prestargli maggiore attenzione o di trascurarlo a favore di un altro è un successo.

Come scegliere cosa leggere?

Scegliere cosa leggere, in una moltitudine di possibilità non è un’operazione semplice, ma è qui, più di ogni altro luogo che si ha l’occasione di rendere la lettura possibile, nel senso di accessibile, per tutti. Trovarsi di fronte ad un testo inaccessibile mette il ragazzo in una condizione sconfortante: non sa come leggerlo.

Nel 2006 la casa editrice Sinnos ha realizzato una font “alta leggibilità”: ha uno spessore uniforme (evita assottigliamenti che possono provocare confusione), non presenta legature, ha una spaziatura più larga rispetto alle comuni norme di composizione tipografica, utilizza accorgimenti che riducono al minimo gli effetti di confusione che derivano dalla lettura di alcune lettere (soprattutto quelle speculari e quelle che hanno forme simili); le storie ad alta leggibilità sono impaginate secondo specifiche impostazioni grafiche 
e redazionali che rendono visibile il naturale ritmo delle frasi, propongono letteratura di qualità e storie coinvolgenti, 
in un formato maneggevole e un numero di pagine adeguato. Dai un’occhiata ai libri Sinnos sui nostri scaffali.

Teniamo sempre presente che la scelta di un libro da parte dei ragazzi è fortemente condizionata dal passaparola, cioè dal giudizio dei propri amici e dei propri coetanei. Una scoperta la cui prevedibilità è pari a quella che se metti la mano sul fuoco ti scotti, ma il cui valore, invece, rapportata all’esperienza dei gruppi di lettura condivisa è esaltante: il tempo che dedichiamo ad incoraggiare i ragazzi a parlare dei libri che hanno letto li stimola a leggere ancora di più. Per questo, abbiamo creato Sconfinamenti, il gruppo di lettura, anzi, di lettori dagli 11 ai 14 anni, in cui parlare di libri e storie condividendo un’esperienza di lettura.

Il tempo della lettura

Disponibilità e accessibilità dei libri sono due fattori chiave. Tuttavia, circondare i bambini e i ragazzi di buoni libri non li trasforma automaticamente in amanti della lettura. Ci vuole il tempo da dedicare alla lettura.

Leggere richiede tempo e anche molta attenzione e concentrazione. Ad ogni lettore deve essere data la possibilità di leggere nel rispetto dei propri tempi e delle proprie competenze di lettura. I traguardi vanno celebrati e non confrontati.

In molte scuole europee è molto diffusa l’ora di lettura in cui l’insegnante legge ad alta voce e/o ognuno ha del tempo per leggere per autonomamente. In Italia le biblioteche di classe sono spesso inesistenti o si limitano a qualche libro di seconda mano, vecchie edizioni decisamente non troppo attraenti di classici, di scarsa qualità (come gli omaggi delle case editrici o i libri regalati nelle raccolte punti del supermercato); le biblioteche scolastiche sono luoghi misteriosi che gli studenti non hanno possibilità di frequentare con assiduità e dove spesso i libri sono chiusi in armadi con ante a vetro; l’attività di promozione della lettura spesso si risolve in una raccomandazione dell’insegnante che ricorda “miraccomando leggete, dovete leggere di più”.

Gianluca ci ha raccontato della sua esperienza di maestro di scuola primaria e dell’eccitazione con la quale i suoi alunni aspettavano il momento del “salottino letterario”. Una volta a settimana, Gianluca creava un momento di lettura ad alta voce per i suoi alunni: ciascun poteva decidere di assumere la posizione che preferiva, alcuni erano talmente rilassati che si addormentavano (no, non c’è niente di male a lasciarsi andare in un clima in cui ci sente protetti e pienamente a proprio agio), molti non potevano sopportare l’idea che la lettura si interrompesse e dovessero aspettare un’intera settimana per poter continuare.

La lettura ad alta voce

I vantaggi della lettura precoce sono ormai ben noti a tutti: leggere ad alta ad alta voce, anche a bambini molto piccoli, sviluppa in loro una maggiore capacità di comprendere le storie e un intenso sviluppo della funzione dell’immaginazione.

Vuol dire che sanno leggere? No di certo. La lettura è un apprendimento esplicito: per riconoscere le lettere e decodificare il linguaggio scritto il bambino deve essere esposto direttamente a questo stimolo. Leggere ad alta voce permette di sperimentare tutte le emozioni che i lettori vivono durante la lettura. Inoltre, nella nostra comunità siamo più uguali come ascoltatori di quanto potremo mai esserlo come lettori.

D’altra parte, è abitudine di molti, insegnati e genitori, interrompere la lettura ad alta voce nel momento in cui si è sviluppato l’apprendimento della lettura. In realtà, la lettura autonoma non esclude in alcun modo la lettura ad alta voce, anzi, quest’ultima è fondamentale per aiutare i bambini a diventare lettori. Ed è un errore pensare che sia necessario farlo solo nelle fasi iniziali, cioè solo nell’apprendimento della lettura. Di solito i bambini riescono più facilmente a leggere da soli ciò che hanno già sentito leggere ad alta voce. Impariamo cioè a leggere assorbendo gradualmente dai lettori esperti tutte le competenze necessarie per arrivare alla lettura autonoma. Questo passaggio di competenze dal lettore adulto all’apprendista lettore è la cosiddetta “zona di sviluppo prossimale”: il lettore adulto fa in modo che l’apprendista lettore riesca a fare insieme quello che da solo non riesce ancora a fare. Piano piano il giovane lettore si appropria di operazioni che prima svolgeva l’insegnante diventando capace di ripetere consapevolmente l’operazione controllandosi da solo.

Leggere ad alta voce è necessario per tutto il percorso scolastico.

Parlare delle proprie letture

Ascoltare letture ad alta voce, avere una grande varietà di testi a disposizione, conversare sui nostri libri, non sono attività secondarie del nostro processo di crescita. Condividere l’esperienza di lettura è semplice e ha inizio con: “ho appena finito questo libro bellissimo, lo conosci?”

I bambini possiedono un senso critico innato: fanno domande, raccontano, mettono a confronto, giudicano. Formulano opinioni ed esprimono i loro sentimenti in modo semplice e sono interessati ai pensieri dei loro amici. Quando parlano delle loro passioni, che siano libri, film, programmi tv, sport o altre attività, amano condividerle con entusiasmo con i loro amici. Perché allora non potrebbero essere degli intenditori di critica letteraria?

Insegnare ai lettori a parlare dei propri libri è un’arte complessa. Non è una forma mascherata di interrogazione, ma un momento in cui l’opinione di ciascuno è interessante. Il lettore deve sapere che ogni cosa che egli dica verrà considerata “degna di attenzione”, senza rischio di smentita, di rifiuto o di scarso apprezzamento. Se un lettore dice “Questo è il peggior libro che abbia mai letto” deve avere la certezza che la sua osservazione otterrà la giusta attenzione e il giusto rispetto.

Come dice Aidan Chambers, “la letteratura mette al congiuntivo”: apre ai dilemmi, alle ipotesi, alla vasta gamma di mondi possibili a cui un testo può fare riferimento. La letteratura mette al congiuntivo, rende strano, fa sì che l’ovvio sia meno ovvio, l’inconoscibile meno inconoscibile e i problemi di valore più accessibili alla ragione e all’intuizione.

Libri sulla montagna per bambini e ragazzi

Libri sulla montagna per bambini e ragazzi

La scorsa settimana abbiamo fatto una piacevolissima chiacchierata con Azzurra Forti (se te la sei persa la trovi qui), grande appassionata di montagna e autrice di numerose guide per escursioni estive e invernali in Alto Adige, Trentino, Veneto e Tirolo. Con il suo sito ed il gruppo legato alla pagina Facebook, Azzurra, è il punto di riferimento per tutte le famiglie con bambini che vogliono vivere l’esperienza della montagna. 

Insieme abbiamo ripercorso la nascita di questo amore per la montagna, dalle vacanze a casa dei nonni nelle dolomiti bellunesi, a come è cambiato con l’arrivo dei bambini. Vivere l’esperienza della montagna da bambini è uno dei regali più belli e importanti che possiamo fare ai nostri figli, ma non sempre, nella descrizione delle guide, ci sono indicazioni adeguate. Quando scegliamo le escursioni per i bambini dobbiamo pensare al tempo di percorrenza (anche il doppio rispetto a quello indicato), al dislivello, alla nostra preparazione. Le escursioni proposte da Azzurra sono tutte testate da lei personalmente, la descrizione è piena di dettagli e informazioni utili a capire e valutare la fattibilità.

Questo perché, il punto non è camminare, ma amare la montagna. Un po’ come funziona con i libri: il punto non è leggere, ma amare la lettura.

Per tenere il filo della nostra chiacchierata ci siamo fatte guidare da alcuni libri sulla montagna per bambini e ragazzi, ecco quali. A noi adulti spetta il compito di accompagnare i bambini a passeggio tra parole e immagini lasciando che le storie lascino parole e emozioni e sentimenti, suscitare curiosità e meraviglia, diventare un pezzettino della loro storia.

Il cammino tra i libri, come lungo i sentieri di montagna è un percorso libero, condiviso e fantastico.

Metti a scaldare l’acqua e scegli la tua tisana preferita (hai già visto le nostre tazze al profumo di montagna?), noi ti aspettiamo qui!

Il sentiero 

La signora Tasso, ne ha viste di cose nella sua lunga vita e alcune le custodisce come ricordi preziosi sulla mensola della sua cucina. La sua casa si trova ai piedi di una piccola montagna e ogni domenica, la signora Tasso, si avvia lungo il sentiero e cammina fino in cima. Mentre cammina raccoglie i funghi per il suo amico Alessandro, saluta Federico lo zigolo, aiuta un amico in difficoltà. Questa domenica però c’è qualcuno ad osservarla, un cucciolo di nome Lulù. È un po’ triste, vorrebbe tanto salire sulla montagna, ma è convinto di non farcela, è troppo piccolo.

La signora Tasso non la pensa così, gli infonde coraggio, gli dà fiducia e gli prepara un bel bastone su cui appoggiarsi. Iniziano a camminare e Lulù ha tante cose da chiedere, la signora Tasso risponde alle sue infinite domande, ma gli insegna anche ad ascoltare, gli mostra come essere d’aiuto e canta per lui. Ma, a volte, le canzoni non bastano quando le truppe con le zampe piccole sono esauste. Allora si fermano per riprendere fiato. Si rimettono in marcia, gli ultimi metri sono i più faticosi, ma ben presto arrivano in cima, proprio sulla cima del mondo.

La signora Tasso e Lulù iniziano a salire sul Pan di zucchero ogni domenica e la signora Tasso condivide tutti i suoi segreti sulla montagna. Poi una domenica la signora Tasso non ha più le forze per salire in cima. Lulù ritrova la settimana e di settimana in settimana riscopre i suoi segreti. Al ritorno corre a raccontare le sue scoperte alla signora Tasso e le porta nuovi tesori da aggiungere a quelli custoditi sulla mensola in cucina.

Abbiamo amato particolarmente questo albo perché tutti gli adulti che hanno vissuto la montagna portano custodiscono nel cuore il ricordo di chi da bambini li ha portati in montagna: genitori, nonni, cugini, amici. Ognuno porta ha la propria Signora Tasso nel cuore. A volte sono ricordi di vette, conquistate con fatica, le creste, i valichi e i ghiaioni, ma per lo più sono giochi nel bosco, dondolando appesi a un ramo o osservando in silenzio le tane, un ruscello dove immergere i piedi, un prato di margherite, i lamponi, le fragole e i mirtilli raccolti come gemme preziose, una fetta di torta in malga o il cielo stellato in rifugio. Sensazioni che si fa fatica descrivere a parole come la voce del vento tra le foglie, il canto della cascata, il fischio dei fili d’erba nei prati.

Su e giù per le montagne

Un grande albo con grandi illustrazioni piene di dettagli, ma senza parole, che racconta di tre bambini e un cane che esplorano le montagne, dedica il suo libro proprio a suoi genitori che l’hanno accompagnata in montagna e hanno condiviso con lei sentieri e avventure. La montagna non è una vacanza, ma un modo di vivere. Per amare la montagna c’è bisogno di tempo.

Non è l’escursione, ma i passi. Non è il panorama, ma l’osservazione.

La montagna è avventura, scoperta, divertimento. Ci si può dondolare appesi al ramo di un albero, nascondersi in un tronco cavo, bere l’acqua di sorgente, osservare in silenzio le tane immaginando la vita segreta del sottobosco, riempirsi la bocca di lamponi, fragole e mirtilli.
La montagna è silenzio, musica, osservazione. Si attraversano i pianori, si arrampicano le creste e si scendono i ghiaioni, si affogano i piedi nel torrente, si ascolta la voce del vento tra le foglie, il canto della cascata, il fischio dei fili d’erba nei prati.
La montagna è profonda condivisione. Ci si ritrova in rifugio, a condividere una stanza, un pasto a tavola, un cielo pieno di stelle, a raccontarsi la salita e le aspettative per l’ascesa o per il rientro del giorno dopo.

Una ragazza in cima

Gli stereotipi sono un limite, un confine arbitrario che qualcun altro ha deciso per noi. Per le donne la strada per la montagna è stata piena di ostacoli.

Per questo quando Sinnos ha deciso di raccontare la storia, raccontata da Francesca Brunetti, di Henriette dei conti d’Angeville, che il 4 settembre 1838 è salita sulla vetta del Monte Bianco, abbiamo fatto i salti di gioia. Perché tante sono le bambine che amano stare fuori casa dalla mattina alla sera e camminare, rotolarsi sui prati, nascondersi a osservare gli animali, arrampicarsi. Immaginiamo la montagna, non adesso, ma duecento anni fa. Niente funivie, seggiovie, per spostarsi la carrozza o, in inverno, la slitta, gli sci e i piedi.

Le persone percorrono a piedi chilometri di salite e discese, attraversano valichi, boschi, lunghissime distanze. Henriette è una bambina che ama stare fuori casa dalla mattina alla sera e camminare, rotolarsi sui prati, nascondersi a osservare gli animali, arrampicarsi. Non sopporta stare in casa ore e ore a ricamare. Il suo papà la chiama “la fidanzata della montagna”. Lei, Henriette dei conti d’Angeville, sapeva che un giorno sarebbe salita sulla vetta del Monte Bianco. E questo succede il 4 settembre 1838.

“Se si pensasse sempre al peggio, non si farebbe mai niente nella vita! Non si uscirebbe di casa in una giornata ventosa per paura che ci cada qualcosa sulla testa. Quando si prende una decisione importante, bisogna fermarsi a riflettere. Ma una volta che hai deciso cosa fare bisogna pensare solo al meglio!”

Gerald, stambecco gentile 

Ai piedi della montagna vivevano gli stambecchi, che passavano il tempo a combattere tra loro: avevano corna ricurve come falci di luna e il rumore dei loro scontri riecheggiava nella valle. Gerald però è uno stambecco che non ama le battaglie, lui preferisce andare in giro per i prati di montagna, aveva un’intera montagna da esplorare. Così cominciò il suo cammino e lungo il percorso incontrò nuovi amici, sempre pronti ad aiutarsi l’un l’altro: col suo fischio la marmotta lo avvertiva quando arrivava un cacciatore, il corvo gli insegnò a non farsi male saltando tra le rocce appuntite, il gallo forcello a camminare con attenzione sulla neve fresca. Quando una valanga travolge la valle intrappolando il branco, Gerald sa cosa fare e conduce tutti in salvo. Gli anni passano e Gerald è un capo stimato e rispettato da tutti. Una sera sale la vetta e vede le stelle lassù, gli sembra di poterle raggiungere con un salto e le raggiunge, ma una lacrima scende sulla vetta e proprio nasce un fiore, il fiore di Gerald, lo stambecco gentile.

La montagna è condivisione, nel senso che anche se si è soli, non si ha ma la sensazione di essere mai soli. Nel senso che è un tacito patto quello di mettersi a disposizione di chi ha bisogno di aiuto, nel senso che si condividono energie, passi, informazioni, una borraccia o un panino se serve. In montagna ci si incontra e ci si saluta guardandosi negli occhi, affidando la propria immagine ai ricordi dell’altro: “Grüß Gott!”, è un augurio di tornare casa, quasi una benedizione. Non è solo una forma di cortesia, è anche una questione di sicurezza. Quando ci si incontra si scambiamo due parole sul sentiero, sul tempo, su dove si è diretti. In montagna non si è mai davvero soli.

Una baita per due

È la storia di una baita ben nascosta in mezzo ai boschi, il suo proprietario la considera un rifugio tutto per sé, sicuro e accogliente, ma in realtà, la baita è il rifugio anche degli animali del bosco.

Questo perché quando entriamo nel bosco siamo noi umani gli ospiti che entrano in punta di piedi in casa d’altri.

I nostri bambini, in città, hanno sempre meno occasioni di vivere “avventure urbane” nel proprio quartiere. Quanti bambini che abitano il quartiere lo conoscono davvero? Quanti sanno tracciare una mappa del percorso a loro più familiare, quello da casa a scuola? La pandemia, poi, ha limitato ulteriormente le occasioni di incontro per giocare, per osservare, annusare, ascoltare, rilevare, camminare, toccare. Molto spesso ho immaginato percorsi per migliorare l’ambiente urbano e renderlo un po’ più a misura di bambino. I bambini non sono più abituati, almeno non come prima, a osservare. L’osservazione permette ai bambini di vivere il territorio, di interagire con gli altri abitanti, di formulare opinioni e pareri basati sull’esperienza, proporre idee nuove per migliorarlo, per affezionarsi ad esso.

Osservare il territorio significa rispettarlo e prendersene cura, soprattutto in montagna.

Alla ricerca del fiore dorato

Il signor Volpe ha deciso di partire per la montagna alla ricerca del fiore dorato, un fiore molto raro.

Prima di andare a dormire prepara lo zaino: una cartina, un taccuino e una matita, provviste, un sacco a pelo, un cappello di lana, una torcia, una borraccia, una bussola, un impermeabile, una piccola tenda.

All’alba il signor Volpe inizia la sua marcia, il bosco si sta svegliando: lì c’è un abete, qui un faggio, là una quercia, un acero, il frassino, un abete rosso e infine un larice. Vicino al torrente incontra il Signor Orso che sta pescando e gli chiede informazioni, ma lui non ne sa molto di fiori e gli consiglia di rivolgersi alla marmotta. Il signor Volpe cerca ovunque, sotto i massi, nei buchi delle rocce, dentro i tronchi cavi, ma niente. Nel frattempo incontra suo cugino Lupo, entrambi sono affamati e così dividono il pranzo. Poi il Lupo accompagna attraverso una radura di prati fioriti dalla marmotta. Il fiore dorato esiste, ma bisogna arrivare più in alto. Scende la nebbia e il signor Volpe riesce a malapena a distinguere una sagoma: è il vecchio stambecco che non sa nulla del fiore, ma gli lascia un bastone per aiutarsi in salita.

Quando il signor Volpe arriva in vetta il sole sta tramontando, così monta il campo per la notte. Ad un tratto se ne accorge, è lì, il millepetali dorato. Lo osserva attentamente e poi decide che quel fiore sta bene lì, sulla vetta della montagna, piuttosto che in un vaso nel suo salotto. Così prende taccuino e matita e inizia a disegnare cercando di cogliere tutti i più piccoli particolari di quella pianta rarissima.

La parte più divertente delle escursioni è senz’altro esplorare: osservare attentamente tutto ciò che ci circonda.

Per tutti gli amanti della montagna, come noi, innamorati della neve, dei boschi e delle malghe, abbiamo creato “Storie al profumo di montagna”: una collezione di tazze vintage e tisane proveniente dai prati dell’Alto Adige.

Basta una tazza fumante di tisana alle erbe di montagna tra le mani e chiudere gli occhi, per lasciarsi avvolgere dal profumo di neve, di legna e di fieno. Rimanendo a letto, al tavolo della cucina o comodamente sul divano, ti ritroverai nel cuore delle foreste del grande Nord popolate da animali fantastici, magia e rituali che affondano le loro radici nelle forze della natura. Scopri la collezione!

Il significato della festa del papà

Il significato della festa del papà

Edit 22 marzo 2021

Come è andata La festa del papà

Sabato 20 marzo alle ore 10:00 per i tipi mattutini e il pomeriggio alle ore 16:00 abbiamo festeggiato la Festa del Papà con un appuntamento speciale. Prendendo spunto dalle storie straordinarie di Chistopher, Ellie, Phil e tanti altri papà che vogliono prendersi cura delle loro figlie e non hanno paura di tenere in mano una spazzola, abbiamo organizzato una festa ad alto tasso di amore.

Avevamo previsto di svolgerla al parco adiacente la libreria, il Parchetto Piermarini, ma l’entrata in vigore dei provvedimenti relativi alla zona rossa ha fatto saltare ogni piano. Ci siamo spostati on line e per stare vicino ai nostri volenterosi papà, si è aggiunta a noi la nostra amica Claudia, parrucchiera di quartiere.

Abbiamo accolto i partecipanti con la lettura animata di Stammi vicino papà (qui trovi una selezione di albi illustrati dedicati al papà), poi abbiamo preso in mano le spazzole e abbiamo pettinato, fatto code alte, code basse, torchon con le mollette, creste di dinosauro a tre (e anche quattro capi per i più temerari), trecce e, infine, le orecchiette da orso.

Abbiamo visto papà seriamente impegnati ed emotivamente coinvolti, pronti a ridere di sé con la serenità d’animo di chi ha il cuore forte e pulito. Abbiamo visto la fiducia con cui le loro bambine li lasciavano fare, sicure che, vicino ai loro papà, tutto sarebbe andato per il meglio.

Abbiamo concluso e ci siamo salutati con la lettura di Cuore di papà, la storia di un papà e della sua bambina che vivono nel cuore del faro, felici di un amore raro, tipico del cuore caldo di chi è abituato a custodire.

 

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La festa del papà secondo noi

Quante volte all’entrata di scuola hai sentito la frase “Guarda quella bambina, di sicuro stamattina l’ha preparata il papà per venire a scuola” alludendo ai capelli spettinati, all’abbigliamento non perfettamente matchy, a una globale aura di disordine e sciatteria.

A me è capitato e, lì per lì, non ci ho fatto caso. Ho anche sorriso, sono stata al gioco, quel gioco delle parti che vuole che gli uomini siano incapaci di pettinare i capelli, fare una coda, appuntare una molletta.

Poi, due anni fa, ho dovuto affrontare un’operazione chirurgica e sono stata ricoverata in ospedale una settimana. Mio marito si è occupato dei bambini, dei suoi figli, e loro erano più belli e in salute che mai. Mia figlia frequentava anche un corso di danza all’epoca (per fortuna una parentesi che è durata poco) e suo papà ha tenuto botta con tutù, calze, scaldacuore, scarpette e, grazie a un tutorial on line, le ha anche fatto lo chignon con tanto di retina e mollette.

Però, alle vote, stereotipi e luoghi comuni sono talmente radicati che si finisce per crederci. Così capita che un papà preferisca passare la spazzola nelle mani della mamma e non provarci nemmeno.

Per fortuna però non tutti i papà smettono di provarci, così qualcuno è stato chiamato “mammo”. Come se non esistesse una parola per l’uomo che culla, che tiene in braccio, che cambia il pannolino, che pettina la propria figlia prima di portarla a scuola, che la ascolta ed è lì per lei. Un uomo che si occupa dei propri figli, non è un “mammo”, è un padreEd è una cosa grande e meravigliosa essere un padre. E la parola è proprio questa, non ne servono altre: papà.

Swedish Dads

«Questa storia che a fare troppo i papà si diventa mamme mi fa molto ridere. Sembra una farsa buona per dar fiato a qualche fanatico del determinismo genetico. I ruoli sono anche vestiti che si può scegliere di provare, ma poi li devi portare. E se decidi di essere padre, prima di tutto devi farlo, devi esserci». Christoph Fielder, produttore alla FolkOperan di Stoccolma e padre di Linh-Mae, 2 anni.

Eli Frankel è un attore, ha fatto tre congedi mai più corti di 8 mesi. Dice una cosa che ripetono tutti: «Avevo mille idee sul padre ideale e ho dovuto rimettermi in discussione su tutto. Ma non riesco nemmeno a sognare di avere un figlio senza prendermi molto tempo per lui. È questione di responsabilità, prima di tutto, ma anche di realizzazione di sé».

Christoph ed Elli sono alcuni dei papà svedesi le cui storie sono raccontate da Simone Sabattini in un bellissimo reportage che descrive il sistema di congedi parentali in Svezia e, a leggerlo, sembra un mondo capovolto, anzi, sarebbe meglio dire raddrizzato.

Chi ha bimbi piccoli lo sa: la storia del tempo di qualità è una balla. La quantità serve, eccome. Serve esserci, fare la propria parte con i figli, ogni giorno, e poter allo stesso tempo continuare a crescere nel proprio lavoro.

Hair Love

Lo sapevi che il cortometraggio animato che ha vinto il premio Oscar è la storia di un papà che pettina la figlia?

Si chiama “Hair Love” e racconta di un papà afroamericano deve imparare ad acconciare i capelli della figlia Zuri, ma i capelli della piccola sono foltissimi e indomabili: dopo un primo tentativo fallito, l’uomo, vista la delusione e la frustrazione negli occhi della figlia, decide di fare del suo meglio e riesce finalmente a sistemarli.

Il punto non è fare un’acconciatura perfetta, ma passare più tempo con le proprie figlie, prendersene cura condividendo un momento di profonda intimità e benessere, al di là degli stereotipi di genere ridefinendo il concetto di mascolinità e il ruolo dei padri nella cura dei figli.

La “Daddy Daughter Hair School”

Nella stessa situazione si è trovato anche Phil Morgese, un papà americano che si occupa da solo della figlia Emma da quando lei aveva 1 anno. Ogni volta che le metteva una molletta, questa le cadeva subito, quando faceva una coda di cavallo era tutta storta, con i bozzi e i capelli scappavano via da tutte le parti.

È partito quindi dalle basi e piano piano ha mostrato ai papà che con un pettine, un pizzico di attenzione e tanto amore, ci si può occupare alla perfezione dei capelli delle proprie figlie.

La sua fama è cresciuta e ha iniziato a tenere corsi gratuiti per altri papà: corsi di acconciature utili per fare felici le proprie bambine e intensificare il rapporto padre e figlia. Che siano padri single come lui o che abbiamo al loro fianco la madre della bimba, Phil li aiuta a fare qualcosa di diverso rispetto ai ruoli che, spesso, la nostra società ci impone.

È nostro compito, come papà, supportare in ogni aspetto le nostre figlie. Gli uomini che frequentano i miei corsi sono forti e sicuri di sé perché sono pronti ad andare contro tutto e tutti per il bene dei loro figli. Non lasciamo che gli stereotipi di genere e i tradizionalismi ci ostacolino la strada. Anche gli uomini possono pettinare i capelli.

Yes, Phil. Dads can do it all.

Caro papà…

Eccitazione, paura, la sensazione che il tempo si fosse fermato. Così descrivono le loro sensazioni i papà che hanno preso parte alla campagna di Dove Men Care “Dear future dads”, per sostenere il congedo parentale, quando si sono resi conto di essere diventati dei papà. E il loro messaggio ai futuri papà è chiaro: fai tutto ciò che ti è possibile per esserci, non bene pentirai, perché nessuno ti potrà mai restituire quei momenti, una volta passati li avrai persi per sempre.

 

Ti racconto una storia – Rosellina Archinto

Ti racconto una storia – Rosellina Archinto

La storia di Rosellina Archinto ha a che fare con l’incontro del pubblico italiano con gli albi illustrati. Siamo negli anni sessanta e a Milano è stata appena fondata una piccola casa editrice che si chiama Emme edizioni.

Rosellina Archinto è una giovane signora bionda, bella e coraggiosa che a quel tempo ha 5 figli piccoli, un grafico di fiducia, Salvatore Gregorietti, e la redazione editoriale della sua casa editrice nel salotto di casa.

Dopo essersi laureata in Economia all’Università Cattolica di Milano, si trasferisce a New York per studiare alla Columbia University. Durante il suo viaggio Rosellina scopre, rimanendone conquistata, albi illustrati per bambini lontani anni luce dai libri per bambini comuni in Italia: sono libri dai “segni nuovi” e dalle “storie stravaganti”.

Storie illustrate che abbandonano o rovesciano l’idea che il libro per bambini debba contenere buoni esempi, ammonimenti, insegnamenti morali, famiglie impeccabili e perfette.

Rosellina comprende immediatamente l’importanza pedagogica di offrire ai bambini proposte divergenti, non omologabili, né omologanti, trame che problematizzano invece che semplificare la realtà. Nella sua idea offrire un albo illustrato non significa proporre una storia per educare, per insegnare qualcosa o mostrare un esempio virtuoso, significa invece dare uno strumento di esplorazione al contempo fantastica, fisica e interiore.

L’obiettivo di Rosellina è di fare libri rivolti alla prima infanzia, ai bambini che non sanno ancora leggere; libri che abbiano immagini e testi di alto livello artistico e letterario; libri scelti, tradotti e pubblicati con la stessa cura e ricerca di eccellenza dedicata alla letteratura. È così che in Italia arriva Piccolo Blu e Piccolo Giallo (USA 1959, Italia 1967).

L’attenzione alla cultura internazionale del libro, all’osservazione della risposta diretta dei bambini, alla ricerca estetica e letteraria, come l’apertura alla sperimentazione, sono i tratti distintivi del suo lavoro. Quella di Rosellina è un’operazione culturale animata da un forte spirito battagliero, dove le illustrazioni giocano un ruolo strategico.

Rosellina si rivolge direttamente ai librai, curando presentazioni pubbliche ed eventi che oggi conosciamo come laboratori e workshop. Si tratta di occasioni per osservare e stimolare l’accoglienza dei bambini verso i nuovi albi. È la risposta sul campo di Rosellina alla critica che le viene spesso rivolta: i libri di Emme sono troppo sofisticati e troppo costosi.

La pubblicazione di Piccolo Blu e Piccolo Giallo segnò un momento di rottura: ad oggi non è solo considerato un capolavoro, uno di quegli albi che non possono mancare in una biblioteca, ma continua ad esprimere la sua forza espressiva, unica e perfetta, quella di un ineguagliabile capofila di un modo, inedito fino ad allora in Italia, di narrare per immagini per un pubblico di bambini. Piccolo Blu e Piccolo Giallo utilizza il linguaggio pittorico dell’astrattismo e il collage per raccontare una storia di amicizia, di integrazione e differenze. I protagonisti sono bolli colorati e la storia è perfettamente comprensibile.

Quando Rosellina, che aveva acquistato una copia dell’albo in America rimanendone conquistata, decise di pubblicarlo in Italia, andò a trovare Leo Lionni nella sua casa di Chiavari. L’incontro si trasformò in un’autentica amicizia.

Dall’incontro di Rosellina con altri importanti artisti contemporanei nacque Alfabeto, di Sonia Delaunay, i libri senza parola di Enzo e Iela Mari (L’albero, Il palloncino rosso, La mela e la farfalla). Con Iela Mari porta avanti ricerche volte a trovare un linguaggio per immagini, senza testo, adatto all’età prescolare, dove la metamorfosi del mondo naturale è la struttura della narrazione. Parlano le forme, i colori, parla ogni elemento del libro.

Dal 1985 la storia di Emme cambia direzione: il marchio non appartiene più a Rosellina Archinto, ma a Einaudi. Nel 1999 Rosellina torna in campo e insieme alla figlia Francesca crea Babalibri, in coedizione con l’École des Loisirs, l’editore francese di Mari, Lionni, Sendak. Il lavoro e la cura di Rosellina e di Francesca hanno permesso a Babalibri di festeggiare i vent’anni.

E proprio nel corso dell’ultima edizione di #ioleggoperché abbiamo deciso di celebrare anche noi questo importante traguardo realizzando una mostra di arte e storie ispirata agli illustrati Babalibri.

Noi in libreria abbiamo stampato le tavole e poi realizzato delle cornici d’autore con materiali di recupero oppure riutilizzati in forma creativa. I bambini a scuola hanno allestito la mostra, hanno letto le storie e poi realizzato i loro quadri che hanno reso la mostra ancora più ricca! Con i teatri, le mostre ed i musei chiusi, ora più che mai abbiamo bisogno di mantenere accesa la curiosità e l’amore per la bellezza.

I complimenti ricevuti da Francesca Archinto ci hanno fatto commuovere e riempito d’orgoglio! Qui puoi vedere il lavoro svolto insieme alla scuola G. Pallavicini.

Per riferimenti ed approfondimenti: M. Terrusi, Albi illustrati, Carocci editore, 2018, Roma

7 artisti che ci hanno lasciato nel 2020 e che i nostri figli devono assolutamente conoscere

7 artisti che ci hanno lasciato nel 2020 e che i nostri figli devono assolutamente conoscere

Quest’anno sta per concludersi e molti stanno tirando un sospiro di sollievo. Noi non facciamo eccezione.

Ci sentiamo fortunate ad essere in buona salute, ad avere un’attività che GRAZIE A TE ha tenuto botta. GRAZIE A TE possiamo pianificare il 2021 con ottimismo, far piovere idee come cacio sui maccheroni, che più ce n’è e meglio è, aprire il cassetto e tirare fuori i progetti, quelli che ci vuole coraggio e cura nel guardarli in faccia, ma sapere che stanno lì fermi al buio è ancora più doloroso.

Il 2020 ci ha fatto dire ciao speranzosi attraverso uno schermo, arrivederci fiduciosi a tempi migliori, addii che non avremmo mai voluto pronunciare.

Vogliamo salutare questo 2020 ricordando 7 persone, artisti, portatori sani di cultura nel mondo che ci hanno lasciato quest’anno, ma che i nostri figli devono assolutamente conoscere.

Ezio Bosso

Compositore, musicista e direttore d’orchestra. I nostri devono assolutamente conoscere un uomo e un artista eccezionale, che ha portato di fronte agli occhi di tutti il dolore e la sofferenza fisica per una malattia che non lascia scampo con un sorriso grande, fatto di dignità, umanità, impeccabile professionalità, intensa passione per la musica. Devono conoscere il coraggio e la dignità che ci vuole per mostrarsi fragile, per farne la propria forza.

L’orchestra è la società ideale, sei obbligato ad ascoltarti, ad ascoltare il tuo vicino, sei in una società che si migliora. Non studiamo, non proviamo le ore per essere i migliori, ma per migliorare perché quando io miglioro me stesso anche il mio compagno suona meglio e il suo suonare meglio spinge anche me a suonare meglio. La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare.

Per far conoscere Ezio Bosso puoi cominciare da “La porta aperta”, un’intervista rilasciata a Domenico Iannacone che è un vero e proprio viaggio durato mesi tra concerti, prove e momenti di vita privata. Per noi, il più bel ritratto di Ezio Bosso.

LUIS SEPÚLVEDA

Lo scrittore cileno autore è stato intensamente amato nel nostro paese. Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è una fiaba delicata e intima che ha ispirato il cartone animato, diretto da Enzo D’Alò, italiano più visto di sempre (ne abbiamo già parlato qui).

I bambini lo devono conoscere perché i suoi racconti sono una lezione di umanità, integrazione, rispetto e amore in cui le relazioni più complesse, i sentimenti più controversi e inesplicabili si sciolgono in parole semplici e mai banali. Il vero artista è proprio quello che fa sembrare facile una cosa difficile.

ALBERT UDERZO

Disegnatore e autore di fumetti francese. È famoso per essere il papà di Asterix e Obélix, la coppia di Galli che resistono indefessi alla conquista da parte dei Romani, è stato anche grafico pubblicitario, illustratore di cronaca. Insieme a René Goscinny ha formato una coppia artistica colta, sagace e dalla battuta pronta. Ecco, i bambini dovrebbero conoscere Uderzo e le sue opere proprio per l’ironia invadente e straripante, la capacità dei suoi personaggi di farsi beffe di tutti, anche dell’autorità.

I fumetti di Uderzo e Goscinny ci fanno ridere e ci fanno riflettere su quello che circonda. Insegnare l’ironia ai bambini è fondamentale, perché la capacità di ridere di fronte alle cose che vanno male può anche salvarti la vita.

PHILIPPE DAVERIO

Giornalista, critico d’arte e scrittore, con il suo accento francese e l’aria da dandy è stato l’Alberto Angela della divulgazione artistica. Nei suoi programmi ha fatto conoscere l’arte con un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori, mettendo in risalto la sua portata universale e rivoluzionaria.

Quando gli è stato chiesto cosa fare per stimolare la creatività e la passione per l’arte nei bambini ha risposto: “La prima strada è la libertà creativa. Lasciarli correre là dove la mente li porta”. I bambini dovrebbero conoscerlo per appassionarsi all’arte e andarla a cercare per strada, tra i palazzi, negli alberi, negli oggetti quotidiani. Perché la fantasia ha mille punti di vista.

 

ENNIO MORRICONE

Musicista, compositore, direttore d’orchestra, sono sue le colonne sonore più indimenticabili del cinema, le melodie più belle, quelle che parlano una lingua di suoni dicendo tutto. Un talento immenso, una dedizione ancora più grande.

I bambini dovrebbero conoscerlo per imparare che non basta avere talento nella vita, non basta essere bravi. Anche il più talentuoso e dotato, senza il sacrificio di un costante impegno, non riuscirà ad esprimere al meglio le proprie capacità. Il lavoro è una fatica democratica.

 

SEAN CONNERY

Come direbbe una libraia che conosciamo, “sarei scappata con lui anche stamattina”, questo per dire che come lui non ne fanno più.

Attore amato da tutti e amante della sua terra, la Scozia: ha indossato il kilt anche quando è stato nominato Sir dalla Regina Elisabetta, continuando a sognare fino all’ultimo un futuro indipendente.

I bambini lo ameranno perché è un gentiluomo dalla tempra d’acciaio. Tanto per capire di che pasta fosse fatto: ad appena sedici anni aveva deciso che la scuola non faceva per lui e si arruolò nella Marina Militare Britannica. Allora decise di farsi due tatuaggi: “Scotland Forever” e “Mom & Dad”.

Lo possiamo far conoscere ai bambini in tanti ruoli interpretati al cinema, ma anche attraverso le pagine di Robin Hood, immaginando con il suo volto il valoroso Re Riccardo Cuor di Leone.

GIGI PROIETTI

Roma ha pianto, in un silenzio compunto che non le si addice, uno dei suoi figli più amati.

Non si tratta solo di romanità e battute, si tratta della capacità di fare arte e comunicarla. Fondare un laboratorio teatrale, avere l’idea di costruire nel cuore di Villa Borghese una riproduzione del teatro elisabettiano, dove rappresentare le tragedie e le commedie shakesperiane, per farle conoscere, amare al pubblico. L’arte, il teatro, come una pratica di meraviglia quotidiana, non un lusso per pochi.

Il rimpianto più grande è stato dover rinunciare allo spettacolo Edmund Kean, avevamo già i biglietti nel finale di stagione al Globe Theatre 2019, ma è stato annullato. Non ci saranno altre occasioni, ma lo possiamo vedere insieme qui.

Ma, per favore, ai bambini fate conoscere Gigi, ma soprattutto Il cavaliere Nero.

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