Gruppo di lettura 8-10 anni

Come fai a sapere che il prossimo libro sarà quello giusto? Quello che verrà letto dall’inizio alla fine, con curiosità ed entusiasmo per sapere come va a finire? Quello che una volta chiuso farà venire voglia di aprirne un altro e leggere ancora?
Non lo so se ti piace questa risposta, ma, la verità, è che non lo puoi sapere.
Per questo dovresti partecipare a un gruppo di lettura.

Come funziona?

Ogni mese presentiamo tre libri e ne scegliamo uno da leggere insieme mentre facciamo merenda insieme e parliamo dell’ultimo libro letto.

Nessun voto, né giudizio: non ci sono risposte giuste o sbagliate, ogni opinione è meritevole di essere espressa ed accolta.
Nessun obbligo di finire il libro: si legge per piacere, non per compito.
Non è una gara a chi legge di più: ci si scambia consigli e opinioni con tutto l’entusiasmo di condividere una cosa bella.

 

SCOPRI I LIBRI DEL MESE

Le bambine di solito non salgono così in alto

Timoti ha nove anni e vive da solo con il padre. Pensa e fantastica in media il 58% del suo tempo da sveglio. Le domande che affollano la sua testa le riversa in un taccuino da cui non si separa mai.

È timido, riflessivo, con mille paure che gli impediscono di esplorare il mondo e percorrere la sua strada là fuori. Ma là fuori, giù giù giù, piantata ai piedi della torre, oggi c’è una bambina. Lo sta guardando sorridente, sudata e con il moccio al naso. Lui le restituisce il sorriso, anche se gli sembra un po’ disgustosa, e molto orgogliosa di essersi arrampicata sul suo vecchio albero.

L’incontro di Timoti con la bambina che sale sugli alberi, il cui nome è Diana, non è poi cosi casuale come sembra. Li lega qualcosa si molto profondo che li spinge a partire per un’avventura dalla quale torneranno profondamente cambiati e niente sarà come prima. Non è solo lei che è andata a cercare Timoti, ma la Vita stessa in persona. Sottoforma di una stravagante bambina con la coda di cavallo, capace di arrampicarsi sugli alberi.

Una vita fatta di lunghe chiacchierate, bagni nel fiume, giochi, corse in mezzo ai campi con il vento nei capelli e il profumo dei fiori di campo nelle narici.

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Gli altri titoli di questo mese

Non solo il libro del mese!
Qui puoi acquistare gli altri titoli della nostra selezione e risparmiare scegliendo il bundle che include tutti e tre i libri.

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CALENDARIO

La partecipazione è libera e gratuita. Segna in agenda le date e raggiungici in libreria. Non c’è bisogno di fare altro.

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OTTOBRE

Sabato 7 ottobre ore 10:30

I dieci giorni dello scolapasta

Dicembre

Sabato 2 dicembre ore 10:30

Buon Natale, Cipollino!

Gennaio

Sabato 13 gennaio ore 10:30

Case rosse

Febbraio

Sabato 10 febbraio

ore 10:30

Marzo

Sabato 9 marzo

ore 10:30

Aprile

Sabato 6 aprile

ore 10:30

Maggio

Sabato 4 maggio

ore 10:30

Non hai finito di leggere il libro? Vieni lo stesso! Anzi, magari puoi raccontarci se ci sono state delle parti che ti hanno annoiato, che non hai capito, che hai saltato.

Non hai partecipato all’incontro precedente? Vieni lo stesso, prima o poi dovremo conoscerci, no?

ULTIME DAL BLOG

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

3 libri da leggere a marzo 11-13 anni

Nuovo appuntamento del gruppo di lettura 11-13 e torna l’appuntamento con lo scambio posta Pelledoca!

Grazie alla casa editrice Pelledoca, specializzata in storie da brivido, capaci di tenere il lettore con il fiato sospeso e gli occhi incollati alla pagina, torna l’avventura Scambio Posta Pelledoca. A novembre avevamo avuto modo di partecipare al primo scambio e avevamo letto l’incipit in esclusiva di quello che poi è diventato il libro del mese!

Ogni partecipante al gruppo di lettura ha ricevuto una busta personalizzata. Ogni busta contiene:

  • un aneddoto da dietro le quinte, ovvero qualcosa di particolare e curioso legato alla realizzazione di un libro Pelledoca: questo mese dedicato a L’impero invisibile, di Gabriele Nanni;
  • un’anticipazione esclusiva: questo mese l’incipit di Frammenti di oscurità, il romanzo di Stefania Cornago, in uscita a fine marzo;
  • un breve racconto d’autore inedito, scritto appositamente per SPP: questo mese Il mio nome è Violet Hellman di Chiara Cacco;
  • il cruciverba Pelledoca.

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a febbraio? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di febbraio e degli altri libri della terzina.

I nostri lettori e le nostre lettrici, che si sono ritrovati in libreria sabato 16 marzo alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) hanno ascoltato la presentazione di tre libri e poi ne hanno scelto uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Ecco il libro del mese:

Spiriti dello Tsunami

di Daniele Incastro, Pelledoca

 

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Ecco gli altri libri della terzina:

Emma e i fantini detective 

di Laura Orsolini, Pelledoca

Il cadavere di un cavallo viene ritrovato all’alba sulla spiaggia di Forte dei Marmi. Come un tronco enorme straccato dal mare. Lo ritrova Bianca, amante della corsa, della musica classica, dei cavalli. Bianca infatti è proprietaria di un maneggio, il maneggio Biancavallo.

Sarà annegato, pensa il dottor Carlo Del Carlo, medico incaricato di eseguire l’autopsia e veterinario del maneggio di Bianca. Lo stesso maneggio dove i genitori di Emma hanno deciso di farle trascorrere una vacanza nel tentativo di superare il mutismo selettivo in cui si è chiusa dopo la scomparsa del cane. “Vedrai che tornerà” le avevo detto, “vedrai che lo ritroveremo”, “vedrai che sta bene”. Emma aveva collezionato un numero consistente di “vedrai”. All’inizio ci aveva creduto, poi aveva sperato e poi erano cominciate a scendere le lacrime. E piano, piano Emma non ebbe più voglia di ridere, né di stare con le amiche, né di studiare, né di leggere. Poi smise di parlare. Non parlava più. Con nessuno. Aveva promesso di non affezionarsi più a nessun animale, ma non aveva fatto i conti con Bandito, un cavallo particolarmente difficile, che non si lascia montare nemmeno dai fantini più esperti. Ed esperti sono Onesto, Gilberto e Pierugo che cavalcano da anni e ogni estate si ritrovano al campo estivo del maneggio di Bianca.

E proprio lì era diretto quella sera il maresciallo Bonacoscia, deciso a scambiare quattro chiacchiere con Bianca per capire che idea si era fatta lei. La causa della morte è l’annegamento, avvenuto circa due giorni prima del ritrovamento, ma nei polmoni è stata ritrovata acqua dolce. Il microchip, invece, non è stato ritrovato. E il cavallo era malato. Secondo il dottor Del Carlo il cavallo era proprietà di un circo. Si era ammalato e stava morendo. Il padrone se ne deve essere accorto e, per evitare i costi dello smaltimento e i controlli l’ha portato al fiume e fatto annegare.

Non è dello stesso avviso Bianca. Secondo lei si tratta di rapimento e di scommesse clandestine. Pierugo, Gilberto e Onesto si erano acquattati sotto la finestra della sala da pranzo dove Bianca e il maresciallo avevano chiacchierato. Emma era dietro di loro. Così nascono i Fantini Detective, per risolvere il mistero di chi ha ucciso quel cavallo e scoprire che insieme si possono affrontare anche quei problemi che da soli ci sembrano così difficili e insormontabili.

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La fuga di Pat

Di Roberto Piumini, Pelledoca

Questa storia inizia in una locanda nella campagna inglese, lungo una strada secondaria, non certo una mèta frequentata da turisti. Un ragazzo di dodici-tredici anni è seduto a un tavolo da solo. Indossa occhiali scuri, nonostante il cielo grigio, una lastra compatta di nuvole, non li renda in alcun modo necessari. Sembra spaventato: lancia occhiate al piazzale davanti alla locanda dove è parcheggiata una sola e unica auto, quella di Sam, fotografo e unico altro avventore della locanda. Sam guarda il ragazzo come guarda l’obiettivo della sua macchina fotografica, attentamente e con pazienza, cercando di cogliere ogni dettaglio. Con la netta sensazione di averlo già visto da qualche parte. Intuisce che quel ragazzo sta scappando, non sa da chi o da cosa, ma non c’è tempo di scoprirlo perché nel frattempo un’altra auto è arrivata nel piazzale.

È così che inizia la fuga di Pat, giovane promessa del calcio inglese dal Centro di Fulton.

Perché sta fuggendo? Chi lo sta cercando? Come hanno fatto ad arrivare alla locanda e a rintracciarlo così velocemente? Nessun genitore organizza un inseguimento come quello. E infatti nessuno ha denunciato la scomparsa di Pat, lo sappiamo dalla telefonata di Sam al suo amico ispettore Philip Constable. Né la madre, né nessun altro, ma a inseguirlo ci sono due responsabili del centro di. Lì Pat non stava bene. Giocare a calcio era la sua più grande passione, ma la vita che faceva lì non gli piaceva. Lo aveva scritto alla madre nelle lettere che non aveva mai spedito. Per non farla preoccupare, per evitare che rescindessero il contratto e l’assegno che veniva spedito ogni mese a lei e ai suoi fratelli. Eppure Pat non stava bene. I risvegli di notte si erano fatti sempre più frequenti, il batticuore al risveglio, quel nervosismo che non lo abbandonava mai.

Scappare era diventato un bisogno, un minuto prima di farlo aveva sentito una paura improvvisa come una minaccia. Sam decide di chiamare Paul, un giornalista sportivo e suo vecchio amico, è lui che gli consiglia di rivolgersi alla dottoressa Malstone. In passato aveva indagato sul funzionamento dei centri sportivi e in particolare su quello di Fulton, ma non era uscito fuori niente. Bisognerebbe analizzare il cibo, quello che viene dato ogni giorno, per un certo periodo, senza che nessuno se ne accorga. C’è motivo di credere che ci mettano delle sostanze non consentite, per aumentare muscoli e rendimento, ma a che prezzo?

Per scoprirlo c’è un solo modo, ma per questo bisognerebbe che far tornare Pat lì dentro.

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COME FACCIO A PARTECIPARE?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Per chi invece acquista il bundle, con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

ABITI LONTANO? LEGGIAMO INSIEME, ANCHE A DISTANZA!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o il bundle con l’intera terzina (con lo sconto del 5%) e le spese di spedizione sono gratuite.

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

3 libri da leggere ad aprile 8-10 anni

3 libri da leggere ad aprile 8-10 anni

Nuovo appuntamento con i nostri lettori e le nostre lettrici del gruppo di lettura 8-10 anni: ci ritroviamo in libreria sabato 6 aprile alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) scoprire tre nuovi libri e poi sceglierne uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a marzo? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di marzo e degli altri libri della terzina.

Misha. Io, i miei tre fratelli e un coniglio

di Edward van de Vendel e Anoush Elman, con le traduzione di Laura Pignatti e le illustrazioni di Annet Shaap, Sinnos

Una casa non è casa se non c’è un animale da compagnia di cui occuparsi, con cui giocare, da accarezzare e ritrovare ogni volta che si torna. A casa.

Per Roya è la prima volta. La prima volta a casa, quel posto in cui rimanere. Non doveva tornare nel Paese da quale veniva. Aveva una cucina, una camera da letto, una doccia, un gabinetto e perfino un giardino, tutto per sé. Mancava solo una cosa.

Qualcosa di piccolo e di bianco. Un coniglietto di nome Misha.

Roya ha nove anni ed è nata in Afghanistan. Lì aveva una casa, a Kabul, con un giardino pieno di rose e colombi sul tetto, ma non aveva molti altri ricordi perché quando era molto piccola si era dovuta mettere in viaggio con la sua famiglia. L’Afghanistan era diventato un posto pericoloso per chi aveva pensieri liberi. Così era iniziato il loro viaggio, in aereo, in treno, in pulmino, a piedi. Ma partire per un altro Paese era proibito, quindi il loro viaggio si è trasformato in una fuga.

Della fuga però Roya non ricorda quasi niente. Sa solo che a un certo punto la fuga è finita in Olanda. Lì, nella casa che è diventata la loro casa, Roya inizia a raccontare a Misha del loro viaggio, della loro fuga. E il racconto si arricchisce dei ricordi dei suoi fratelli, Navid, Bashir e Hamayun, e del suo papà.

In tutti quegli anni qua quando Roya era arrivata in Olanda, prima in un centro di accoglienza e poi in un altro, in tutti quegli anni in cui aveva giocato in classi olandesi, si era dondolata su altalene olandesi e legata i capelli con elastici olandesi, in tutti quegli anni non le era mai venuto in mente di chiedere cosa fosse successo di preciso durante il viaggio.

Ma l’arrivo di Misha e la sua improvvisa sparizione, la presentazione per la scuola, quella nuova casa, hanno smosso in lei il serbatoio di tutte le lacrime che non aveva ancora versato.

Come degli investigatori Roya e i suoi fratelli si erano subito messi sulle tracce di Misha, fino a portarli in Via Svizzera 4, a casa della signora Slagmolen che li accoglie con diffidenza. È lì che Roya inizia a raccontare e a rimettere insieme tutti i pezzettini del viaggio. È a scuola che però questo puzzle di ricordi prende un significato tutto nuovo, che significa dover abbandonare tutto.

Forse anche Misha se ne era andato in cerca di avventure. Non perché volesse fuggire, ma per essere ancora più vicino a Roya e alla sua famiglia, e al viaggio che avevano compiuto. E voleva capire cosa significhi arrivare finalmente a casa da qualche parte dopo tanto tempo.

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Storia di Mila

di Matteo Strukul, Solferino Young

Questa storia si svolge nel 1995, quando i cellulari erano una rarità e poco utilizzati. Internet non era di uso comune. E la pizza si pagava con le lire, gli euro ancora non esistevano.

Questa storia è la storia di Mila, undici anni, due grandi occhi verdi, simili ai laghi d’inverno e i capelli rossi come le fiamme del camino, raccolti in tante treccine. Mila abita con il nonno Gastone e la nonna Maria in un paese di nome Enego, nell’Altopiano dei Sette Comuni, in provincia di Vicenza. Non era nata lì, bensì vicino Padova, ma si era trasferita lì per frequentare le scuole medie. Suo padre era un poliziotto e non era spesso a casa, sua madre, invece, se n’era andata appena lei era nata. Quella sera, la sera in cui inizia questa storia, Mila stava aiutando la nonna a rigare gli gnocchi perché c’era un ospite a cena. Il signor Marco, un amico del nonno che tutti dicevano avesse un pessimo carattere, ma che a lei piaceva molto perché raccontava sempre grandi storie di avventura. Quella sera però la sua storia era diversa e aveva a che fare con delle impronte. Le aveva trovate il signor Marco nel pollaio di casa sua e due galline erano sparite.

Questa, infatti, è la storia di come i lupi sono tornati a Enego. I lupi in realtà non se ne erano mai andati. Erano i signori incontrastati dei boschi, fino a quando i cacciatori non erano arrivati a ucciderli quasi tutti. E ora, che erano tornati, bisognava fare in modo che i cacciatori non tornassero a ucciderli.

Mila voleva raccontare questa storia a Cate, la sua migliore amica, ma non aveva fatto in tempo, perché quella mattina a scuola, Ganassa le aveva prese di mira. Sorriso cattivo, i capelli biondi e spettinati, gli occhi marroni e le labbra sottili. Per fortuna la professoressa era arrivata in tempo. Ma non sarebbe stato sempre così. Non c’era alla pista di pattinaggio, lì Mila e Cate avevano dovuto fare da sole, anzi, Mila aveva dovuto tendere l’amo pattinando veloce come solo lei riusciva a fare per seminarli e dar loro il tempo per scappare.

Non erano riusciti invece il nonno Gastone e il signor Marco a mettere in fuga i cacciatori che rabbiosi e pervasi da una furia vendicativa irragionevole si erano lanciati nei boschi L’avevano trovato e l’avevano ucciso, il lupo. Anzi, la lupa. Così, quando nel cuore della notte Mila aveva sentito dei rumori e il chiocciare di una gallina si era fatta coraggio e, indossati gli scarponi e con la torcia in mano, era entrata nel pollaio. Lì, un cucciolo di lupo la stava fissando e aveva una gallina tra le fauci. Quando la torcia illuminò le zampe scoprì che una era incrostata di sangue. Stanca, affamata e ferita, la lupacchiotta si era fatta prendere in braccio. Mila attraversò il bosco fino ad arrivare al vecchio capanno abbandonato dove andava spesso con Cate quando volevano restare da sole senza essere disturbate. Lì adagiò la cucciola su una coperta, promettendosi di ritornare l’indomani. L’avrebbe ritrovata doveva l’aveva lasciata? Aveva sete? Fame? La zampa sarebbe guarita? A nessuna di queste domande Mila sapeva rispondere, ma sapeva che avrebbe fatto tutto il necessario per proteggerla. E se lo ripeteva anche mentre, sulla porta del capanno vide Ganassa, decisa a fargliela pagare.

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Il banchetto del secolo

di Sara B. Elfgren, con le illustrazioni di Emil Maxén e con la traduzione di Laura Cangemi, Lupoguido

Molto tempo fa c’era una città governata da due duchi, Ludbert e Odert. Erano gemelli e non andavano affatto d’accordo. Non l’avevano mai fatto, sin da quando erano piccoli. Le loro urla nelle culle tenevano svegli tutti al castello, dai pipistrelli in soffitta ai prigionieri nelle segrete. Il padre era irremovibile: devono imparare ad andare d’accordo, diceva sempre, ma le loro urla non cessarono nemmeno il giorno del loro battesimo. L’idea era che quel giorno tutti gli abitanti della città si riunissero per acclamare i bambini e futuri regnanti, ma le loro urla tenevano lontani tutti.

Pensate, un falco pescatore che arrivava sulla grande piazza in volo rimase così sconvolto da lasciar cadere il pesce persico che aveva appena catturato. Il pesce precipitò dal suo becco direttamente sui ciottoli della piazza, proprio mentre i duchi e i loro seguito stava uscendo dalla cattedrale. Il ciambellano Von Lekkin vide il pesce e gridò al duca di fare attenzione, ma il duca aveva i tappi nelle orecchie e non lo sentì, scivolò su quel persico disgraziato e morì sul colpo.

La duchessa si impegnò per farli andare d’accordo, ma quando morì di vecchiaia i due presero il governo e divisero la città in due con un muro.

Gli anni passarono e i due erano sempre in competizione. Se Ludbert si faceva fare un calesse d’oro, Odert ne faceva ornare di zaffiri il suo. Quando Odert mise le mani su un destriero bianco della razza più pura, Ludbert ordinò un unicorno. Dopo venticinque anni il giardino di Ludbert fu completato e decise di organizzare un banchetto, una festa di tre giorni e tre notti con una profusione di leccornie mai viste. Un banchetto del secolo che, nelle sue intenzioni, il duca e fratello Odert non avrebbe mai potuto eguagliare. Odert infatti, saputo del banchetto, aveva già iniziato a pensare come poter mandare all’aria i piani del fratello. Se non poteva uguagliare il banchetto del fratello, poteva almeno rovinarglielo. E l’ispirazione l’aveva presa da un grosso volume, il Bestiarium di Emilius Maximus.

Lo stesso libro che adorava sfogliare Ottilia, la quinta e più piccola figlia di Ludbert. Ottilia che non amava vestiti e gioielli, che non amava i balli e i ricevimenti, che non gliene importava niente di trovare un fidanzato, ma che desiderava addentrarsi nel folto della foresta, esplorarne i segreti e comporre un bestiario tutto suo in cui avrebbe descritto le creature che la abitavano.

E il giorno del banchetto la sua occasione si presentò. Il duca Odert era riuscito a imbucarsi al banchetto con un travestimento e aveva messo in giro la voce che un banchetto non è un banchetto se non ha nel menù l’aspic alla Babilonia.

E il duca Odert aveva fatto girare anche un foglietto con la ricetta e gli ingredienti, che il ciambellano Von Lekkin ora osservava preoccupato, chiudendo gli occhi e sfiorandosi la gola, pensando a quello che gli sarebbe successo se non fosse riuscito nell’impresa di recuperare tutti gli ingredienti.

Quando li riaprì, lo sguardo gli cadde proprio su Ottilia. Lei avrebbe saputo aiutarlo.

Perché la ricetta prevedeva: le lacrime di un pesce vescovo; le squame di un basilisco; il cuore della manticora. Tutte creature citate nel Bestiarium e Ottilia lo sapeva, sapeva che ci voleva qualcuno capace di suonare il violino per commuovere un pesce vescovo fino alle lacrime; sapeva che per staccare le squame al basilisco c’era bisogno di un soldato veloce e coraggioso; sapeva che c’era bisogno di un bambino per la cena della manticora. Ottilia pensò al violinista, al soldato e al giovane servo. Pensò che doveva fare assolutamente qualcosa e che delle creature innocenti non dovevano pagare per una stupida lite fra fratelli.

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Come faccio a partecipare?

La partecipazione è libera e gratuita, ma è necessario acquistare il libro. Non serve prenotare, basta raggiungerci in libreria.

Dopo cinque partecipazioni al gruppo si ottiene il 5% di sconto e, dopo altre cinque, un ulteriore 5% (non cumulabile).

Per chi invece acquista il bundle con tutti e tre i libri della terzina del mese, c’è sempre il 5% di sconto e le spese di spedizione sono omaggio.

Qui il calendario con tutti gli incontri.

Abiti lontano? Leggiamo insieme, anche a distanza!

Se abiti lontano e non puoi partecipare agli incontri in libreria puoi leggere con noi, anche a distanza, acquistando il libro del mese o il bundle con l’intera terzina (con lo sconto del 5%).

E se ci mandi un vocale su Telegram condividendo la tua esperienza di lettura lo pubblicheremo nel nostro Podcast di presentazione del libro, insieme alle voci dei partecipanti degli incontri in libreria.

 

3 libri da leggere a marzo 8-10 anni

3 libri da leggere a marzo 8-10 anni

Sta arrivando la primavera e un nuovo appuntamento con i nostri lettori e le nostre lettrici del gruppo di lettura 8-10 anni: ci ritroviamo in libreria sabato 9 marzo alle ore 10:30 (qui trovi il calendario con tutte le date degli incontri) scoprire tre nuovi libri e poi sceglierne uno da leggere insieme.

Se acquisti il bundle con l’intera terzina del mese hai il 5% di sconto e le spese di spedizione omaggio!

Vuoi sapere cosa abbiamo letto a febbraio? Qui, trovi la presentazione (da leggere/ascoltare) del libro del mese di febbraio e degli altri libri della terzina.

 

Ecco il libri del mese:

Le bambine di solito non salgono così in alto

Di Alice Butaud, con le illustrazioni di François Ravard e la traduzione di Silvia Turato, La Nuova Frontiera Junior

Tutto comincia davvero una mattina all’inizio dell’estate. Aprendo gli occhi Timoti non sa che la sua vita sta per cambiare, ma sente che nella stanza aleggia qualcosa di anomalo. Guarda verso la finestra, sorprendendosi perché è aperta. Rimane di stucco: lo fissano due occhi di vetro, in un volto chiaro con una bocca rossa e minuscola è un naso un po’ all’insù, costellato di lentiggini. Dei riccioli biondi trattenuti da un nastro nero le circondano il viso. L’intrusa porta un vestito arancio e dei mutandoni bianchi, niente ai piedi. Seduta ben ritta sulla scrivania di Timoti, gli sorride. Lui si avvicina. La corrente d’aria che entra dalla finestra socchiusa fa sbattere per qualche secondo le ciglia alla bambola. Timoti sussulta. Non ha mai visto una bambola così bella.

Timoti ha nove anni e vive da solo con il padre. Pensa e fantastica in media il 58% del suo tempo da sveglio. Non esce spesso di casa, pochissimo dalla sua testa, e guarda l’orizzonte dalla finestra. È timido, riflessivo, con mille paure che gli impediscono di esplorare il mondo e percorrere la sua strada là fuori. Ma là fuori, giù giù giù, piantata ai piedi della torre, oggi c’è una bambina. Una bambina con una coda di cavallo piantata in testa che piroetta attorno al tosaerba. Un’altra intrusa. Deve avere più o meno la sua età. Lo sta guardando sorridente, sudata e con il moccio al naso. Lui le restituisce il sorriso, anche se gli sembra un po’ disgustosa, e soprattutto tutta tronfia di essersi arrampicata sul suo vecchio albero. Gli alberi e le persone non sono così diversi. E a nessuno verrebbe in mente di arrampicarsi su una nonna o su nonno di più di cent’anni, no?

Un incontro casuale che non è per niente casuale: Timoti e Diana sono più simili di quello che sembra. Uniti in un malessere inascoltato e incompreso, incastrati di un mondo adulto, progettato dagli adulti, a misura degli adulti. Un mondo che spesso ai bambini va decisamente stretto. Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali. Tutti, non solo gli adulti. Ma perché allora sembra che le regole siano fatte solo a misura di adulto?

La loro avventura è un j’accuse contro il mondo degli adulti che pretendono dai bambini di stare seduti ore e ore al banco, senza muoversi, senza parlare. Che non concedono tempo, vuoto, lento, silenzioso, ma riempiono agende con attività da fare. Che non si rendono che un bambino è una persona piccola, ma non per questo ha idee piccole. Che un bambino è una persona piccola, ma solo per un po’, perché poi diventa grande, molte volte senza che nessuno se ne accorga.

Diana non vuole più sentirsi schiacciata, non ha più tempo per riflettere, né per piangersi addosso. Vuole un’estate per parlare, per fare il bagno, per giocare, per vivere un’avventura fatta di fughe in mezzo ai campi e passaggi a bordo di un’auto piena di sconosciuti, il vento nei capelli, il profumo dei fiori di campo. Non è solo lei che è andata a cercare Timoti, ma la Vita stessa in persona. Sottoforma di una stravagante bambina con la coda di cavallo, capace di arrampicarsi sugli alberi.

Le domande che affollano la sua testa le riversa in un taccuino da cui non si separa mai. Vi scrive idee, sentimenti, sogni che ha fatto. Il taccuino contiene anche delle brevi lettere che Timoti scrive a sé stesso per il futuro, lettere nelle quali si mette in guardia. Ha capito che le persone cambiano col tempo. E non vuole che gli succeda. Ha paura di diventare qualcun altro, qualcuno che, incontrandolo oggi, non gli piacerebbe avere come amico.

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Naufraghi e Naufragi

di Anna Vivarelli, con le illustrazioni di Amedeo Macaluso, Sinnos

Dieci avventure ispirate a fatti realmente accaduti, a volte, talmente incredibili da ispirare romanzi in cui la realtà ha decisamente superato la fantasia.

La prima avventura di questo libro si svolge nell’oceano Atlantico, su un’isola rocciosa lontana da tutto che si chiama Georgia del sud: il clima è crudele, il paesaggio è bello da togliere il fiato. L’isola ospita una chiesa bianchissima e un minuscolo cimitero, 64 tombe in tutto: vi sono sepolti i pescatori che fino a un secolo fa trascorrevano qui i mesi della caccia alla balena, qualche ufficiale di una vecchia base navale e, in mezzo a loro, uno dei più celebri esploratori di tutti i tempi: Ernest Shackleton, morto sull’isola nel 1922.

Ernest Shackleton, esploratore dei ghiacci, nel 1914 è a capo della spedizione Endurance e tenta di attraversare via terra l’Antartide. Quelli erano tempi avventurosi. I primi decenni del Novecento furono un’epoca di grandiose spedizioni alla conquista del Polo Nord e del Polo Sud, con esiti a volte felici, a volte drammatici. L’obiettivo della spedizione di Shackleton era ambizioso: attraversare via terra l’Antartide, da mare a mare. In pratica, una follia. E le cose effettivamente cominciarono ad andare male fin da subito: il 19 gennaio 1915, a meno di cento miglia dal continente antartico, l’Endurance restò intrappolata nel ghiaccio. Per mesi i marinari vissero con temperature intorno ai -45° C, su instabili lastroni di ghiaccio galleggianti, a migliaia di chilometri dal più vicino luogo abitato, costretti a razionare il cibo, sopportando l’insopportabile. All’inizio di aprile, quando la banchina cominciava a incrinarsi in più decisero di raggiungere con delle scialuppe l’isola più vicina, Elephant Island. Da quel mare non passava nessuno. Shackleton sapeva che c’era da quelle parti una stazione baleniera dove avrebbe potuto chiedere soccorso.

Se l’impresa dell’Endurance e di Shackleton fosse frutto dell’immaginazione diremmo: non è possibile, come hanno fatto a sopravvivere? E poi, questo Shackleton, sembra un supereroe, ma che poteri ha? E invece è una storia vera.

Le storie di questo libro ci raccontano proprio come il coraggio non si compra: o ce l’hai o lo perdi e nelle situazioni di estremo pericolo si scoprono lati di sé, risorse, che non si pensava di avere. Ma non serve per forza imbarcarsi per l’altro capo del mondo: esistono innumerevoli e meravigliose avventure in cui non compaiono né traversate, né naufragi, né approdi. Si può naufragare anche tra le nuvole, nelle vie di una città, in un deserto, dentro una passione amorosa: si abbandona la terraferma, si naviga in mare aperto, ci si imbatte in uno scoglio o in una tempesta, si sbarca su una spiaggia ignota, ci si perde e ci si ritrova. Basta solo un libro.

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Coro

di Alice Tosone, Sabir

Le meduse, loro conoscono tutto, il passato, il presente e il futuro di chi attraversa i loro mari. Il destino di Coro lo conoscono già. Quella notte di burrasca l’acqua le aveva travolte, mescolate. Avevano perso ogni riferimento, ma prendendosi per i tentacoli erano rimaste insieme. Perché le meduse sono le streghe di tutti gli abissi, inseparabili, perfino nelle burrasche.

Nessuno dovrebbe trovarsi solo nella burrasca, in balia di onde tanto alte, in una notte senza luna, né stelle, sotto raffiche incontrollabili, fulmini imprevedibili e rovesci insopportabili. Anche i più bravi navigatori rischiano di perdere la rotta, di naufragare, di non riuscire a tornare nelle loro tane. Anche l’Ammiraglio, per quanto avesse provato a lottare contro la burrasca manovrando le cime del veliero sotto la pioggia battente, cadde nel mare infuriato. La piccola Coro aveva seguito con lo sguardo il suo impermeabile giallo sparire tra le onde che lo spingevano verso il largo. Poi lo schianto. A galla restava solo qualche bolla, le scatole di fagioli di cui era ghiotto l’Ammiraglio e le arance rosse che Coro mangiava a colazione. Il veliero fluttuava come una piuma verso il fondale fino a quando si è posato sulla sabbia senza rumore. Coro era rimasta sola, nella notte e tra le onde. Le onde che la cullarono fino a quando il Vento finalmente si calmò, la sollevarono e alla scogliera la consegnarono con delicatezza. E su quella scogliera che Coro crescerà. Fino a quando qualcosa accadrà.

Quello che è successo all’inizio di questa storia, sono proprio le meduse a raccontarcelo. È il Vento poi a continuare. Proprio lui che quella volta ha esagerato e da quella notte non riesce a darsi pace. Da quella notte non l’ha persa più di vista, Coro, nemmeno per un secondo. Ogni sera passa a rimboccarle le lenzuola e prima di andare via scrolla l’albero per fare cadere a terra un po’ di arance per la sua colazione. Raccoglie il grano quando è maturo, lo lavora al mulino e lo soffia in farina nei sacchi per farle preparare i suoi biscotti. Chiude le finestre prima di portare la pioggia, rifà il letto se lei se lo dimentica, spolvera e riordina tutto ciò che lascia in giro. Spinge verso di lei le storie che si raccontano in giro per il mondo e con cui lei ha imparato l’italiano, lo spagnolo e l’inglese, il passato di tanti popoli, i nomi delle città, delle montagne e dei fiumi. Le sibila dolci ninne nanne se non riesce a dormire, le asciuga le lacrime dopo una brutta caduta e l’accarezza se solo è un po’ triste. Lei lo accoglie scostando le tende a fiori per farlo entrare. Spalanca le finestre anche in pieno inverno. Gli sussurra desideri da esaudire. Poi un giorno Coro non apre le finestre, non sussurra, ma urla, urla al Vento di andare via. Il Vento gira nella stanza del mulino in cerca di una soluzione. Gira e gira e… che strano… non sente quella melodia: il fruscio di foglie secche, lo svolazzo di piume lucenti, il tintinnio di conchiglie di mari lontani. L’acchiappasogni di Coro, tutto ciò che le rimane di quella notte di burrasca, non c’è più. Coro non ha più desideri che il Vento possa esaudire. Coro vuole un’amica con cui costruire una casa sull’albero, con cui fare la guerra e le capriole, costruire aquiloni, raccontare segreti, giocare a nascondino, imparare a nuotare. No, nuotare no. Infilando la testa sott’acqua Coro finirebbe per scoprire il relitto che giace sul fondo e riuscirebbe a ricordare a ricordare ogni cosa di quella notte burrascosa. Capirebbe che è stato il Vento a separarla da suo padre. Così il Vento se ne va.

Coro si chiude in casa: dorme fino a tardi, sfoglia distratta un libro e poi lo abbandona a terra, scarabocchia vecchi disegni. Sempre e solo lei, sempre e solo la scogliera. Sola e stanca come la Bonaccia che ha preso il posto del Vento. Spetta al gabbiano, hanno deciso i pipistrelli, i pellicani, i cormorani, riuniti nella grotta del firmamento, convincere Coro a far tornare il Vento. Perché senza vento non si può stare. A trovare il coraggio di realizzare i suoi desideri, a inseguire quella bicicletta gialla che è comparsa vicino alla vecchia casa del pescatore, a raggiungere quella luce che da qualche giorno è tornata a illuminare il vecchio faro, a tuffarsi nel mondo.

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